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Simone Tolomelli alias Sasaki Fujika: l’intervista

La parola a una delle penne più lucide, talentuose e sincere della blogosfera italiana: una brillante voce fuori dal coro…

Simone Tolomelli alias Sasaki Fujika: l’intervista

Da quanto tempo gestisci un blog?
Da cinque anni, compiuti di recente.

Quali blog leggi regolarmente?
Non è una gran domanda, mi toccherebbe mentire per dare una buona risposta. Per restare sincero, di norma, non leggo blog. Ho una lista sul reader ma è giusto per vedere che “aria tira”. Tanto parlano tutti sempre delle stesse cose, e quel che è peggio, prendono in giro Rep.it scimmiottandola. Non c’è male peggiore. Credo sia il motivo per cui i blog in Italia, stranamente, non hanno funzionato.

Perché hai cominciato?

Soliti motivi sciocchi. Ne avevo un altro ed era decisamente solo per me. Sai quelle cose tipo gli amori che vanno a ramengo? Ecco quelle cose lì. Due palle tetragonali. Poi ho aperto sasaki per scrivere delle mie frustrazioni ed indignazioni. Sono piaciute, d’altra parte il mondo ha trovato degne e magistrali quelle di Woody Allen, non stavo certo inventando nulla di nuovo.

Descrivi il tuo blog in tre parole.

Non oro colato.

Come ti informi e da dove prendi ispirazione?

Dai quotidiani come tutti, a me non telefonano per dirmi “ehi sta accedendo questo o quell’altro, ehi vieni qui o vieni là” il che è piuttosto normale visto che faccio un altro mestiere. Meglio i quotidiani stranieri per le notizie e quelli italiani per avere qualcosa della quale dare un’angolatura differente, avendocela. Se ce l’ho ne scrivo, altrimenti lascio perdere.

A cosa pensi sia dovuto il successo del tuo blog?
Mi cogli impreparato, pensavo che i blog di successo fossero quelli nella lista dei primi 100 di Blogbabel. Ma io sto recuperando di brutto eh? Mi manca niente e sto col fiato sul collo a Guadagnare Risparmiando. Comunque sia credo che il grande salto (di lettori perlomeno) sia dovuto alla radio, a “Sabatonotte” e con qualche post su Macchianera; grande accentramento, se a qualcuno piaci magari comincia a leggerti; ma in realtà non lo so. Mi stupisco del fatto che ci sia tanta gente a leggermi, dico davvero. Lo trovo appagante ma imbarazzante.

Che valori associ al mondo dei blog e in generale alla Rete?
Valori? I blogger sono pavidi. E lo sono perché più in generale l’idea che vince qui è che per avere successo (??) devi piacere all’establishment. Hai una idea e sai scrivere? Ok, allora devi fare come i giornalisti anzi no, ‘spetta, meglio: lo scrittore, devi fare lo scrittore; eri bello fresco sul tuo blog, pulito, simpatico… niente, ti devi trasformare in un trombone perché “i libri si fanno così”, bleah! E non dico di me. Io ho avuto l’enorme fortuna di scrivere quel racconto sotto la supervisione di Loredana Lipperini ed è stato meraviglioso mi ha lasciato fare tutto quello che volevo (e infatti avrei potuto fare di meglio). Davvero non è quell’esperienza ciò a cui mi riferisco. Quella è stata la prima volta di molti ed è andata di lusso. Poi il declino. I blogger di successo non esistono nella blogsfera italiana, esitono quelli che vanno all’incontro con Franco Bernabé e fanno non-domande a cui l’AD di Telecom non risponde agilmente. E poi tutti escono con il sorriso senza aver fatto nulla né in qualche misura ottenuto alcun che. Ho fatto un giro sui blog di quelli presenti, sai che dicevano dell’incontro? Che è andato così così che si aspettavano che Bernabé qui che Bernabé là. La mia opinione è che si sono fatti mangiare vivi e che nessuno era all’altezza. Ho assistito personalmente ad almeno 5 volte in cui a domanda è stato risposto tutt’altro, non che uno si sia alzato a dire: “dottor Bernabé ma che sta dicendo? Le ho chiesto di Bohème e lei mi parla di Nabucco”; ora dimmi tu che pensano di fare… anzi sai cosa? Uno ha provato a dire che c’aveva l’ADSL che non andava, l’altro s’è fatto pubblicità perché lui c’ha lo studio che in Telecom dovrebbero chiamarlo domani mattina altrimenti il mondo è perduto. Beh, io fossi in Bernabé mi porto a casa un’idea della blogsfera italiana piuttosto provincialotta.

