Street art: reato o forma d’arte?
Mentre in tutto il mondo la street art ottiene sempre maggiori riconoscimenti e valorizzazione, in Italia il governo pubblica un decreto legge che rende il ‘graffitismo’ un reato penale punibile con l’arresto.
Viviamo in tempi contraddittori.
Mentre alle porte di Palermo un intero paese affida alla street art il recupero del proprio tessuto urbano, e in tutta la penisola si susseguono mostre ed esposizioni dedicate a questa forma espressiva, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vuole rendere il ‘graffitismo’ un reato penale.
Il governo ha presentato un provvedimento di modifica del Codice che inasprisce le sanzioni per questo reato fino a 30 mila euro e arriva a prevedere gli arresti domiciliari e la reclusione.
Dell’eccesso di queste misure repressive si è accorto persino Vittorio Sgarbi, il quale ha ricordato tra l’altro che artisti il cui valore è universalmente riconosciuto e le cui opere sono esposte in tutti i musei del mondo come Jean-Michel Basquiat e Keith Haring hanno cominciato proprio attraverso la street art. (Giova ricordare, a proposito di decoro urbano, street art e istituzioni, che proprio due opere di Haring, una sullo zoccolo del Palazzo delle Esposizioni e un graffito di 6 x 2 metri realizzato nella metropolitana furono entrambe cancellate dalla zelante amministrazione comunale della città di Roma).
Certo non sono della stessa opinione del premier gli amministratori di Campofelice di Roccella, il paese che ha ospitato Street Art Village.
Racconta la curatrice dell’evento, Debora Di Gesaro, nella mini-intervista rilasciata ad Artsblog:
Cosa ti ha portato a curare “Street Art Village”: l’idea di ribaltare la tendenza che vede i lavori di questi artisti esposti in musei e gallerie invece di dare loro la possibilità “istituzionale” di creare arte pubblica, libera e fruibile per le vie di un intero paese
Una ragione per cui andarla a vedere: per vedere la capacità dell’arte di rigenerare esteticamente un’architettura abbandonata o mediocre e di conferire al paese un’immagine e un’identità nuova
La Street Art è una corrente fatta per rimanere o è una moda transitoria? la street art è l’arte che nasce per strada con la finalità di diventare arte pubblica. Non la considero una corrente piuttosto è il modo di vivere e di concepire l’arte ben radicato in questi giovani artisti che ho conosciuto. Non credo che se dovessero venir meno l’attenzione dei media e l’interesse del sistema arte ciò possa frenare il corso della loro esistenza.
Commenta Kistifellea su Ninjamarketing, parlando di quali siano gli strati della popolazione di cui il governo cerca il consenso con questo provvedimento:
Queste due tipologie di persone, cari amici, seguono la stessa deriva culturale e Berlusconi ne ha saputo intercettare le traiettorie di gusto e di pensiero attraverso una nuova propaganda politica che ha abbandonato le idee di nuovo (ricordate le tre “i” della campagna elettorale del 2006, punto di partenza per un paese veramente moderno?) per rifluire verso la politica del senso comune in cui la Lega è maestra (la spazzatura, l’immigrazione, i comizi nei mercati sui cetrioli arrivati a due euro, ecc.)
E più avanti:
Inoltre Berlusconi è lo stesso soggetto politico che il 14 settembre 1996 ad un raduno di Forza Italia a Verona, disse: “riprendiamoci le città, usiamo bombolette, latte di vernice e pennelli per scrivere Forza Italia sui muri, proprio come qui fanno i sostenitori della Lega Nord per il loro movimento”.
E quasi come una risposta agli ultimi provvedimenti del governo arriva quello che ha notato 02blog sui muri di Milano:
Nel nostro peregrinare tra le vie del centro abbiamo scovato due murales incorniciati come vere opere d’arte da salotto. Uno in via Orti, ed è un graffito di TV Boy, l’altro “Miss Van”, è in via Scaldasole. Una provocazione per rivendicare la valenza della street art in risposta al decreto legge Prestigiacomo? Opera di fervide menti del marketing? Non è dato sapere. Di certo l’ingrandimento del particolare sotto non chiarisce le idee, parla di uno Street Museum…
E proprio di Street Museum si tratta, come spiegano i creatori del sito:
“La Street Art non può essere chiusa in un Museo.
Ma può un Museo contenere tutta la Street Art?”E’ questo il paradosso del progetto Street Museum.Vogliamo infatti realizzare il più grande museo italiano di Street Art, lasciando però le opere lì dove si trovano, nella strada, dove sono state create. Street Museum sarà il primo museo on line a cielo aperto le cui opere, corredate di schede informative sugli autori, saranno localizzabili lungo tutta la penisola grazie alle mappe di Google.
Forse sarebbe ora che anche le istituzioni e non solo gli uffici marketing delle aziende si rendessero conto che la street art è la più rappresentativa forma d’arte contemporanea, probabilmente molto più significativa dell’epoca in cui viviamo di buona parte dei lavori di quotati artisti ‘istituzionali’ viventi e operanti, e che mettere sullo stesso piano le opere di Blu o Sten e la posta del cuore scritta a pennarello sulle porte dei bagni degli autogrill non è granché come politica.
Intanto, in un’altra nazione, Banksy rende pubblico il suo ultimo lavoro…
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