“Sono io che me ne vado”, il romanzo di Violetta Bellocchio
Pubblicato da Mondadori, arriva sugli scaffali il libro di una delle più apprezzate e intelligenti blogger italiane. Che, anche da scrittrice, suscita l’interesse e l’entusiasmo della Rete. Liquida le ha anche posto qualche domanda per voi
Di blogger che passano alla carta stampata se ne sono già visti tanti, e i loro libri hanno avuto fortune alterne.
Il caso di Violetta Bellocchio è, però, un po’ diverso: Violetta ha sempre conciliato la scrittura su Web e quella su carta, gestendo blog personali, da cui è sempre spiccato il suo stile acuto e personale, e contemporaneamente scrivendo per testate come Rolling Stone, Grazia e Marie Claire.
Nel frattempo, ha fatto una quantità di lavori diversi e, dal 2008, si è cimentata nella narrativa breve (suoi racconti sono apparsi nelle antologie Ho visto cose…, I confini della realtà e Voi non ci sarete – Cronache dalla fine del mondo); ora è possibile trovarla e leggerla sul tlog Valley of the doll e sul blog – ospitato da Donna Moderna online – Rimozione da Tiffany.
Da pochi giorni Violetta è anche in libreria. Con un romanzo, stavolta.
Sono io che me ne vado è la prima prova narrativa ad ampio respiro di Violetta Bellocchio; sebbene sia uscito solo da una decina di giorni, sta già suscitando molto interesse nella blogsfera. Merito forse anche di un sito dedicato davvero accattivante, dove è possibile, fra le altre cose, leggere due capitoli del romanzo, oppure trovare nella sezione FAQ risposta a molte curiosità dei lettori.
E proprio queste ultime vengono citate da inkiostro nel suo consiglio di lettura:
E’ il tipo di libro che non si riesce a raccontare, ma chi conosce Violetta e il suo stile denso, criptico e sorprendente sa bene che questo può solo essere un complimento. Se avete dubbi, potete leggere un paio di capitoli sul sito, oppure dare un’occhiata alle surreali FAQ (un frammento qui sotto). Poi compratelo.
Dove abiti? In una piccola città chiamata Non Sono Affari Tuoi.
Non fa ridere. Hai ragione, col doppiaggio si perde sempre qualcosa.
Hai mai gestito un bed and breakfast? No, e dubito che dopo questo libro qualcuno mi darà i soldi per aprirne uno. Però da ragazza ho fatto le pulizie in un ostello della gioventù. A Berlino. E’ stato il mio quarto d’ora di celebrità.
Hai mai avuto un “lavoro spiritualmente degradante”? Dipende dai punti di vista. [...]
Dimmi qualcosa che ancora non so. Ho guardato più episodi di “Law and Order – Unità Vittime Speciali” rispetto a chiunque altro sulla faccia del pianeta.
E cosa vuoi, una medaglia? Touché.
Questo romanzo è autobiografico? Alcune cose sono successe, altre me le sono inventate, e non dirò mai cosa è cosa.
Blog Book Shop offre una recensione e una sinossi della trama di Sono io che me ne vado:
Con ‘Sono io che me ne vado’, edito da Mondadori, Violetta Bellocchio ci offre un romanzo d’esordio di grande maturità, consegnandoci una coppia di personaggi sempre più vivi pagina dopo pagina, fino a una conclusione che sorprende il lettore per la sua geometrica precisione e per la sua naturalezza. Nel panorama italiano contemporaneo emerge una voce nuova, originale, tagliente, che si impone all’orecchio e all’immaginazione ancor prima che alla mente. [...]
