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Reputazione online: rischio o opportunità di crescita?

Reputazione fa rima con condivisione, parola chiave del Web 2.0. Il “come” siamo percepiti nella Rete – siamo noi aziende, professionisti, blogger o altro – è fondamentale e il passaparola non perdona

Reputazione online: rischio o opportunità di crescita?

La parola d’ordine del Web 2.0 è condivisione.
Si condividono
contenuti e informazioni e, attraverso l’evoluzione dell’antica arte del passaparola, si promuovono o si bocciano fonti.

Districarsi nel mare magnum di Internet è quindi diventato – in qualche modo – più facile: mi fido di Tizio e allora compro da Caio di cui ha parlato molto bene sul suo blog.
Se Caio non mi soddisfa, allora anche Tizio diventa meno affidabile e se di Caio si è parlato male in quella parte della Rete che frequento, allora non comprerò mai da lui.

Si chiama reputazione online di un’azienda (ma anche di un professionista o – al limite – di un blogger) ed è fondamentale. Sulla reputazione on line si gioca l’economia del secolo XXI.

E’ giusto sapere di cosa si parla e confrontarsi con la propria immagine Web, se non si vogliono rischiare figuracce o dannose cadute di stile.

CuddleMarketing sintetizza così il concetto:

Oggi l’utente non è più un semplice fruitore passivo ma è divenuto protagonista ed editore di contenuti a bassissimo costo. Uno scenario che, per certe aziende, può rappresentare un incubo. Soprattutto nel momento in cui si realizzerà la piena integrazione con le tecnologie del Web2.0.

Gestire la Reputazione Online diventa quindi un’attività complessa, che richiede elevate capacità di analisi, tempestività ed efficacia nelle azioni volte ad influenzare l’opinione pubblica.

Chiudersi non è una soluzione. La tecnologia e le abitudini dei consumatori non si fermano. E’ importante sviluppare strategie di costante monitoraggio del web per conoscere per tempo le eventuali minacce ed agire a propria tutela.

La reputazione di un’azienda dipende sia dai consumatori sia dai dipendenti che ci lavorano. Sembra che la preoccupazione per la pubblicità negativa che può derivare dalla circolazione delle opinioni e dalla facilità con cui – grazie ai social network – possono essere trovate, sia in netta crescita (fonte Trackback):

A svelare la crescente preoccupazione da parte delle aziende è stata la Weber Shandwick, un’agenzia internazionale di public relations, che si è occupata della questione insieme all’Economist Intelligence Unit, realizzando una ricerca dal titolo “Risky Business: Reputations on line“, basata sulle dichiarazioni di più di 700 dirigenti di tutto il mondo. Il 67 % degli intervistati ha espresso la propria preoccupazione per reputazione aziendale a causa dei media tradizionali, ma anche a causa di ciò che dell’azienda si dice sul web.

A parte le e-mail mandate per sbaglio e che contengono informazioni riservate, un altro pericolo viene dal personale licenziato che si vendica rubando dati che non dovrebbero essere divulgati. Esistono poi anche dei siti specifici, come Jobvent.com, dove si possono lasciare invettive contro i propri datori di lavoro. Una strategia fondamentale sarebbe quella di monitorare il web non solo per salvaguardare la propria reputazione, ma anche per portare avanti importanti obiettivi a livello di marketing.

Ma vedere solo i lati negativi di una situazione in cui l’utente/consumatore è sempre più attivo non è la risposta giusta. La reputazione online può essere anche un’opportunità e un bene. Ecco quali sono le parole chiave per il successo di un’azienda secondo Mediagu.com:

Comunicare con la rete è diverso da comunicare sui media tradizionali e gestire un blog, anche se alle spalle hai grossi nomi (vedi mandarina duck e ducati) è un processo molto delicato.

Le famose interrelazioni che avvengono ogni secondo tra gli utenti, che segnalano, consigliano, approvano o bocciano, rappresentano parte di quello che oggi chiamiamo reputazione on line.

Un post, apparentemente insignificante di un utente X, diffuso sul suo blog piuttosto che su un social network, potrebbe essere in grado di far fallire una multinazionale!

