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Intervista ad Azael di Terzadicopertina

“Ci sono cose fastidiose anche qui, è vero, ci sono invidie, banalità e ignoranza. Ma in Rete, se non altro, puoi ridurle a icona”

Intervista ad Azael di Terzadicopertina

Da quanto tempo gestisci un blog?
Ho aperto il blog il 2 aprile del 2005, il giorno che è morto il papa. Non so cosa questo voglia dire, forse mi sentivo in qualche modo responsabile. Per il fatto che fosse papa, intendo.

Quali blog leggi regolarmente?

Spinoza, Guidocatalano, Chinaski77.

Perché hai cominciato?
Quando scegli di cuocere dei rigatoni De Cecco ti ritrovi sempre con quei 15 minuti di tempo libero. E poi diciamoci la verità, ho cominciato perché finire mi pareva oltremodo prematuro.

Descrivi il tuo blog in tre parole.
Libero, provocatorio, libero.

Come ti informi e da dove prendi ispirazione?

Mi aiuta molto il frizzantino bianco, o uno zibibbo ben temperato. In alternativa spalanco le persiane e guardo di fuori, qualcosa di solito succede.

A cosa pensi sia dovuto il successo del tuo blog?
I miei parenti leggono molto.

Che valori associ al mondo dei blog e in generale alla Rete?

I blog, e la Rete, sono più belli del mondo là fuori. Ci sono cose fastidiose anche qui, è vero, ci sono invidie, banalità e ignoranza. Ma in Rete, se non altro, puoi ridurle a icona.

Che cosa manca nella blogosfera italiana?
Manca il coraggio di liberarsi dall’ossessione del successo e dalla mafia delle caste chiuse. Manca la voglia di scrivere per scrivere, e di dire, per dire.

Cosa manca al nostro Paese per diventare una nazione digitale al passo con le altre?
Una grandinata di cultura che ci elevi magicamente al di sopra dell’opossum, una ri-mutazione antropologica e qualche ora di televisione in meno. E poi una rivoluzione, ovviamente.

Che consigli daresti a un blogger agli inizi?

Cercati un buon avvocato, rispetta la punteggiatura e lascia perdere quel che ti dicono in giro per la rete, la tua carbonara non sarà più saporita per le cose che scrivi qui dentro. Scrivere su un blog costa fatica, molta fatica, e tempo che dovrai sottrarre alla tua vita di sempre. Se apri un blog ti ritroverai a dover fare tre cose: vivere, pensare, e queste le facevi già, e poi, magari di sera, andare sulla tua tastiera gracchiante di molliche e schifezze e rimettere in ordine quello che hai vissuto e che hai pensato. E per questa attività nessuno ti darà un centesimo. A meno che tu non sia un impostore.

Tag correlate: intervista, blogger, papa, televisione

Post pubblicato da: il 31 marzo 2009 - 96 posts su Liquida magazine.

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