Il cioccolato è… d’autore
Stanchi di poter scegliere solo tra al latte, fondente, bianco o con le nocciole? Provate la cioccolata secondo i designer: un piacere per gli occhi oltre che per il palato.
Il cioccolato non è un cibo come gli altri: evoca significati che vanno al di là del palato.
Può essere il sogno infantile incarnato dalla fabbrica di Willy Wonka, la meravigliosa creazione di Roald Dahl; può essere il cibo consolatorio per eccellenza, rifugio preferito per il malumore di ogni eroina di chick-lit che si rispetti; oppure può evocare atmosfere di raffinati piaceri da vecchi sibariti.
Se i cioccolatini Godiva non vi danno più quel brivido di una volta e una tavoletta di Venchi vi sembra troppo vecchio stile – ma volete ancora il piacere del cioccolato d’eccellenza – potete contare sui designer… che hanno ripensato la cioccolata come un piacere per gli occhi oltre che per il palato.
Su Designerblog non c’è che l’imbarazzo della scelta: dai cioccolatini Mori Ex Cacao da 25 dollari al pezzo, alle grafiche minimaliste che decorano Ococoa, la linea di cioccolatini di Diana Malouf e Jin Patisserie di Kristy Choo alle tavolette di Sissi Edholm e Lisa Ullenius che avrebbero fatto la gioia di Aalvar Alto.
Per i veri edonisti del cioccolato esistono anche locali dove indulgere nel proprio vizio in maniera raffinata:
Un boudoir dove abbuffarsi di cioccolato lontano da occhi indiscreti. Se l’è inventato a Brighton un “Bar du Chocolat” dal nome impossibile, Choccywoccydoodah, che annovera tra le sue specialità ghiotte delicatessen preparate secondo un’antica ricetta di famiglia. Ovviamente segreta, ad eccezione della materia prima impiegata, cioccolata belga al 100%.
La trovata è geniale, visto che gli scrupoli salutistici rendono oramai socialmente attaccabili anche le scorpacciate di cioccolato. La sala, un intimo e decadente spazio affrescato che rivisita in maniera kitsch lo stile dei boudoir Arts&Crafts, è prenotabile a 200 sterline per un massimo di dieci persone.
Ma le curiosità non finiscono qui, poiché anche le prelibatezze assumono una forma inconsueta: tutte le lavorazioni, infatti, vengono scolpite ad immagine e somiglianza degli oggetti più impensabili, dai teschi alle scarpe con tacco a stiletto.
Alla stessa estetica di connubio tra la gola e l’eros si ispira anche il cioccolato che è possibile acquistare da Angélique Devil, di cui scrive Pinkblog:
Non è il solito negozio fashion che espone love toys perchè ultimamente fa figo, Angélique Devil è un concept store di lusso appartenente alla sfera erotico sensuale. Ad accoglierci la mente, la Regina Maria Letizia Giordani che ci ha fatto da guida attraverso questo piccolo salotto di piacere.
Musica soft sensuale, essenze profumate che ti avvolgono e il gioco ha inizio. Lingerie selezionatissima, proveniente soprattutto da Francia e Inghilterra come Enamore, Ophelia Fancy, Late Chocolate, Fleur T, Janet Reger, What Katie Did, Lascivious e La Sultane de Saba, che troverete nei prossimi giorni approfonditi su Fashionblog.
Accattivante ed eccitante l’angolo dei prodotti cosmetici, con gli oli da massaggio, la candela al cioccolato per bollenti colate sul corpo (mangiabile!)
Di tutt’altro tenore il lavoro di Mary&Matt su Think Big Chief:
Se la vita di ufficio vi appiattisce tra grafici noiosi e inutili, fatevi questa ‘Chocolate Pie Chart‘ costituita dal 70% cioccolato al latte, 20% fondente e 10% bianco.
