Liquida Magazine

Home » Attualità , Primo piano » L’Italia torna al nucleare?

L’Italia torna al nucleare?

Dopo l’accordo siglato con la Francia per la costruzione di quattro centrali nucleari nella penisola con l’utilizzo della tecnologia d’Oltralpe, sembra sempre più concreta la possibilità di un futuro nucleare per l’Italia. Quali sono le reazioni a questa notizia?

L’Italia torna al nucleare?

E così, pare che sia più o meno ufficiale.

L’Italia è intenzionata a tornare nel novero dei paesi che si affidano all’energia nucleare.

L’intesa sul nucleare è uno dei risultati più discussi del vertice tra Italia e Francia di una settimana fa, in cui Silvio Berlusconi e Nicholas Sarkozy, accompagnati da una delegazione di Ministri dei rispettivi governi, hanno firmato una serie di accordi di collaborazione che riguarda diversi settori – tra cui alcuni piuttosto controversi, come nel caso della Tav Torino-Lione (anche se alcuni hanno preferito concentrarsi piuttosto sull’ennesima uscita di dubbio gusto del premier italiano).

Ma quali sono le reazioni a questa decisione, cha a detta di molti sembra piuttosto calata dall’alto?
In alcuni casi sembrano improntate a un atteggiamento definibile come “Not In My BackYard”.

Comuni e regioni fanno a gara a dire che non hanno nessun problema con l’introduzione del nucleare in Italia, purché le centrali si trovino in qualunque altra regione che non sia la propria. Perfino alcuni fedelissimi del premier, come Ugo Cappellacci, il delfino di Berlusconi neo-eletto governatore della Sardegna, che sostiene che piuttosto dovranno passare sul suo corpo.
Piemonte, Toscana e Puglia prendono posizione in maniera ancor più netta, come racconta Ecoblog:

Dopo il Piemonte si defilano anche la Toscana e la Puglia e fanno sapere che non vogliono che sul loro territorio siano installate le centrali nucleari.

Ha dichiarato Erasmo D’Angelis, presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Consiglio Regionale:

Il Governo sappia che la Toscana non prevede l’installazione di centrali sul territorio regionale che sfruttino l’energia atomica. Il nostro futuro energetico non si costruisce riportando in vita i più pericolosi dinosauri, ma con una politica industriale e per l’occupazione centrata sul ricorso massiccio alle rinnovabili e con la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, che vede nel metano un carburante di transizione. Per questo la Toscana, con il suo Piano Energetico, ha pronunciato un No chiaro a eventuali localizzazioni sul nostro territorio. A ventitré anni da Cernobyl nessuno dei problemi di allora è stato minimamente risolto: dallo smaltimento delle scorie radioattive alla sicurezza degli impianti e ai costi altissimi che lo rendono improponibile e che hanno spinto anche gli Stati Uniti di Obama a farne a meno e a puntare decisamente sull’eolico e il solare.

Intanto Ecodem ribatte alle affermazioni del governo sui vantaggi che arriveranno dalle nuove centrali, come riporta Ecologiae:

Primo falso, le minori scorie: ”Innanzitutto le quattro nuove centrali nucleari da 1,6 GW a tecnologia francese, da costruire nella penisola, la prima delle quali (secondo l’accordo) da ultimare entro il 2020, non produrranno meno scorie: questi impianti di III generazione consumano infatti oltre 30 tonnellate di uranio arricchito all’anno che inevitabilmente generano rifiuti radioattivi”.
Secondo falso, la quota di produzione: ”E’ stato affermato che le quattro centrali produrranno a regime il 25 per cento del consumo nazionale: un dato assolutamente falso. Infatti quattro centrali da 1,6 GW potranno al massimo produrre 45 TWh che oggi rappresentano solo il 13 per cento del consumo nazionale”.
Terzo falso, la necessità di avere una maggiore produzione di elettricità: ”Non è assolutamente vero che l’Italia importa una grande quantità di energia elettrica dall’estero, per lo più dal nucleare francese: dall’estero importiamo solo il 12,5 per cento dell’energia, e il dato interessante è che ben l’80 per cento di quell’energia è prodotta da fonti rinnovabili, e non dal nucleare”.
Quarta ”falsità”, la spesa: ”Le cifre stimate per l’analoga centrale finlandese in costruzione sono raddoppiate rispetto alle previsioni. Occorrono 20 miliardi di euro per quattro centrali, 5 ad impianto – sottolinea la nota Ecodem -. Si tratta di numeri enormi che segnalano la necessità di reperire anche risorse private non ancora identificate. Elementi che evidenziano indubbiamente la non convenienza di questo accordo che si ripercuoterà inevitabilmente sulle tasche dei contribuenti.”

