Legge del figlio unico in Cina: a rimetterci soprattutto le donne
Una legge risalente agli anni Settanta vieta di fare più di un figlio. I cinesi per motivi economici e culturali hanno scelto la strada dell’aborto selettivo e ora c’è un surplus di uomini. Ma le donne in età fertile hanno cominciato a ribellarsi
Mentre l’Italia diventa un paese di anziani poiché si fanno pochi figli e la maggioranza delle persone ne ha uno solo, in Cina c’è il problema inverso.
Troppe famiglie numerose e un incremento demografico a cui il governo di Pechino ha messo un discutibilissimo freno.
In Cina vige quindi una Legge – in vigore dagli anni Settanta – per cui ciascuna famiglia non può avere più di un figlio. Ma questa politica di controllo delle nascite, inserita nella “pianificazione familiare“ fortemente voluta del Governo e entrata in vigore nel 2002 come legge nazionale, comincia a suscitare grosse polemiche.
E anche la blogosfera nostrana ne parla, facendo emergere casi limite ed esprimendo punti di vista.
Secondo Cenerentola si ribella:
Questa politica, introdotta alla fine degli anni ’70, è stata criticata anche perché ha favorito aborti selettivi, per la preferenza delle famiglie verso un figlio maschio (nascono circa 107 maschi per 100 femmine). Ha causato un vero mutamento sociale, dalla famiglia estesa che ancora negli anni ’80 vedeva 3 o 4 generazioni convivere sotto lo stesso tetto, all’attuale famiglia nucleare. Il crollo demografico, peraltro, crea preoccupazione per la crescente mancanza di mano d’opera e per le previsioni di un limitato numero di giovani che dovranno sostenere un elevato numero di anziani, entro pochissimi decenni. Inoltre la politica ha colpito soprattutto i cittadini meno abbienti, dato che le sanzioni pecuniarie si sono spesso rivelate non deterrenti verso le famiglie ricche. La gran parte delle coppie ricche ha due figli e un 10% ne ha tre. Nei mesi scorsi ha suscitato scandalo la notizia che molti alti funzionari di partito hanno abusato della posizione per violare questo divieto.
A novembre scoppiò il caso quando una donna, al sesto mese di gravidanza, fu condotta a forza in ospedale per abortire il terzo figlio (fonte Annavercors):
Tohtisin spiega – prima che le autorità gli sequestrassero il telefono cellulare – che quando la moglie “ha lasciato il villaggio per non abortire, polizia e funzionari del Partito comunista… sono venuti a interrogarci. Il vicecapo del villaggio Wei Yenhua, una donna di etnia cinese, ha minacciato di confiscarci la terra e ogni proprietà, se non riportavamo Arzigul al villaggio”. E’ tornata. L’11 novembre Rachide, funzionaria della Commissione per la pianificazione familiare, l’ha scortata e ricoverata in modo coatto all’ospedale di Gulja. L’aborto, fissato per il 13 novembre, è stato rinviato al 17 per le molte telefonate di protesta di uighuri locali e dall’esilio, con interventi persino di parlamentari Usa presso l’ambasciatore cinese Zhou Wenzhong. Ora le autorità insistono con i coniugi perché firmino una “autorizzazione”.
Alla fine del post si trova un aggiornamento del giorno successivo: la donna non abortì per motivi di salute.
Il serrato controllo delle nascite ha prodotto una situazione quasi paradossale – e certamente inquietante – nel Paese, di cui ci parla Pokankuni:
Il British Medical Journal ha pubblicato una ricerca da cui risulta che in Cina vi sono 32 milioni di maschi sotto i vent’anni in più rispetto alle femmine. Quest’enorme divario è dovuto alla preferenza dei Cinesi per i figli maschi, e all’aborto selettivo dei feti di sesso femminile sotto la legge cinese del figlio unico. Secondo lo studio, “per i prossimi vent’anni, in Cina ci sarà un numero progressivamente maggiore di maschi in età riproduttiva rispetto alle femmine”.
