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Partorire in casa: pro e contro

Sempre più donne scelgono di dare alla luce i propri figli tra le mura domestiche. Ecco tutti i pro e le controindicazioni per decidere se vivere quest’esperienza o ricorrere al più classico ospedale

Partorire in casa: pro e contro

Un tempo era eccezionale il contrario e la maggior parte dei bambini nasceva in casa, con l’assistenza delle mamme, delle suocere e dell’ostetrica del paese.
Oggi i figli vengono al mondo prevalentemente all’ospedale
dove è assicurato il monitoraggio medico costante e si può velocemente ovviare a qualsiasi problema.

Eppure molte donne, negli ultimi anni, hanno ritrovato la voglia di partorire tra le mura domestiche: l’assistenza è comunque garantita e per qualcuno rappresenta un modo importante per sentirsi a proprio agio. E far nascere, di conseguenza, il bambino nella massima serenità.

Cosa ne pensa la blogosfera? Come funziona, nel nostro Paese, per le donne che vogliono percorrere questa via?

Iniziamo con le recenti affermazioni della comunità medica che riporta Tanta salute:

Strana a volte la scienza medica, per decenni ha quasi ” terrorizzato ” le donne sulla necessità quasi assoluta di partorire in ospedale o Casa di cura, ambienti ovvero attrezzati sanitariamente per fronteggiare ogni eventuale evenienza ed oggi, la Comunità scientifica, ovvero, parte della Comunità esordisce asserendo, col solito piglio, che a partorire in casa si corre lo stesso rischio che si correrebbe qualora lo si facesse in ospedale.

Mammenews – riproponendo la medesima notizia – riporta anche qualche dato e alcune interessanti considerazioni:

Partorire in casa è una decisione presa da più o meno 1500 donne in Italia. Gli ultimi dati risalgono a dicembre 2008 quando, intervistata dal Corriere della Sera, Marta Campiotti, presidente del Coordinamento nazionale delle ostetriche che eseguono il parto a domicilio (www.nascereacasa.it), ricordava che se il Protocollo di Klostermann viene rispettato (e cioè che la donna è sana, se il feto è uno solo e non è podalico, se non c’è sproporzione tra il peso della mamma e quello del feto e se la gravidanza è tra la 37siam e 43esima settimana) non c’è alcun motivo per medicalizzare quello che è un evento assolutamente fisiologico e naturale.

Mamme nella Rete spiega quali sono i vantaggi per mamma e bimbo nel rimanere a casa propria e quando invece è da evitare il parto domestico:

La casa è l’ambiente ideale per una donna che vuole far nascere suo figlio in modo rilassato. In effetti, la donna è più serena perché sta affrontando un momento difficile tra le sue cose, nel suo ambiente e può anche distendersi e reagire come vuole senza alcun problema di inibizione.
Ovviamente, questo tipo di parto non è consigliato in caso di potenziali parti prematuri e quando ci si trova di fronte a casi di post maturità come abbiamo sottolineato in precedenza; o anche quando la gravidanza è gemellare, quando la mamma ha sviluppato delle “anomalie”, come epilessia, diabete, alterazioni cardiache.

Come dicevamo, non è sempre possibile partorire in casa. Quando l’ostetrica è in casa, tutto sembra tranquillo ed il parto sta per cominciare, possono presentarsi delle complicanze: ad esempio il bambino è podalico ed è necessario il cesareo. Quindi, nei casi di scelta personale di parto in casa, è bene assicurarsi che ci sia una struttura ospedaliera a 30 minuti circa, o poco più, dalla casa, in modo da trasferire la partoriente in casi d’urgenza.

Se tutto va bene, il parto in casa è anche meno traumatico di quello in ospedale perché a volte si può anche evitare l’episiotiomia (che alcuni medici praticano anche in casi non necessari).

Dopo il parto bisogna subito contattare il pediatra, almeno nelle dodici ore successive, in modo che questo possa visitare il bambino e stabilire che tutto sia andato bene.

