Brunetta, basta col mito dei precari e stop a Facebook in ufficio
Il ministro della Funzione Pubbica si scaglia contro film e libri sul precariato: fanno “venire l’orticaria”. E si attiva per inibire Facebook ai dipendenti della Pubblica Amministrazione. Ecco cosa ne pensano i blogger
Basta con libri, film e processioni dietro al carro di San Precario. Renato Brunetta l’ha detto chiaro e tondo: la “mitologia” del precariato gli fa “letteralmente schifo”: anzi, saggi e pellicole sulle difficoltà dei giovani nel mondo del lavoro o sulla vita nei call center come Generazione mille euro e Tutta la vita davanti al ministro della Funzione Pubblica fanno “venire l’orticaria”.
Secondo le stime del Governo, infatti, i lavoratori precari nella pubblica amministrazione sono “10-15mila, Sicilia esclusa”. E per questi contratti, di cui non è colpevole Brunetta, c’è un messaggio di “tranquillità e sicurezza” per chi ha raggiunto il limite di tre anni di precariato imposto dal precedente ministro del centrosinistra Damiano.
“Sarei felice di vedere avviati i processi di regolarizzazione” ha detto Brunetta “sono gli enti che in parte non sono riusciti o non hanno voluto farlo». Per quanto riguarda il vocabolario, il ministro del Pdl preferisce chiamare i precari “lavoratori flessibili”: “I precari non devono essere una classe sociale. Chi spara numeri a vanvera non tutela i lavoratori, ma gioca sulla pelle dei giovani”.
Su cinema, letteratura e precariato, risponde per le rime l’Osservatore politicamente scorretto, che si rivolge direttamente a Brunetta:
Si, signor ministro, lei avrebbe ragione se il pensiero di Marco Biagi, ispiratore della legge che da lui e dalla sua morte presero il nome, fosse stato applicato. Parlava di «flessibilità» come opposta alla «precarietà», Biagi. A fare la differenza fra gli stimoli a cambiare lavoro, ed il terrore di perdere il lavoro, c’era l’intervento statale di riqualificazione del lavoratore, la parallela flessibilità dei mutui e di tutte le spese fisse, l’aiuto collettivo per crescere sereni i figli nonostante qualche periodo di disoccupazione. Se c’è questo, allora si affronta con minor paura un cambiamento, ed il lavoro è flessibile. Ma se questo non c’è, e resta la rata del mutuo, e restano le bollette, ed il pulmino e la mensa per il bambino da pagare, e di nuovo una telefonata a pa’ da fare, perché mandi i soldi… allora il lavoro non tutelato, quello di quasi tutti i giovani, non è flessibile, è precario. E quando questo dramma accomuna una generazione, un po’ come la guerra ed i mondiali del ‘66, allora di questo è lecitissimo, è naturale fare letteratura. Sarebbe strano non accedesse, sarebbe indizio di censura, se non accadesse.
Allora, signor ministro, si curi l’orticaria, che è più facile da reprimere del senso di vergogna, che credo lei ed i suoi colleghi dovreste provare di fronte a quella che è, a tutti gli effetti, precarietà. Eterna, ineludibile precarietà.
Insomma, Brunetta non sta antipatico solo alla Bignardi (e ormai il loro scontro a L’era glaciale è un cult”); ecco cosa scrive Claudio Caprara sul suo blog:
L’antipatia è diventata un vezzo per Brunetta. Su Facebook sono d’accordo (passi – con riserve – per chi fa un lavoro nel quale l’elemento relazionale è importante, ma per gli statali, francamente, mi pare eccessivo pensare che facebook sia uno strumento di lavoro), ma avere la presunzione di decidere le tendenze del cinema definisce il tasso di arroganza del personaggio. Ed è un livello decisamente eccessivo.
Ecco, c’è anche il capitolo Facebook. Il ministro del governo Berlusconi, perennemente in lotta contro i “fannulloni”, ha annunciato di voler togliere l’accesso al social network negli uffici pubblici. Lo stesso blog di Facebook riporta un articolo del Messaggero dedicato alla nuova battaglia di Brunetta:
Renato Brunetta annuncia una spiacevole novità per gli statali, almeno per quelli più informatizzati e socialmente attivi. «Sto predispondendo ha detto il ministro un sistema di filtraggio che impedisca ai dipendenti pubblici di andare su Facebook».
