Riprende il volo Italia.it, lo “scandalo italiano” del Web
In occasione dell’ultimo SMAU l’annuncio del ritorno di Italia.it, il portale che avrebbe dovuto promuovere l’attività turistica italiana. La presenza di numerosi bug, di accertate vulnerabilità ad attacchi di tipo Cross-site scripting e le notizie circa il costo dell’opera (45 – 58 milioni di euro) avevano portato ad un movimento di protesta e alla sua chiusura. Le opinioni della blogosfera.
Lo scorso 20 ottobre, in occasione dello SMAU, Vittoria Brambilla, sottosegretario con delega al turismo, ha annunciato la prossima riapertura, in veste nuova, di Italia.it, il portale che avrebbe dovuto promuovere l’attività turistica italiana.
Riportiamo un estratto da vnunet.it che riporta, nel dettaglio, la notizia:
Ha affermato Brambilla: “Nel giro di una settimana presenteremo in una conferenza stampa il nuovo progetto su cui stiamo lavorando e illustreremo tempistica, contenuti e altri dettagli. Oggi il sito fa capo al ministero di Brunetta, che ha espresso la volontà di affidarne la gestione al mio dipartimento“.
Il nuovo portale, sottolinea il sottosegretario, “Passerà da una logica di sola promozione a una di promo-commercializzazione. Non servirà quindi solo a far conoscere l’immagine dell’Italia ma dovrà anche essere possibile prenotare biglietti, hotel, teatri e quant’altro”. L’iniziativa, dice ancora la Brambilla, “sarà un modo per cambiare registro nel settore“.
Due parole per ricordare la vicenda, segnata da polemiche, critiche e occasioni mancate. Il governo Berlusconi III volle la realizzazione di un portale che promuovesse l’immagine turistica dell’Italia all’estero e affidò l’incarico di studiarlo e realizzarlo a Sviluppo Italia, oggi Agenzia nazionale per l’attrazione d’investimenti e lo sviluppo d’impresa, SpA partecipata al 100% dal Ministero dello Sviluppo Economico, che, a sua volta, affidò i lavori ad importanti aziende operanti nel settore informatico.
Nel febbraio 2007, sotto il governo Prodi II, il portale fu inaugurato e, fin da subito, suscitò proteste e critiche perché poco attraente, navigabile con difficoltà, non aderente ai criteri di accessibilità per i disabili previsti dalla Legge Stanca. La presenza di numerosi bug, di accertate vulnerabilità ad attacchi di tipo Cross-site scripting e, last but not least, le notizie circa il costo dell’opera (si parlava di una cifra variabile tra i 45 e i 58 milioni di euro) portò a un movimento di protesta che si concretizzò nell’apertura del blog scandaloitaliano, che si assunse l’onere di seguire l’intera vicenda; fu creato anche un sito, ritalia.eu, nel quale si raccoglievano suggerimenti e proposte per migliorare il portale turistico. Nel gennaio del 2008 italia.it fu chiuso (attualmente non è in linea) e si cominciò a parlare di rifarlo, affidandolo, questa volta, all’ENIT, l’Ente per il Turismo.
In occasione della chiusura Luca Taddei scrisse, su Italian Branding, un epitaffio:
Il portale Italia.it ha chiuso i battenti: infatti provate a seguire il link, non vi porterà più da nessuna parte! Per chi non fosse a conoscenza del portale e della sua breve e tormentata storia vi rimando al bel post di Web A-Ziende e all’interessante blog scandaloitaliano. Per chi non avesse avuto l’opportunità di vederlo, ecco qui la copia esatta del portale. Il portale è stato un fallimento, il più grande fallimento di un progetto di comunicazione web nel nostro Paese. I soldi spesi sono stati buttati via e sono stati fatti spendere ai cittadini senza alcun senso di responsabilità.
Parole sicuramente dure; è possibile seguire le vicende successive alla chiusura sul post Italia.it, il punto (nero) della situazione, pubblicato su scandaloitaliano:
In questa grande nuvola di fumo l’unico pezzetto d’arrosto, l’unica novità degna di nota, è che, con il nuovo governo, la gestione del progetto del portale non solo non passa ad ENIT, ma cambia anche ministero di riferimento: da quello dell’innovazione (prima Stanca, poi Nicolais e ora Brunetta), approda alla Presidenza del Consiglio, e segnatamente al sottosegretario con delega al turismo Michela Vittoria Brambilla.
