Liquida Magazine

Home » Attualità » I disabili e il lavoro negato

I disabili e il lavoro negato

Da sempre i rapporti tra la persona affetta da handicap e il mondo lavorativo risultano irti di barriere sociali, ostacoli burocratici e problemi di varia natura

I disabili e il lavoro negato

Oggi 3 dicembre il Corriere della Sera ha pubblicato un importante e interessante approfondimento di Umberto Torelli sul tema dei disabili e il mondo del lavoro in Italia.

L’articolo è disponibile sul blog di Torelli e ci sembra più che doveroso segnalarvene il contenuto e invitarvi non solo alla lettura ma anche alla diffusione del medesimo (qui l’articolo di cui è possibile scaricare la versione anche in formato PDF).

Il problema è più che mai di attualità, e da sempre i disabili si trovano a dover fare i conti con barriere sociali, ostacoli burocratici e un mondo del lavoro che non facilita per il nulla il loro inserimento e la loro crescita professionale.

Scrive Umberto Torelli:

Così per la persona affetta da handicap, o come suona meglio dire per il “diversamente abile”, al dramma delle limitazioni fisiche e psichiche si aggiunge la difficoltà di fare valere i propri diritti. Legittimi e sacrosanti, regolati dalla legge 68 del marzo 1999 che ha sostituito regolamenti, leggine e circolari vecchie di oltre vent’anni. Tra gli obiettivi della nuova normativa, oltre all’assunzione a pieno titolo in aziende pubbliche e private, è previsto che l’inserimento al lavoro del disabile miri a: «valorizzare le abilità residue e le potenzialità inespresse». Ma le cose nella pratica, funzionano diversamente.

Paradossalmente scopriamo che il primo ostacolo riguarda proprio la confusione nel definire la condizione “disabile” sia a livello italiano, che europeo. Le statistiche e i numeri non combaciano, i dati sono vecchi di anni, non aggiornati con una tempistica degna di un mondo regolato da computer e reti telematiche.

Osserva ancora Torelli:

Per avere informazioni aggiornate sul nostro paese bisogna consultare i dati Istat del luglio 2005, basati su rilevamenti dell’anno precedente. Ormai 4 anni fa. Le statistiche dicono che in totale nel nostro paese i disabili risultano 2,8 milioni. Pari al 4,8% della popolazione. Sempre la stessa fonte rileva che oltre 1 milione presentano disfunzioni motorie e il 60% del totale sono donne. Se però consultiamo il rapporto Eurostat (l’ufficio di statistica dell’Ue) sulla popolazione europea tra i 16 e 64 anni, quindi in età di una possibile occupazione, scopriamo che in Italia le persone disabili o affette da gravi malattie a lunga durata che ne limitano le capacità lavorative, salgono al 6,6% della popolazione. Oltre i 4 milioni. Una differenza non da poco.

Secondo Carlo Gulminelli vice presidente dell’onlus bolognese Asphi: “se poi ci addentriamo nella classificazione delle disabilità per l’inserimento nel posto di lavoro più idoneo, siamo di fronte a una Babele di suddivisioni e tipologie, specie per condizioni psichiche e mentali“.

Se trovare poi lavoro al Nord non è semplice, diventa ancora più problematico nel Sud e Isole. E la situazione non migliora una volta trovata l’occupazione in azienda. E non aiutano neppure nuove tecnologie e web.

Nel rapporto “Ict accessibile e disabilità”, realizzato lo scorso maggio dalla School of Management del Politecnico di Milano su un campione di 1060 aziende, si scopre che solo 1 azienda su 4 si preoccupa della completa integrazione del disabile. Con un’accoglienza e un inserimento adeguato, supportato da colleghi con mansioni di affiancamento. Le altre 3 aziende hanno il solo obiettivo di adempiere all’assunzione di legge. Senza mettere in atto politiche di inserimento ad hoc. Compreso l’utilizzo dell’informatica che in molti casi potrebbe rivelarsi un valido sussidio. Perché, spiega il professor Andrea Rangone, responsabile della ricerca: “le imprese tendono ad assumere persone con disabilità che non necessitano di usare strumenti hitech, con un approccio che possiamo definire di “dissoluzione” del problema». Dunque assunti, ma sottoimpiegati. Lontani da quanto sta scritto nella 68/1999 che enfatizza il passaggio del disabile: «da obbligo a risorsa attiva”.

L’indagine di Umberto Torelli prosegue qui. Leggete e diffondete.

Tag correlate: Disabili, handicap, lavoro

Post pubblicato da: Gabriele Lunati il 03 dicembre 2008 - 185 posts su Liquida magazine.

Sito web: http://www.liquida.it

Tags: , , ,

Scrivi un commento