Che cosa manca nella blogosfera italiana?

Il coraggio di essere solo la blogsfera italiana. Senza pretendere di essere “assimilata” dagli altri poli di cultura ed informazione. I blogger hanno un compito preciso, che è quello di regalare quello che hanno con lo stesso moto che li ha portati ad aprire il proprio spazio. C’era una legge implicita nella rete, altrove permane: se mi piace torno a leggere, se non mi piace e non mi interessa no. Oggi sento discorsi tipo: ma i blogger sono autoreferenziali perché pensano questo e quell’altro… Signore del cielo, tutto il mondo è autreferenziale, e siamo qui a parlare di cosa? Di qualcuno che dica e giudichi se quello che scrivo sia o meno degno? Vogliamo mettere su un bell’albo dei blogger? Perché quello che scrive un giornalista su una rivista specializzata o su un quotidiano è più o meno vero e valido a seconda di quanto costi il suo tesserino, o perché il suo direttore o l’editore sono garanti della sua professionalità? Non scherziamo, non c’è professionalità in Italia, il resto è diatriba sciocca. Se vi piace, vi interessa, vi fa sorridere e diverte quel che scrivo su sasaki lo leggerete, se vi annoia no. Vinciamo entrambi. Il nano-publishing ha ammazzato tutto, si sono messi a far finta di essere una redazione e non lo sono perché non sono capaci, il risutlato è un prodotto orrendo, ma non serviva fosse bello, solo vendibile. E così è stato. Con buona pace del blogger che s’è creduto il Bonini&D’Avanzo del momento. Quello che erano capaci di fare è fare i blogger, ma no: bisognava scimmiottare i giornalisti. È ridicolo. I blogger in Italia non vengono invitati dagli uffici stampa perché non sono una entità, sono il wanna be di qualche cosa che ritengono di meritare per non si sa quale diritto; imparassero a fare i blogger, punto. A non aver timore di essere quello che si è più portati a fare perché “a Repubblica non fanno così”, chi se ne frega, non siete Repubblica viva dio, scrivete quel che vi pare come vi pare: ci penseranno i lettori a decidere… ma detta così chiamiamo in campo il “merito” e non è possibile come sappiamo. Non esiste merito, perché non c’è mai colpa. Imparassero a dire di no a quelle cose che li snaturano e che snaturano la blogsfera. Se si vuole davvero aver voce in capitolo, se interessa, bisognerà in qualche modo essere riconoscibili come qualche cosa cui fare riferimento; tutti quanti travestiti da Pippo e Paperino ti prendono in giro, e c’hanno pure ragione.

Cosa manca al nostro Paese per diventare una nazione digitale al passo con le altre?

Riconoscere un quarto polo, il giorno in cui ci sarà. Tu avresti voluto il pippotto sul digital devide? Non te lo faccio e sai perché? Perché anche a New York il mio iPhone va da dio, ma se mi sposto di 30 km da lì non c’è più campo nel maledetto New Jersey –è un problema comune a tutti: non è perché sul cucuzzolo valtellinese si naviga a stento che in Italia non si respira tecnologia per quello è (un servizio all’umanità) e non tanto come status symbol. A Manhattan ci sono fattorini con il Blackberry perché le email sono utilizzate per lavoro (per tutti i lavori) e quindi è comodo, non perché sei un managerino e tutti ce l’hanno e allora ti tocca. Noblesse oblige.

Che consigli daresti a un blogger agli inizi?

Se davvero ha qualche cosa da dire, di interessante, chiudere i commenti. Non serve a nulla sapere cosa ne pensino gli altri. Soprattutto perché non c’è sponda, il mondo è costellato di persone che non sanno cosa vogliono, se lo vogliono e perché. I commenti aperti servono solo a ricevere insulti, basta un indirizzo email. Chi ha qualche cosa da dire troverà il tempo per scrivere lì. Ma è un bel filtro sulla stupidità.

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Post pubblicato da: Gabriele Lunati il 22 settembre 2008 - 185 posts su Liquida magazine.

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  1. Simone Tolomelli alias Sasaki Fujika: l’intervista | London & New York arrivals says:

    [...] c’è male peggiore. Credo sia il motivo per cui i blog in Italia, stranamente, non hanno funzion Go to source Blogs about New [...]

  2. Blog di un certo livello : Giornalettismo says:

    [...] una faccia che ben conosciamo, e il cui concepimento si basava sul perno conosciuto logoro anzi trito anzi frusto dell’Io Mattacchione Blogger Famoso Ma Autoironico Che Poso Con Simpatia [...]

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