Sembra assurdo ma è così.
Pensate solo a quante persone, nella vostra cerchia di contatti, ad esempio su facebook, verrebbero a sapere che l’automobile Z è difettosa “grazie” ad una vostra segnalazione. Quanti, di conseguenza, riferirebbero la notizia ai loro contatti e via così…!

Sembrano particolari di poco conto e invece è così che si muove la rete, è così che le persone scelgono i loro prodotti e premiano o meno le aziende.

Il 70% della gente, prima di acquistare un’automobile, cerca opinioni sui forum, non sta ad ascoltare la pubblicità, e questo è solo un esempio. Per ciò, ancora una volta, le parole chiave sono trasparenzaonestà condivisione(anche degli insuccessi).

Saper parlare con la gente è fondamentale e scendere dal piedistallo è indispensabile.
Non è l’azienda ma la rete che detta le regole (sempre che ce ne siano).

Il concetto di reputazione online è talmente vasto che non coinvolge solo le aziende, ma anche gli stessi produttori di contenuti.
Ormai anche il novello blogger ci pensa e sa che, se vuole acquistare visibilità, deve guadagnarsela.

Ma come? Come iniziare a sviluppare una buona reputazione online? Promodigital offre alcuni consigli di base, validi sia per professionisti che blogger per passione:

Primo tra tutti, banale ma necessario, farsi conoscereavere molti contatti: la tipologia e la qualità di questi ultimi andrà poi ad incidere sulla bontà della nostra reputazione. In secondo luogo meritarsi contatti e visite. Ma come? Ovviamente con aggiornamenti frequenti e con contenuti che siano interessanti. In terzo luogo non va dimenticato di dare un occhiata aPage Rank che, a differenza di Technorati valido soprattutto per i contenuti in inglese, permette di calcolare l’autorità del nostro blog o sito in base ai link che ad esso riconducono.

Gigi Cogo di Web e conoscenza sottolinea uno dei motivi (spesso sottovalutati) che possono mettere a repentaglio la reputazione online di ciascuno di noi:

Infatti, la reputazione on line viene messa a repentaglio dalla scarsa attenzione sulla manutenzione e sull’aggiornamento.
Non tutti i servizi interoperano attivamente e alcuni sono già morti e defunti, portandosi dietro schegge impazzite della nostra reputazione che rimangono in pancia a Big G.
Altri sono in crescita e si fanno largo come aggregatori di lifestream e aggregatori personali.

Io ci ho provato a fare una lista dei media killer e dei sistemi che espongono la reputation.

Antonio Maresca pone attenzione sul concetto di passaparola che non nasce – come a volte sembrano volerci far credere – con Internet, ma ha radici antichissime:

Con mia somma sorpresa, l’argomento veniva trattato come un “fenomeno” dei nostri tempi legato all’avvento della rete. La condivisione, il passaparola, è sempre esistita da quando l’essere umano si è concesso alla socializzazione. Oggi tutto appare nuovo ed innovativo ma sono cambiati soltanto gli strumenti ed i canali attraverso i quali vengono veicolate queste informazioni.

Tutto è più immediato, rapido ed è più facile condividere con un gran numero di persone le proprie considerazioni. La rete ha cambiato le dimensioni e la velocità di questo sistema di comunicazione…ma non ha innovato un bel nulla!

In Italia, un caso significativo di come la potenza del passaparola può smuovere il mondo e mettere in serio rischio la reputazione di una grande azienda, è la storia di Black Cat.
La sua disavventura all’interno di un famoso centro commerciale ha fatto il giro della blogosfera, è quindi approdata in televisione e ha fatto in modo che i dirigenti della famosa Catena di supermercati si scusassero pubblicamente con la blogger.

Ci sono aziende che si occupano di gestire la reputazione online: chiedere il loro intervento non è necessariamente segno di avere “la coscienza sporca”. Perché dare attenzione a ciò che pensano di noi i clienti può trasformarsi in una risorsa estremamente positiva e in una forte spinta al miglioramento.