IL LIBRO – Layla ha ventotto anni, un nome ispirato a una storia di tradimenti tra rockstar, un talento innato per fare del male alla gente e un sacco di lavori spiritualmente degradanti alle spalle. Ma vuole tirare una bella riga sul passato. Abbandonata la metropoli, Layla si trasferisce nell’entroterra della Versilia, dove non ha nessun legame, a parte una casa ereditata anni prima. “La Bambola”: così si chiama la casa, così si chiamerà il bed & breakfast che la ragazza apre pur non avendo alcuna propensione per l’ospitalità. Al fianco di Layla spunta Sean, un ragazzo dai capelli rossi e dalla famiglia misteriosa. Assunto come web designer, diventa il tuttofare dell’albergo, un incrocio tra maggiordomo, vittima e migliore amico. I due sembrano nati l’uno per l’altra. Forse lo sono. La vita quotidiana scorre tra scambi di battute urticanti, ricostruzioni storiche morbose per attrarre clienti o ingannare la noia, visite della più varia umanità, divagazioni su attrici scomparse e passatempi poco innocenti. E a poco a poco viene fuori cosa ha portato Layla sin qui: il rapporto con i genitori separati, le fughe dalla scuola, il passaggio in collegio, le amicizie interrotte, il rifiuto dell’amore.
Chiara Valerio commenta il romanzo su Nazione Indiana, concentrandosi sul suo stile e su alcuni punti di debolezza e di forza:
Con una scrittura rapida, stilettante, piena di rimandi e di eco e con la pretesa di costruire un romanzo di secchi vuoti, scatole di fiammiferi, crema per ripulire l’argento, missioni laiche per salvare gli uomini e quindi le circostanze, di maschere che piano piano diventano esseri umani e tentennano, Violetta Bellocchio racconta una storia acrilica e tenera, divertente e misteriosa. Bambina e in qualche misura, risalente. Buffa ed entusiasta. Forse dovrei mettermi a fare le pulci. A dire che ci sono questioni accennate che potevano essere messe in piano, stirate, che la successione di immagini quando non dà ebbrezza dà vertigine, che saper tirare i fili non significa saper allestire il teatro dei pupi. Ma la verità è che questo libro mi ha fatto ridere in tanti modi. E ridere sui libri è cosi consolatorio, e raro, che oggi va bene così.
E Sono io che me ne vado è stato già letto e analizzato anche da Sottotomo:
La storia, allora, è anche un percorso verso le persone cui raccontare, volto alla presa di coscienza di volerle o di non poterne in fondo fare a meno, sebbene pieno di reticenze; il Narratore vi appare guardingo, forse irretisce, quindi si offre ma poi si sottrae, torna sulle sue, ribalta.
A soccorrerlo, in questo, sono una serie di input e output culturali eterogenei e continui scivolamenti tra i codici della comunicazione.
A sorreggere e a motivare la materia finale, sembra stare tuttavia la concezione che gli effetti del Candyman si concretizzano a prescindere dal credere o meno in lui, che bisogna però scegliere il modo in cui reagire, e che tutto è collegato e porta a qualcos’altro.
Dopo tante parole positive, anche una piccola critica, che però riguarda più le scelte commerciali che il romanzo in sé, viene da Vincenzo Di Biaggio. Nei commenti al post, Paolo scrive:
18 o 15 euro sono troppi per un libro di uno scrittore alla sua prima pubblicazione: per quanto possa scrivere in modo piacevole è sempre troppo, poichè ad un prezzo più basso attorno ai 10 (se non di meno) ci sono sicuramente altri libri di autori conosciuti, di autori classici o contemporanei che possono premiare con più soddisfazione l’attenzione del lettore. Che poi si legge quel determinato libro perchè è appena uscito e fa tanto esclusivo, o perchè in molti altri lo leggono (senza che il singolo si chieda se quella storia gli interessa realmente), è un’altra questione.
Detto, fatto. Violetta risponde su Valley of the doll con un’originale iniziativa, che i blogger (Akille.net, iMod, le trecce di xlthlx) contribuiscono a diffondere:
Lo so, ok? Lo so.
Chiedere diciotto euro per il romanzo di un esordiente sarà anche una pratica condivisa nel mondo delle major, ma resta pur sempre un forte azzardo. E richiede una buona disponibilità ai lettori. Lo so. Sarebbe però un peccato se tu, Lettore, ti lasciassi scoraggiare da questo ostacolo, e finissi per investire quei soldi in, che ne so, una ricarica per il tuo cellulare, o il DVD di un film che hai già visto molte, molte volte. Ci ho pensato e credo di essere arrivata a un compromesso accettabile per tutte quante le parti in causa. Quindi non perderti d’animo: partecipa anche tu a Il costo della vita !Regolamento:
1) Vai nella più vicina libreria e compra Sono io che me ne vado.
