Leandro Agrò di WideTag, Inc.: l’intervista
Scenari futuri e “Internet delle cose” nelle parole di uno dei protagonisti più all’avanguardia del web italiano (e non solo)
Qual è la prima cosa che ti ricordi di aver fatto da utente in Rete?
Ero in Università a Palermo ed un amico mi stava mostrando una strana pagina di testo. Per visualizzarla ha usato una roba chiamata MOSAIC e ciccando su un parola blu sono finito in una pagina di approfondimento. Non ho mai più smesso di cliccare.
Quali siti e servizi Internet usi abitualmente e quale avresti voluto inventare?
Youtube, Vimeo, Flickr, Twitter, Skype –insieme a WordPress- sono tra le tecnologie internet che uso quotidianamente. A posteriori potrei dire che la avrei volute inventare tutte ma –di fatto- non mi è mai capitato di lavorare per fare lo youtube della situazione o simili. Un progetto che avrei voluto far io semmai è più facile trovarlo tra vecchi giochi mitici come Little Computer People o Pitfall, o altri titoli della Activision meno noti (penso a Park Patron) Di contro, sono molto orgoglioso di alcune cose che ho fatto, come la interfaccia di iAble che i malati di SLA usano per tornare a comunicare con il mondo. In quella che potrei definire “la mia impostazione progettuale”, tutto vive e comunica attraverso la Rete, ma non è per nulla detto che sia un sevizio web come lo immaginiamo pensando a Twitter.
Da quanto tempo ti occupi di web e come hai iniziato?
Sono sul web da quando c’è il web. Prima del web, Internet era una cosa tecnica, mentre con il web la mia vena da designer ha subito preso il sopravvento. Ho cominciato a disegnare website in modo professionale attorno al 1996. Avevo uno “studio grafico” in una magnifica mansarda in quel di Agrigento, ed un cavo coassiale passante sul tetto mi collegava “a banda larga” direttamente con gli armadi del primo Internet Provider privato della zona (grande Giovanni) e da lì –piani più sotto- con gli studi della più nota TV locale.
Qual è il progetto in cui stai lavorando in questo momento? Con quali obbiettivi?
Beh, dopo tutti questi anni di acqua sotto ai ponti ne è passata parecchia… Diciamo che ho sempre tentato di essere presente nelle fasi calde di evoluzione di Internet. Il web della prima ora con il rapido crescere dalla micro-agenzia di Agrigento alla Altoprofilo SpA con 110 persone tra Milano e Boston. E poi il web2.0 mentre lavoravo ad assistenti virtuali intelligenti, con un progetto che avrebbe meritato di essere esportato world wide ed invece è finito a gambe in aria per la solita incapacità italiana di finanziare le startup. Adesso, la prossima grande onda che muove verso la Rete è la Internet delle cose (alcuni la chiamano Web3.0) e –a Marzo 2008- ho fatto partire in California una mia startup (Widetag, Inc.) che segue questa evoluzione.
In due frasi: L’obiettivo del nostro lavoro è integrare le macchine nelle reti sociali che le persone hanno costruito sul web2.0. La grande forza di questo approccio inclusivo delle macchine nelle Reti di persone, è che le persone potranno usare sensori e reti per riappropriarsi di alcuni spazi finiti fuori controllo: la qualità ambientale, ad esempio.
Fai parte di qualche social network? Quale?
Beh, storicamente LinkedIN e –in tempi più recenti- FaceBook. Sinceramente mi è stata molto più utile l’esperienza in SecondLife, dove le persone le incontri in modo sincrono e dove quello che ho definito essere le “interfacce estese” mi hanno consentito di imparare moltissimo.
Definisci Internet in tre tag?
Conoscenza. Ovunque. Sempre.
Cosa non ti piace della Rete?
Penso davvero che –data la portata della Rete in termini di conseguenze cognitive, sociali, politiche, geografiche, etc- ci siano davvero pochi difetti di cui valga la pena di tener conto. Certo esistono aspetti dannatamente controversi, come la privacy e le istanze di sicurezza. Esistono molte cose complesse che varrebbe la pena di regolamentare in qualche modo (e non necessariamente parlo di Leggi, ma magari di cultura). Certamente, l’aspetto che mi mette più ansia è la accelerazione dei cambiamenti tecnologici.
