Matteo Moro: l’intervista
Una chicchierata con Matteo Moro, il blogger che cura Chi non ride mai non è una persona seria
Da quanto tempo gestisci un blog?
Il primo post che si può vedere oggi è di novembre 2004, ma la sezione “blog” penso di averla aperta circa un anno prima. Spannometricamente, da fine 2003.
Quali blog leggi regolarmente?
Il mio Google Reader conta circa 400 iscrizioni, sceglierne tre non è proprio facilissimo. Dopo una rapida occhiata direi questi, senza voler fare un torto a nessuno: Buffer overflow, Effe mag, Napolux
Perché hai cominciato?
Il primo vero obiettivo era esercitarmi con la programmazione PHP, poi dare il mio (piccolo) contributo alla soluzione dei problemi tecnici che mi sono trovato ad affrontare per hobby o per lavoro. Alla fine è diventato un luogo dove scrivo, bene o male, quello che mi pare: a patto che mi interessi. Una specie di backup del cervello, in modo da liberare spazio per le cose nuove.
Descrivi il tuo blog in tre parole.
Personale, libero, variegato.
Come ti informi e da dove prendi ispirazione?
Mi informo principalmente attraverso un aggregatore di feed RSS. Ne sono talmente assuefatto, che chi non distribuisce contenuti anche in questa modalità ha poche speranze di essere letto: una pagina web dev’essere veramente interessante per spingermi a visitarla periodicamente.
A cosa pensi sia dovuto il successo del tuo blog?
Ammesso e non concesso che questo successo esista, il motivo potrebbe essere la varietà di contenuti e il fatto che scrivo solo di cose che in qualche modo mi interessano, senza tanti giri di parole. Cerco di spiegare i perché delle mie opinioni (cosa che torna utile prima di tutto a me stesso) e di farmi qualche domanda: chi legge magari trova un punto di vista diverso dal suo e mi restituisce un punto di vista diverso dal mio. Devo dire che sono discorsi piuttosto complessi, su cui non ho le idee ben chiare.
Che valori associ al mondo dei blog e in generale alla Rete?
Alla fine la rete non è altro che una proiezione del mondo reale, non ci sono valori diversi da quelli che si possono trovare nella piazza di un paese: le differenze sono la dimensione della piazza e il fatto che le conoscenze si fanno, più che per vicinanza geografica, per affinità di interessi. Interessi, non necessariamente opinioni.
Che cosa manca nella blogosfera italiana?
La coscienza del fatto che la rete è anche un’opportunità (diretta o indiretta) di lavoro. Sembra quasi che ci si vergogni a dire che si guadagna qualcosa (e ancora di più a dire quanto si guadagna) dalla propria attività in rete. Chi poi non ci guadagna nulla (la maggior parte, a dire il vero) mostra la cosa come un vanto. Se c’è trasparenza, non vedo dove sia il problema nell’avere delle entrate.
Cosa manca al nostro Paese per diventare una nazione digitale al passo con le altre?
Cultura. Non so come siano messi gli altri paesi da questo punto di vista, ma in Italia noto un certo pressapochismo nelle questioni tecnologiche: si tende ad avere strumenti che non si è capaci di utilizzare, ma soprattutto a non avere la voglia di imparare. Ne ho parlato qualche mese fa e ne sono convinto da molto più tempo: la tecnologia è facile da utilizzare solo se all’inizio qualcuno spiega all’utente cosa può fare e come può farlo.
Che consigli daresti a un blogger agli inizi?
Da buon nerd, gli direi di capire cosa vuole fare prima di iniziare: se vuole “semplicemente scrivere”, si faccia configurare tutto per bene da qualcuno e poi inizi con entusiasmo, senza guardare troppo le statistiche (che potrebbero far svanire di colpo tutto quell’entusiasmo).
Se vuole usare il blog anche come mezzo per imparare cosa ci sta sotto, si rimbocchi le maniche, legga molta documentazione e metta sempre in dubbio quello che pensa di conoscere.







febbraio 17th, 2009 at 18:42
Troppa grazia
“La coscienza del fatto che la rete è anche un’opportunità (diretta o indiretta) di lavoro. Sembra quasi che ci si vergogni a dire che si guadagna qualcosa (e ancora di più a dire quanto si guadagna) dalla propria attività in rete. Chi poi non ci guadagna nulla (la maggior parte, a dire il vero) mostra la cosa come un vanto. Se c’è trasparenza, non vedo dove sia il problema nell’avere delle entrate.”
Quotone
febbraio 17th, 2009 at 19:02
Ecco, “diciamo” SYSADMIN
Incredibile, non hai mai usato il termine Linux. LOL!
febbraio 18th, 2009 at 10:45
Gigi, volevo evitare di irritare chi usa sistemi operativi giocattolo (definizione data da un noto docente di UniUD, http://tinyurl.com/cm3h4z), magari vantandosene