Il 2009 sembra essere l’anno del boom per chi ha trasformato quello di blogger in un lavoro: almeno negli Stati Uniti.
Questo il dato che emerge da una recente indagine del Wall Street Journal e che sembra davvero confortante per tutti quelli che nel bloggare mettono passione e entusiasmo.
I contenuti di qualità sono un bene prezioso e la loro produzione costa fatica e tempo che in alcuni casi può venire valutato in moneta, quando alle spalle del blogger c’è un committente in grado di trasformare la passione in lavoro.
McNab ci racconta dell’inchiesta:
Secondo un’indagine del Wall Street Journal fare il blogger negli Usa oggi è molto diffuso. Infatti pare che questa categoria abbia superato quella dei pompieri e dei baristi. Oltre 1 milione e mezzo di persone ne ricava reddito e per 400 mila persone è il primo lavoroMark Penn, giornalista del Wall Street Journal, il numero uno dei quotidiani finanziari al mondo, ha condotto un’indagine sui nuovi lavori nell’era dell’Informazione, Information Age, scoprendo che in un campio dei 20 milioni di blogger in America, compresi chi lo fa per passione o anche solo per divertimento, ce ne sono 1,7 milioni che ci guadagnano sopra. E per 452mila di costoro quei soldi sono la prima fonte di stipendio. Un risultato eccezionale aggiungo io. “Siamo diventati la nazione più noisily ostinated (traducendo alla lettera “rumorosamente ostinata nelle opinioni”) sulla faccia della terra”, ironizza Mark Penn, arrivando anche ad affermare che il blogging potrebbe essere quella che avrà il maggiore impatto e le maggiori conseguenze “sulla nostra cultura”. Se i giornalisti erano “il quarto potere, i blogger stanno diventando il quinto”.
A differenza dei social network come Facebook(da me ritenuto poco utile), ho sempre creduto nei blog. Per questo nel 2005 decisi di aprire questo blog. All’inizio era solo per curiosità, ma poi con il passar degli anni è diventata una vera e propria passione. Se nei primi post mi limitavo solo ad incollare qualche articolo presa dalla rete, da un po’ di tempo(diciamo dal 2006) cerco di scrivere la mia opinione su qualsiasi argomento trattato.
Molto istruiti (tre quarti sono laureati in un college), la maggioranza bianchi che guadagnano sopra la media. Un giovane americano su tre fa il “blogger” (nel senso più esteso) e tra questi chi ci guadagna per vivere è il due per cento. In che modo? Secondo i calcoli del Wsj con centomila visitatori unici al mese un sito può guadagnare 75mila dollari all’anno. Per un buon “post” i blogger possono prendere da 75 a 200 dollari, qualcuno può fare addirittura lo ‘spokeblogger’, pagato dai pubblicitari per “bloggare” un prodotto.Considerato che è un lavoro che non prevede spese di trasporti, che ha costi iniziali bassi (ma un orario tra le 50 e le 60 ore settimanali) è naturale che attiri tantissimi giovani. I professionisti, quelli che sono assunti e lavorano per una società, sono pagati tra i 45mila e i 90mila dollari l’anno, una piccola percentuale raggiunge anche i 200mila.
Il libro di Mr. Pin mi ha colpito particolarmente perchè è originale e ha un taglio completamente diverso da tutti gli altri; racconta in prima persona, stile romanzo (ma io preferisco stile blog!) la sua esperienza di blogger per Skype, dai contatti preliminari, alla definizione del piano editoriale, ai post scritti in determinate occasioni, il tutto intervallato da esperienze di vita quotidiana che hanno portato ad ispirazioni per il suoi post.
Mi sono appassionato quindi alle vicende di sua moglie Fidia (o Fida?! ahahah
), delle sue dobberman (in particolare della “Capra”!), del mitico Bar Mauro di Anzola Emilia, ma più che altro ho trovato parecchie fonti di ispirazione per la mia vita da blogger e da consulente web 2.0, che in libri con un taglio più serio e altezzoso non ho letto tra le righe.
Lo stesso autore, professionista blogger per Skype, parla del libro e della fatica di scrivere nel suo spazio:
Che ci si creda o no, scrivere è una gran fatica, sempre e comunque. È fatica quando cerchi di non essere banale e scontato e quando il foglio di Word è bianco e il cursore implacabile pulsa, senza imbrattare di nere parole, il foglio elettronico.
Ma per chi volesse intraprendere la carriera di blogger (e poi magari trasferirsi in America dove le cifre sembrano da capogiro!) è necessario fare attenzione a quella che Piccolo Socrate chiama “la malattia dei blogger”:
A volte il tempo si ferma, riflettere non basta, gli spunti ci sono ma sono fermi a metà. Il lavoro, la casa, gli impegni, la famiglia e magari pure la vicina ti distolgono l’attenzione. Sono i giorni in cui ti manca l’ispirazione. Oggi non mi sento di dare consigli su “come passa la malattia del blogger” o “come riprendere a scrivere presto” o peggio “da cosa mi faccio ispirare”. Ogni blogger ha i suoi trucchetti: un libro, la televisione, le canne.
La situazione è questa: il tempo passa e i cosidetti “post surgelati” non sono tantissimi, forse 2-3 per coprire uno spazio breve. Del problema risentono tutti i blogger almeno una volta nella vita. A me capita in questi giorni di su e giù per la tangenziale da Nord a Sud di Roma a 100 (o a 0) all’ora e quindi i post scarseggiano.
Per quelli che di post da scrivere ne hanno a bizzeffe e vogliono sapere come – concretamente – cominciare a guadagnare qualcosa, ecco un articolo di All for blog che spiega come funzionano gli Ad sense e quali sono le possibili forme di guadagno.
Da blogger attempata ho un unico consiglio: se proprio volete entrare a far parte della blogosfera, non fatelo per soldi. Perché se l’obiettivo iniziale è quello, non solo probabilmente i guadagni non saranno elevati, ma si perderebbe l’ingrediente principale di un buon blog: la spontaneità.
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