Ma perché tanto odio nei confronti delle femminucce? Pare che non sia solo un preconcetto “di genere” ma anche un problema economico, almeno secondo quanto spiega Mondodonna:
Nella società cinese avere una figlia femmina comporta un notevole peso economico in quanto al momento del matrimonio è la famiglia della sposa che deve sostenere i costi del matrimonio e provvedere al benessere della nuova coppia attraverso la dote. Secondo questo studio, esisterebbe attualmente un gap di 32 milioni di donne in Cina tra i bambini e i ragazzi al di sotto dei 20 anni (i figli della politica del figlio unico).
I ricercatori sostengono che se si proibissero efficacemente gli aborti selettivi questo problema sarebbe risolto. Ma forse qui il problema è un altro, è il problema del diritto di scegliere che viene negato a centinaia di milioni di donne cinesi.
Dunque, la Cina sarebbe diventata un “paese di signorini” secondo Sorelle d’Italia:
Si è già visto come nelle società segregate gli uomini diventino più aggressivi (oltre che più affettuosi gli uni con gli altri: le coccole sono una necessità primaria, dopotutto, anche per il macho più macho). In Cina, gli uomini soli (e due citazioni sanremesi, alla terza vinco qualche cosa?) risolvono importando mogli da altri paesi asiatici, tipo le Filippine o il Vietnam. Dici, problema risolto? Non proprio, perché la moglie per corrispondenza costa. Resta da vedere cosa faranno quelli che non se ne possono comprare una, e sono ormai in crisi anche con la propria mano destra.
Il professor Echos sottolinea la gravità della condizione femminile in Cina e il fatto che proprio questa legge ne è una delle cause:
Da non molto la legge del figlio unico è stata modificata restando in vigore solo nelle città. Nelle campagne invece si potranno avere due figli se il primogenito è femmina o handicappato.
Altra conseguenza della legge del figlio unico è la vendita delle donne: per diventare mogli di uomini che non hanno voglia di cercare una donna ancora libera o per finire nei bordelli di grandi città, migliaia di ragazze vengono vendute dalle proprie famiglie o sequestrate. Sono molte le donne morte in seguito ad un aborto o uccise appena nate da genitori che preferivano un maschio.
In alcune zone rurali della Cina lo squilibrio è di 130 uomini ogni 100 donne. La Cina, oltre al triste primato d’essere il Paese più inquinatore del pianeta, è l’unico paese al mondo dove le donne commettono il suicidio più degli uomini: 150 mila contro 130 mila.
Eppure è proprio una cinese – secondo Forbes – la donna più potente del mondo. Ci racconta tutto di questa storia, in netto contrasto con la maggioranza delle sue compatriote, Chen Ying:
La prima “superdonna” al di fuori del perimetro americano è anche la prima cinese, almeno consideando la “grande Cina”. Si tratta di Ho Ching (ottava), moglie del Primo ministro di Singapore ma soprattutto amministratore delegato di Temasek Holdings di cui, con investimenti calibrati sul mercato asiatico, ha aumentato il portfolio fino a 100 miliardi di dollari.
Non mi resta che sperare che questa legge di pianificazione venga rivista e che la consapevolezza delle donne che hanno trovato il coraggio di ribellarsi a un sistema culturale fortemente sbilanciato nei confronti dell’uomo possa innescare un circolo virtuoso di cambiamento.
Tag correlate: Cina, gravidanza, discriminazione, aborto


giugno 3rd, 2009 at 20:38
questa legge è da abolire e sicome io la porto all’ esama di 3 media ne terrò conto
marzo 5th, 2010 at 18:51
io annaclara essendo calabrese sn sconvolta di questa faccenda ma si dv abbolire questo legge io avendo 5 figli dico k nn possono condannare 1 bambino!!!