Ecoalfabeta rincara la dose:

non esiste al momento alcun contratto tra ENEL e EDF, ma solo un memorandum of understanding. Tutto quello che appare sui media è essenzialmente fumo.

(2) 25% del fabbisogno nazionale? sarebbe meglio scrivere 14%!

Secondo Repubblica, le 4 nuove centrali potrebbero garantire il 25% del fabbisogno di energia elettrica. Chi ha fatto i conti per l’articolista Marco Patucchi? Ora, anche uno scolaretto sa che

* in un anno ci sono 8760 ore,
* una centrale nucleare è attiva più o meno per l’80% del tempo (valore medio sul funzionamento di una decina di centrali francesi)
* 6,4 GW * 8760 h * 80% = 44850 GWh = 44,85 TWh
* Secondo Terna, i consumi elettrici italiani sono pari a 320 TWh all’anno
* 44,85 TWh/320 TWh = 14%

Questa percentuale corrisponde all’ipotesi che i consumi elettrici restino costanti. Forse all’ENEL pensano invece che nel 2020 avremo operato una notevole decrescita…

(3) Si vende la pelle dell’orso prima di averlo catturato

Molti scrivono che i reattori EPR di terza generazione sono più potenti e più efficienti di quelli del passato. Peccato che ci si dimentichi di dire che al momento nessuno di questi reattori è ancora in funzione.

Si dicevano meraviglie anche del Superphénix, prima della sua costruzione; poi ha funzionato solo per 13 anni, con un costo di ben 9 miliardi di €. The Independent segnala il fatto che, in caso di incidente, il rilascio di radiazioni potrebbe essere maggiore che per le centrali di vecchia generazione.

L’unico reattore EPR in costruzione si trova a Okiluoto in Finlandia. I tempi di realizzazione sono come segue

* autorizzazione: 2000
* inizio lavori: 2005, con prevista conclusione nel 2009
* dopo vari stop, problemi e ritardi, ora sembra che debba essere completa nel 2012

Qui parlo dei vari problemi di sicurezza in cui è incorso il reattore.

I precisissimi e efficientissimi finlandesi impiegheranno probabilmente 12 anni dall’autorizzazione alla messa in rete. E qualcuno pensa seriamente che i caciottari, lottizzati, pasticcioni e litigiosi italiani riescano a farcela in 11 anni, senza aver nemmeno raggiunto un accordo sui siti delle centrali?

(4) Qualcuno si preoccupa dei costi?

Nessuno dei principali giornali italiani ha pubblicato una sola riga su quanto dovrebbero costare agli italiani le 4 centrali (non la Repubblica , nè il Corriere , nè La Stampa).

Evidentemente, quando si tratta di fare propaganda, meglio tacere certi numeri.

Conosciamo però la storia del reattore finlandese. Inizialmente doveva costare 3,7 miliardi di €, ma i vari guai e iritardi hanno fatto lievitare i costi a ben 5,2 miliardi di € .

