Facebook: nei guai infermiera che pubblica foto dei pazienti
Il social network ancora al centro di polemiche per i comportamenti di certi utenti: ora è il turno di un’infermiera che ha messo on-line foto di pazienti dell’ospedale Le Molinette di Torino
La creatura di Mark Zuckerberg sta attraversando un periodo piuttosto tormentato: prima le polemiche sul seno materno censurato, poi quelle sui gruppi di fan di Riina, Provenzano & c.; ora tocca alle infermiere che scambiano il Pronto Soccorso per una sorta di ospedale da campo in stile M*A*S*H e decidono di alleviare lo stress da lavoro con foto di sapore goliardico.
I fatti sono di alcuni giorni fa; per sapere cosa è successo siamo andati sul blog di Facebook-Italia, dove troviamo un articolo del quotidiano La Stampa, che descrive l’accaduto:
«Son ciucco perso». Le infermiere alle Molinette ridono, accanto all’uomo in barella ubriaco fradicio. Qualcuno sfodera il telefonino dalla tasca e «clic», scatta. Un attimo, un ritocchino sul computer, e la foto è online. Impazza su Internet, l’Hospital-Facebook-mania. Medici e infermieri si iscrivono e si scrivono. Si fotografano e si mettono in vetrina sul sito più famoso del momento. Ma tra un commento e l’altro, tra una foto e l’altra che finisce in rete, la trappola è in agguato. Esagerare è un attimo. E on line può finire il cattivo gusto. Peggio: l’offesa.
A pagarne le conseguenze un’infermiera, che ha ricevuto dieci giorni di sospensione del servizio per aver pubblicato le foto incriminate; leggiamo su cronaca 24:
Un’ infermiera, Antonella Montaldo, appassionata di Facebook ha avuto un’ idea originale: pubblicare le foto dei malati che arrivavano al pronto soccorso in maniera ironica, cioè occultandone il visto e scrivendoci sopra delle frasi spiritose, così, giusto per farsi due risate.
Il gruppo sul social network era denominato Pronto Soccorso and friends, e nonostante fosse gestito dalla signora Montaldo, pare non essere l’ unica responsabile del suo funzionamento. Alcune delle sue colleghe che appaiono (con il volto oscurato) nelle foto erano ugualmente responsabili di questa trovata, in quanto facenti parte del gruppo e complici del misfatto. Immediatamente le pagine di Facebook del gruppo sono state oscurate mentre quella personale l’ infermiera l’ ha cancellata volontariamente. Adesso, insieme alle sue colleghe, è stata deferita alla commissione disciplinare.
Finora l’ unica condanna ad essere stata emessa è stata proprio per lei, e cioè 10 giorni di sospensione, ma siamo sicuri che le altre infermiere non la passeranno liscia. Infatti la posizione delle altre è piuttosto complicata. Tutta la giornata di ieri è stata passata a tentare di riconoscere le infermiere coinvolte, e molte di esse si sono dette stupite della vicenda, in quanto non sapevano di essere state fotografate, o comunque non avevano dato l’ autorizzazione alla pubblicazione su internet. Su questo indagheranno anche gli ispettori del garante sulla Privacy, oltre che la Dea e la commissione interna dell’ospedale.
Commenti dei blogger e di chi scrive sul web? Un bel po’, e molto critici; Facebook è un bel giocattolo, è un’iniziativa che piace e comportamenti come questi, ritenuti (con qualche ragione) sconsiderati, possono dare aria alle trombe di chi vorrebbe che il social network fosse regolamentato, controllato, censurato.
Bafan the Original scrive, su I graffi di Bafan:
L’importante è esserci, ma non solo!
Il passo successivo è emergere, mostrarsi!
Non si capirebbe altrimenti l’immane necessità di caricare tutte le proprie foto prima di scrivere anche una sola riga decente di presentazione
E’ la sbornia mediatica di oggi!
Milioni di persone in tutto il mondo che stringono amicizie con gente che nemmeno conoscono, che mostrano al mondo se stessi, “taggandosi” a vicenda e mettendo a nudo se stessi per strappare un angolo di vita nel mondo del web!
Non mancano personaggi limite, riscontrabili in tutte le piattaforme citate, che colgono l’occasione per mostrare quanto la sbornia porti con sé atti di poco gusto e situazioni paradossali, tipiche di bambini in età prescolare più che di persone adulte!
La vicenda, al di là delle questioni puramente etiche ed estetiche, ha anche dei risvolti penali; stiamo infatti parlando di violazione delle leggi che tutelano il diritto alla riservatezza di ognuno di noi. Scrive Roberto, su Truffe in rete e tutela consumatori:
Oggi, intanto, il pronto soccorso dell’ospedale riceverà la visita degli ispettori del Garante della Privacy. Seguono a ruota quelli del procuratore vicario di Torino, Raffaele Guariniello, che oggi ha aperto un fascicolo. L’ipotesi di reato, al momento formulata contro ignoti, è di violazione della privacy.
Il problema, infatti, non riguarda solo l’uomo stordito fotografato sulla barella, ma anche altre persone, le immagini delle quali sono finite sul Web senza che loro lo volessero.
Scrive Emanuela Zerbinatti in Arteesalute:
A chiedere giustizia non sono però solo le istituzioni. Molti, in pronto soccorso alle Molinette, si sono dissociati dalle colleghe e alcuni medici e altri operatori minacciano querele per essere stati ripresi e messi online senza il loro consenso. Per alcuni infatti le immagini pubblicate dai vari quotidiani sono risultate vere e proprie sorprese in cui loro apparivano dediti alle loro attività nel luogo di lavoro senza aver mai saputo di essere stati ripresi.
