La recessione è ambientalista?
Il mondo sta attraversando una fase di forte recessione economica, che costringe i Paesi a rivedere le proprie politiche. C’è chi sceglie di cambiare le proprie abitudini, e chi si rifugia nel già noto.
Mentre dalle borse di tutto il mondo arrivano notizie sempre più inquietanti, la recessione economica spinge molti paesi a rivedere le proprie politiche in tema di ambiente, energia e consumi.
In alcuni casi, la recessione può più di quanto abbiano potuto vent’anni di educazione ambientale, in altri invece spinge la classe dirigente verso soluzioni insostenibili quando non addirittura reazionarie.
E’ il caso ad esempio della candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti Sarah Palin, per cui la soluzione alla recessione attraversata dall’America è trivellare ovunque si possa ancora trivellare.
Ma senza andare troppo lontano è anche la politica dell’Italia, che oltre a fare scelte quantomeno opinabili nel campo della produzione di energia – sono ormai più che note le decisioni di riaprire al nucleare e di inaugurare nuove centrali a carbone – ha deciso di non affrontare nemmeno il problema delle emissioni inquinanti.
Proprio in questi giorni, infatti, il Ministro per le Politiche Comunitarie Andrea Ronchi è stato a Bruxelles per cercare di rinegoziare le politiche comunitarie sulle emissioni di gas serra e chiedere uno sconto. Mentre il resto d’Europa, in un modo o nell’altro, ha fatto la sua parte, noi, come dice leScienze Blog
Oltre a invadere la Campania di rifiuti tossici siamo riusciti ad appestare l’atmosfera ancora più di prima. Rispetto a una richiesta di riduzione delle emissioni del 6,5 per cento, i nostri gas serra sono aumentati del 12,1.
Ma ci sono anche casi in cui la recessione economica sta portando un cambiamento positivo nelle abitudini di vita. E’ il caso di Madrid, dove, come racconta Ecoblog
Secondo dati riportati dall’amministrazione locale è stato stimato che c’è stato negli ultimi mesi un calo del 10% dell’immondizia raccolta. Secondo l’assessore all’ambiente dell’amministrazione comunale questo è dovuto al fatto che con minori risorse economiche oltre che comprare meno, si sceglie meglio e si tende a riutilizzare prodotti di scarto che normalmente vengono buttati. La logica conseguenza è che i volumi di rifiuti raccolti sono minori.
Tuttavia è lecito anche il dubbio esposto più avanti nello stesso post:
è così certo che una politica programmatica sostenibile sui rifiuti avrebbe tenuto basso il volume di rifiuti anche nel periodo economicamente florido della città spagnola?
Non c’è una risposta univoca, si può solo sperare che il mondo, e in particolare l’Occidente, faccia di necessità virtù e usi questo momento di recessione per abbandonare il mito della crescita infinita anziché rifugiarsi nel già noto ma non più praticabile.
Tag Correlate: Ambiente, Recessione, Crisi Mercati, Sarah Palin, Energia Nucleare