Quattro centrali in Italia ci costerebbero oltre 20 miliardi di €, sempre che si riesca a essere parsimoniosi e onesti come i finlandesi…

Oltrettutto tra le questioni di cui si parla meno c’è l‘enorme dispendio d’acqua che chiede il mantenimento di questi impianti. Per avere un termine di paragone, un terzo della portata d’acqua del Po dovrebbe essere utilizzata per il funzionamento di una sola centrale, come spiega Acqua di Prevalle:

L’Union of Concerned Scientists ha anche pubblicato un’equazione che consente di calcolare di quanta acqua ha bisogno una centrale nucleare per il solo raffreddamento.
Se ne deduce che un impianto da 1000 Megawatt (Caorso era da 830 Megawatt) richiederebbe per il raffreddamento quasi un terzo dell’acqua che scorre nel Po a Torino.
La lettera al Corriere della Sera è firmata da Daniele Biagi. I brani secondo me più significativi.
“Forse non tutti i parlamentari sanno che l’elettricità prodotta da una centrale nucleare non viene generata direttamente dalla reazione atomica ma da una convenzionale turbina a vapore“.
“La fissione del materiale radioattivo produce un aumento della temperatura nel cuore della centrale, questa energia sotto forma di calore viene sfruttata per innalzare la temperatura di un’enorme quantità d’acqua, il vapore generato aziona delle turbine capaci di produrre energia elettrica”.
“L’acqua è spesso usata anche come moderatore per evitare che il nucleo raggiunga temperature troppo elevate”.
La lettera cita poi dati ufficiali della Environment Agency inglese a proposito dei “6.637.306 metri cubi d’acqua all’anno usati da un singolo impianto”. Si tratta dell’acqua che la centrale nucleare di Sellafield, ora in disarmo, era autorizzata a prelevare da un vicino lago.
Considera poi la situazione della Francia nucleare, molto più ricca di acqua rispetto all’Italia ma che “ha dovuto più volte rallentare la produzione di energia elettrica delle proprie centrali per mancanza d’acqua!”.
Ancora: “Stime indicano che in Francia il 40% di tutta l’acqua consumata è usata nelle centrali atomiche“.

Inoltre non è del tutto chiaro dove – nel pieno della crisi economica – un paese come l’Italia dovrebbe trovare i fondi per una tecnologia che tutti ritengono estremamente costosa. Costi che solo adesso vengono valutati con trasparenza, come illustra Social Prosumer facendo riferimento al caso americano:

Altri invece, fa notare Severance, usano strategie diverse per “camuffare” i costi, come quella di presentare preventivi “overnight cost”, cioè che non tengono in considerazione il tempo necessario a realizzare il progetto e, dunque, i relativi interessi sui finanziamenti. Un altro modo fuorviante di mostrare i dati, infine, è quello di presentare il costo del kilowattora prodotto da una nuova centrale fuso con quello degli altri impianti di una utility: se ad esempio un nuovo impianto nucleare contribuisce per il 20% al totale di energia prodotta da una compagnia, e si presenta il costo totale del kilowattora previsto per gli utenti, l’aumento attinente al nuovo impianto nucleare appare un quinto di quello che in realtà è se si considerasse l’impianto da solo.

I costi stimati dal nuovo studio, scrivono su Climate Progress nel presentare il lavoro, “sono pronti ad essere messi in discussione, ma la metodologia con cui sono stati ottenuti è ben esplicitata e chi vorrà smentirli dovrà presentare le proprie stime in maniera altrettanto trasparente”. E aggiungono ironicamente, “portare semplicemente i costi delle centrali operanti, che si sono già ripagate, non conta in un’analisi seria e dettagliata: perché anche vivere nella mia casa sarebbe molto più economico se non avessi un mutuo da pagare”

Insomma, non è ben chiaro quanto di questa svolta nucleare avrà realmente luogo – considerata l’attuale situazione – e quanto rimarrà soltanto sulla carta. Ma sembra sia ragionevole supporre che i mesi a venire non passeranno senza portare ulteriori sviluppi della vicenda.

