GeoCities chiude. L’addio a un frammento di Web 1.0
E’ ufficiale: Yahoo! chiude GeoCities, il servizio di hosting acquisito nel 1998 e colonna portante del Web 1.0. I netizen ora si domandano che fine farà l’immenso patrimonio di contenuti accumulati in questi anni
Ai navigatori che hanno ricevuto il battesimo del Web negli ultimissimi anni il nome GeoCities forse non dirà nulla, e forse anche a molti lupi di mare di più lungo cabotaggio. Ma stiamo parlando di quello che, nella seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso, è stato un mito per molti netizen.
Fondato nel 1994 come Beverly Hills Internet (BHI) da due giovani (ma non giovanissimi, almeno secondo gli standard americani dell’epoca) imprenditori, David Bohnett e John Rezner, BHI forniva servizi di hosting (ossia la possibilità di ospitare siti Web) ai navigatori che volessero creare pagine personali.
L’innovazione di BHI stava in un’organizzazione quantomeno curiosa dei siti ospitati, suddivisi in “quartieri” che prendevano il nome da città - così, ad esempio, quelli che si occupavano di computer erano raggruppati nel quartiere “Silicon Valley”, mentre quelli rivolti all’intrattenimento stavano a “Hollywood”.
Negli anni questa suddivisione è stata abbandonata, ma esistono ancora vecchi siti che usano l’originale categorizzazione.
Nel 1995 agli utenti, definiti homesteaders (“coloni”), fu concessa la possibilità di creare gratuitamente pagine personali all’interno di questi quartieri. La comunità forniva servizi di bacheca e di chat, come una sorta di social network ante litteram – e infatti sono molti a considerare GeoCities come un antenato dei vari Facebook, MySpace e simili, come scrive Guglielmo Rubini su MyTech:
Gif animate e sfondi pesantissimi. Un tripudio di colori (senza troppe preoccupazioni per la leggibilità o il buon gusto), tante tabelle fai-da-te, e soprattutto il regno del tag <blink> per il testo lampeggiante. Ma anche il primo laboratorio vivente dei contenuti generati dagli utenti e di quel web 2.0 che sarebbe esploso qualche anno più tardi.
Questo ed altro ancora è stato GeoCities, il servizio di web-hosting gratuito in cui un po’ tutti abbiamo mosso i primi passi online. E che ora, dopo un lento declino (iniziato già nel 2000, subito dopo l’acquisizione di Yahoo!), ha annunciato la chiusura definitiva sia per gli account Free che Pro.
Già da ora non è possibile creare nuovi account, mentre bisognerà aspettare l’estate per avere maggiori indicazioni su cosa accadrà alle pagine già pubblicate. Intanto è meglio prepararsi per far migrare le vecchie (e nostalgiche) pagine su un altro servizio di hosting. Qui una lista di servizi alternativi ancora attivi, ma molto probabilmente Yahoo! proporrà anche la migrazione (a pagamento) sul proprio servizio di web-hosting.
Per la sua semplicità (pagine statiche, poco interattive) e artigianalità (che pure ha portato molte persone ad imparare l’Html o quantomeno a saper utilizzare gli editor alla Frontpage), GeoCities è considerato l’emblema del web 1.0. Ma forse, ha sottolineato Dave Winer via Twitter, sarebbe meglio dire che è “stata una delle prime applicazioni 2.0, se questo termine ha ancora un senso”. E cioè, GeoCities è stato il pioniere dei servizi per i contenuti generati dagli utenti, il primo nucleo di quella “parte abitata della rete” che sarebbe esplosa molti anni più tardi all’insegna della personalizzazione e del desiderio di community. Da questo punto di vista, blog e social-network non hanno inventato nulla di nuovo.
Sempre nel 1995 BHI prendeva il nome di GeoCities e, due anni dopo, era il quinto sito più visitato del Web. Nell’ottobre del 1997 il milionesimo “colono” si aggiungeva alla comunità.
Quotata al Nasdaq nell’agosto del 1998, all’inizio dell’anno successivo la società veniva acquistata da Yahoo! per la “modica” cifra di oltre tre miliardi e mezzo di dollari - somma giustificata dal fatto che, nel frattempo, GeoCities scalava due posizioni nella classifica dei siti più visitati.
Non meravigli questo fatto: il ciclone Google era ancora una lieve brezza marina.
