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Libertà di stampa, Italia retrocessa a Paese parzialmente libero

Il rapporto annuale di Freedom House è categorico: nel 2008, in fatto di libertà di stampa, l’Italia è passata a essere un Paese “parzialmente libero”. E’ un brutto segnale, ma i blogger non sono sorpresi e denunciano da tempo la situazione

Libertà di stampa, Italia retrocessa a Paese parzialmente libero

Non è un buon momento per la stampa italiana. Lo dice Freedom House, l’organizzazione indipendente americana che da 30 anni pubblica un dettagliato report che analizza la situazione della libertà di stampa in ogni Paese del mondo.

Il dossier di quest’anno è stato reso noto il primo maggio e i dati che ci riguardano non sono affatto rincuoranti: l’Italia è stata retrocessa dalla categoria di “Paese libero” a quella di “Paese parzialmente libero” (partly free).
Questa etichetta è pertinente alle situazioni in cui la libertà di stampa è formalmente protetta dalla legge, ma messa a repentaglio da fattori esterni.

Le ragioni della retrocessione sono spiegate con attenzione: l’Italia, leggiamo nel rapporto, “è scivolata nella categoria dei Paesi parzialmente liberi a causa di limitazioni nella libertà di parola da parte delle corti di giustizia e dalle leggi, di intimidazioni nei confronti di giornalisti da parte di organizzazioni criminali e gruppi di estrema destra e delle preoccupazioni sulla concentrazione della proprietà dei media”.
Sono queste le parole testuali che troviamo citate in molti blog, come ad esempio WikiSmartNews, Arvalia o Italiadall’Estero. Ma sono anche fatti che non stupiscono troppo il popolo della Rete, che già da tempo denunciava le medesime situazioni. Lo scrive, ad esempio, Fabio Filisetti:

Il nostro paese è classificato come semi-libero.Qualcuno si stupisce? Io no. Basta sentire le domande poste dai giornalisti ai politici: sempre banali, dalla risposta scontata; mai che siano in grado di mettere in difficoltà l’intervistato, mai che siano domande scomode.

Prosegue poi sottolineando l’importanza che – negli ultimi anni – si è guadagnata l’informazione della Rete, superando spesso in completezza (e, a volte, autorevolezza) quella cartacea:

Spesso mi chiedo dove saremmo senza Internet. Io mi informo soprattutto attraverso il web, anche perchè molte notizie non vengono date da tv e giornali.
Sicuramente senza la rete sarei molto più ignorante, ci sarebbero una moltitudine immensa di informazioni delle quali non sarei mai venuto a conoscenza. E questo perchè non serve essere iscritti all’ordine dei giornalisti per fare informazione via internet, non serve far approvare l’articolo da un direttore che riceve pressioni su pressioni da politici, industriali e co.
Forse in Italia è il web il cane da guardia del potere, visto che questa funzione non è compiuta in modo soddisfacente dai media tradizionali.
Peccato che la diffusione della banda larga da noi sia deficitaria, e che molti non abbiano nemmeno una connessione…

Penne Digitali ci spiega cosa intende il rapporto quando fa riferimento a intimidazioni:

Non mancano frenquenti ricorsi ai tribunali e alle denunce per diffamazione per limitare la libertà di espressione e l’aumento di intimidazioni fisiche ed extralegali da parte sia del crimine organizzato, sia di gruppi di estrema destra. Questo declino, secondo, la fondazione, dimostrerebbe come anche democrazie consolidate e con media tradizionalmente aperti non sono immuni da restrizioni alla libertà.

Anche Rebelot riflette sulla situazione della stampa nostrana, soffermandosi più sul problema stesso senza risparmiare colpi sia verso la Destra politica che verso la Sinistra:

Che poi la libertà di non c’é nei fatti. C’é la supina, di qua (mano destra, moltissima) o di là (mano sinistra, oramai poca). C’é una concentrazione di potere mediatico in mano al premier dalla popolarità inusitata (ti piace vincere facile, eh?). C’é qualche quotidiano di sinsitra che oramai non legge più nessuno se non quelli di sinistra, e poco altro. C’é il web e i media sociali su cui in Italia nessuno investe, anzi, tendono a vessare di obblighi e divieti.
Io non discuto qui delle politiche del governo, parlo del futuro etico e morale del Paese.

Midclass si sofferma invece sulla concentrazione dei vari mass media nelle mani di un solo soggetto politico:

Notare che le cause nominate sono: lo stato e le sue leggi, la criminalità, lo stato e la gestione dei media pubblici di cui si vede incaricato un gestore di reti private.
I problemi creati dallo stato e dalla criminalità in Italia vengono oscurati sulla stampa da Berlusconi e la solita polemica politica, non so se è anche questo causa e frutto del “partially free”, di sicuro non è informazione.

