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Codice Internet, la Rete finalmente alle persone

Ecco le reazioni della blogosfera a Codice Internet, il progetto di alfabetizzazione informatica lanciato questa estate e che, nel mese di settembre, sta intrattenendo quotidianamente i visitatori della Galleria Vittorio Emanuele a Milano con interviste a professionisti e ai protagonisti della Rete italiana.

Codice Internet, la Rete finalmente alle persone

Tutti i lettori di questo magazine hanno una cosa in comune: sono connessi a Internet e ne utilizzano i servizi. La connessione a Internet sul territorio nazionale, tuttavia, non ha ovunque la medesima qualità. Certo, la maggior parte dei lettori ha connessioni a banda larga, dotate cioè di una velocità superiore a 1,2 Megabit il secondo, ma non si possono dimenticare quelli che, per inadeguatezze strutturali della rete, sono, ancor oggi, costretti a navigare utilizzando modem che li connettono a linee telefoniche analogiche, con velocità di collegamento teoriche di 56 Kilobit il secondo (duecento volte più lenti della più lenta tra le connessioni a banda larga).

Per ognuno di questi navigatori ogni collegamento è un calvario: o si usa il telefono o ci si connette a Internet; scaricare dalla rete qualunque cosa richiede tempi paragonabili ad ere geologiche, i servizi sono, piuttosto, disservizi e si trovano, di fatto, esclusi da quello che è, sicuramente, il simbolo del XXI secolo.

Qualche numero? Dati del 2006 dicono che in Italia la banda larga raggiungeva 88 cittadini su 100, ma ben sei milioni di italiani risiedono in zone non coperte e alcune di queste, presumibilmente, non lo saranno mai, per l’elevato investimento infrastrutturale richiesto. Secondo stime, infatti, circa il 40 per cento del territorio nazionale non è raggiunto dall’ADSL, ed è in queste zone marginali, pari, però, a quasi la metà del nostro Paese, che vivono quei sei milioni di persone. Questa è l’ampiezza del digital divide italiano, diverso, certo, da quello mondiale, dove i problemi riguardano la connettività assente, non la scarsa qualità della stessa.

I problemi, tuttavia, non toccano solo l’aspetto fisico della connessione a Internet, ma riguardano anche l’atteggiamento degli utenti. Buona parte dei netizen italiani, infatti, usa la Rete soltanto per scaricare contenuti oppure per chiacchierare utilizzando programmi di messaggeria … una specie di sms continuo e interattivo. I client per il file sharing sono sicuramente più utilizzati e conosciuti di quelli per la posta elettronica, soprattutto tra giovani e giovanissimi. Anche questa mancanza di conoscenza e di consapevolezza può essere considerata un aspetto del digital divide.

Per contrastare questo stato di cose Marco Antonio Masieri e Marco Montemagno hanno creato il progetto Codice Internet (sottotitolo “Internet alle persone”), con lo scopo di divulgare la Rete in
Italia.
Nel programma possiamo leggere una vera e propria dichiarazione d’intenti:

La rete offre quindi una ricca serie di opportunità e molti esperti sostengono la tesi secondo la quale chiunque resti “escluso dalla rete” nel prossimo futuro rischia di essere svantaggiato nella propria carriera lavorativa e scolastica, ma anche nella vita sociale e nella sfera dei servizi della new society. Nei prossimi anni, ma già ora, Internet cambierà quasi tutti gli aspetti della vita quotidiana: l’istruzione, il sistema sanitario, le attività lavorative e di svago. Le popolazioni più isolate potranno far parte della comunità globale, come mai è successo in passato.

E ancora:

Date queste premesse diventa fondamentale individuare le categorie di soggetti che maggiormente sembrano essere destinate a rimanere esclusi dal processo di informatizzazione e comprendere i motivi per i quali questa rivoluzione tecnologica non li abbia ancora coinvolti, nonché cercare una soluzione affinché questi gruppi non rimangano emarginati da tutto ciò che “l’invenzione del secolo” potrebbe assicurare loro. Tale attività è particolarmente urgente in Italia, dove manca una radicata cultura della rete che permetta di coglierne appieno le opportunità straordinarie. La mancanza di cultura digitale, unitamente alle problematiche relative alla insufficiente diffusione delle infrastrutture necessarie per svilupparla completamente, stanno creando un divario digitale tra il nostro paese e i paesi più evoluti.