Ai tempi di GeoCities, infatti, il Web era completamente diverso da come lo conosciamo oggi, come scrive Andrea Chiarelli in un post del suo blog che ci sentiamo caldamente di raccomandare:
Oggi la guerra dei browser non è finita. Qualche vecchio combattente non ce l’ha fatta, sono venuti fuori nuovi guerrieri, il nemico comune da combattere sembra essere Internet Explorer; ma credetemi, il clima è diverso da allora…
Oggi tutti hanno i blog, quasi mai creati da sé, dove si mette online quello che ti passa per la mente. E per la mente passano diverse cose.
Ora ci sono i social network e puoi far sapere cosa stai facendo e dove ti trovi istante per istante tramite diversi dispositivi. Ma c’è sempre il dubbio che il Grande Fratello ti osservi…
Oggi c’è il P2P e la gente si scambia file senza avere idea delle loro dimensioni, tanto lanci la sera e trovi pronto la mattina!
Ai tempi di Geocities ci si affacciava dalla finestra per vedere che tempo faceva.
Ai tempi di Geocities Netscape Navigator era il padrone del Web. Anche se da lì a qualche anno Internet Explorer avrebbe cominciato a dare fastidio e si sarebbe scatenata la guerra dei browser.
Ai tempi di Geocities c’erano le home page personali dove ciascuno metteva online quello che voleva mostrare o condividere di sé, una vetrina online. Chi aveva una home page spesso se la creava da sé e ne era orgoglioso, ma fuori dal Web non importava niente a nessuno.
Oggi per sapere che tempo fa basta cliccare sulla tua città…
Ai tempi di Geocities per scambiarsi file si usavano la posta elettronica e FTP, ma dimensioni superiori a 20-30 MB potevano creare qualche problemino.
Ai tempi di Geocities si scambiavano informazioni tramite le mailing-list e tramite i newsgroup, ma quelli di Usenet basati sul mitico protocollo NNTP. In genere la disponibilità dei partecipanti era genuina, senza secondi fini.
L’acquisizione da parte di Yahoo! fu controproducente per GeoCities: i coloni, infatti, cominciarono ad abbandonare la comunità per protestare contro i termini di servizio introdotti dal nuovo proprietario, che, nel frattempo, aveva cancellato l’originale suddivisione tematica dei “quartieri”.
L’introduzione di servizi di hosting a pagamento ha accelerato la perdita di popolarità della comunità, che ha iniziato a declinare finché, pochi giorni fa, è giunta la notizia: Yahoo! non accetta più nuovo iscrizioni e sta incoraggiando gli utenti superstiti a lasciare i loro territori, come scrive Giovanni Messina su Neapolis:
Su Geocities non è più possibile aprire nuovi account. Il servizio che permetteva di creare gratuitamente pagine web è incluso nella lunga lista dei tagli stilata dal ceo di Yahoo Carol Bartz.
Alla base della decisione c’è una flessione nell’ultimo anno di circa un milione e mezzo di contatti. In altre parole non Geocities non genera più utili. Agli utenti viene offerta la possibilità di trasferirsi su Yahoo! Web Hosting per non perdere i propri contenuti. Ma quest’ultimo è un servizio a pagamento.
Leggiamo le reazioni dei blogger a questa notizia. L’autore di The Brain Machine segnala che Yahoo! è il Bastian Contrario del Web 2.0… mentre in generale aumenta l’offerta di occasioni di socializzazione, l’azienda che fu di Filo e Yang le chiude:
Yahoo! sembra essere in tendenza inversa rispetto al resto del Web, mentre in pieno Web 2.0 tutti lanciano nuovi servizi, la società del noto motore di ricerca (forse secondo solo a Google) chiude un servizio dopo l’altro, tocca ora a Geocities.
I motivi di questa chiusura sono presto detti: tagli alle attività dovuti al ridimensionamento dell’azienda, come scrive Giorgio Pontico su Punto Informatico:
Il servizio che permetteva di creare pagine web in maniera gratuita risulta incluso nella lista dei tagli stilata dal nuovo CEO Carol Bartz e finalizzata a mantenere attivi esclusivamente quei comparti aziendali ancora capaci di generare utili. Per effetto di questa operazione perderanno il posto circa settecento dipendenti, cioè il cinque per cento dell’intero organico del motore viola, dando luogo al terzo giro di licenziamenti in poco più di un anno.
