Intolleranze alimentari: cosa sono e come fare?
Colpiscono un numero sempre maggiore di persone:mal di testa, problemi respiratori e stanchezza possono esserne i sintomi. Ma come riconoscerle e prevenirle? Qualche consiglio dalla blogosfera
Sempre più persone in Italia ne vengono colpite, spesso senza saperlo: le intolleranze alimentari sono una delle cause principali di mal di testa, gonfiore e problemi respiratori.
In alcuni casi, se trascurate troppo a lungo, possono diventare il meccanismo che innesca disagi fisici di altra natura; non sottovalutiamole, prendiamoci cura della nostra salute partendo dal cibo e ci sentiremo più forti, affrontando meglio i malanni di stagione e lo stress della vita quotidiana.
Ma quali sono le cause delle intolleranze alimentari?
Secondo Salute Noi blogger stanno cambiando troppo rapidamente le abitudini:
Tra alimentazione scorretta, stile di vita fast food, abuso di farmaci e ritmi di vita sempre più stressanti e frenetici le intolleranze alimentari potrebbero diffondersi davvero a macchia d’olio. Tutti, ma proprio tutti siamo soggetti a rischio.
Infatti non esistono cause dirette che le provocano. Spesso l’origine è genetica, soprattutto per le intolleranze più diffuse e più gravi. Ci sono però molti fattori che ne favoriscono lo sviluppo. A partire dall’abuso sempre più diffuso di farmaci, come gli antibiotici che alterano la flora batterica. Poi ci sono tutta una serie di comportamenti sbagliati, derivanti da uno stile di vita sempre più comune e sempre più accettato. Alimentazione ripetitiva con cibi sempre uguali, con cibi conservati e congelati, scarsa assunzione di acqua, sono tutti elementi che disabituano il nostro corpo a certe sostanze contenute nei cibi, fino a far sì che non si riesca più a sopportarle.
Yoga e Salute dedica un post a chiarire (anche con dati scientifici) cosa siano le intolleranze alimentari:
Sono state individuate le principali sostanze che possono provocare intolleranze farmacologiche (un gruppo di sostanze chiamate amine vasoattive e altre sostanze tra cui la caffeina e l’alcol etilico) e gli additivi che danno più frequentemente reazioni (i cibi in cui sono contenuti e i sintomi che possono provocare).
Esistono diverse tipologie di intolleranze alimentari. Quelle enzimatiche sono determinate dall’incapacità, per difetti congeniti, di metabolizzare alcune sostanze presenti nell’organismo. L’intolleranza enzimatica più frequente è quella al lattosio, una sostanza contenuta nel latte; la forma più comune di intolleranza al grano è la celiachia; un altro esempio di intolleranza dovuta alla carenza di un enzima è il favismo. Le intolleranze farmacologiche si manifestano in soggetti che hanno una reattività particolare a determinate molecole presenti in alcuni cibi. In alcuni casi, infine, la reazione può essere dovuta ad alcuni additivi aggiunti agli alimenti. Non è ancora chiaro se in questo caso si tratti di intolleranza o di allergia: non ci sono prove che la reazione abbia basi immunologiche, ma le manifestazioni sono così variabili che non si può escludere la possibilità di un’interazione tra meccanismi biochimici e meccanismi mediati immunologicamente.
Ecco quali sono i principali sintomi (fonte Mondo benessere blog):
I disturbi più comuni delle intolleranze alimentari coinvolgono principalmente l’apparato gastro-intestinale con crampi allo stomaco, diarrea, vomito e manifestazioni a livello cutaneo come l’orticaria. Nella maggior parte dei casi questi disturbi si presentano dopo qualche ora dall’ingestione del cibo rendendo quindi relativamente semplice individuare l’alimento oggetto dell’intolleranza. In altri casi invece, i disturbi si possono manifestare anche dopo qualche giorno e ciò rende più difficile riconoscere l’ intolleranza alimentare e metterla in relazione al cibo consumato.
Il meccanismo di azione delle intolleranze alimentari viene definito dose-dipendente perchè il grado di intensità con cui si manifestano i disturbi (sintomi dell’ intolleranza) è direttamente proporzionale alla quantità di cibo ingerito.
Quando si parla di intolleranze bisogna fare molta attenzione a non confonderle con le allergie alimentari. Differenze e specificità ce le spiega Ricette blog:
le allergie alimentari sono sensibilità causate da una reazione del sistema immunitario a specifiche proteine di un determinato prodotto alimentare.