Per chi ancora non lo sapesse, Facebook è un sito internet che permette di scambiare vari tipi di informazione fra amici e conoscenti (tecnicamente si definisce una “rete sociale”). È un fenomeno di massa, che coinvolge ormai almeno un italiano su sette. Brunetta sostiene che «uno dei luoghi di maggior utilizzo del famoso social network siano proprio le postazioni pubbliche» e perciò pensa a «un progetto che non ha nulla di vessatorio ma che vuole impedire di spendere soldi della collettività in modo non corretto». Va detto che fra gli 8-10 milioni di italiani iscritti a Facebook (il numero è in continua crescita) c’è lo stesso ministro, che sulla sua pagina promozionale comunica con i suoi 50 mila “sostenitori”.
Ricorda Spotanatomy:
il ministro Brunetta, pochi giorni fa, rispondeva alla domanda di Daria Bignardi sul perché avesse creato un proprio profilo su Facebook, con un semplice: “Perché mi hanno detto che oggi si fa così”.
C’è Facebook, vero, ma Internet è un pozzo senza fondo, come ironizza Libero Cafè:
Il ministro Brunetta ha promesso che lancerà una campagna contro l’utilizzo di Facebook tra i dipendenti pubblici (…) Dato che siamo in tema, qualcuno consigli al ministro il filtraggio di Twitter, siti porno, Flickr, etc. etc.
Tag correlate: Renato Brunetta, precariato, lavoro, Facebook


maggio 7th, 2009 at 12:49
Saremo tutti felici di smetterla a parlare di precariato ma fino a quando la situazione non cambia, sia nel pubblico che nel privato, e’ fondamentale che noi giovani teniamo desta l’ attenzione su abusi e degenerazioni della legge Biagi, attraverso le piu svariate forme di comunicazione, dai blog alle pellicole cinematografiche.
maggio 7th, 2009 at 13:20
bellissime le parole dell’Osservatore politicamente scorretto!
maggio 7th, 2009 at 14:27
Sono d’accordo con Simon. Il precariato è come rimanere al buio e il ministro non arriva all’interruttore della luce.
maggio 7th, 2009 at 16:34
Ottimo articolo.
Ah, una cosa: il blog si chiama “Liberocaffè”, con due “f”
luglio 21st, 2009 at 10:15
a proposito di precari i discorsi del ministro brunetta sono in continua contrapposizione a ciò che succede nel paese ,credo che sia giusto da parte del ministero che rappresenta un controllo sull’operato di numerosi enti pubblici e regioni riguardo l’ammissione in servizio a tempo indeterminato dei lavoratori .
Il ministro Brunetta si è sempre pronunciato a favore dei concorsi pubblici replicando la costituzionalità e la comprovanza del merito dimostrato con il superamento dei concorsi pubblici, ebbene nell’ASL 9 di Trapani dopo pochissimi mesi dall’approvazione della graduatoria del concorso per infermieri espletato in 5 anni e 5 prove concorsuali è stato recepito un accordo tra organizzazioni sindacali e Assessorato alla Sanità per la stabilizzazione dei precari.La graduatoria del concorso per infermieri è stata pubblicata a novembre 2007 e ad oggi sono stati stati stabilizzati 41 infermieri e 19 saranno stabilizzati a breve , i vicitori del concorso dovrebbero essere assunti anche loro e GLI IDONEI SOPRATTUTTO PRECARI CHE HANNO STUDIATO E LOTTATO PER 5 ANNI DEVONO ASSISTERE A QUESTA ENNESIMA PRESA IN GIRO ?HABBIAMO CHIESTO DI AVERE UNA PRECEDENZA NELLA STABILIZZAZIONE IN QUANTO AVEVAMO GIA’ L’IDONEITA’ MA PER BEFFA CI SIAMO RITROVATI A SOSTENERE UN’ALTRA PROVA DI ESAME PER OTTENERE L’IDONEITA’ PER LA STABILIZZAZIONE. Le chiedo signor Ministro se le norme di legge valgono per tutti e soprattutto in tutta Italia perchè non vediamo riscontro tra le sue leggi, citazioni , discorsi su meritocrazia ,legittimità ecc. e la realtà di tutti i giorni . AFFINCHE’ NON SIANO SOLO DISCORSI CI AIUTI IN QUESTA LOTTA, STIAMO PERDENDO TUTTE LE NOSTRE SPERANZE
settembre 1st, 2009 at 11:36
caro ministro sono uno dei tanti lavoratori flessibili come li chiama lei . le mie mansioni sono le più disparate come i contratti prima di 6 mesi poi mese in mese ora di settimana . io come il mio stipendio siamo flessibili da 600 a 1000 euro quando non sono a casa ad aspettare la tanto attesa chiamata ! mentre mensilmente la bolletta della luce , gas , spazzature , affitto o mutuo , rata della macchina e mille altre cose non dovrebbero diventare flessibili anche loro ? penso che una rivolta in piazza sia la cosa più giusta cosa abbiamo da perdere un lavoro flessibile !