Giampiero Di Carlo di Rockol: l’intervista
“La vera killer application resta il contenuto di qualità”: la parola al fondatore del principale sito musicale italiano
Qual è la prima cosa che ti ricordi di aver fatto da utente in Rete?
Una sensazione e un episodio: avere capito immediatamente perché le BBS mi avevano lasciato indifferente mentre il www mi avrebbe cambiato la vita, e la frustrazione di un sabato pomeriggio passato a cercare di collegarmi a IOL il giorno del suo lancio (primi di aprile 1995).
Quali siti e servizi Internet usi abitualmente e quale avresti voluto inventare?
Ogni giorno uso Google Analytics, servizi informativi e giornalistici italiani e stranieri riassunti in feed (da Corriere, Sole24 Ore, Gazzetta, Wall Street Journal) e poi Rockol; più volte alla settimana Fineco per le quotazioni, Wired, Prima Online e LastFM; nel weekend il sito della Juve e WXRT, la migliore radio rock di Chicago. Avrei voluto inventare Napster e NetVibes.
Da quanto tempo ti occupi di web e come hai iniziato?
Dal 1995: il 2 giugno di quell’anno debuttò Rockol, nato all’interno di IOL come una sorta di “ANSA della musica”. Metteva insieme il mio trascorso di giornalista musicale, la mia presenza professionale di allora nel mondo dell’informatica e la passione per editoria e pubblicità, temi su cui avevo sviluppato anni prima la tesi di laurea.
Qual è il progetto in cui stai lavorando in questo momento? Con quali obbiettivi?
L’integrazione sempre più proficua tra Rockol e il ‘social’ e uno sbarco serio e strutturato sulla piattaforma mobile. L’obiettivo: fare un altro salto in alto.
Fai parte di qualche social network? Quale?
Uso Linkedin e FaceBook; MySpace non fa per me ed è veramente brutto, LastFM è la migliore espressione della musica online degli ultimi anni.
Definisci Internet in tre tag?
Interazione, globalità e musica.
Cosa non ti piace della Rete?
Che nel 2008 venga ancora utilizzata l’espressione ‘il popolo di internet’.
Quali sono, a tuo avviso, le killer application e i fenomeni emergenti?
A livello industriale, un fenomeno interessante è il video online advertising evoluto, che potrebbe gradualmente modificare lo scenario degli investimenti e la mappa dei siti top. La vera killer application resta il contenuto di qualità.
Una applicazione sopravvalutata?
In generale, il prossimo clone ibrido tra Linkedin e FaceBook. Ce ne sono “n”, non ne ho visto uno che aggiunga valore.
Come vedi la Rete fra 5 anni?
Con una presenza maggiore del settore politico. E non sarà necessariamente un bel vedere.
Navighi per i blog e ne leggi qualcuno in particolare?
No. Ma lo farò.
Cosa manca al nostro Paese per diventare una nazione digitale al passo con le altre?
Suppongo che, dato che i contenuti non mancano, la crescita passi per un incremento quantitativo e qualitativo delle infrastrutture. Più banda larga, più wi-fi, presto il wi-max e tariffe di accesso meno costose.
Che consigli daresti a giovani che aspirano a fare del web il proprio mestiere?
Di osare, perché hanno un’occasione unica: la loro generazione ha il web nel dna, non ha dovuto inventarlo; ma anche di leggersi le cronache del boom e dello ‘sboom’ della net economy di qualche anno fa. Vedi mai…





