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	<title>Commenti a: Intervista a Francesco Costa</title>
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	<description>News, articoli e approfondimenti sulla e dalla Blogsfera</description>
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		<title>Di: Francesco Costa &#187; La pallina sul piano inclinato</title>
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		<dc:creator>Francesco Costa &#187; La pallina sul piano inclinato</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 10:40:37 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Nell&#8217;intervista a Liquida di qualche tempo fa parlavo del fatto che internet è - tra le tante magnifiche cose - un generatore di libertà e democrazia. Azzardavo, addirittura, che potesse essere la «la killer application degli oppressi». Leggo oggi la storia di Esra’a Al-Shafei e del suo Mideast Youth e mi convinco una volta di più di avere ragione. Il nostro elemento di innovazione deve essere considerato nel contesto della nostra cultura. Ricorrendo al potere rivoluzionario delle tecnologie dell’informazione, in una regione in cui le informazioni vengono controllate e censurate dai nostri leader, che mostrano l’”alterità” dei nostri vicini e dei nostri “nemici” al fine di manipolare l’opinione pubblica, abbiamo rischiato la nostra libertà, la nostra sicurezza e la nostra vita. Sebbene i giovani in Medio Oriente ammontino a milioni di persone, veniamo rappresentati in Occidente come un gruppo omogeneo di “estremisti arabo-musulmani”. In realtà, siamo molto diversi: da un punto di vista etnico, religioso e linguistico. Tali stereotipi offensivi ed intolleranti sono utilizzati anche dai nostri leader per dipingere altre sette, tribù, religioni e nazioni della regione, in modo da renderci uniti nel nostro “odio”. Tale “unità” viene poi utilizzata dai mass media controllati dal governo per perpetuare questo atteggiamento atto a creare divisioni. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Nell&#8217;intervista a Liquida di qualche tempo fa parlavo del fatto che internet è &#8211; tra le tante magnifiche cose &#8211; un generatore di libertà e democrazia. Azzardavo, addirittura, che potesse essere la «la killer application degli oppressi». Leggo oggi la storia di Esra’a Al-Shafei e del suo Mideast Youth e mi convinco una volta di più di avere ragione. Il nostro elemento di innovazione deve essere considerato nel contesto della nostra cultura. Ricorrendo al potere rivoluzionario delle tecnologie dell’informazione, in una regione in cui le informazioni vengono controllate e censurate dai nostri leader, che mostrano l’”alterità” dei nostri vicini e dei nostri “nemici” al fine di manipolare l’opinione pubblica, abbiamo rischiato la nostra libertà, la nostra sicurezza e la nostra vita. Sebbene i giovani in Medio Oriente ammontino a milioni di persone, veniamo rappresentati in Occidente come un gruppo omogeneo di “estremisti arabo-musulmani”. In realtà, siamo molto diversi: da un punto di vista etnico, religioso e linguistico. Tali stereotipi offensivi ed intolleranti sono utilizzati anche dai nostri leader per dipingere altre sette, tribù, religioni e nazioni della regione, in modo da renderci uniti nel nostro “odio”. Tale “unità” viene poi utilizzata dai mass media controllati dal governo per perpetuare questo atteggiamento atto a creare divisioni. [...]</p>
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