Asilo nido in Italia: pochi posti, tanti costi
Trovare un posto al nido è spesso una vera impresa. Per non parlar dei costi. Un recente studio ci dice – però – che in Italia anche i Comuni spendono cifre esorbitanti per mandare al nido i nostri figli… ma va ovunque così male?
Puntualmente ogni estate, sulla maggior parte dei quotidiani locali, compare una notizia dedicata agli asili nido delle nostre città: non è affatto facile, per un bambino (o meglio: per i genitori), aggiudicarsi il posto e sono moltissimi i papà e le mamme che devono ricorrere a soluzioni alternative durante l’orario di lavoro.
Un vero problema, considerando che ormai la norma vuole entrambi i genitori impegnati in un lavoro… e non tutti hanno l’enorme fortuna di poter contare su nonni e nonne – per i motivi più svariati, non ultimo la lontananza.
E’ di recentissima uscita uno studio Anci condotto sugli asili nido italiani che delinea il quadro nazionale.
Su Soldiblog leggiamo qualche dato in proposito:
Con un costo medio di 15 mila euro annui a bambino l’asilo nido italiano si posiziona in cima alla classifica europea dei più costosi, sebbene ci siano differenze enormi tra comune e comune. Di massima comunque si può dire che ci siano lungo tutto lo Stivale pochi posti e a peso d’oro, secondo quanto rilevano le statistiche. In parte la colpa è imputabile alle incongruenti linee politiche dei vari governi succedutisi. Rimane il fatto che sebbene l’obiettivo per il 2009 sia quello di raggiungere una copertura del 15% della domanda siamo attualmente piuttosto lontani dalla meta.
Anche Napoli Cronacacity riporta la notizia, sottolineandone gli aspetti politici:
È sempre stato uno dei pezzi forti della propaganda politica. Da che mondo è mondo, quale ministro o politico non ha promesso un impegno straordinario per gli asili nido? Nel 1997 il ministro della Solidarietà sociale Livia Turco annunciò la riforma. Otto anni più tardi Grazia Sestini, sottosegretario del governo Berlusconi, rivendicò polemizzando con il segretario dei Ds Piero Fassino un aumento monstre «da 140 mila a 240 mila» del numero dei piccoli ospitati dagli asili nido. L’anno seguente Romano Prodi promise che nella sua legislatura avrebbe «raddoppiato i posti». Antonio Bassolino, presidente della Campania, regione nella quale gli asili vanno cercati con il lanternino, proclamò nel 2007: «Vogliamo raggiungere l’obiettivo di un asilo nido ogni ventimila abitanti». E un mese prima delle elezioni del 2008 l’ex ministro Rosy Bindi insisteva: «Entro il 2009 la copertura della domanda di asili nido raggiungerà il 15%».
Promesse e buoni propositi si sono tuttavia sempre scontrati con una dura realtà, che rende ancora attualissima la conclusione dell’indagine voluta nel 1984 dall’allora ministro Costante Degan: «La massima parte degli asili nido è concentrata nell’Italia centro settentrionale mentre una carenza si registra nelle Regioni meridionali e insulari. Motivo di preoccupazione è poi l’elevato costo di gestione dovuto sia alla parcellizzazione degli acquisti per vitto e materiali di consumo sia al mantenimento di personale spesso più numeroso delle necessità».
Mammamia parte dallo stesso articolo del Corriere della sera per raccontare la sua esperienza e fare qualche riflessione generale:
Centoventunesimi in graduatoria per gli asili comunali (pochi e limitati) vuol dire restare fuori dal giro dei 75 bambini che hanno avuto la fortuna (bisogna pensarla così…) di essere stati presi. Se dovessi spiegare alla bambina come vanno le cose, dovrei dire: sei troppo ricca o sei troppo poco povera, perché qualcuno ci aiuti? Praticamente ci si sente bocciati in partenza, prima ancora di essere mai stati promossi. Ecco perché non posso parlare bene delle strutture pubbliche per bambini di età prescolare e, soprattutto, non posso che piangere miseria; visto che come tanti altri genitori concittadini sono costretta a erogare al nido privato una retta mensile poco giustificabile. Ok, in tanti stanno peggio. E’ vero.
Mamme nella rete confida nelle promesse del Ministro alle Pari Opportunità per agevolare il rientro al lavoro delle madri:
Ed è proprio questo che il ministro Carfagna ha promesso davanti alla commissione Affari e costituzionali e Lavoro, dichiarando che sta studiando incentivi al lavoro part-time, incentivi all’assunzione di personale femminile per piccole e medie imprese, e cosa più importante di tutte l’aumento dei posti nido, in cui al momento solo 10 bambini su 100 riescono a trovare posto nelle strutture del territorio, a differenza di altri paesi europei, come ad esempio la Danimarca in cui la proporzione è 50/100 e la Francia con 35/100.