Nello stesso articolo, subito dopo il paragrafo appena citato, si espone anche un altro punto di vista. A questo proposito passiamo la tastiera a Massimiliano Gentile e leggiamo il suo post su Rassegna Stampa quotidiana sugli Alcoolici, nel punto dove riporta un articolo di Cesare Martinetti su La Stampa:
Guardate bene la fotografia di quell’infermiera delle Molinette che ridacchia accanto alla barella di un uomo seminudo e inerme. Guardate quella smorfia di sorriso, osservate il compiacimento di quello sguardo, l’esibizione del potere in quelle braccia larghe e come piantate in minaccioso rimprovero al pover’uomo.
Guardatela bene perché quello sguardo e quei gesti li abbiamo già visti in altre fotografie eruttate anche loro da Internet, non c’era ancora Facebook, ma fa lo stesso. Erano le foto di Abu Ghraib, l’infame prigione di Baghdad, dove la soldatessa Usa Lynndie England si era fatta fotografare da e con il suo fidanzato. Anche lei sorrideva, aveva una sigaretta che le pendeva dalle labbra, teneva le mani come se impugnasse un mitra e fingeva di sparare su un altro uomo inerme, seminudo, un prigioniero.
Certo che le due situazioni non sono paragonabili e se le mettiamo vicine è solo per esasperare il confronto e provare a ragionare. Sappiamo che il lavoro delle infermiere si svolge in condizioni difficili, spesso estreme.
Nica, su Il dire e il fare, riporta le parole del direttore generale dell’ospedale:
Il direttore generale dell’ospedale, Giuseppe Galanziono, ha commentato con amarezza l’episodio disdicevole scaturito dalla inadeguatezza dei dipendenti.
”Ad ogni dipendente -ha detto- al momento dell’assunzione viene consegnato il codice deontologico e quello di disciplina e vengono anche fatti corsi di informazione, ma contro l’imbecillità non c’è legge che tenga”. Sacrosante parole.
Ancora Massimiliano Gentile, questa volta su Emergenza alcolismo, riporta un’intervista rilasciata dall’infermiera a un giornalista de La Stampa; ci sembra giusto ascoltare anche le sue parole:
Antonella Montaldo, l’infermiera delle Molinette che ha «caricato» su Facebook la foto dell’uomo ubriaco in pronto soccorso, vorrebbe l’anonimato. Ma il suo nome è sotto diverse immagini finite sul più famoso sito del momento. E tutti, in ospedale, parlano di lei. Inutile nasconderne l’identità.
Come le è venuto in mente di pubblicare l’immagine commentata di un paziente in sala visita?
«Credevo che nessuno potesse vederla, oltre ai miei “amici di Facebook”, quello che ho selezionato».
Sbagliato. E comunque non è una giustificazione.
«Deve essere colpa di un hacker che l’ha rubata dal mio profilo e l’ha pubblicata. Mi ricordo di averla tolta, alcuni giorni fa. Hanno leso la mia privacy».
Sosterrà questo, in commissione disciplinare? Sarà la sua difesa?
«Dirò semplicemente che ho sbagliato e chiederò scusa. Non c’è altro da aggiungere. E poi non ho fatto nulla di nascosto: altri, in ospedale, sapevano che scattavo foto, e altri sapevano che mettevo anche quell’immagine su Facebook. Chiedo scusa davvero, a tutti. Io lavoro alle Molinette da quindici anni, mi reputo una brava infermiera, non ho mai ricevuto un rimprovero né un richiamo ufficiale. Mai una denuncia. Mi creda, sono brava».
Lasciamo la chiusura a Marilena De Giorgio che, su Torino 2.0, così conclude un post dedicato alla vicenda:
Facebook serve per lavorare! In alcuni casi è vero. In alcuni, non in tutti, ci viene da dire.
Tra quattro mesi la commissione incaricata di indagare sulla vicenda chiuderà i suoi lavori.
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giugno 25th, 2009 at 12:18
…è stata una leggerezza della signora,la quale inoltre ha reso irriconoscibili i volti dei malati…qua non siamo di fronte al caso di Papa Pacelli morente,molto più eclatante;non si tratta di ridere delle malattie come ora i giornalisti vogliono far pensare,anche perchè c’è malattia e malattia…..e un alcolista non lo reputo un malato almeno fino a quando non ha sviluppato conseguenze più gravi di un semplice giramento di testa…….a chi,vedendo una persona con l’ingessatura da frattura dell’omero nn viene almeno da sorridere…….sono circostanze simpatiche,ma non che uno voglia ridere dell’altro!!!…è stata una leggerezza e basta.E’ ingiusto fare adesso dei moralismi su di un capro espiatorio;secondo me è molto più grave fare delle foto ad un morto(incidentato….o ucciso…con tutta la drammacità della situazione,il sangue…)e pubblicarle in tv o sui giornali;quello sì che è “vilipendio di cadavere”,è un reato in quanto manca di rispetto alla dignità dell’uomo come persona,e nessuno lo dice; quanti giornalisti smettono di lavorare per questo???…o vengono sospesi???vi risulta????a me no…..quindi non stiamo a fare i moralisti(come con Pantani,che hanno ucciso i giornalisti dopo che assumeva EPO,che altro non è che eritropoietina,…e tra l’altro un ematocrito può essere normale fino a 50 nell’uomo,ma l’ignoranza delle persone fa brutti scherzi…fino ad uccidere).Qui bisogna dire alla signora:”tolga le foto da facebook,non lo faccia più e torni a lavorare”.Ps:sono uno studente di medicina