Negli individui allergici, un alimento proteico è erroneamente identificato dal sistema immunitario come nocivo. La prima volta che l’individuo è esposto ad una tale proteina, il sistema immunitario risponde con la creazione di anticorpi chiamati immunoglobuline E (IgE). Quando l’individuo è esposto di nuovo alle proteine dello stesso cibo, gli anticorpi IgE e le sostanze chimiche come l’istamina sono liberati. L’istamina è una potente sostanza chimica che può provocare una reazione nel sistema respiratorio, gastrointestinale, alla pelle o al sistema cardiovascolare. Anche se un alimento può provocare una risposta immunitaria negli individui allergici, si deve dire che sono pochi gli alimenti responsabili delle allergie alimentari. In un post precedente, ho riportato una lista degli alimenti piu’ comuni che causano allergia, quali, per esempio, latte, uova e pesce che figurano in pole position.
Celiachia blog mette in guardia chi sospetta di soffrire di intolleranze da alcuni test che giudica poco seri e non supportati da dati scientifici:
Questi test non hanno né danno alcuna spiegazione scientifica sulle cause e non hanno superato i controlli incrociati dei trial ai quali sono stati sottoposti[3], dando addirittura risultati differenti con lo stesso campione di sangue!
In particolare, sto parlando del CitoTest; altri test (tipo VegaTest) sono così “fantasiosi” che non vale neanche la pena prenderli in considerazione.
Il Citotest è fatto con un campione di sangue e spesso effettuato presso i laboratori di analisi molto accreditati e questo porta la gente a pensare che sia un esame affidabile e valido.
La cosa davvero singolare è l’elevatissima percentuale di positività (quasi il 90%) di questi test, a prescindere dal paziente che li effettua.
Il Citotest non dice con cosa possiamo sostituire un alimento, mentre raccomanda esattamente per quanti mesi effettuare la dieta di eliminazione dei cibi (di solito per 4 mesi), come se fosse possibile capire a priori in quanto tempo un soggetto piuttosto che un altro potrà recuperare la presunta intolleranza.
Inoltre induce le persone a pensare che il problema sia il cibo in sé e non una patologia o, nei casi più semplici, una errata abitudine alimentare.
L’articolo è molto interessante perché offre il punto di vista di una persona che soffre di celiachia e ha approfondito l’argomento.
Dopo aver scoperto di essere intolleranti a uno o più alimenti, bisogna eliminarli dalla propria dieta, almeno per un periodo. Ecco alcuni dei consigli di Clarabella:
Cosa fare allora?
1) evitare i test per le intolleranze alimentari: la scienza ha ampiamente decretato il loro fallimento;
2) eliminare l’alimento a cui si pensa di essere intolleranti dalla propria alimentazione. Dato che le intolleranze “vere” sono relativamente poche, non costa troppo tempo e sacrifici fare un test infallibile e a costo zero. Se si pensa di essere intolleranti al lattosio, occorre eliminare il latte e tutti i derivati del latte (di qualunque specie animale!). Se si pensa di essere intolleranti al fruttosio/sorbitolo, si devono eliminare tutti i cibi contenenti elevate quantità di fruttosio (quelli che contengono sciroppo di fruttosio, il miele) e limitare il consumo di frutta. Il sorbitolo è contenuto in alcuni prodotti dietetici come dolcificante ed è quindi facile da eliminare.
La dieta priva della sostanza sospetta deve essere protratta per almeno 2, meglio se 3 settimane, e deve provocare un netto miglioramento dei sintomi, o meglio la loro scomparsa.
Per quanto riguarda l’intolleranza al glutine, si procede esattamente allo etssso modo, eliminando tutti gli alimenti che lo contengono per almeno 2-3 settimane. In rete esistono diversi siti che aiutano a scegliere gli alimenti che non contengono glutine.3) verificare il miglioramento dei sintomi. Se si verifica un miglioramento netto, allora si può procedere inserendo gradualmente gli alimenti eliminati, finché non si nota un peggioramento netto dello stato di salute, al fine di trovare un equilibrio che consenta di gestire al meglio la propria alimentazione. Se il miglioramento non è netto, allora è molto probabile che sia frutto del caso e non dell’intolleranza presunta.
Nel caso dell’intolleranza al glutine, in seguito a un miglioramento netto dei sintomi, è bene non reintrodurlo poiché in questo tipo di intolleranza, in genere, la soglia di tolleranza è zero. (www.cibo360.it)
Navigando la blogosfera, di informazioni riguardo le intolleranze alimentari e la sintomatologia collegata se ne trovano moltissime: possono essere un primo spunto per comprendere alcuni stati fisici e approfondire aspetti che molti di noi sottovalutano. Attenzione però, come per ogni cosa che abbia a che fare con la salute, le informazioni devono essere sempre supportate dal consulto di una specialista che cercherà di far luce su disagi e problemi specifici.





febbraio 2nd, 2009 at 19:40
Per la celiachia c’è anche Not only gluten free!