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Intervista a Francesco Costa

“Internet è divertente, nel senso più pieno del termine. La rete però è anche un impareggiabile generatore di libertà”

Intervista a Francesco Costa

Da quanto tempo gestisci un blog?
Da marzo 2003.

Quali blog leggi regolarmente?
A dirtene tre su tutti finirei per dirtene tre superfamosi, per cui facciamo che te ne dico tre un po’ meno noti (almeno meno noti in Italia): uno in italiano, Il Primo Cerchio; uno in inglese, The Run of Play; uno sia in italiano che in inglese, Wind Rose Hotel.

Perché hai cominciato?
Per capire cos’era. Era il 2003, avevo sentito parlare di blog e anche cercando su Google non avevo capito bene cosa fossero. Per cui mi sono detto: apriamone uno, vediamo che cos’è. Doveva essere una prova, infatti scelsi il primo nome che mi venne in mente. Durò oltre quattro anni. Poi decisi di passare a Wordpress e allora comprai uno spazio web e un dominio, così dal 2007 scrivo su www.francescocosta.net

Descrivi il tuo blog in tre parole.
E se facciamo quattro? Ciò che mi piace. Scrivo di tutte le cose che mi interessano: dalla politica al cibo spazzatura, dalle serie televisive alla situazione internazionale, e via dicendo. Non è che sul mio blog io faccia la linea editoriale; sul mio blog io sono la linea editoriale!

Come ti informi e da dove prendi ispirazione?
A parte i blog di amici e conoscenti, che sono sempre ottime fonti di informazioni, seguo quasi duecento feed, accuratamente selezionati e suddivisi per temi: difficile che accada qualcosa di interessante nel mondo o in rete e non passi da lì. Poi sfoglio ogni giorno diversi quotidiani italiani e stranieri, anche per lavoro, ma spesso le cose più interessanti non ho bisogno di cercarle: le ha già segnalate qualcuno da su qualcuno dei blog che seguo.

A cosa pensi sia dovuto il successo del tuo blog?

Non credo si possa realmente parlare di “successo”. E non per modestia, bensì per realismo: quand’è che un blog ha successo? Quando è letto da qualche centinaio di persone ogni giorno? Se è così, allora sì, il mio blog ha successo. In realtà credo non basti: un blog è di successo quando è un attore – anche piccolo, ma attore – nel campo globale dell’informazione e della comunicazione (sempre se “fare successo” era uno dei suoi obiettivi di partenza, ovviamente). Messa così, credo che i blog “di successo” in Italia siano veramente pochi.

Che valori associ al mondo dei blog e in generale alla Rete?

Lo dico a costo di sembrare un fissato, anche perché probabilmente lo sono: la libertà, la democrazia. Spesso quando parliamo delle cose belle di internet ci viene in mente il numero impressionante di video che sta su Youtube, o la bellezza di comprare senza intermediari, di trovare l’introvabile, e ci mancherebbe: Internet è divertente, nel senso più pieno del termine. La rete però è anche un impareggiabile generatore di libertà e penso che col passare degli anni diventerà sempre di più un’alleata formidabile di chi vive privato dei propri diritti fondamentali. Chissà, magari scopriremo che internet può essere la killer application degli oppressi.

Che cosa manca nella blogosfera italiana?
Mancano i soldi. Mancano investitori e un bacino di lettori tale da permettere a chi fa un bel blog di valutare la possibilità di scrivere un blog per mestiere. Oggi può farlo solo chi fa blog pieni di pubblicità (spesso ai limiti del leggibile) e a tema esclusivamente tecnologico. In tanti altri paesi invece capita molto più di frequente che chi ha un blog utile e ben scritto riesca a racimolare abbastanza, tra libere donazioni dei lettori, sponsor pubblicitari seri, la lungimiranza dei prodotti editoriali tradizionali e qualche generoso mecenate. La professionalizzazione del blogging non tecnologico potrebbe aprire scenari inesplorati all’interno del mondo dell’informazione, anche in Italia.

