Alla corte dei Franz Ferdinand: i live di Milano e Bologna
La band di Glasgow ha presentato il terzo disco, Tonight: Franz Ferdinand, in due date italiane da tutto esaurito
Non c’è più l’aristocrazia di una volta. I nobili sono una specie in via d’estinzione: in fondo è difficile avere qualche rimasuglio di deferenza nei loro confronti, quando le riviste scandalistiche dalla parrucchiera e le gare di ballo in televisione ci raccontano tutto di loro.
Però, poi, ci sono corti a cui si accorre in massa. E’ il caso di quella degli arciduchi dell’indie rock: i Franz Ferdinand hanno suonato il 29 marzo a Bologna e il 30 a Milano. Entrambe le date erano sold out, i biglietti evaporati da mesi, al punto che gli organizzatori hanno spostato la location di Milano, prevista inizialmente all’Alcatraz, in un più capiente Palasharp.
La band scozzese capitanata da Alex Kapranos ha all’attivo tre dischi e un sound personale e riconoscibilissimo, oltre che un codazzo di emuli e imitatori.
Nati nel 2002, i Franz Ferdinand hanno esordito nel 2004 col travolgente e omonimo Franz Ferdinand, seguito un anno dopo da You Could Have It So Much Better e a fine gennaio dalla loro ultima fatica, Tonight: Franz Ferdinand, di cui abbiamo già parlato, raccogliendo le opinioni della Rete. Vediamo come sono stati questi ultimi due concerti italiani.
All’Estragon di Bologna c’era l’entusiasta Enoela:
Spettacolo straordinario con larghissimo spazio ai brani più “punk” e ritmati. I ragazzi ce l’hanno messa tutta e sono arrivati stremati alla fine dei 70 minuti scarsi di concerto. Acustica ottima. Ogni strumento aveva il suo spazio compresa la voce di Alex Kapranos (voce e chitarra), sfrenatissimo. Più pacato il secondo chitarrista, Nick McCarthy (chitarra e tastiere). Una sfinge come qualsiasi bassista che si rispetti, Bob Hardy (basso). Una furia scatenata (ha suonato a torso nudo) il batterista Paul Thomson. Insomma un concerto indimenticabile.
C’era anche Aimox, che nel suo report lascia intendere che è stato un buon concerto, con riserva:
Sapete quando si assiste a un concerto e l’impressione è che la band sia lì per svolgere il suo compitino? Ci siamo capiti. Brani a raffica molto ben eseguiti (ma non è una novità), soprattutto dal primo e dall’ultimo disco, senza parole di intermezzo e senza troppe pause.
Spostiamoci a Milano, dove le opinioni si dividono. Bonfe è più che soddisfatto, già lo considera uno dei suoi concerti dell’anno:
L’ondeggiare e il battere le mani continueranno per tutto il concerto, i brani si susseguono uno dietro l’altro; stupisce notare come ognuno di questi sia potenzialmente una ‘hit’, canzoni sempre molto tirate con riff accattivanti che si intrecciano e si susseguono strizzando l’occhio alla dance e a un pop rock godibilissimo. L’acustica è buona, Alex Kapranos ha una bella voce calda, potrebbe reinventarsi “crooner” se solo ne avesse voglia.
Di tutt’altro parere Bianca di Dmag, che ha scoperto i FF nel 2004 quando ha:
assistito ad uno dei pochi concerti veramente epifanici della mia vita di indie-rocker
e da allora:
ho tentato altre tre volte di rivivere quell’epifania, sempre inutilmente. E anche ieri ci sono cascata. Mi sono trascinata nonostante il jet lag da ora legale al palasomething, sempre di Milano, nella speranza di intravedere anche solo qualcosa di epifanico. Anche solo una camicia. Una pedata. Un urlo stonaticcio. E invece niente. Il gelo. Alex era figo. Faceva qualche saltuccio. Spaccate in aria, cose così. Ma dall’alto della mia gradinata non ho colto moine. Occhiate. Smorfiette. Nada. Manco uno straccio di mossa Alex Kapranos (e se non sapete cos’è la mossa Alex Kapranos… mica è colpa mia se siete ignoranti!). Dicevo… nulla. Così nulla che ho passato tutto il tempo a pensare a come protestare civilmente contro gli incivili bergamaschi della seggiolina accanto che fumavano sigarette a oltranza. Ci mancava che facessi la lista della spesa per oggi, ed era fatta.
