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Dal blog alle librerie: Studio illegale

Un avvocato blogger, protetto dall’anonimato, da un po’ di tempo racconta con ironia abrasiva i retroscena della sua professione. E’ Duchesne di Studio illegale, che ora è diventato un libro

Dal blog alle librerie: Studio illegale

Metti un avvocato meneghino (lavora in un prestigioso studio legale) che si trova ad aprire un account su Splinder. Battezza il neonato blog Studio illegale e si fa chiamare Duchesne – con la “c” dolce, come tiene a precisare. Dal primo giorno mantiene uno stretto anonimato e protegge la propria identità.

Sono le 2:22 del mattino del 29 aprile quando Duchesne pubblica il primo post del blog. Breve, secco, conciso.
Chissà se era in ufficio, in quel momento, magari stravolto per una nottata passata seguendo i capricci di qualche cliente o del capo. O forse era impegnato a dirimere qualche questione di lana caprina, di quelle che solo gli avvocati possono comprendere.
Comunque sia andata, il suo primo post è eloquente, anche un po’ dark-apocalittico, e utilizza parole di questo tenore:

Avete mai sentito parlare di Bonelli Erede Pappalardo, Clifford Chance, Freshfields, Gianni Origoni Grippo, Chiomenti, etc.? Sono studi legali (“law firm”) di consistenti dimensioni, che assistono banche e imprese nelle più ricche transazioni (“deal”). A farne parte sono centinaia di professionisti, dai 23/24 anni in su, laureati con ottimi voti, buone competenze linguistiche e una discreta dose di ambizione e volontà.

I moderni schiavi.

Già da queste battute si intuisce il motivo della scelta dell’anonimato. Nel suo blog Duchesne racconta con dovizia di particolari e generose dosi d’ironia urticante la vita che lui e i suoi colleghi fanno quotidianamente nella law firm di cui sono dipendenti.
E’ una lettura da un lato amara, ma anche comica, come – in un certo senso – lo fu il Paolo Villaggio dei primissimi Fantozzi, in cui si faceva un impietoso ritratto di un’intera “classe” di lavoratori. E, non per niente, l’editore Marsilio si è accorto del grande potenziale di Duchesne, commissionandogli un romanzo in uscita il 4 febbraio (il titolo è – manco a dirlo – Studio illegale e merita senza dubbio la vostra attenzione: divertente, abrasivo, fluido e ritmatissimo).

Ma vediamo come la blogosfera parla del blog di Duchesne. Economia e finanza, ad esempio, lo descrive così:

Praticanti e professionisti, maniaci del Foro e delle clausole giuridiche, anche voi avete un blog. E di grande successo. Per sfogare le vostre frustrazioni, sputare la rabbia e le invidie che serpeggiano nel vostro studio legale, visitate studioillegale.splinder.com, il blog creato da duchesne che si definisce “un professionista serio”, ma che ultimamente non sta molto bene.Intervistato sotto pseudonimo da Italia Oggi, duchesne confida di conoscere e scrivere dei vizi e delle virtù degli studi legali più conosciuti d’Italia e dal 29 aprile 2007, giorno di nascita del blog, è diventato una celebrità, specie tra gli avvocati milanesi.

Comari & Compari lo segnala con parole lusinghiere:

E’ di un avvocato italiano che lavora in un grande studio legale, e descrive la sua giungla quotidiana con uno charme e un sarcasmo degno di pochi. Io lo trovo irresistibile

E – ancora – Ubuntista rimanda a Studio illegale, addirittura, per la descrizione della crisi economica:

Sulla crisi economica si è detto e stradetto… Ma alla fine, solo stasera ho trovato qualcuno in grado di esprimere ciò che penso con parole… sue :)
Studio illegale. Imperdibile.

Nel caso non vi bastasse quanto detto finora, abbiamo pensato di scambiare qualche battuta con Duchesne in persona, per indagare un po’ più a fondo su questo blogger/scrittore. Ecco come ha risposto alle nostre domande:

Blogosfera ed editoria tradizionale – ormai da qualche anno – si incontrano spesso e volentieri. Duchesne, pubblicando, ha coronato un sogno pre-esistente alla sua natura di blogger, o è accaduto tutto per caso?
In realtà, quando ho aperto il blog l’idea di un libro proprio mi era estranea; a dire il vero non so nemmeno dire bene cosa mi aspettassi. Ecco, la possibilità di pubblicare un libro è stato un sogno che mi è stato offerto e a me ha fatto parecchio piacere ricevere e provare a coronare. È strano, poi, perché non ho mai pensato di avere un particolare talento per la scrittura, cosa che qualche anno fa mi fu confermata da una decina di lettere di case editrici che rifiutavano un mio tentativo letterario…

Toglici una curiosità… ma le telefonate del tuo editore sono davvero state come le hai descritte nel blog o hai calcato un po’ la mano?
Eh, lì ho un po’ calcato la mano, alla Marsilio sono stati sempre splendidi. Diciamo che l’editore che ho raccontato è modellato su una certa persona, che quelle cose le dice davvero, proprio – come dire – convinto.