Ovviamente non si può “Portare Internet alle persone” usando Internet stessa: è necessario quindi utilizzare eventi “di strada”, come le interviste a personaggi pubblici, esperti e politici che hanno occupato, per un’ora al giorno durante il mese di settembre, l’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele di Milano, oppure come l’Internet Tour, che il 3 e 4 ottobre prossimi, al Teatro dell’Arte di Via Alemagna a Milano, coniugherà divulgazione e spettacolo.

Un progetto con questi propositi non poteva mancare di suscitare reazioni tra coloro che abitano la Rete; vediamone qualcuna.

Roberto Felter, nel suo blog, dopo aver dato la notizia dei primi vagiti del progetto, scrive come vorrebbe che fosse:

Intanto per l’aspetto fondamentalmente sociale e volontario dell’attività, essendo necessaria una “forma legale” che si ponga a tutti, a me piacerebbe che fosse una associazione no Profit.

Questo permetterebbe tutta una serie di vantaggi, economici e formali, ma anche di immagine e di collaborazione che una società non può ottenere.

Inoltre sarebbe garanzia che tutto quanto si ricava dalla attività viene reinvestito nella stessa.

A questo punto i collaboratori hanno una loro chiara figura formale, ossia associati, e dedicano la propria opera volontariamente.

Massimo Mantellini, uno dei blogger più noti d’Italia, a proposito di Marco Montemagno, cofondatore del progetto, scrive:

Ho imparato a stimare Marco in questi anni pur nella sua molteplice veste di divulgatore ed imprenditore del web (come a dire nella sua duplice essenza di santa e puttana;) e sono disposto a certificarne di fronte a qualsiasi tribunale (se ce ne fosse bisogno ma non ce ne e’ bisogno) l’autentica volontà divulgativa …

Mauro Lupi, nel Mauro Lupi’s blog, plaude all’iniziativa, paragonando Codice Internet a un ponte destinato a unire i netizen e i “non connessi”, anche se mette in guardia dall’abitudine tutta italiana alla dietrologia:

A volte anche i ponti si trascinano polemiche e più o meno giustificate (guarda Messina o al più recente caso Calatrava a Venezia). E temo che anche Codice Internet potrà andare incontro alla – purtroppo – classica abitudine italiana di guardare scetticamente le iniziative con finalità “di sistema” solo perché tipicamente si è abituati a pensare solo ai propri interessi o a guardare non oltre il proprio naso.

Anche Punk Pirates esprime la necessità di fare qualcosa per colmare la disinformazione e indica in Codice Internet uno strumento per raggiungere questo obbiettivo:

Quanta disinformazione c’è in Italia ancora oggi sulle tematiche del Web (e della tecnologia in generale) e quanto c’è bisogno di colmare un divario digitale.
C’è bisogno di fare
qualcosa. Di fare qualcosa, ora.

Flavia Brevi, su Simply Addicted lamenta l’eccessiva lunghezza del programma e paventa che l’iniziativa si mostri velleitaria:

Dubbi che mi sorgono: l’iniziativa è rivolta a chi non ha dimestichezza con Internet, ma forse manca un occhio clinico, anzi, markingegnoso sulla soluzione. Non è certo l’abitante di Milano, o il frequentatore di teatri, o, ancora, il visitatore del Festival della Creatività di Firenze a ignorare la conformazione del mondo virtuale. Semmai, bisogna cercare in quei paesini non coperti da ADSL, o nelle classi d’età più avanzate (e limitate negli spostamenti), o nei settori lavorativi che non siano il terziario.
Altrimenti, sarà l’ennesimo onanismo da blogger.

I blogger italiani hanno lasciato un gran numero di commenti sull’argomento, e Codice Internet li ha raccolti in una rassegna web, Dicono di noi, alla quale rimandiamo tutti coloro che vogliano ulteriori approfondimenti.

Tag correlate: Codice Internet, Marco Montemagno

Post pubblicato da: il 23 settembre 2008 - 89 posts su Liquida magazine.

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