Il guru Stallman attacca Google e il cloud computing
Il cloud computing, sempre più diffuso, non prevede l’utilizzo di programmi sul vostro computer, ma l’accesso ad applicazione su server remoti. Gli stessi dati vengono memorizzati sul computer di chi vi offre il servizio, e non sul vostro. Celebri esempi sono Google Mail, Flickr, Google Calendar. Ad attaccare il cloud computing è Richard Stallman, indiscusso riferimento per la comunità informatica mondiale.
Chi è Richard Stallman per dire che il cloud computing è una stupidaggine, anzi una campagna pompata di marketing? Richard Stallman, per definirlo con due parole, è un genio: ha ideato il concetto del free software, e per diffonderlo e tutelarlo ha creato la Free Software Foundation e il Gnu Project; è grazie a lui e alle sue idee che sono nati software come OpenOffice, Firefox, Apache o sistemi operativi come Gnu/Linux. Ha tutti i titoli e le competenze per poter parlare di software e di argomenti ad esso collegati.
L’altro protagonista di questa contesa è il cloud computing: qui il concetto è più sfumato, la sua definizione è un po’ nebulosa. Cerchiamo di chiarirci le idee: secondo Wikipedia con queste parole “si intende un insieme di tecnologie informatiche che permettono l’utilizzo di risorse (storage, CPU) distribuite”. In pratica cosa succede? Un fornitore consente a un cliente di usare servizi ospitati su un computer remoto. Un esempio facile facile? Le caselle di posta elettronica sul web.
Negli ultimi tempi il concetto si è ulteriormente ampliato e si sono aggiunti sempre nuovi servizi. Illuminante, in proposito, è un post di Riccardo Bugliosi, apparso su 7th Floor giusto un anno fa; leggendolo fino in fondo si possono capire alcune delle motivazioni che hanno spinto Stallman a esprimere un giudizio così spietato sul fenomeno:
Il primo a dare risonanza a questo termine (e forse a coniarlo) è stato il CEO di Google, Eric Schmidt, nella seconda metà del 2006. Cloud computing è un modello ibrido di sfruttamento delle risorse offerte dalle reti di computer, Internet principalmente, che supera il vecchio schema client/server che lo ha caratterizzato ed in parte dominato sino ad oggi. La premessa basilare consiste nell’assumere che in questa nuova architettura i data service (servizi hardware) e le funzionalità offerte (servizi software) dovrebbero risiedere prevalentemente sui server web (le ‘nuvole’) piuttosto che ‘diffusi’ sui singoli computer connessi in rete: ‘dovrebbero essere in qualche nuvola da qualche parte ‘ usando le parole di Schmidt. Lo scenario è quindi quello di un utente il quale, avendo un device (non importa quale: un PC, un palmare, uno smartphone, oppure chissà quale futuro diabolico apparecchio), il giusto browser ed una connessione ad Internet può accedere alla nuvola giusta che gli fornisce i servizi e/o i dati che gli sono necessari.
Spunto per ulteriori informazioni e approfondimenti si può trarre dal post di Enrico Bertini su Stalkk.Ed:
Secondo Gartner poi, il cloud computing è una delle 10 tecnologie strategiche per il 2008, e sono/saranno in tanti a competere in questo altissimamente strategico settore dell’IT: Google, con la sua infrastruttura; Yahoo!, che sulla piattaforma Apache Hadoop ha appena lanciato la Yahoo! Search Webmap utilizzando un cloud di 10.000 CPUs; Microsoft (c’è sicuramente anche il cloud computing negli interessi di Microsoft nell’acquisire Yahoo!); IBM (che ha recentemente lanciato Blue Cloud, il progetto RESERVOIR, e che sta attualmente lavorando al progetto Kittyhawk); Amazon (con i suoi già utilizzatissimi servizi EC2 e AWS), Sun Microsystems (con Network.com)
Ma chi è il più avanti sulla strada del cloud computing? Indubbiamente Google sembra aver sposato questa filosofia: moltissimi i servizi offerti da Mountain View agli utenti, a cominciare da Google Mail, per continuare con il Calendar e gli strumenti di Google Apps (editor di testi, foglio elettronico, programma per presentazioni), tutti, rigorosamente, fruibili via web, e ci siamo limitati a citare solo i più conosciuti.
La presa di posizione di Richard Stallman è stata riportata da Bobbie Johnson, corrispondente del quotidiano inglese The Guardian; qui si può leggere l’articolo completo.