E siamo arrivati alla vigilia di Smau, quando Isabella Micari, su TechUp – Passione digitale, scrive:
All’insediamento del nuovo governo sembrò impossibile lasciare aperto un sito che durante la campagna elettorale era stato abbondantemente indicato come “scandaloso” (per i motivi di cui sopra). E infatti il sito fu chiuso, in barba a quanto era costato ai contribuenti. Vedremo ora se la lezione è stata recepita e cosa avrà in seno il nuovo governo per le settimane a venire, contando di seguire passo per passo la rimessa in Rete del nuovo Italia.it.
Altro blog particolarmente attivo nel seguire le vicende del portale turistico italiano è The Million Portal bay, sul quale frap 1964 scrive, ipotizzando gli stanziamenti per il nuovo sito:
Circa l’impegno finanziario previsto si legge testualmente:
DIT per amministrazioni centrali: 18.000.000 €
DIT per regioni: 16.000.000 €
Il totale fa 34.000.000 €: che ha tutta l’aria di essere il nuovo budget del portalone in versione 2.0 .
Per avere conferma occorre però attendere la presentazione del progetto: staremo a vedere nei prossimi giorni.
Sempre frap 1964, e sempre su The Million Portal Bay, lamenta che le voci dicano che il portale non sarà pronto prima della metà del 2009:
Quindi se qualcuno per caso si aspettava che per la stagione turistica 2009 ci fosse finalmente un portale italiano capace di attrarre i turisti nel nostro paese, si metta l’anima in pace sin d’ora.
Come si vede, quindi, le voci critiche sul progetto sono sempre molte, d’altronde chi è stato scottato dall’acqua calda ha paura anche di quella fredda. In assenza del nuovo portale, l’attenzione dei blogger è puntata sui soldi stanziati per il progetto e sull’uso che di tali soldi sarà fatto.
Concludiamo con una dichiarazione di Andrea Giannetti, Presidente di Confindustria Assotravel, che, su agenzie di viaggio e turismo, espone il punto di vista della sua associazione sulla vexata quaestio:
Le aziende che operano nel campo del turismo incoming, e che generano il 90% dei flussi turistici organizzati dall’estero verso il nostro Paese, avvertono l’esigenza di una razionalizzazione delle informazioni turistiche riguardanti l’Italia. Gli operatori esteri con i quali siamo in rapporto ci richiedono materiali (non più solo cartacei ma anche in formati riproponibili sul web) per poter informare i propri clienti e per poter battere la concorrenza degli altri paesi. Per un’offerta come quello italiana -così ricca e differenziata- quindi, un portale che raccolga informazioni, mostre e iniziative è essenziale. Altrettanto importante è che questo materiale sia riutilizzabile da tutti gli operatori che fanno della promozione del turismo verso l’italia il proprio core business. Non condividiamo affatto che si realizzi con i soldi pubblici un portale finalizzato alla commercializzazione diretta del prodotto turistico. Sia perchè sarebbe una concorrenza sleale nei confronti di imprese (grandi e piccole) che hanno realizzato importanti investimenti in questo campo sia on line che attraverso canali più tradizionali. Sia perchè ritengo che ognuno debba svolgere il proprio mestiere e, nel caso delle istituzioni preposte al settore turismo, è importante che i compiti di comunicazione e promozione siano svolti al meglio concentrando gli sforzi.





ottobre 31st, 2008 at 14:58
Ciao a tutti, dico la mia previsione sul portale Italia.it.
Oltre a delegare il mero sviluppo del portale, è necessario affidare le decisioni inerenti la strategia a persone o aziende compententi, altrimenti Italia.it non riuscirà a diventare un prodotto web concreto e all’avanguardia.
Brunetta sbaglia in partenza definendo il prodotto come promo-commerciale, esistono già realtà valide per l’acquisto di biglietti e servizi legati al turismo, casomai Italia.it ha la necessità di avere una forte connotazione editoriale dando valore ai contenuti e alle informazioni utili per il turista e interfacciarsi (magari tramite API) con le realtà esistenti sopra citate.
In questo modo il progetto sarebbe meno pretenzioso, costoso, elefantiaco e pesante riducendo così i tempi di sviluppo per non avere un prodotto già vecchio alla sua uscita sul mercato.