Bianca non è l’unica a notare una sorta di distanza. La pensa così anche Midclass:
Quelli che sembrano aver meno voglia di lavorare sono i Franz, il frontman Alex Kapranos si potrebbe definire come “scazzato” e nelle prime canzoni un po’ atmosfera e gruppo mi sembrano un freddini.
Poi tira le somme:
Nel complesso sono un po’ dibattuto sul giudizio: hanno sicuramente fatto un live in crescendo, eppure sento che è mancato quel qualcosa per renderla una serata che ti lascia pienamente soddisfatto, e poi 35 € per 1 ora e 15 di concerto non si sta passando il limite? Con 3 album all’attivo non si può certo dire che mancassero le canzoni da suonare… Quindi si, bel concerto, poteva essere meglio.. per esempio preservando la location dell’Alcatraz in cui un contatto diretto con la band e una struttura più da club avrebbe dato il giusto risalto allo loro performance. Ci sono gruppi adatti agli stadi e gruppi per i locali, i Franz sono decisamente da club IMHO.
Il concerto non si rivela all’altezza delle aspettative di Cadavrexquis, che dice la sua sui quattro di Glasgow:
Non ci sono, almeno nel corpo centrale del concerto, grandi guizzi di fantasia e l’esecuzione dei brani è piuttosto fedele alla versione su disco. Solo in Walk Away e in 40 Feet il chitarrista Nick McCarthy si concede qualche ricamo sulla melodia del pezzo. Man mano che il concerto procede, infatti, ho sempre più la sensazione che se Alex Kapranos è l’elemento carismatico, il catalizzatore della band – quello a cui io personalmente lancerei volentieri le mutandine sul palco come la groupie più convenzionale -, quello davvero bravo sia proprio Nick. Gli altri due, il batterista Paul Thomson e il bassista Robert Hardy, sono praticamente inesistenti dal punto di vista scenico-coreografico: fanno il loro mestiere e basta.
L’opinione di Blogdado è che l’energia dei Franz debba emergere in modo diverso:
La formazione collaudata dei concerti al pala, solito posto e soliti Franz: va bè dai – visti per la terza volta – sempre più o meno simili: hanno inserito solo l’intermezzo distorto pschidelico in mezzo. Solito giochino della batteria. Io li vorrei più provocanti tipo tenere un riff iniziale 5 minuti filati oppure spaccare la chitarra o per terra o nella gran cassa insomma quell’energia lì deve venire fuori non mi bastano i saltelli!
Per fortuna c’è chi invece è decisamente entusiasta, come Cru7do:
Monumentali e “chitarrosi”, a volte caciaroni ma al contempo eleganti: mi sono sembrati gli stessi Franz Ferdinand targati 2004, capaci di trasformare una qualsiasi stecca in un virtuosismo cercato. Ottima la scaletta sparsa sui tre lavori in studio, decisamente eclettica. Il delirio finale su Lucid Dreams mi fa quasi sperare in un futuro side project malatissimo con Soulwax, Digitalism, Justice & c. Chissà…
Infine ci sono i fortunati che si trovano all’Aftershow, al Rocket di Milano. Tra questi Manuela Ravasio, colpita dalla disponibilità dei quattro:
I FF bevono birre gelide e vino bianco e non hanno per niente l’aria stravolta post concerto, sorridono e commentano il live senza vezzi da star. Alex Kapranos (con il taglio perfetto che non si è composto neanche dopo due ore di salti sul palco) ha la faccia di un astronauta sovietico degli anni ’70 appena tornato da una missione, e con voce calma quando ricambia al «come stai» ti risponde che domani si prenderà un giorno di cazzeggio milanese prima del live a Tolosa e nel mentre ti porge una birra ghiacciata. Alex prepara un cocktail da passare alle ragazze (quelle che loro fanno ballare) che lo fotografano, e poi torna timido a parlare assicurandosi che il live sia piaciuto. Il consenso è unanime, e non per cortesia.
In definitiva: chi ama i Franz Ferdinand li segue ovunque e comunque, chi li adora si aspetta da loro sempre il meglio. Nessuno però smetterebbe di inchinarsi al loro cospetto.
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[video da il boss.net]