Domanda classica – pure troppo – ma di prammatica: come descriveresti in poche parole il romanzo Studio illegale?
Direi che sia il libro che il blog si riflettono bene nella descrizione che comparirà sul risvolto: “una tragicommedia piena di lavoro, di frustrazioni e di cravatte”. Aggiungerei di caffè, parecchi caffè.

I quadretti di “umanità deragliata” che dipingi nel blog e nel tuo romanzo sono esilaranti. Non temi che il tuo anonimato possa vacillare, con l’uscita del volume, se qualcuno dei tuoi colleghi si dovesse riconoscere in qualche ritratto o gag raccontata? Come reagiresti se ti identificassero?
Beh, ho sempre cercato di stare attento, fin dall’inizio, a rendere tutto il meno riconoscibile possibile, cambiando nomi, mischiando frasi ed episodi e descrizioni fisiche, rinunciando ad alcuni spunti un po’ troppo identificabili. Poi, alle volte, non mi è riuscito fino in fondo e mi è capitato di sentirmi dire: “ehi, guarda, a questo del blog gli è successa la stessa cosa tua”. Nel romanzo, poi, gli elementi autobiografici sono ancora più spiccati. Non so, credo che, se qualcuno si sentisse coinvolto in qualche personaggio o episodio, negherei, negherei assolutamente che lui/lei siano stati di ispirazione, direi che era un’altra persona, un altro tempo, un altro luogo. Mia mamma, ecco, con mia mamma credo avrei più difficoltà. “Dai, mamma, parlavo di un’altra, ehm, mamma”.

Vedi un futuro per studioillegale.splinder.com o il suo ciclo vitale potrebbe chiudersi con l’uscita del romanzo?
Magari non si direbbe, ma secondo me il blog è molto cambiato da quando è nato. Un po’ i post (i primi secondo me sono pessimi), un po’ lo stile e gli argomenti, un po’ il mio atteggiamento, un po’, soprattutto, i lettori, che sono stati la vera svolta e il vero motore. Penso che il romanzo potrebbe funzionare come un nuovo mutamento, spero positivo. Poi, c’è da dire che ogni nuovo post a me sembra sempre che sarà l’ultimo, ma questa è una sensazione che ho fin dall’inizio…

Leggi a abitualmente dei blog? Se sì, quali?
Confesso di non essere molto dentro la “blogosfera”, più che altro per ragioni di tempo. Comunque mi viene in mente lo Sgargabonzi,  un blog che, commenti compresi, secondo me potrebbe essere benissimo una rivista, e sarebbe la mia rivista preferita. Oppure Pataterna , un umorismo e uno stile completamente diversi dai miei, che io trovo davvero efficaci. E questo a voler tacere, per non fare sgarbo a nessuno, di diversi blogger che frequentano Studio Illegale e che seguo in silenzio, abbastanza regolarmente, visto che ormai è come se li conoscessi… e poi ho appena scoperto il mondo dei blog di cucina, una cosa incredibile, e giuro che non sono ironico, per dire, ci sono post con decine di commenti sulla salsa di porro, lo trovo magnifico.

Hai piani futuri per un altro romanzo… o un altro blog… o tutti e due?
Eh, sarebbe bello poter continuare. Alle volte ho delle idee, altre volte no; tutto sommato però il fatto di sapere che se ho da dire qualcosa posso sempre aprire un blog è, in qualche modo, eccitante, e anche consolante. E poi, nelle ore di lavoro, in fondo, qualcosa devo pur fare…

Tag correlate: Splinder, Paolo Villaggio, Fantozzi, crisi economica

6 Commenti a questo articolo

  1. massimo says:

    Gli ho scritto una volta in privato per chiedergli un consiglio ed è stato disponibilissimo. Sono contento per lui, se lo merita.

  2. PiccoloSocrate says:

    Un grande ! Ci vorrebbe uno di loro in ogni studio, azienda, ufficio, dipartimento, direzione generale, sede operativa, negozio, punto vendita, ricevitoria e caffè.

    Sarebbe tutto molto più reale !

  3. Sol-leks says:

    Non vedo l’ora di poter leggere il libro.

  4. bazu says:

    Comari&Compari ringrazia per la citazione, si accoda ai complimenti per la nascita del libro di “Studio Illegale” e saluta liquida magazine.

  5. ilaria says:

    davvero un grande libro!
    grazie per averlo scritto!

  6. Venerq says:

    Gli faccio tanti in bocca al lupo!!! :)

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