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La qualità della vita nelle città italiane

Come si vive nelle città italiane? Cosa comporta vivere in un punto o in un altro della nostra penisola? Un’inchiesta, ogni anno, cerca di fotografare la qualità della vita in Italia

La qualità della vita nelle città italiane

Come si misura la qualità della vita?

Da anni ci prova il rapporto annuale della rivista Italia Oggi a “prendere le misure” al benessere degli abitanti delle diverse province italiane.

Quello che ne esce è una fotografia del Paese con cui abbiamo a che fare tutti i giorni, in cui spesso le disparità di condizioni di vita si misurano in chilometri. Diversi i parametri presi in considerazione: scuole, servizi, tempo libero, criminalità, occupazione.

Ma quali sono esattamente i criteri su cui si basa la scelta delle città più vivibili d’Italia? Riporta Gefisecologia:

Per ogni macro-area sono individuati sei indicatori specifici (per un totale, quindi, di 36 indicatori), quali, ad esempio, il Pil pro capite, la disoccupazione; le infrastrutture; i reati denunciati; gli acquisti di libri; il numero di associazioni di volontariato rispetto alla popolazione.

Più che la situazione del Sud Italia, colpiscono i dati che riguardano il nord della penisola. Commenta Sandro Mangiaterra su Northern Sky:

Che a Nordovest la qualità della vita stia peggiorando è una realtà che chi vive da quelle parti osserva quotidianamente. Adesso arriva una sorta di certificazione, dati alla mano. Infatti, è l’intero Nordovest a scendere in graduatoria. Ventidue, secondo «Italia oggi» e i professori Augusto Martini e Alessandro Polli, della Sapienza di Roma, che hanno curato l’indagine, sono le province nella fascia a più alta qualità della vita. E già nel 2007 erano di più: 24. Ma il peggio è che nel lotto delle migliori, figurano appena quattro città del Nordovest (Cuneo, Aosta, Mantova e Sondrio), contro 14 del Nordest (Trento e Bolzano, tutte le province venete tranne Treviso e Venezia, tutte quelle dell’Emilia Romagna eccetto Piacenza e Rimini). Si aggiungono infine tre centri della Toscana (Siena, Firenze e Grosseto) e Perugia, in Umbria. Insomma, quello che ne esce è lo spaccato di un’Italia che non viaggia più a due velocità, bensì a tre: Nordovest, Nordest e Centro-Sud.

La crisi si sente, ovvio, soprattutto a Torino e in Piemonte. Tuttavia, il dato che fa maggiormente riflettere è il crollo del Nordovest nella specifica classifica del disagio sociale: Milano passa dal 36° al 63° posto, Torino dal 68° all’83°. I due capoluoghi, e in generale il Nordovest, scendono nella graduatoria dell’occupazione, ma sono nella seconda metà della classifica se non agli ultimi posti anche per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro, le morti per tumore, i suicidi, i divorzi. Forse il problema non è solo il rilancio economico, l’uscita dalla recessione.

Sembrano resistere le cittadine a misura d’uomo, come Ferrara, di cui scrive proprio Ferrara blog:

Trentasei parametri per altrettante classifiche, che riguardano lo stato di occupazione, la sanità, tasso di natalità, tenore di vita, affari e lavoro, sicurezza etc. per arrivare ad una sola conclusione: a Ferrara si vive bene. Anzi, sempre meglio: il centro estense compie infatti un grosso balzo in avanti dalla posizione – già buona – rilevata dodici mesi fa dal Sole 24 Ore, appuntamento che torna puntuale da ormai quindici anni. Ferrara è 30° su 103 province finite sotto la lente d’ingrandimento.

Anche la Toscana sembra tenere fede – almeno nei desideri degli italiani – alla propria fama, come scrive La mia ombra:

La Toscana è la regione più rappresentata nella classifica della qualità della vita con ben tre città: Siena oltre ad essere la provincia in cui si vive meglio, è anche la città dove si vorrebbe più vivere dopo Firenze e Roma. La città del Palio, che ritorna in vetta dopo nove anni, è premiata per l’offerta culturale, per le numerose opere avviate in tema di edilizia, trasporti e scienza. Ma è in generale la Toscana la regione che vanta una migliore qualità della vita, con altre due città nella top ten, Firenze e Grosseto.

Qualche dato su Semidiceviprima:

TEMPO LIBERO – In cima alla classifica c’è Firenze, che è la provincia che conta anche il maggior numero di associazioni. Ancona è al primo posto per l’offerta di palestre, Sondrio per le sale cinematografiche, Parma per le librerie

Sussurri Obliqui ragiona sulle differenze e disparità che dividono l’Italia:

Le differenze sono tali che viene da chiedersi se abbia senso parlare benessere italiano. In questo caso la media non funziona perché ognuno di noi si colloca in uno dei 103 scalini e dalla sua collocazione ne deriva il livello di qualità della vita cui può aspirare. Qualcuno ha una qualità della vita alta e qualcuno bassa. Punto. Nessuna qualità media, una media è solo un inganno per le persone che stanno nelle zone sbagliate della penisola!

Due colonne taglio basso riflette sui parametri utilizzati per stilare queste classifiche di vivibilità, e su come questi dati vengono riferiti dai media:

Magari tutte le città che nella graduatoria di ItaliaOggi vengono dopo Verona sono luoghi dove ci si manda affanc*** per strada, dove se vai a suturarti una ferita e te ne torni a casa con la leptospirosi, e dove i mendicanti vengono uccisi con somministrazioni di polonio.

Però se anche questo fosse vero – e ne dubito – resta vero anche che stare bene in una città non è solo il risultato di fattori oggettivi e misurabili; è anche la conseguenza di una sensazione di accoglienza, di calore, di vicinanza con il prossimo, di apertura degli orizzonti.

Leggete i pezzi che i siti e i giornali dedicano a questa classifica; e poi ditemi se viene detto qualcosa di qualitativamente significativo.

Torino perde posizioni, Napoli sprofonda, Massa Carrara passa dalla icsesima posizione alla ipsilonesima.

È una specie di telecronaca del Giro d’Italia dalla quale non si riesce a ricavare uno straccio di indicazione neanche a volerlo pagare

Francesco Morace su PreVisioni e PreSentimenti riflette su cosa debba significare nella vita di tutti i giorni il concetto di qualità della vita:

La felicità fino a ieri era (anche per noi) il sogno di un lusso tendenzialmente al di fuori dalla nostra portata, da oggi in poi sarà la capacità di riconoscere con discrezione e intelligenza ciò che è a portata di mano e davvero migliora la qualità della vita. E’ su questo che l’Italia dovrà puntare.

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