Non voglio fare il singolarista e non lo sono, ma sugli scenari legati alla rapidità del cambiamento bisognerebbe tutti seriamente riflettere. Gli “altri” mèdia –ad esempio- dovrebbero dare un po’ più di spazio alla cultura della Rete e non isolare chi non è già stato raggiunto dal cambiamento.
Quali sono, a tuo avviso, le killer application e i fenomeni emergenti?
Beh, la telefonia mobile avanzata (iPhone / Android) è qui per cambiare le nostre abitudini in modo definitivo. L’impatto di una vera internet sempre e ovunque dobbiamo ancora vederlo. Ma il salto quantico è quando useremo reti di sensori e le monitoreremo attraverso dispositivi mobili, con la stessa naturalezza come oggi leggiamo un sms con i risultati della partita mentre siamo in tram. Il fenomeno emergente sarà il mix tra la Rete elettrica –che deve modernizzarsi e diventare aperta e bidirezionale- ed alcune caratteristiche sia fisiche che sociali tipiche della Rete Internet. Vedi, io ho un parere piuttosto estremo e credo che tutte le infrastrutture che NON sono collegate e aperte, finiscano ben presto per diventare una voce di costo e non una opportunità di profitto. Esistono delle eccezioni, in cui ciò accade molto lentamente, ma nessuna via d’uscita alternativa ad essere connessi e aperti.
Una applicazione sopravvalutata?
Faceboook, che –per certi versi- è l’idea stupida meglio realizzata di maggiore successo della storia recente. Fantastiche alcune idee ed approcci che hanno coinvolto milioni di persone, ma –se devo pensare ad un parallelo nel vecchio mondo televisivo- mi sembra il successo di pubblico che genericamente si associa a trasmissioni sportive, veline e reality. Solo che Facebook è più complesso. Oramai è un gigantesco luogo –con la popolazione di una grande Nazione- dove l’orgia di protagonismi e le buone intenzioni, viaggiano assolutamente di pari passo.
Come vedi la Rete fra 5 anni?
Ah ah. Ma non la vedi più. Un pò come non vedi l’aria che respiri, ma –per fare un paragone più efficace- come quel tuo frigorifero rispetto al quale non ti poni più alcun interrogativo tecnologico. Semplicemente lo apri, afferri una mela, e mordi. Ma se vuoi una risposta meno immaginifica, posso dirti che una cosa è certa: oggi gli oggetti NON connessi sono numericamente enormemente inferiori a quelli connessi. Non è connessa la casa (almeno in genere), l’auto, la TV del salotto e –in generale- neanche la maggior parte dei nostri gadgets informatici. Io immagino un grande processo di sostituzione – che banalmente segue le leggi di mercato relative all’invecchiamento dei prodotti – per cui tutti gli oggetti non connessi andranno via via sostituiti da oggetti connessi. Di tutto ciò avremo traccia visibile entro un lustro.
Navighi per i blog e ne leggi qualcuno in particolare?
Non divido la Rete in blog e non blog. La Rete è fatta di persone e ci sono tantissimi autori estremamente interessanti. Certo è può essere difficile trovare il tempo di leggere con regolarità. Non si vive di solo aggregatore.
Cosa manca al nostro Paese per diventare una nazione digitale al passo con le altre?
Mah, innanzitutto ricordo una slide presentata da uno speaker a Frontiers of Interaction, il cui contenuto era “il digitale non esiste”. Il concetto è che esitono, persone, luoghi, oggetti, processi e che il digitale –per non dividere- deve imparare ad essere molto più trasparente ed integrata di quanto non sia oggi.
Cosa manca all’Italia? Tutto è niente. C’è tutto il talento che serve ma -per come siamo fatti come persone e come paese- NON c’è alcuna opportunità che emerga.
Che consigli daresti a giovani che aspirano a fare del web il proprio mestiere?
Prima le lingue ed i viaggi veri (non banale turismo o spostamento, ma vita in un luogo diverso dal proprio usuale). E poi fare volontariato. Fondare/Aiutare i progetti meritevoli e non vivere di solo web-protagonismo. Avere coscienza della struttura della Rete, della sua dimensione, della nostra posizione. E poi, se proprio blogger si nasce, allora ricordarsi sempre quel motto per cui “le grandi menti parlano delle idee; le menti medie degli eventi; le menti piccole parlano delle persone.” C’è ancora un enorme, direi infinito, spazio di espressione nella Rete.