Cosa manca al nostro Paese per diventare una nazione digitale al passo con le altre?
E’ l’altra faccia della medaglia: sostanzialmente manca internet, data l’arretratezza del nostro paese nella diffusione delle connessioni Adsl. Manca un po’ per deficit di lungimiranza ed efficienza da parte delle istituzioni, un po’ per pigrizie da parte dei cittadini. Il risultato non è soltanto che una gran bella fetta d’Italia è tagliata fuori dall’accesso alle nuove tecnologie, con tutto ciò che questo comporta; bensì che anche che buona parte di quelle persone che accede regolarmente alla rete poi finisce semplicemente per leggere un paio di siti di news, prenotarsi le vacanze e aggiornare il proprio profilo su Facebook. Mi sembra che alla rete italiana manchi ancora una grande “classe media”, in rete: una fascia larga di utenti che senza essere dei geek accedano con frequenza agli strumenti e ai contenuti del web 2.0. E’ il problema della massa critica, toccato anche poco fa: vero è che le istituzioni potrebbero fare di più, ma le cose possono essere viste anche in un modo diverso dalla solita prospettiva top-down. Il più delle volte in economia è la domanda a creare l’offerta. In Italia invece a volte un’offerta, seppur buona, rischia di essere mortificata da un mercato che ha ancora troppo poca confidenza con la rete. Le cose però cambiano in fretta, vedi ad esempio il boom di Facebook: per molti potrebbe rappresentare una vera e propria esca, la porta d’ingresso verso il web 2.0.

Che consigli daresti a un blogger agli inizi?
Su, questa è una domanda da 2002! Scherzi a parte, credo che si stia arrivando verso una fase in cui avere o no un blog non sarà più un tratto distintivo, e avrà poco senso dividersi tra “blogger” e “non blogger”. E questo non perché necessariamente tutti apriranno un loro blog, quanto perché l’avere un blog sarà una cosa sempre più comune e sempre meno caratterizzante di qualcuno. Anche perché essere un blogger può voler dire scrivere un diario della propria vita o raccontare la politica estera, segnalare notizie curiose o scrivere ricette a base di pesce: spesso è tutte queste cose insieme. L’unico consiglio che darei a qualcuno che sta per aprire un blog è scrivere delle cose che ti piacciono, qualunque esse siano, e solo quando ne hai voglia. E’ il modo migliore per non stufarsi mai: se la domanda “Di cosa scrivo oggi?” ti perseguita, forse le cose non stanno andando per il verso giusto.

Tag correlate: Francesco Costa, Google, serie televisive, Wordpress, YouTube

Post pubblicato da: Annarita Ficco il 26 febbraio 2009 - 81 posts su Liquida magazine.

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1 Trackbacks di questo articolo

  1. Francesco Costa » La pallina sul piano inclinato says:

    [...] Nell’intervista a Liquida di qualche tempo fa parlavo del fatto che internet è – tra le tante magnifiche cose – un generatore di libertà e democrazia. Azzardavo, addirittura, che potesse essere la «la killer application degli oppressi». Leggo oggi la storia di Esra’a Al-Shafei e del suo Mideast Youth e mi convinco una volta di più di avere ragione. Il nostro elemento di innovazione deve essere considerato nel contesto della nostra cultura. Ricorrendo al potere rivoluzionario delle tecnologie dell’informazione, in una regione in cui le informazioni vengono controllate e censurate dai nostri leader, che mostrano l’”alterità” dei nostri vicini e dei nostri “nemici” al fine di manipolare l’opinione pubblica, abbiamo rischiato la nostra libertà, la nostra sicurezza e la nostra vita. Sebbene i giovani in Medio Oriente ammontino a milioni di persone, veniamo rappresentati in Occidente come un gruppo omogeneo di “estremisti arabo-musulmani”. In realtà, siamo molto diversi: da un punto di vista etnico, religioso e linguistico. Tali stereotipi offensivi ed intolleranti sono utilizzati anche dai nostri leader per dipingere altre sette, tribù, religioni e nazioni della regione, in modo da renderci uniti nel nostro “odio”. Tale “unità” viene poi utilizzata dai mass media controllati dal governo per perpetuare questo atteggiamento atto a creare divisioni. [...]

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