2) Scattati una foto con in mano il libro.
3) Tipo questa, se vuoi.
4) Niente scherzi. Non vale prenderne una e farcisi la foto in cinque. Dio ti vede. E io e Dio siamo così.
5) Conserva lo scontrino fiscale. Ti servirà, se hai comprato più di una copia.
6) E ora puoi partecipare.Ecco a cosa hai diritto.
Acquisto di una copia: SimpatizzanteQuando Lettore e Autore si trovano nella stessa città, l’Autore [da qui in poi VB ] si impegna a offrire cappuccino e brioche al Lettore. Durante la colazione è possibile discutere del libro. Oppure parlare d’altro. A seconda di cosa vuole il Lettore. Il quale, se non ha gradito, è libero/a di avanzare critiche costruttive. [...]
Acquisto di venti (20) copie: Vale Tutto. Non possiamo scendere nei dettagli in questa sede. E se il Lettore sapesse cosa gli stiamo preparando sarebbe d’accordo. Per maggiori informazioni, violettabellocchio at gmail dot com.
Riportiamo volutamente solo la prima e l’ultima categoria, ai lettori scoprire quali sono le altre spassose opzioni…
Nel frattempo, Violetta Bellocchio ha rilasciato un’intervista sulle pagine del blog di Grazia, da cui riportiamo uno stralcio dove l’autrice parla di Layla, la sua protagonista:
Parliamo di Layla, la protagonista del tuo libro, un personaggio cattivo ma adorabile, alla Dr House. Com’è nata?
Ero a Viareggio durante l’estate, stanca e di cattivo umore a causa di grandi progetti che non si stavano concretizzando. Vedevo la mia vita come un susseguirsi di brutti episodi in cui mi ero comportata male e avevo ferito delle persone o ero stata ferita a mia volta. Ma poi ho capito che non era andata così, che questo è un personaggio che prende delle cose della mia vita e che vede se stessa in questo modo. Ho iniziato a prendere appunti in prima persona, perché sentivo che lei voleva parlare direttamente al lettore. Poi ho pensato che è una a cui la Versilia è congeniale. Ha 28 anni, è cinica, dura. Non è nata qui, ci è arrivata a un certo punto per aprire un Bed & Breakfast e… fermiamoci qui.
Ma Violetta ha risposto anche a qualche domanda postale da Liquida. Ecco qui cosa ci ha raccontato di sé e del romanzo:
Hai compilato la sezione FAQ del sito del romanzo per evitare interviste come questa, vero?
Non esattamente. All’inizio pensavo di mettere in un posto solo quasi tutte le risposte alle domande che si potesse fare un lettore più sgamato della media, o magari con un po’ di voglia di andare avanti dopo aver finito il libro. Avrei sempre voluto trovare qualcosa di simile per i libri degli altri. Però c’è un’eccezione, e l’eccezione è la domanda “questo romanzo è autobiografico?”. Ecco, lì c’era davvero e solo il desiderio da parte mia di chiarire le cose. C’è un equivoco pauroso e pericolosissimo che circonda la maggior parte dei cosiddetti “narratori esordienti”, secondo cui un primo romanzo si limiterebbe a rimettere in scena fatti personali leggermente camuffati. Forse succede perché un certo mercato è stato
drogato di memoir negli ultimi anni. O forse perché un sacco di scrittori giocano a “scopri cosa è vero”, chi lo sa.
Hai già pubblicato racconti su antologie, e da tanto tempo scrivi sul Web, un medium dove la velocità e la brevità sono essenziali. Come è stato passare a un progetto più impegnativo e di ampio respiro come la scrittura di un romanzo?
