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Profughi climatici

Una delle prime conseguenze del cambiamento climatico è l’innalzamento dei mari. Ma quello che sembrava lo scenario di un futuro remoto, è già cominciato ad accadere, creando una nuova emergenza umanitaria.

Profughi climatici

Eravamo stati avvisati che la sparizione delle zone costiere sarebbe stata una delle prime e più vistose conseguenze del riscaldamento climatico. Ma in fondo sembrava qualcosa di incredibilmente distante, relegato nel futuro remoto di qualche film di fantascienza ambientato in un futuro postatomico dall’estetica vagamente steampunk.
Un conto è saperlo, un conto è vederlo succedere.E’ già successo, per quanto i mezzi di comunicazione ne diano raramente notizia. La prima di cui si è avuto notizia, a gennaio, è stata una piccola isola nel golfo del Bengala, di nome Lohachara . Piccola nemmeno tanto, dato che era la casa per diecimila persone.
Poi a giugno è stata la volta delle isole Kiribati, uno stato formato da 33 atolli nell’Oceano Pacifico.
Oltre centomila persone le abitano, e già negli anni scorsi le isole erano state sommerse dall’alta marea che aveva devastato campi e abitazioni.
A settembre l’emergenza si è spostata a nord, in Alaska. Newtok, un paesino di 320 abitanti, ha dovuto traslocare, perché case, abitazioni e uffici costruiti sul permafrost stavano crollando. Il permafrost è – era, a questo punto – composto da un sottosuolo perennemente ghiacciato e uno strato superficiale soggetto al gelo e disgelo stagionale. Ora anche il sottosuolo ghiacciato va sciogliendosi, e il terreno divenuto molle viene portato via dall’acqua dei fiumi e del mare, aggiungendo l’erosione all’instabilità.
Newtok non è che il primo di oltre 213 villaggi abitati da oltre novantamila persone che perderanno la propria casa per colpa del riscaldamento globale.
Arriviamo a novembre, e giunge la notizia che l’Indonesia sta preparando l’evacuazione di oltre 2000 isole. Scrive Blupianeta:

Alcuni governi sono scettici sul riscaldamento terrestre e al conseguente scioglimento dei ghiacci, ma l’Indonesia la pensa diversamente.

Il governo Indonesiano sta preparando un trasferimento di massa dei residenti d’isole che rischiano di scomparire nei prossimi decenni a causa dell’innalzamento dei mari. Esperti e ufficiali del governo, temono che circa 2000 isole saranno sommerse, tra il 2030 e il 2040, dall’innalzamento dei mari provocato dai mutamenti climatici.L’Indonesia ha oltre 17000 isole di cui circa 6000 popolate.

Ma non è l’unico paese a prepararsi all’esodo. Hanno avuto ben altra eco i preparativi delle Maldive, forse perché a differenza delle altre località citate sono metà abituale delle vacanze di un buon numero di turisti italiani. Scrive Figlio delle Stelle:

Le Maldive sono intenzionate a creare un fondo per potersi così comprare una nuova patria nel caso in cui l’oceano Indiano dovesse per davvero sommergere l’arcipelago, causa riscaldamento globale, come indicano molte previsioni. Lo ha dichiarato al Guardian il nuovo presidente Mohamed Nasheed.
Le Maldive, con la loro altezza media sul livello del mare di 1,5 metri, potrebbero essere infatti tra le prime vittime di quel cambiamento climatico che rischia di innalzare i mari in tutto il mondo.

Riporta la notizia anche This Planet is Wonderful:

Un campanello di allarme per le Maldive è suonato proprio questa settimana, a dimostrazione che il rischio di finire sott’acqua non è così remoto: un gruppo di 40 famiglie dell’isoletta di Ontong Java nello stato-arcipelago delle Isole Salomone, nel Pacifico, ha dovuto sfollare per sfuggire alle acque. Parte della loro isola, nella provincia di Malaita, è infatti già sommersa e inabitabile. Ed entro il 2015, secondo le previsioni, l’isola stessa ed alcune di quelle vicine spariranno del tutto nell’Oceano. Il governo di Papua Nuova Guinea ha accettato di accogliere i profughi nell’isola di Bougainville.