Ma sono le storie personali che raccontano una situazione a volte preoccupante. Il blog Ciampino pubblica la lettera di una mamma, esemplare in questo senso:
Quando mio marito ha chiamato il comune gli è stato detto “guardi che sua figlia (visto che è tra i semidivezzi) è presente in graduatoria quindi le arriverà il telegramma”. Ok, non ci siamo più preoccupati per noi era stata presa al comunale, era tutto sistemato. I primi di agosto ancora non era arrivato nessun telegramma, quindi per precauzione sono andata a chiedere al comune cosa era successo e mi è stato risposto “certo…sua figlia come tutti gli altri risulta in graduatoria, ma noi prendiamo meno bambini” Ora io mi chiedo dalla graduatoria che vi ho allegato si capisce che prendono meno bambini????… e secondo voi dal regolamento di ammissione all’asilo nido come avrei dovuto capire che prendevano meno bambini di quanti erano nella graduatoria?????….io non lavoro nell’asilo nido o al comune!!!!! Comunque ho telefonato al comune per reclamare il fatto e mi è stato detto che ne avrebbero tenuto conto del fatto che secondo me sulla graduatoria avrebbero dovuto scrivere quanti bambini venivano presi, almeno un numero approssimativo, e infatti!!!!
A onor del vero, esistono anche casi esemplari come quello del Comune di Spoleto che ha recentemente quasi azzerato le liste d’attesa (fonte: Tuttoggi.info):
L’obiettivo di avere “un nido per tutti” è praticamente raggiunto. E’ l’assessore comunale alla formazione Patrizia Cristofori a fare il punto su quanto promosso dall’amministrazione comunale da questo punto di vista e su come sono stati raggiunti gli obiettivi.”In questo anno spiega la Cristofori – i servizi comunali presentano complessivamente una disponibilità di 117 posti articolati nelle tre sedi di via Martiri della Resistenza (55 posti), via di Villa Redenta (38 posti) e San Giacomo (24 posti), a cui vanno aggiunti ulteriori 66 posti di asilo nido e 26 posti di sezioni primavera presso i servizi privati autorizzati che sono complessivamente 5, di cui 3 asili nido “Città Domani” gestito dalla Coop. Soc. Il Cerchio, “Il Nido delle Piccole Api” gestito dalla Coop. Soc. Nido d’Ape e “Favolandia” gestito dalla Coop. Soc. D.P.L. e due sezioni primavera “Città Domani” gestita dalla Coop. Soc. Il Cerchio e “Bambin Gesù” gestita dalle suore dell’Istituto Bambin Gesù”.”I numeri citati sono il risultato di un complesso lavoro di riorganizzazione ed ampliamento dell’intero sistema pubblico-privato, iniziato tre anni fa dopo l’emanazione della legge regionale n. 30 del 2005 e coordinato dal Comune di Spoleto per l’intero ambito territoriale n. 9, che ha permesso di costruire un sistema di qualità, di prevedere l’incremento di 15 posti presso i servizi pubblici e di nuovi posti presso i privati e di rispondere pressochè totalmente alla domanda da parte delle famiglie con bambini in età compresa tra 0-3 anni”.“Ad oggi infatti – ha tenuto a sottolineare l’assessore Cristofori – le liste di attesa per i servizi comunali sono praticamente azzerate contando complessivamente solo 8 bambini. In questo modo è stato portato a compimento il progetto messo in campo dall’Amministrazione comunale, denominato un Nido per tutti, che ha caratterizzato l’attività legata ai servizi della prima infanzia”.Accanto all’obiettivo primario dell’ampliamento della ricettività dei servizi per l’infanzia, fin dallo scorso anno l’Amministrazione comunale ha anche lavorato affinché fosse possibile garantire un’estensione oraria degli asili nido comunali per soddisfare le esigenze delle famiglie che avevano bisogno di servizi più “lunghi”. Già nell’anno educativo 2007/08 abbiamo aumentato di 1 ora al giorno l’orario di apertura di due servizi, riuscendo quest’anno a concentrare le domande di “nido corto” a Villa Redenta, che infatti chiude alle 14.00 e convogliando tutte le altre verso gli asili di viale Martiri della Resistenza, che chiude alle 16.30 e di San Giacomo che chiude alle 17.00″.
Anche in Toscana – a quanto scrive il Reporter – la situazione sembra abbastanza positiva:
4,4 milioni di euro investiti per l’infanzia: un taglio deciso alle liste di attesa grazie all’erogazione di 921 nuovi voucher, 11 nuovi nidi e 1238 posti in più. Questi i numeri della Toscana per i più piccoli. Fra le novità anche quattro asili aziendali per le mamme che amano avere i propri figli vicini al lavoro.
