Sostenibilità dei servizi e calo del rendimento advertising
Secondo Paolo Barberis (presidente Dada) la situazione dell’adv è preoccupante. Non è dello stesso avviso Fabio Valente (CEO Portale Leonardo) che indica che l’adv in Italia è in crescita del 20% anno su anno.
Durante una tavola rotonda sul tema delle Startup si è dibattuto della sostenibilità dei servizi e del calo del valore della pubblicità su internet.
Secondo Paolo Barberis (presidente Dada) la situazione dell’adv è preoccupante. Non è dello stesso avviso Fabio Valente (CEO Portale Leonardo) che indica che l’adv in Italia è in crescita del 20% anno su anno.
Concordo sul fatto che il settore pubblicitario in campo internet sia in crescita -continua Paolo Barberis- ma ciò che ci deve far riflettere è la sempre più forte diminuzione del CPM (costo per mille impression) in Italia. Così come parliamo del prezzo del barile per il petrolio, proviamo ad immaginare un prezzo per il costo per mille impression erogate dai nostri servizi. A fronte di una crescita di investimenti da parte della compagnie che rendono florido il settore della vendita pubblicitaria, il margine per chi poi eroga il servizio è ridotto a poco meno del 5-6%.
Provando a confrontare gli indicatori che abbiamo da Wikio Francia e Wikio Italia -riprende Lorenzo Viscanti (R&D di Wikio)- e anche normalizzando i dati, gli indicatori francesi hanno un moltiplicatore 5 rispetto ai risultati italiani. Motivo per cui Wikio France quest’anno chiuderà nettamente in attivo, nonstante basi tutta la sua fonte di guadagno sulla raccolta advertising.
Paolo Ainio (fondatore di Virgilio, Banzai) replica : a volte è necessario trovare anche fonti integrative all’adv per sostenere i costi dei servizi internet. Oltre al problema del calo del valore del CPM per gli editori, in Italia da sempre si evidenzia una difficoltà da parte di piccole aziende con buoni progetti, nel trovare i finanziamenti di partenza, talvolta anche solo poche decine di migliaia di euro, per avviare i lavori. Banzai si propone di investire sui nuovi prodotti italiani, ma può appoggiare soltanto pochi di questi progetti, quando invece in Italia sarebbe auspicabile che ogni anno ne venissero finanziati oltre un centinaio.
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