Le reazioni dei blogger italiani sono state numerose e spesso concordi con l’opinione espressa dal guru del free software. I toni cambiano ma la sostanza no. Così Minopausa su Tuxbay.org usa toni piuttosto sarcastici: se lo dice un Minopausa qualsiasi nessuno lo nota, ma se lo dice Stallman la risonanza è mondiale. Leggiamolo:
Siccome Stallman è un genio, deve fare delle dichiarazioni al giornale inglese The Guardian che anche un bambino dell’asilo avrebbe capito in tempo utile. Stallman consiglia a tutti di non affidare i propri dati ad server di un’azienda lontana, ma di tenerli al sicuro con noi sui nostri computer. OOOH!!! Stallman è un genio! Nessuno, a parte lui, ci sarebbe arrivato!
Isabella Micari, su TechUp, ipotizza le motivazioni che possono aver dato luogo a quelle dichiarazioni:
Stallman è certamente influenzato, nel suo giudizio, dalla profonda convinzione che questi gruppi così potenti fanno credere al pubblico che i loro servizi siano essenziali e convenienti, mentre conducono scientemente una subdola campagna pubblicitaria per spingere gli utenti ad acquistare i loro prodotti proprietari.
Michele Soccio, su OneOpenSource, pone l’accento su un altra considerazione:
Secondo RMS (Richard Matthew Stallman [NdR]) uno dei rischi del Cloud Computing è proprio quello di restare imbottigliati in software proprietario su cui non abbiamo alcun controllo e che le aziende che offrono tali servizi potrebbero alzare i prezzi di accesso, imponendo così all’utente un pizzo da pagare per accedere ai suoi stessi dati (di questo caso ci sono già ora alcuni esempi).
Dario Salvelli, sul suo blog, è una voce fuori dal coro ed esprime qualche perplessità sulle dichiarazioni di Stallman:
Sono in parte d’accordo e capisco che Stallman spinga sempre sull’open source però mi chiedo: seguendo questo ragionamento quale applicazione Web dovrei usare? Siamo nel Web 2.0 e siamo tutti stupidi perchè usiamo Gmail e Google Docs?
Ci fosse un’alternativa gratuita e con software libero a questi servizi probabilmente la prenderei in considerazione. Però dovrei sempre preoccuparmi dei server in qui sono installati e del codice aperto, chiunque potrebbe giocarci e trovare una falla o inventarsi un trojan, no?
Del resto che la questione abbia sollevato parecchi dubbi è dimostrato dalle considerazioni espresse da insospettabili alleati del padre del software libero, come scrive, su The Inquirer, Lorenzo di Palma:
Ma fa riflettere il fatto che analoghe perplessità sul concetto di cloud computing sono state espresse, proprio pochi giorni fa, anche da campioni del cosiddetto software proprietario, quali Larry Ellison di Oracle e Steve Ballmer di Microsoft, che per il resto non sono quasi mai d’accordo con Stallman.
La conclusione che si può trarre dal dibattito nato dalle dichiarazioni al Guardian è che indubbiamente il cloud computing ci permette l’accesso a documenti, informazioni, mail e contatti anche quando siamo lontani dalla nostra postazione abituale, ma, forse, è meglio non esagerare con l’appoggiarsi a queste risorse esterne, sulle quali, per forza di cose, abbiamo un controllo scarsissimo o nullo; meglio, forse, per tutelare la propria privacy e salvaguardare i propri dati, usare i software e le capacità di archiviazione dei nostri computer.
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ottobre 19th, 2008 at 15:52
Molto, molto interessante.
OT
Ma perché il testo quotato lo mettete in corsivo che è poco leggibile?
aprile 10th, 2009 at 21:35
Sìììììììì, attaccate il mostro Google, l’imperialista del mondo, l’esclusivista!
luglio 9th, 2009 at 11:56
Nn parlerei di Stalman con di un genio, tecnicamente non è certo Linus Torvald; e la sua visione di informatica è un pò troppo integralista per essere presa in seria considerazione.
Di fatto è più un predicatore, e se finalmente il software opensource stà venendo fuori nn è certo grazie alle sue prese di posizione, da talebano del software libero.
luglio 18th, 2009 at 23:39
Per Marco F,
“Nn parlerei di Stalman con di un genio, tecnicamente non è certo Linus Torvald;”
Non vorrei essere quello di “E’ più forte Mazinger o Goldrake”… ma sto commento mi sembra un po’ sparato così. Al fin dei conti, Stalman ha fatto molte più cose di Torvald e non parlo di OpenSource e progetto GNU in quanto cose, ma parlo a livello di codice scritto, che viene ancora usato oggi. Voglio dire parliamo di chi ha creato Emacs e sopratutto GCC (e non so se mi spiego), e che ha avuto un grande peso nello standard POSIX. Ok la “suite” di GCC ora è portata avanti ed è cresciuta grazie a tante altre persone, così come il progetto GNU grazia al quale si è diffuso “linux”, ma lo stesso dicasi per kernel.
Sulla seconda affermazione, mi esento dal commentare…