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Bossi ricatta, Berlusconi si arrende. Niente election day

“La Lega avrebbe fatto cadere il Governo”. Il premier spiega così la decisione di non accorpare Amministrative, Europee e referendum. E i blogger commentano

Bossi ricatta, Berlusconi si arrende. Niente election day

L’ultima parola spetta a Silvio Berlusconi. Ieri sera si è riunito l’ufficio politico del PdL che ha rimandato al premier la decisione sulla data del referendum: 21 giugno con i ballottaggi delle Amministrative oppure rinvio al 2010.

Non ci sarà alcun election day perché – come ha spiegato lo stesso Berlusconi - “la Lega avrebbe fatto cadere il Governo”. Il leader del Pd Dario Franceschini ha definito la scelta del presidente del Consiglio “Bossi-tax perché è una tassa che dovranno pagare tutti gli italiani”.

Insomma, l’Opposizione la pensa esattamente come il presidente della Camera Fini e la numero uno di Confindustria Emma Marcegaglia: è uno spreco non accorpare elezioni Europee, Amministrative e referendum.

Eppure, non è solo una questione di soldi, come spiega la redazione di Statali – il social network del pubblico impiego:

Del resto se ne sprecano talmente tanti di denari pubblici per sospingere in qualche modo la costosissima macchina dello Stato - che qualcuno vorrebbe addirittura trasformare in una ancora più costosa Ferrari – che poche centinaia di milioni di euro(!?) in più o in meno poco cambiano per le disastrate “casse” di Via XX Settembre! La questione, invece, è un’altra: se il referendum si vota insieme alle europee e alle amministrative il 7 giugno, molto probabilmente si riesce a raggiungere il quorum e quindi i referendari hanno la speranza di far vincere il “SI” all’abrogazione di una parte della legge elettorale vigente. Se invece il referendum si vota da solo o anche il 21 giugno sarebbe difficile raggiungere il quorum. Ecco perché alla Lega, partito sfavorito dall’eventuale vittoria dei referendari, interessa che la tornata elettorale naufraghi in un nulla di fatto! Il PdL di Berlusconi e il PD di Franceschini sarebbero invece favoriti dalla vittoria del “SI” che , lo ricordiamo, consegnerebbe il premio di maggioranza al partito più votato dagli elettori e quindi legittimato a governare senza “alleati”! Altro che emergenza terremoto, altro che risparmi da destinare all’Abruzzo o ai cassintegrati: i partitini, come la Lega, temono che il referendum Segni&Guzzetta sancisca ben altro crollo: il crollo della loro “casa”!

Massimo di Bresciaincontriamoci.blogspot.com spiega la situazione riprendendo un sondaggio di Ipr Marketing per Repubblica:

Con l’Election-day il quorum del referendum è pressoché assicurato, se si vota il 21 giugno probabilmente no. Un sondaggio di Ipr Marketing per “Repubblica” rivela che il 51% degli elettori andrebbe “certamente” a votare il 7 giugno, percentuale che cala al 37 per cento due domeniche dopo.

Sul no all’election day fa i conti e trae le conclusioni Paolo De Martino di Centro studi sociali:

In fumo almeno 172 milioni di euro (400, comprensivi dei costi indiretti, secondo il sito lavoce.info, soldi che sarebbero potuti andare in favore delle popolazioni colpite dal terremoto). Alla fine ha prevalso la ragion politica. Berlusconi aveva promesso, nelle ore immediatamente successive, di valutare l’eventualità di un’unica convocazione elettorale. Ma tutto è andato in fumo per evitare di compromettere la sopravvivenza dell’esecutivo.

E i terremotati?

Berlusconi avrebbe deciso anche e soprattutto per loro, come riportato da Mondopoliticablog:

In un momento in cui c’ è da gestire il sisma in Abruzzo, la presidenza del G8 e la crisi economica sarebbe stato da irresponsabili far cadere il governo. Così il presidente del Consiglio ha parlato della scelta della maggioranza di non fare l’ election day. Il premier ha spiegato che il Pdl è favorevole all’ approdo al bipartitismo. “Ma – ha sottolineato – avremmo avuto, a seguito di una situazione per noi favorevole, il risultato di far cadere la maggioranza di governo. Dunque anche qui abbiamo dovuto rinunciare a quello che per noi era un fatto positivo”.

Raccoglie la voce del comitato promotore del referendum la redazione di Blog.rodigarganico.info:

Chiaro il messaggio, che il presidente del comitato promotore, Giovanni Guzzetta, ripete come un mantra: “Chi non vuole l’election day al 7 giugno dovrà spiegare perché è pronto a sperperare 400 milioni di euro che potrebbero essere importanti per l’Abruzzo, pur di far fallire il referendum e soddisfare l’arroganza della Lega”. Al ministro Roberto Calderoli, che sostiene l’incostituzionalità della consultazione, Guzzetta risponde con la promessa, da professore, di inviargli presto un manuale di diritto costituzionale. Ma soprattutto, sbandiera contro la “farneticazione leghista”, il parere di due eminenti giuristi. “L’accorpamento del referendum con qualsiasi altra competizione elettorale – dice il presidente emerito della Consulta Annibale Marini – è assolutamente conforme alla Costituzione”. E secondo un altro presidente emerito, Riccardo Chieppa, “nulla impone che il referendum venga votato da solo”.

Tag correlate: election day, referendum, elezioni, Berlusconi

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  1. Governo Berlusconi in ostaggio di Bossi e la Lega | RudyBandiera.com says:

    [...] accadendo la stessa identica cosa ma dal lato opposto visto che Berlusconi ed il suo governo sono ostaggi di Bossi e della Lega. Ora, io preferisco essere ostaggio di Bertinotti piuttosto che di Calderoli (che mi fa una paura da [...]

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