Ma ci sono anche altre ragioni per la chiusura, legate all’inarrestabile declino di un servizio che non ha saputo stare al passo coi tempi. Leggiamo Tullio Matteo Fanti su WebNews:
Nonostante il portale offrisse strumenti in grado di aggiungere un certo livello di interattività ai propri siti, forum, chat e alcuni elementi tipici delle comunità, il modello su cui si basava non ha saputo tener testa all’incalzante fenomeno dei social network e alle possibilità messe a disposizione del Web 2.0. Al giorno d’oggi infatti le persone puntano ad utilizzare il Web semplicemente per esprimere se stesse e intrecciare relazioni, rifuggendo quindi dalle pagine Web isolate tipiche di GeoCities e rifugiandosi su Facebook per mantenere i propri contatti, su MySpace per esprimersi o su Flickr per condividere le proprie immagini.
Yahoo ha nel frattempo già bloccato l’apertura di nuovi account all’interno di GeoCities, invitando caldamente i vecchi utenti a «esplorare e stabilire nuove relazioni online in altri modi». Il portale chiuderà infatti i battenti entro fine anno mentre le pagine esistenti continueranno ad essere accessibili sino alla deadline. In seguito verranno rilasciate ulteriori istruzioni su come salvare il proprio materiale presente all’interno di GeoCities, operazione che eviterà a molti utenti di veder scomparire per sempre un pezzetto della propria storia.
Poiché Yahoo non offre un servizio di hosting gratuito, a chi non volesse rinunciare al proprio spazio Web rimanendo al contempo sotto l’ala di Yahoo, viene offerta la possibilità di passare a Yahoo Web Hosting, servizio che include un dominio personalizzato, email, nuovi strumenti per la realizzazione del proprio sito e molto altro ancora, al costo però di 11 dollari al mese.
E adesso cosa sarà del patrimonio di pagine ospitate da GeoCities? Che fine faranno i coloni? Il Web si è mobilitato e cominciano ad arrivare le prime risposte; ecco cosa scrive PC Professionale:
Ora con la decisione di terminare il servizio, si pone il problema di non perdere un patrimonio informativo e, perchè no, un pezzo importante della storia di Internet. Così il sito Archive Team, specializzato nel backup dei dati, attraverso il suo canale IRC ha lanciato un appello e si è messa al lavoro per fare un mirror di Geocities, il più possibile completo.
Milioni di file, se pur delle dimensioni di poche decine di kilobyte, sono stati “grabbati” come si dice in gergo informatico in sole 48 ore, tanto da far dire con orgoglio al responsabile di Archive team nel suo blog “che tutto ciò che era stato pubblicato su Geocities dal 1999 a oggi è stato salvato”. Con certezza oltre 200.000 siti i cui dati sono stati replicati sotto altri domini. Per chi avesse una pagina web su Geocities l’invito è naturalmente a farsi un backup perché non è detto che qualcun altro lo faccia al posto vostro.
Concludiamo con l’epitaffio che fa Emiliano Carlucci sul suo blog:
Oh ragazzi si chiude un’era. Dopo Altavista e Netscape a lasciarci i bit è geocities, l’Highlander del Web 1.0, acquisito da Yahoo nel lontano 1999.
Il mio primo giornale universitario era hostato lì. Lo leggevamo in 10, penso. Ma faceva figo dire che era “online”.
Oggi per avere una pagina personale online basta iscriversi a Facebook o a un altro social network e non è necessaria alcuna conoscenza tecniche per realizzarla; Blogspot, WordPress, Splinder e tutti i servizi simili permettono a chiunque voglia aprire un blog di sentirsi redattore e/o editore… ma il Web, ai tempi di GeoCities, era molto diverso. Un po’ anarchico, un po’ fondato sul senso di autocontrollo di chi lo abitava, fatto a immagine e somiglianza del servizio di hosting gratuito di Yahoo!
Consentiteci un po’ di nostalgia: noi c’eravamo e avevamo la netta sensazione di essere testimoni di una rivoluzione che avrebbe cambiato le nostre vite.
Tag correlate: GeoCities, Yahoo!, social network, Facebook, MySpace, Blogspot, WordPress, Splinder