E’ stata la cosa più bella che mi sia mai capitata. Non sto scherzando. Non sono mai stata tanto felice come nell’anno e mezzo in cui ho lavorato al libro. Per la prima volta ho pensato, “ecco, è per questo che sono ancora viva, è per questo che mi sono disintossicata [n.b. è successo nel 2006, finora niente ricadute, grazie dell'interessamento], è per questo che la mia vita ha un senso”. E’ stato il progetto più corposo su cui abbia mai lavorato, e quindi, va da sé, è stato il miglior lavoro abbia mai avuto. Poi, certo, in quell’anno e mezzo ho fatto anche altre cose, perché non mi mantiene nessuno. Ma sono stata una persona molto più piacevole con cui avere a che fare. Credo. Ciò non toglie che portarsi dietro una prima persona come quella di Layla per tutto quel tempo è stato faticosissimo. La frase che mi ripetevo era “ne resterà soltanto una”. A un certo punto ho dovuto staccare per qualche settimana, la sua aggressività la sentivo tutta puntata contro di me. Il difficile è stato imparare a convivere con il personaggio senza prenderne le distanze o cacciarlo via. Questo in un racconto non mi era mai successo. Sto lavorando da poco sul secondo romanzo e mi sto muovendo in una direzione diversa. Per fortuna. La ripetizione non fa bene a nessuno.
Come si mescolano, per te, il mondo della scrittura e della narrativa su carta e quello del Web?
Dipende. Ho passato dei periodi anche molto lunghi in cui scrivevo solo “su carta”, altri in cui portavo avanti tutte e due le cose con piacere, e altri ancora in cui sentivo che il Web stava togliendo alla carta. Negli ultimi mesi invece la mia, um, giornata tipo comincia proprio scrivendo online, e andrà così fino a quando i buoni uomini di Donna Moderna contribuiranno al mio bilancio mensile. Al di là di questo, non so se tenere un blog trasformi qualcuno in uno scrittore migliore, ma so che leggere (anche) blog fa di noi lettori migliori. Ci abitua a cercare scritture diverse dalla nostra, e di sicuro ci rende più esigenti in fatto di carta.
Ma secondo te, Lindsay Lohan e Samantha Ronson torneranno insieme?
Temo di no. D’altra parte affrontare la propria vita attraverso Lindsay Lohan è come guardare Carlito’s Way una volta al mese pensando che magari stavolta lui non muore. Ognuno ha la croce che si merita.
Ringraziamo Violetta e invitiamo anche noi a diventare, perlomeno, Simpatizzanti di Sono io che me ne vado. Dev’essere bello, prendere cappuccino e brioche con lei.
Tag correlate: Violetta Bellocchio, Rolling Stone, Marie Claire, letteratura


maggio 8th, 2009 at 14:39
Salve, sono il Vincenzo Di Biaggio citato nel vostro articolo.
Da quando è nato il vostro magazine ce l’ho nei feed per la qualità della maggiorparte degli articoli che scrivete, ma questa volta avete sbagliato.
Il commento che date per mio è stato scritto da “paolo” un visitatore del blog e *non mi appartiene affatto*, le mie idee riguardo il prezzo del libro sono da imputare alle scelte della casa editrice e non riguardano affatto un autore in particolare. Infatti dico più volte che i prezzi dei libri *in generale* dovrebbero essere più bassi.
Buona giornata,
Vincenzo
maggio 8th, 2009 at 14:54
Grazie per la rettifica
maggio 8th, 2009 at 14:54
Buondì Vincenzo,
grazie per la segnalazione. E ovviamente abbiamo subito corretto quello che – come avrai di sicuro intuito – è un semplice refuso. Purtroppo succede.
A presto e continua a seguirci.
a.
maggio 8th, 2009 at 18:06
Ciao Vincenzo,
mi scuso per l’errore, colpa di una mia disattenzione, del resto tu stesso, nell’update in cima al post hai scritto “Nei commenti potrete leggere che un po’ tutti crediamo che il costo del libro sia leggermente eccessivo.”
Per quel che riguarda i prezzi dei libri in generale… ahimè, non posso che essere d’accordo anch’io.
Grazie per la precisazione e scusa ancora
Elisa
maggio 9th, 2009 at 21:38
@Andrea ed @Elisa : grazie a voi per la vostra prontezza, continuerò a seguirvi sicuramente
Ho tenuto a precisare l’errore perchè il discorso mirato sui primi libri non lo condivido affatto, tutto qui
Buona domenica!
maggio 28th, 2009 at 00:39
Ah si, l’ho scritto io quel commento: mi riferivo a tutti gli esordienti. Grazie per averlo aggregato
Cmq non credo di aver detto una bestemmia da cui bisogna dissociarsi addirittura due volte.. Ci va di mezzo la faccia? Bah (!).