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Congedi parentali: perché in pochi li usano?

In pochi lo sanno, pochissimi li usano: i congedi parentali dovrebbero aiutare le madri nel riavvicinarsi alla professione e coinvolgere i padri nella cura dei figli piccoli ma spesso vengono sacrificati per paura di ripercussioni.

Congedi parentali: perché in pochi li usano?

In Italia conciliare adeguatamente figli e lavoro è per i genitori possibile e auspicabile sulla carta, molto più difficile nella realtà.

Pur esistendo infatti Leggi ad hoc per promuovere l’alternanza e favorire la ripresa professionale della madre – grazie ai congedi parentali facoltativi – spesso si sceglie consapevolmente di non usufruire dei propri diritti.
Perché?
Anche se noi mamme italiane abbiamo la nomea di essere un po’ chiocce, purtroppo non è questo il motivo principale.
In Italia l’uomo è spesso più pagato della donna e ha una maggior possibilità di fare carriera, la sua posizione è più sicura e l’astensione (anche se solo per poche ore al giorno) dal lavoro potrebbe lederne l’immagine e quindi indebolirne la posizione.

La donna – anche se certi pensieri sembrano fare a botte con una diffusa idea di emancipazione femminile – sa bene che un figlio è anche un grosso freno alla carriera e che il suo futuro sarà pieno di compromessi.

E allora perché costringere la famiglia a mangiare pane e cipolle, pur di avvalersi di un diritto più che lecito, si chiede provocatoriamente Blimunda che sottolinea invece come all’estero le cose vadano diversamente:

la vera uguaglianza, secondo Nicolas Brewer, presidentessa della commissione per le Pari opportunità del governo laburista di Gordon Brown, passa dal coinvolgimento dei padri. Ossia, anziché aumentare le tutele per la maternità (cosa che, già oggi, rende le donne molto meno appetibili per un potenziale datore di lavoro), obbligare anche l’altro genitore a prendere un congedo, retribuito, per alternarsi nella cura del figlio. Cosa che già accade nei paesi scandinavi: in Norvegia ci sono 30 giorni – pagati a stipendio pieno – obbligatori per il padre come per la madre. In Svezia, si concede a entrambi i genitori il part-time. Risultato? In questi paesi, dove a lavorare sono l’80% delle madri, si fanno più figli. Non solo: ci sono studi che dimostrano che dove i padri partecipano attivamente alle cure dei figli, diminuisce il numero di divorzi.

Le donne Manager d’Italia, con piglio energico e grande lucidità sono dello stesso avviso della Brewer e  fanno una proposta che intendono presentare al Ministro Carfagna:

Noi proponiamo che sia reso obbligatorio per il padre l’astensione di un mese.
Vorremmo quindi agire su quei congedi parentali di cui gli uomini non usufruiscono, e le ragioni le abbiamo spiegate più volte: stipendio più alto delle donne (se gli stipendi fossero uguali non ci sarebbero più alibi) , conseguenze sulla carriera, derisione da parte dei colleghi (“vuoi fare il mammo?”). Smettiamo di dire che nessuno meglio della moglie può accudire ad un bambino perché non è vero!
Vogliamo che i padri vengano responsabilizzati. E’ vero che loro ci hanno messo pochi minuti e le donne 9 mesi, ma diventare genitori è una cosa seria e le responsabilità iniziano da subito ma soprattutto non deve mancare il rispetto per il ruolo professionale di una donna.

Secondo un articolo de “Il Sole 24 ore” a usufruire dei congedi parentali nei primi 3 anni di vita del bimbo sono solo il 24% delle donne e il 3% degli uomini.
Sono cifre che fanno riflettere. Non solo sulla cultura machista che ancora imperversa nel nostro Paese e in azienda, da parte di uomini e donne, ma anche sul fatto che spesso – come è capitato alla sottoscritta – le informazioni sono carenti e fumose e solo chi conosce già i propri diritti può usufruirne.

Nel frattempo, come ci annuncia Mamme domani, sul fronte legislativo ci sono delle novità che riguardano l’allungamento del congedo di maternità a stipendio pieno che se anche non sanano l’eterna questione delle pari opportunità di fronte alla nascita di un figlio, almeno ci fanno sperare di poter offrire al pargolo un menù sano, equilibrato e soprattutto ricco.

Tag Correlate: maternità, Mara Carfagna, lavoro

Post pubblicato da: il 27 ottobre 2008 - 155 posts su Liquida magazine.

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1 Commenti a questo articolo

  1. Mammamsterdam says:

    Qui in Olanda comunque è lo stesso, gli uomini guadagnano di più e le madri si emttono a part-time, rovinandosi la carriera. Oppure restano direttamente a casa, perché qui è molto forte la congizione che uno i figli li fa per tirarseli su da sé.

    Anche per questo si portano a modello i paesi scndinavi pure in Olanda, comunque piano piano si sta usando sempre più il part time congiunto: entrambi i genitori lavorano 4 giorni alternandosi e i bambini vanno al nido solo per tre giorni.

5 Trackbacks di questo articolo

  1. Liquida Panz — Panzallaria - blog di panza says:

    [...] Scrivo di maternità, cari miei. E hanno appena pubblicato il mio primo articolo sui congedi parentali e l’alternanza mamma/papà [...]

  2. Mommyblogging italiano » Mamme e lavoro: partiamo dalle ultime sul fronte pensione (I puntata) says:

    [...] leggi che potrebbero incentivare il coinvolgimento dei padri tramite i congedi parentali, nei primi mesi dopo la nascita di un figlio e che in teoria sono ottime ma nella pratica stentano [...]

  3. Genitori in congedo - perchè non si approfitta dei congedi parentali | genitoricrescono.com says:

    [...] ma lo ha messo in conto. Ma un uomo sa tollerarlo? Vi consiglio di leggere questo interessante articolo vi è citata una proposta che l’associazione Donne Manager vuole proporre al Ministro per le [...]

  4. Mommyblogging italiano » Il congedo di paternità…in Svezia says:

    [...] Congedi parentali: perché in pochi li usano? [...]

  5. Mommyblogging italiano » Fifty-fifty, ovvero quando mamma e papà si dividono i compiti says:

    [...] Gentori crescono ha scritto un interessantissimo post dove presenta una panoramica esaustiva sui congedi parentali in Italia e bisogna ammettere che la situazione è davvero deprimente: anche quando il padre fa di tutto per essere presente e partecipe, usando al meglio i propri diritti, viene spesso ghettizzato sul posto di lavoro o addirittura deriso (fonte mio articolo su Liquida). [...]

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