Proprio la questione dei profughi è uno dei punti più spinosi di questa emergenza ambientale. Qualche delucidazione la troviamo su Ecoblog:

Rischiano di diventare profughi ambientali. Ovvero sfollati e rifugiati per cause ambientali. E la cosa non è semplice, i profughi ambientali giuridicamente non esistono, e quindi non ci sono leggi o accordi internazionali che forniscano gli strumenti per assisterli a dovere.
Ad oggi si parla solo di rifugiati per motivi politici, semplificando. Ma con l’incombere dei cambiamenti climatici, questa “categoria” di persone aumenterò notevolmente di numero. Quanti siano e quanti saranno nessuno lo sa, ci sono stime di circa 20 milioni ora e 200milioni nei prossimi decenni. Ma nessuno lo sa perchè non essendoci una definizione, nessuno si prende la briga di contarli. Eppure sono persone che lasciano le proprie terre perchè oramai infertili e senza acqua, e cercano risorse naturali per sopravvivere altrove. Poi queste migrazioni forzate spesso portano a conflitti (come in Darfur). E noi ce ne preoccupiamo solo quando scoppia una guerra, forse.

Mentre le Maldive si preparano per il futuro, in Papua Nuova Guinea sulle isole Carteret si fanno i conti con una situazione già in corso, come racconta Blogeko:

Gli abitanti di delle isole Carteret, nel Pacifico, sono ufficialmente profughi climatici. Devono abbandonare le loro case. Il livello del mare si è alzato, ha inghiottito una parte della terra e rovinato i campi.
Le autorità hanno ora stabilito che i primi partiranno entro marzo. C’è anche un video che racconta la situazione di questi profughi.
Un uomo sintetizza così la situazione: quando ero un ragazzino la mia isola era grande. Ora che sono cresciuto, lei si è rimpicciolita.

Ma non sono solo i paradisi tropicali (ormai ex) a dover fare i conti con innalzamento dei mari ed erosione delle zone costiere. Presto il problema si presenterà anche per noi. Notizie funeste arrivano da Potsdam, in Germania, come scrive Cambiamenti Climatici:

I dati sino ad ora pubblicati nel rapporto del Panel Intergovernativo sul Mutamento Climatico (Ipcc) delle Nazioni Unite – presentato nel febbraio 2007 – sono inesatti, poiché non tengono minimamente conto di alcune variabili sino ad ora sottovalutate – rivelano i ricercatori tedeschi. “Dovremmo prepararci per un innalzamento dei livelli dei mari di un metro durante questo secolo” ha chiarito alla stampa internazionale il direttore del Pik, c; il centro di ricerche ha difatti rilevato un raddoppiamento e addirittura un triplicamento del tasso di scioglimento dei ghiacciai himalayani e della calotta della Groenlandia. Due terzi dei ghiacciai dell’Himalaya, secondo questo studio, hanno subito e stanno subendo pesantemente gli effetti del riscaldamento globale, fenomeno aggravato dalla “nube marrone” che avvolge l’Asia Orientale.

Delle conseguenze sull’Europa parla Inviato Speciale:

“Nei mari europei – si legge in una nota dell’Ingv – l’incremento del livello è più marcato che altrove, a causa dell’accelerato scioglimento della coltre nevosa e dei ghiacciai della Groenlandia, cosa che fa temere per l’Europa un maggiore impatto negativo”. Il tasso di aumento del livello delle acque rilevato dai satelliti artificiali è giunto alla media di 3,1 mm l’anno, con una crescita di ben 1,3 mm rispetto alla media calcolata sul secolo scorso.

Sembra quindi che il fenomeno che sembrava appartenere a un futuro lontano e romanzesco farà parte della nostra vita quotidiana molto prima di quanto avremmo mai desiderato.

Tag correlate: clima, ambiente

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