Ecco cosa ne pensano a Tsw.it:

Reputazione: opinione, considerazione, nomea, valutazione, credito, fama, nome…
Secondo il dizionario della lingua italiana De Mauro, con reputazione si intende “stima, considerazione in cui si è tenuti da altri”.
Ma che cos’è il monitoraggio della reputazione? Ultimamente se n’è fatto un gran parlare, con titoli non sempre positivi:spazzini del webripulitori di reputazione, ecc.  Tutte definizioni che portano in sé una connotazione negativa di questa attività. Con questi titoli viene spontaneo pensare che chi decide di investire in questa attività abbia in qualche modo la coscienza sporca e qualcosa da occultare.

E invece no. Non sempre è così, o perlomeno questi non sono i presupposti con i quali noi gestiamo questa attività.

Che cos’è quindi l’analisi della reputazione online per noi? Riprendendo le classiche “5 w” del giornalismo anglosassone (who, when, what, where, why), ecco una breve panoramica.

E’ consigliata la lettura dell’intero post, veramente illuminante sul tema.

Anche Marketing Usabile ha dedicato un intero post al tema e alla differenza tra reputazione online e link pupularity:

Come ogni esperimento di questo blog, si tratta solo di un pretesto per tornare a parlare di un tema caldo, caldissimo: la reputazione online.

Non è per nulla scontato, occorre rimarcare nuovamente la differenza tra il termine Link Popularity (che è comunque un elemento della reputazione online) con il concetto stesso diReputazione Online. I due termini non devono essere confusi. E’ evidente che la link popularity è un’indicatore che non può in nessun modo essere utilizzato come un proxi per esprimere la valutazione della reputazione on line, ma questo lo sapevamo già.

Percorrendo la blogosfera ho avuto la sensazione che si abbia sempre qualcosa di interessante e nuovo da dire su questo argomento, a dimostrazione che – anche da punti di vista diversi – un buon “curriculum” digitale giovi veramente a tutti.

Tag correlate: Web 2.0, social network

4 Commenti a questo articolo

  1. Francesco Gavello says:

    Spunti decisamente interessanti :)

    La strada è a senso unico, naturalmente. Che si parli di persone o aziende, di lavoratori nel web o meno, possedere o no un buon “curriculum digitale” oggi fa una sostanziale differenza.

    L’equilibrio che da tempo sussisteva in un mondo più lento, fatto di media tradizionali e relazioni fisiche uno-ad-uno è stato alterato (imho in maniera positiva) dalla sempre maggiore “fluidità” del web. Un’evoluzione non così imprevedibile, se vogliamo.

    Gestire la reputazione del proprio brand non è solo questione di avere una qualche coscienza sporca da nascondere o ripulire, come giustamente viene più volte detto nell’articolo; riguarda piuttosto lo svecchiare processi di comunicazione e logiche di rapporto con gli utenti fin troppo obsolete.

    Un approccio al problema totalmente rinnovato e che comprenda una visione a 360°. Come diceva CuddleMarketing ad inizio articolo, chiudersi non è affatto una soluzione. :)

  2. fuliggians says:

    Non solo la gestione della reputazione online sta diventando un tema caldo, ma anche il riuscire a quantificarla in qualche modo. Molte web agency si propongono come monitor della reputazione per un’azienda, ma in realtà sono solo in grado di dare un’indicazione di popolarità (che per quanto mi riguarda è bel diverso).

  3. coccinelladj says:

    Traccie interessanti che riassumono il cuore della web reputation. Io sto iniziando un percorso di ricerca che prevede di legare i concetti di reputazione on-line con l’evoluzione del mercato turistico e soprattutto dei soggetti coinvolti: il consumatore-turista da una parte e l’impresa (ad esempio gli alberghi) dall’altra. Avete suggerimenti o letture particolari da consigliarmi per approfondire l’alrgomento? GRAZIE!
    jessica

  4. Virgilio Alighieri says:

    Dei impresa come Hington Klarsey offrono dei servizi di reputazione on-line.

2 Trackbacks di questo articolo

  1. Funkyrev | Reputazione online says:

    [...] magazine di Liquida qualche interessante spunto di discussione riguardo la valutazione della reputazione online . Si tratta di una collection di opinioni e relativi commenti. Vi consiglio di darci [...]

  2. Funkyrev | Reputation 2.0 - Liberatevi dell’uomo bianco says:

    [...] ci ha qui segnalato uno splendido articolo sulla Reputazione 2.0 dove ci si chiede se questa possa essere [...]

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