La vedova Pinelli: “Nessun rancore verso la famiglia Calabresi”
“Un evento storico”: la moglie del ferroviere anarchico ha definito così l’incontro con la vedova Calabresi, il commissario ucciso perché ritenuto colpevole della morte di Pinelli. Le istituzioni cercano la conciliazione, ma a Torino compaiono scritte contro Napolitano
“Un evento storico”. Licia Rognini, vedova di Giuseppe Pinelli, ha definito così l’incontro di sabato al Quirinale con Gemma Capra, vedova del commissario Luigi Calabresi. “Dopo quarant’anni” ha detto la moglie di Pinelli in un’intervista a Telereporter “è la prima volta che viene riconosciuta ufficialmente dallo Stato l’innocenza di mio marito e il fatto che sia stato una vittima”.
Pinelli, ovviamente, era il ferroviere anarchico accusato in un primo momento di essere l’autore della strage di piazza Fontana e morto in circostanze misteriose dopo essere volato fuori dalla finestra della Questura di Milano il 15 dicembre 1969.
In occasione del quarto “Giorno della memoria” delle vittime del terrorismo, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha deciso di invitare la vedova di Giuseppe Pinelli e la vedova di Luigi Calabresi – soprannominato “commissario finestra” e ucciso il 17 maggio 1972 proprio perché ritenuto responsabile della morte di Pinelli.
Il Presidente della Repubblica ha quindi reso omaggio alla figura di Giuseppe Pinelli, “un innocente che fu vittima due volte, prima di pesantissimi infondati sospetti, e poi di un’improvvisa, assurda fine”, aggiungendo che “qui si rompe il silenzio su una ferita non separabile da quella dei 17 che persero la vita in Piazza Fontana”.
“Non c’è mai stato rancore verso la famiglia Calabresi” ha raccontato la vedova Pinelli commentando la stretta di mano con la vedova Calabresi “non l’ho mai provato, anzi…. Non ci deve essere odio, c’è il ricordo e basta. Credo che la signora Calabresi la pensi come me vista la cordialità con cui mi ha accolto e conosciuta”.
Ma a distanza di 40 anni, nonostante l’incontro al Quirinale e le parole delle due vedove, c’è ancora chi prova rancore e macina odio. Si legge nella sezione piemontese di Indymedia:
“Calabresi assassino. Pinelli assassinato. Nessuna pace con lo Stato. FAI” questa scritta è comparsa su alcune sedi del partito di Napolitano, il PD, e sul palazzo del quotidiano La Stampa in via Marenco.
Gli anarchici del FAI hanno infatti diffuso un comunicato dal titolo Pinelli. Nessuna pace con lo Stato. Lo leggiamo sempre su Indymedia, che riassume il tutto in poche righe:
Un testo sulla equiparazione tra vittime e carnefici fatta da Giorgio Napolitano in occasione della giornata dedicata alle vittime del terrorismo, in cui ha invitato la vedova dell’anarchico Pino Pinelli e quella del suo assassino, il commissario Luigi Calabresi.
A proposito della morte di Pinelli e delle reazioni della vedova e dei circoli anarchici in seguito al gesto di Napolitano, Memoriastorica scrive:
Licia Pinelli ha accolto l’invito. Ma ha fatto sapere – attraverso Mauro De Cortes, del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa (dove militava Pinelli) – che la sua è stata una decisione “tribolata, incerta e dolorosa dopo l’assordante silenzio di questi anni”. Parole oculate e ferme di una signora di 81 anni, vissuti con riserbo e dignità. Il Circolo Ponte della Ghisolfa giudica “significativo” l’invito al Colle: sancisce che Pinelli “non è solo un morto, ma una vittima”.
La finestra da cui precipitò Pinelli era quella dell’ufficio del commissario Luigi Calabresi che, pur assente dalla stanza al momento del “volo”, ebbe un ruolo da protagonista nel fermo illegale di Pinelli, negli spossanti interrogatori a cui fu sottoposto, nel perseguire la pista anarchica poi risultata una macchinazione. Tre anni dopo Calabresi fu assassinato e il delitto, per cui sono stati condannati Bompressi, Pietrostefani e Sofri, è stato rubricato come un atto di terrorismo (un timbro che l’ex leader di Lc rifiuta).
Marco Bassetti commenta così la stretta di mano tra le due vedove al Quirinale:
Un compimento soltanto simbolico, si dirà. Certo, ma necessario per ricominciare a riannodare i fili della memoria nazionale intorno ad un’epoca a noi vicinissima, la quale – lo ha affermato pubblicamente lo stesso Presidente Napolitano – non ha ancora trovato verità. Un piccolo passo per un presidente, un enorme passo per l’Italia.
Sulla stessa lunghezza d’onda Massimo D’Antoni, che dà tutto il merito a Giorgio Napolitano:
Il Presidente Napolitano nel conferire tra le lacrime questo riconoscimento uffiiciale nella “Giornata della Memoria contro il terrorismo” ha benedetto la stretta di mano tra Licia Pinelli e Gemma Calabresi. Una stretta di mano simbolica della quale il Capo dello Stato va ringraziato in un momento in cui il reality “Silvio & Noemi” impazza ovunque. Pinelli accusato ingiustamente di aver messo la bomba di piazza Fontana, Calabresi accusato ingiustamente di aver scaraventato Pinelli dalla finestra della questura di Milano.
Inoltre, il Presidente della Repubblica ha speso parole durissime per la decisione del Brasile di non estradare Cesare Battisti, come ricorda Giuseppe Iannozzi:
Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha condannato l’”indulgenza incomprensibile” delle autorità brasiliane sulla richiesta di estradizione del terrorista, sempre fuggitivo e mai pentito veramente, Cesare Battisti:
“Spero che la mia voce sia ascoltata in spirito di amicizia… Non si può scambiare l’eversione, l’attacco criminale allo Stato e alle persone, per manifestazione di dissenso o contestazione politica. Non è accettabile ascoltare memorie romanticheggianti e autogiustificative di personaggi che ebbero parte attiva in quella stagione sciagurata”.
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