Tag correlate: nucleare, Berlusconi, Francia

5 Commenti a questo articolo

  1. PeterPan8 says:

    M sono tutte considerazioni sbagliate. Faccio qualche esempio (perchè non ho tempo di prenderle una a una):

    - nessuno ha detto che i 4 EPR faranno il 25%, ne faranno la metà, cioè il 12.5% circa perchè la potenza è di 1.6 GW e il fattore di utilizzazione non è dell’80% (dato vecchio di una quindicina d’anni) ma ormai del 90% (basta andare sui siti specializzati) e quindi risulta che ogni EPR genera 12.5 TWh/anno per cui 4 daranno 50 TWh/anno. L’Italia oggi ne consuma 340 ma è probabile che fra 10 anni siano 400 TWh. Gli altri 50 TWh dovrebbero venire da 6 AP1000 della Westinhouse (Advanced Passive) che hanno ciascuno potenze di 1.1 GW.

    - Producono meno scorie (ovvio) perchè il rendimento termodinamico del ciclo è maggiore di un 15% circa, quindi a parità di energia prodotta…

    - Non è vero che in caso di incidente sono più pericolose o hanno maggiori rilasci. Il sistema di contenimento è eccellente e decisamente migliore di quello delle centrali di II generazione (che già era ottimo) in quanto adesso è addirittura doppio. Semplicemente l’Indipendent ha letto un rapporto che dice che alcuni gas radioattivi (che sono una minima parte delle scorie), se si rompe una pasticca di combustibile, fuoriescono dal primo strato in misura maggiore se il combustibile resta più tempo nel reattore. Notare che le pasticche normalmente non si rompono, sono comunque chiuse dentro i tubi di Zirconio, che sono chiusi dentro il vessel (recipeiente in acciaio che contiene il core), che è contenuto dentro il contenimento che è formato da una liner in acciaio da 2.5 cm e due muri di c.a. da 1.3 mt di spessore all’interno del quale ci sono tutti i sistemi di rilevazione e abbattimento dellla radioattività. Se quei signori di greenpeace che hanno dato l’informazione all’Indipendent fossero andati avanti a leggere avrebbeo trovato nello stesso documento l’affermazione che dice che quel fatto, come è ovvio, non è rilevante ai fini della sicurezza.

    - Non è vero che le centrali consumano acqua. E dove la metterebbero tutt quell’acqua? Su marte? Ma ci vuole così tanto a cpaire che si tratta solo dell’acqua di raffreddamento del ciclo termico (che hanno tutte le centrali termoelettriche): l’acqua entra solo per raffreddare il vapore in uscita dalla turbina e poi riesce. Se non ce ne fosse abbastanza allora si fanno le torri di raffreddamento che, volendo, possono anche funzionare cedendo il calore all’aria. Vicino al mare si può usare, come raffreddamento, la stessa acqua di mare.

    - ecc… ecc…

  2. JUMPY says:

    chi si firma peterpan evidentemente vive nel mondo delle fiabe!

  3. PeterPan8 says:

    e a parte gli insulti jumpy riesce a fornire qualche dato interessante per la discussione…

  4. hesperius says:

    A parte tutta una lunga serie di considerazioni che fanno ritenere insensato l’uso dell’energia nucleare, volevo far notare che l’ultimo paragrafo del commento di PeterPan parla di riscaldamento dell’acqua, di vapore, di torri di raffreddamento: uno degli imperativi categorici dei nostri giorni, di adesso, in un quadro di riscaldamento globale che ha già superato il livello di guardia, è di non immettere altro calore nell’atmosfera.

  5. ste says:

    io faccio queste considerazioni:
    1) già l’italia ha problemi con le cose standard! guarda te se dobbiamo aggiungere anche le scorie
    2) se non mi sbaglio ( e non mi sbaglio!!!) nel 89 c’è stato un referendum con il quale gli italiani hanno deciso che non volevano il nucleare… per cui quel referendum non è che passati 20 anni non vale più!!!(penso, non essendo un avvocato..)
    3) ma non si può ivestire in fonti verdi?!

Scrivi un commento