Festival del Giornalismo: Internet è partecipazione
Direttamente da Perugia, dove è in corso il Festival del Giornalismo, vi raccontiamo il dibattito di Mario Tedeschini Lalli, Antonella Beccaria e Antonio Sofi sul rapporto tra informazione e new media. E anche Giorgio Gaber offre un contributo
Domani a Perugia assisteremo a SuperMedia, una chiaccherata a cui parteciperà anche il responsabile di Corriere.it Marco Pratellesi; si parlerà di convergenza mobile dell’informazione e del fondersi, nei prossimi anni, delle redazioni di giornali, televisioni, radio e portali Web.
Anche oggi però, nella cornice del Festival Internazionale del Giornalismo, si è parlato di impatto delle nuove tecnologie sul modo di fare giornalismo. A delineare lo stato dell’arte sono stati Antonio Sofi, blogger di successo professore all’Università di Firenze e consulente politico, Antonella Beccaria, blogger e scrittrice indipendente e Mario Tedeschini Lalli, giornalista del Gruppo L’Espresso.
“Appena mi hanno detto che il titolo dell’intervento sarebbe stato Internet è partecipazione” – racconta Antonella Beccaria – “ho cercato e riascoltato una canzone di Gaber: credo che le parole la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione possano contribuire alla nostra discussione”.
Secondo Antonio Sofi i giornalisti sono disorientati: l’unica forma di interazione a cui erano abituati era la rubrica delle lettere e adesso, invece, sono costretti a scendere dal piedistallo: “Quando un giornalista scrive un post, va a prendersi un caffè e poi, quando torna, trova 40 commenti di insulto: è naturale che si spaventi. Tutto questo, però, andrebbe inquadrato in un contesto di opportunità”.
Come fa un giornalista a orientarsi? Come deve comportarsi? “Con il passare del tempo” – continua Sofi – “ho delineato un elenco di skills necessarie: umiltà, capacità di gestione del conflitto, propensione ad accogliere gli stimoli e disponibilità ad effettuare attività di talent scouting“.
“È vero: il problema dell’information overload e dell’inefficienza dei filtri è presente. Detto questo, il giornalista stesso dovrebbe attuare operazione di filtro. Se scrivessi sul sito web di una grande testata” – conclude Sofi – “mi tufferei tra i 200 commenti al mio post, sceglierei i migliori e ci tirerei fuori qualcosa di interessante. Insomma: ci giocherei“.
Antonella Beccaria racconta il valore che può avere un buon lavoro di citizen journalism: “Durante il G8 di Genova del 2001 i contenuti generati dagli utenti hanno offerto non solo informazione che altrimenti non sarebbe stata disponibile per i cittadini, ma addirittura materiale che in seguito avrebbe avuto una rilevanza giudiziaria fondamentale. Non per altro, per quanto concerne Bolzaneto, abbiamo pochissimi documenti”.
Mario Tedeschini Lalli, che ha ricoperto il ruolo di moderatore della tavola rotonda, sposta la discussione sul rapporto tra produttore di user generated contents e giornalista tradizionale. “Rimango contrariata quando sento parlare di scontri radicali e strutturali tra queste due categorie. Le due cose, ormai è chiaro, sono complementari. Il risultato è creare un processo informativo, non un prodotto informativo” – afferma Antonella Beccaria.
Arriva una domanda dal pubblico: “Come ci si può sostenere economicamente scrivendo online? La pubblicità, nella stragrande maggioranza dei casi, non è sufficiente”.
I relatori concordano: in un contesto di Economia della Reputazione, ogni singolo post è un investimento. Se mi occupo per molto tempo di un argomento, effettuandone una copertura informativa, è probabile che diventi un punto di riferimento per quella determinata tematica e che poi venga contattato per articoli o consulenze.
Questo punto di vista ricorda – a noi di Liquida – quanto Chris Anderson ha scritto sul Wall Street Journal due mesi fa: “Free may be the best price, but it can’t be the only one”.
[Le fotografie della galleria sono state scattate da Germana Lavagna]






aprile 2nd, 2009 at 10:54
ad occhio non mi pare che si siano sentite delle idee nuove…

Lo spunto più interessante è arrivato dal pubblico
aprile 2nd, 2009 at 14:38
Bè mi sembra un pò riduttiva come recensione… Il discorso si è ampliato molto di più di quanto scritto qui, senza contare che avete totalmente omesso la presenza di uno dei relatori (redattore di Business Week, di cui ha argomentato le notevoli pratiche partecipative sulla versione online) in sostituzione di paul Bradshaw. Stavo cercando il suo nome e non lo trovo neanche citato.. come mai?
aprile 2nd, 2009 at 14:44
Trovato il riferimento (recensione ufficiale sulla e-zine del festival: http://tinyurl.com/cbv7bp) il relatore mancante non è un semplice redattore, bensì John Byrne, direttore di “Business Week” online.
aprile 2nd, 2009 at 18:40
Regolo, mi spiace che la recensione sia stata secondo te riduttiva.
Stavo seguendo più eventi contemporaneamente e l’ospite, come tu stesso hai ricordato, non era previsto.
Nell’articolo appena pubblicato, “Altri modi di fare giornalismo” ho specificato in quale momento mi sono allontanato dalla sala per seguire SuperMedia.
Spero, in futuro, che i miei post ti sembrino più esaurienti.
Buona lettura!
aprile 2nd, 2009 at 20:18
Certo Marco, immagino che seguire più incontri non sia così semplice, ed è normale che una recensione offra sempre una selezione di alcuni contenuti, è impossibile trascrivere tutto.
Però penso l’importante sia almeno citare tutti gli intervenuti.. soprattutto in questo caso in cui mi è sembrato che la conversazione abbia ruotato molto proprio sugli interventi di Byrne.
Ti ringrazio comunque per la risposta, e spero che per altri incontri non ti verrà chiesto di dotarti nuovamente del dono dell’ubiquità, sarebbe difficile per tutti!