Per i virtuosi della grafica c’è la cioccolato tipografica su LS graphic Design:
La tradizione olandese prevede che i bambini (e non solo) ricevano in dono l’iniziale del proprio nome in cioccolata per Sinterklaas, la versione locale di Babbo Natale (un vescovo spagnolo che arriva in Olanda su una nave a vapore accompagnato dall’aiutante Zwarte Piet, Pietro il Nero). Generalmente le lettere di cioccolata sono abbastanza bruttine, quindi perché non realizzarne di nuove all’interno del corso? Ovunque le lettere siano implicate, il typedesigner risponde! Di seguito un piccolo manuale fotografico su come realizzare le matrici in plastica e fondere il cioccolato, dotati semplicemente di un po’ di manualità, un forno, un fornello e un’aspirapolvere.
C’è chi ha pensato un’intera linea di arredamento dedicata al piacere della degustazione. Non a caso l’idea è di un giovane designer, Andrea Vecera, nativo di Torino, città che ha alle spalle una tradizione di lungo corso in fatto di cioccolato. Scrive Architettura e Design:
primo premio al concorso Food Design Choc-a-porter con il progetto Lo scrigno di Giacometta.
Quest’ultimo progetto ha un design che rievoca in chiave contemporanea lo stile barocco e le forme golose dei celebri gianduiotti. Un carrello per mostrare e servire cioccolata, ma soprattutto degustare uno dei prodotti più caratteristici del Piemonte, il cioccolato appunto. “Lo scrigno di Giacometta” ( il nome si riferisce al leggendario Gianduiotto che Gianduia donò a Giacometta) è un carrello estremamente flessibile, gambe e teca sono infatti smontabili per agevolare il trasporto e, grazie alla larghezza ridotta, è possibile maneggiarlo con facilità anche tra un tavolo e l’altro o negli spazi più stretti.
E’ pensata per la fondue di cioccolato il set di Jakob Wagner su Style Blog:
Questo set per la fonduta di cioccolato creato dal designer Jakob Wagner rievoca la forma di una comune tazza per il tè. In realtà, nella parte sottostante rimane accesa la fiamma che mantiene calda l’appetitosa fonduta. Le forchettine servono per intingere la frutta nel cioccolato. Mmmmmhhh!
E’ invece un progetto da ingegneri del cioccolato quello di Tcho, di cui racconta Italia Indipendent:
Quelli di TCHO sono partiti dall’osservazione che nel mercato del cioccolato c’è molta confusione e il consumatore spesso si muove con incertezza, non esperto e poco edotto sulle caratteristiche di questo alimento. Il cioccolato viene sostanzialmente prodotto e commercializzato in modo poco evoluto, senza informazioni e “cultura” su come e dove viene realizzato, perciò il consumatore tende a rimanere distaccato. L’obiettivo è quindi quello di fare ciò che è successo al caffè in questi ultimi anni, ma con ambizioni e innovazioni più interessanti.
TCHO parte dal processo di reperimento della materia prima con un’analisi e una dettagliata classificazione dei semi, un metodo per mappare i sapori, una tecnologia di sensori di temperatura che garantisce un processo di solidificazione omogeneo, un sistema di video monitoring sull’intero processo produttivo e standard di processo qualitativo ben definiti. Da qui vengono realizzate confezioni da 50 grammi – con un bel packaging acquistabile per il momento solo in rete – denominate “beta” per essere testate direttamente sul campo.
Se poi oltre ai piaceri del palato voleste aggiungere quelli dell’intelletto, Marista Urru propone il libro che fa per voi:
Conoscere il cioccolato
Pensate che il cioccolato fondente sia per intenditori e quello al latte sia di qualità inferiore? Il cioccolato svizzero è veramente più buono? Pensate che “Godiva” sia davvero “Il migliore cioccolato del mondo”? Sapevate che l’85% del cioccolato prodotto in tutto il mondo è fatto con la stessa varietà di cacao, che poi è quella di qualità peggiore? Questo è un libro che spiega qual è il cioccolato buono e quello meno buono, da cosa dipende la qualità a partire dalle varietà sino alle modalità di lavorazione.
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