Mamma Imperfetta sul suo blog ha voluto intervistare un’amica che ha deciso di partorire in casa. Sentiamo dalla sua viva voce perché ha scelto questa strada:

Perché la scelta di far nascere in casa la tua bimba?
Perchè la parte più terribile della scena del parto nei telefilm è il sanitario di turno che ti dice di respirare o di spingere, insomma, se penso a come affrontare un dolore estremo mi immagino in un posto mio, dove mi sento sicura, dove mi fido ciecamente di chi mi circonda.
In più, da quando ho assistito al parto della mia gatta, ben prima di desiderare figli miei, ho sempre immaginato che nell’eventualità anche io mi sarei arredata una cuccia in un posto sicuro e nascosto di casa.
Venendo a motivi più razionali, si può fare un discorso sui livelli di assistenza e sulla qualità/quantità di assistenza che ricevi a casa rispetto all’ospedale. L’ospedale per definizione dovrebbe essere riservato a patologie ed interventi un po’ più seri di un mero fatto fisiologico quale è il parto. Infatti, qualunque cosa tu faccia in ospedale, se sei in condizione di chiedere ragione di un ritardo la risposta standard che ti danno è che “si è presentata un’emergenza più grave della tua, a cui è stata ovviamente data la priorità”.

Anche Blogmamma sottolinea che partorire in casa si può e spiega chi si occupa dell’assistenza:

Occorre che la gravidanza sia fisiologica e bisogna essere visitate dall’ostetrica che seguirà il parto in casa fin dalla gravidanza, in modo che ci si conosca e che si crei un rapporto di fiducia e di stima. Una seconda ostetrica accompagna sempre quella scelta, in modo da poterla sostenere o in modo da sostituirsi a lei in caso di necessità. Seguire un parto, ancor di più se in casa,  è un lavoro – per l’idea che mi sono fatta io – estremamente impegnativo, molto coinvolgente a livello emotivo ma anche molto, molto faticoso.

Le ostetriche che fanno questo lavoro in genere hanno alle spalle una lunga esperienza ospedaliera e sono molto brave e preparate: durante l’assistenza al travaglio e al parto seguono la donna con pazienza e discrezione, senza fretta, rispettando i tempi della mamma e del bambino che sta per nascere, pronte però a intervenire e accompagnare la donna in ospedale ai primi segni di sofferenza fetale.

In base al mio vissuto (un figlio nato in ospedale, l’altra in casa),  la seconda esperienzaè stata umanamente molto più ricca, intensa e gratificante, un’esperienza che di sicuro ripeterò nel caso di una terza gravidanza.

Partorire senza paura si dice molto soddisfatto delle ultime notizie. Ma ricorda a tutte le donne a cui interessi approfondire, che il parto domiciliare si può fare solo in condizioni ottimali:

“Il parto a casa, se la gravidanza non e’ a rischio, e’ sicuro come in ospedale”, dice il Professor Simone Buitendijk del TNO Institute for Applied Scientific Research. Ma appunto, si tratta di donne senza complicazioni della gravidanza: che non hanno precedentemente partorito col cesareo, il cui bambino si trova nella posizione ottimale e non ha difetti congeniti. Quasi un terzo delle donne nello studio, che hanno iniziato il travaglio a casa, hanno dovuto essere comunque trasferite in ospedale perche’ sono insorte complicazioni, per esempio un battito cardiaco fetale anomalo, o la necessita’ di antidolorifici piu’ efficaci per la madre. Ma anche i questi casi, il rischio corso da madre e figlio non e’ risultato maggiore che se la madre fosse stata fin dall’inizio in ospedale, nota il Professor Buitendijk. Tuttavia, e’ indispensabile che l’ostetrica sia molto esperta e riconosca subito la necessita’ del ricovero. Anche nelle gravidanze senza rischi si possono verificare emergenze inaspettate – da un travaglio troppo lungo a un’emorragia post-parto – che solo in un ospedale possono essere affrontate nella maniera adeguata.

Invito tutte le donne interessate ad approfondire i post segnalati e a informarsi presso l’Unità Sanitaria delle proprie Regioni: esistono spesso convenzioni e agevolazioni per coloro che decidono di partorire tra le mura della propria casa.

Tag correlate: parto, ospedale, medicina, bambini

Post pubblicato da: il 24 aprile 2009 - 202 posts su Liquida magazine.

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1 Commenti a questo articolo

  1. Mamma Imperfetta says:

    Anche qui vi lascio il nuovo link da sostituire.
    Grazie
    Silvia

    http://www.mammaimperfetta.it/2009/01/10/nascere-a-casa-intervista/

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