Secondo Pensieri Convulsi, la colpa di tanti servizi che non funzionano è di strategie politiche non lungimiranti:
La politica economica italiana degli ultimi 10 anni può essere racchiusa in due nomi, Bonus e tessera.
I Bonus per il bebè e la tessera per la spesa….. da Berlusconi a Prodi la strategia è sempre la stessa, non riforme strutturali ma mance, atti di carica….. gli inglesi in tempi di crisi tagliano l’iva, i francesi invece che darti il regalino per un figlio appena nato ti danno asili nido e bassi costi scolastici… i tedeschi (vedi Report di domenica) ti danno servizi efficienti e a basso costo… i nostri danno tessere e Bonus…
La spesa eccessiva e la gara per aggiudicarsi il posto sembrano però non essere le sole cause di “stress da nido” per i novelli genitori. Bravi Bimbi mette in campo anche la questione orario, che non sempre è adeguato alle reali esigenze professionali di mamma e papà:
Tempo fa vi avevamo scritto dell’iscrizione di Rebecca all’asilo privato, poichè a quello pubblico non ci avevano accettato.
Oggi la sorpresa, è venuta Stefania, una simpatica educatrice che avrebbe dovuto accogliere Rebecca nel suo gruppo di bimbi.
Avrebbe? certo, avrebbe. L’asilo è aperto dalle 8 del mattino, fino alle… indovinate un pò. Tu mamma che lavori, fino a che ora immagini che possa rimanere aperto? Un servizio ben retribuito, ben 620 euro al mese, nato e creato per incontrare le esigenze delle donne, famiglie che lavorano. Donne e famiglie che magari hanno i parenti lontani che non possono donare il loro aiuto. Semplice fino alle 17, ovvio. E io come faccio? Con le ore di allattamento esco alle 16, ma da dicembre in avanti? Esco alle 18.Non mi posso moltiplicare come i gremlins, e nemmeno barbapapà. I nostri soprannomi lo spiegano, al massimo ci trasformiamo. E quindi? La divina provvidenza, dicesi anche discreto culo, ci è venuta incontro.
Venerdì ci ha chiamato un asilo pubblico, si è liberato un posto! Certo è scomodo, bisogna prendere i mezzi, uscire prima, fare le scale con il passeggino. Però non abbiamo alternative, i nostri lavori non ci permettono un orario elastico e nemmeno un part time.
Speriamo davvero che la situazione migliori in tutto il Paese: andare al nido spesso è una bellissima esperienza per i bambini che imparano a stare con gli altri e vivono esperienze che la famiglia non può dare.
E, per chiudere con un briciolo di ottimismo, vi racconto la mia esperienza personale: a noi è andata benissimo, paghiamo una rata adeguata al reddito e nostra figlia frequenta un luogo pieno di armonia. Stimo il personale e da questa esperienza stiamo imparando tutti tantissime cose.


luglio 28th, 2009 at 18:31
Da qualche settimana sto raccogliendo informazioni per aprire un micronido in Lombardia: max 10 bambini (forse 12, devo ancora capire bene la faccenda del 20% in più in deroga rispetto alla norma), formalità abbastanza limitate, tempi di apertura discretamente rapidi.
Un solo problema, visto dal punto di vista dell’imprenditore che avvia un’attività di questo genere: ma se posso tenere 10 bambini a, diciamo, una retta massima di mercato di 750 – 800 euro(che è tantissimo!!!) per il tempo pieno di 10 -11 ore di copertura del servizio, incassando un max di 88 mila euro (su 11 mesi di apertura)e se devo pagare 3 dipendenti, 2 educatrici e una terza che faccia cucina e pulizie, con l’affitto mi vanno via grosso modo 85 mila euro l’anno (ovviamente i dipendenti non si possono far lavorare 11 ore al giorno, c’è l’obbligo della compresenza per tutto l’orario, i contributi e le imposte vanno pagati, se un dipendente prende 1.100 euro netti al mese per 13 più il TFR ne costa 2100 al mese all’azienda).
E non ho ancora pagato bollette, cibo, pannolini, arredato i locali, tinteggiato…. per non parlare del lavoro non retribuito di chi il nido lo amministra.
Ma se voglio fare le cose in regola, rispettare i contratti nazionali di lavoro, far lavorare le persone senza spremere straordinari non riconosciuti o contratti aprogetto farlocchi…. non ci sto nei costi!!!!!!!!!
agosto 21st, 2009 at 15:08
Salve
l’argomento è molto importante e di attualità. Come portale dedicato agli asili nido in Italia, siamo interessati ad avere opinioni e segnalazioni in merito . Invitiamo dunque gli asili nido e gli operatori del settore a registrarsi al sito http://www.asilinido.biz in modo da poter in futuro organizzare progetti assieme ad altre migliai di operatori.