Legge anti blog: aumentano le reazioni della Blogosfera tra mobilitazione e dubbi
La notizia del ritorno alla Camera del Decreto Legge Levi Prodi che molti blogger chiamano “legge ammazza blog” sta suscitando tante reazioni in Rete; e mentre c’è chi pensa a manifestazioni di piazza, qualcuno si domanda se tanto allarmismo è giustificato.
La notizia che la Legge Prodi-Levi (conosciuta come Decreto anti-blog) fosse tornata alla Camera ha fatto il giro della blogosfera e se ne continua a discutere moltissimo.
Alcuni blogger temono che questo Decreto possa spezzare le ali ad un fenomeno che dal basso produce informazione alternativa e della cui influenza sono ormai consapevoli tutti.
Arnoldo Spezzachini sollecita a fare pressione
per cercare di ottenere una modifica in senso più liberista della proposta.
E prosegue spiegando qual’è il punto – a suo avviso – più oscuro e preoccupante della Legge:
Il punto che ha fatto più preoccupare il mondo dei blogger è quello relativo all’obbligo di registrazione in un “Registro degli Operatori della Comunicazione” di chiunque produca pubblicazioni in gruppi anche piccolissimi e chiunque produca utili anche minimi.
Tale prescrizione avrebbe impatto principalmente su quei contenuti prodotti da chi si pone a metà strada tra il diario personale ed il mezzo d’informazione, producendo informazione o aggregandola ma senza diventare una vera e propria testata giornalistica.
Chi si trovasse in questo guado e non provvedesse a registrarsi potrebbe essere accusato, secondo molti blogger, del reato di stampa clandestina.
IMelon, dopo aver citato gli articoli della proposta, arriva a queste personali conclusioni:
A me sembra l’ennesimo (e disperato) tentativo di recuperare soldi dal piccolo contribuente. In maniera molto confusa e approssimativa. Stiamo a vedere come verrà sviluppata la legge.
I blogger più agguerriti si sono riuniti in un gruppo, come spiega Chiare Lettere – che su facebook conta tantissimi iscritti – e stanno pensando anche a una manifestazione (questa volta non solo in Rete):
Probabilmente la data della iniziativa di mobilitazione in piazza sarà il 29 novembre, a Roma e dovunque sarà possibile. Presto altri dettagli.
E da ieri esiste anche un blog dedicato alle iniziative contro la legge: http://ammazzablog.wordpress.com/
Vita Style cerca di analizzare il problema con equità di interpretazione:
Non sembra che le cose stiano così: se si leggono con pazienza sia la premessa che l’articolato (sono 30 pagine, ebbene sì) della proposta di legge presentata in commissione VII dal deputato Levi, già collaboratore di Prodi, si vede che nel quadro di un disegno di legge molto ampio a un certo punto si esclude espressamente che l’obbligo di registrazione possa riguardare il singolo cittadino-blogger.
Il testo si può leggere sul sito della Camera , anche se va detto che lo stesso deputato aveva presentato nel 2007 un testo analogo in cui questa specificazione era assente, fatto che procurò un’ondata di proteste molto forte e assai giustificata.
La zona grigia – Il comma 3, nel quale Levi ha esentato i blogger singoli dalla registrazione, non esaurisce, secondo i suoi critici, il problema. Si fa presente che poiché la registrazione sarebbe richiesta a chiunque realizzi con un gruppo di lavoro e con continuità dei profitti anche minimi sulla rete (con Google adsense c’è chi guadagna 100 euro al mese), questo aspetto potrebbe frenare lo sviluppo di tutta quella vasta “zona grigia” che sta fra il semplice blogging e i notiziari: le raccolte di contenuti tematici, si è detto perfino le “barzellette”. E si teme comunque che il peso deterrente dell’obbligo di registrazione finisca per pesare sulla forma d autoaggregazione libera che i blog intepretano.
Secondo lui il problema potrebbe essere serio se pensiamo a Movimenti come quello studentesco degli ultimi mesi:
Se non è ancora chiaro il problema, pensate a cosa sarebbe successo se il movimento degli studenti di queste settimane avesse dovuto porsi, prima di esprimersi, un problema di registrazione del blog. E in effetti – e questo è parere di questo blog che state leggendo – l’idea di inserire internet dentro una sistemazione generale dei media è bizzarra, votata all’insuccesso e potenzialmente pericolosa per la libertà di espressione in questo paese. Anche perché ormai i “mezzi” di internet non sono solo i blog: cosa fareste con i gruppi su Facebook o con twitter?
Anche per Zonasedna è difficile prendere una posizione precisa e ci spiega le sue perplessità e dubbi dei quali ne citiamo uno:
mi pare pure giusto che quei blogger che fanno i soldi con Google Adsense e, soprattutto, coi regalini dagli uffici stampa di canali televisivi o aziende commerciali che sponsorizzano nei loro post comincino a pagare le tasse. Se volete la lista di questi blogger in Italia ve la mando volentieri.
Pane Amore e Creatività racconta di aver letto di un blogger già condannato per il reato di stampa clandestina, ancor prima che la notizia di questo Decreto balzasse agli onori della cronaca:
Leggendo una rivista di computer sono venuta a conoscenza di una sentenza dell’8 maggio in cui un tribunale penale ha condannato un gestore di un sito internet per il reato di stampa clandestina. Per la legge 62/2001 c’è l’obbligo di registrazione in tribunale di qualsiasi sito internet (e quindi anche i blog), perchè vengono considerati un prodotto editoriale.
Sembra però che per non incorrere in questa condanna qualcosa si possa fare ad esempio: togliere gli header, le date di pubblicazione e aggiornare i i post senza una cadenza particolare (giornaliera, settimanale, mensile..).
Da una panoramica della blogosfera sembra che i sentimenti più diffusi siano lo sconcerto e la paura di doversi chiudere la bocca e la perplessità. E se da un lato “un’onda” di bit si muove contro, dall’altro ci sono un mucchio di blogger dubbiosi circa l’interpretazione dei singoli articoli.
In attesa di conoscere il nostro destino di logorroici della tastiera, chiudo ironicamente con le provocatorie parole di Zonasdena:
Una domanda, però, me la faccio: perché questo Riccardo Franco Levi si ostina, ad ogni legislatura, a proporre una legge contro i blogger? Che gli hanno fatto?
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