Il blog The Populi cita qualche caso recente di limitazioni della stampa e dell’informazione televisiva:

Non è la prima volta che la stampa italiana attira l’attenzione dei media esteri per la sua proverbiale pacatezza nel dare le notizie. Non molto tempo fa infatti, quando Mills fu condannato per corruzione, nessuno in Italia parlò del fatto che il corruttore era il nostro premier, neppure nel telegiornale di mezza sera, facendo indignare persino il New York Times solitamente abbastanza alieno alle notizie estere.
Il problema della parziale libertà di stampa risiede anche nel fatto che se in Italia si scrivessero articoli così “spinti”, dove il giornalista o il giornale può esprimere liberamente la propria opinione, partirebbe subito la solita arronzata sull’imparzialità della stampa, che in sostanza vuol dire che non si può parlare male del governo, a meno che non ci sia un contradditorio, cosa che ha messo piuttosto in difficoltà Fazio negli ultimi tempi, che si è trovato a dover spiegare all’On. Gasparri che le interviste one-to-one per loro stessa definizione non possono prevederne uno.

Il blog della fotografa Marina ci fornisce un utile link di approfondimento e nota un dettaglio che, in modo paradossale, conferma i dati del report di Freedom House:

Se volete leggere i dati anche se non completamante ancora pubblicati potete andare qui. Non so se mia sfuggita ma la notizia non lo sentita nei telegiornali nazionali. Siamo sempre più lontani dal vivere in uno stato democratico.

Quest’ultimo fatto non è sfuggito neanche a Teleipnosi, che commenta come segue:

Del resto la prova più convincente dell’attendibilità del giudizio dell’organizzazione statunitense sta nel fatto che qui in Italia nessuno parla di questi dati. Vengono diffusi quasi clandestinamente, in qualche articoletto pubblicato da pochi giornali, in qualche blog, in qualche forum on line. Per il resto censura assoluta, quando in un paese normale (diciamolo all’americana: free, cioè libero) una questione del genere sarebbe al centro del dibattito pubblico e scatenerebbe le vibrate proteste dell’opposizione e della società civile e i chiarimenti del governo.

Alla notizia del declassamento il blog Sale del mondo reagisce con pungente ironia (e con una piccola accusa):

Vi confido un segreto, mi raccomando non svelatelo a nessuno: Berlusconi, controlla attraverso il governo la Rai, e possiede Mediaset e poì c’è la legge gasparri che ha  introdotto norme che favoriscono spudoratamente l’attuale  presidente del Consiglio. Nell’Europa Occidentale il nostro è l’unico Paese ‘partly free’ seguito solo dalla Turchia, e vi svelo un’altra chicca ma acqua in bocca anche questa volta: italia e turchia sono gli unici paesi che hanno l’ordine dei giornalisti.

Il blogger Alessandro Tauro, all’interno di una lunga e affascinante disamina delle condizioni della libertà di stampa in Italia, ci riporta le reazioni del Governo:

A destra le critiche sono state rivolte agli autori di questo report, secondo alcuni evidentemente simpatizzanti di sinistra e mascherati oppositori di Berlusconi. Come se all’estero non avessero cose più importanti a cui pensare se non a contrastare il capo di governo di un paese internazionalmente quasi insignificante.

Ma che cos’è quindi la Freedom House e chi sono le persone che ne supervisionano l’operato? Tutt’altro che simpatizzanti di Sinistra, ci spiega NoiseFrom Amerika:

È una fondazione indipendente che però riceve tradizionalmente buona parte del proprio finanziamento dal governo statunitense. La voce di Wikipedia afferma che il Board of Trustees (l’organismo di governo) è composto da personalità di tutti gli orientamenti politici. Sempre secondo Wikipedia nel passato hanno fatto parte del Board Zbigniew Brzezinski, Jeane Kirkpatrick, e Donald Rumsfeld. Secondo il sito dell’associazione l’obiettivo è essere una ”clear voice for democracy and freedom around the world” (una chiara voce per la democrazia e la libertà nel mondo). Ho guardato l’attuale Board of Trustees. Conosco solo alcuni dei nomi che vi appaiono. Ken Adelman è un diplomatico e commentatore conservatore, famoso per aver previsto che l’invasione dell’Irak sarebbe stata una passeggiata (”a cakewalk”); pur continuando a dichiararsi conservatore ha appoggiato Barack Obama alle ultime presidenziali (era particolarmente colpito in modo negativo dalla scelta di Sarah Palin per la vicepresidenza). Carly Fiorina è l’ex amministratrice delegata di Hewlett Packard e consigliera economica di McCain durante le ultime elezioni presidenziali. Lawrence Lessig è un professore di diritto a Stanford, famoso per il suo lavoro sui diritti d’autore. Ha avuto un ruolo nella creazione delle creative commons licenses, che anche il nostro sito usa.
Per quel che mi è stato possibile capire, negli Stati Uniti le principali critiche all’organizzazione sono tradizionalmente giunte ”da sinistra”. Noam Chomsky ne parlò in termini negativi nel suo libro ”Necessary Illusions”.

Il già citato blog Penne Digitali coglie l’occasione per suggerirci la visione di una videoinchiesta presente su YouTube:

Tutto il mondo inizia a riconoscere la condizione anomala in cui opera la nostra informazione e non è una condizione da sottovalutare: la limitazione della libertà di stampa è una limitazione delle nostre stesse libertà personali. A questo proposito vi invito a guardare l’inchiesta di Roberto Reale per la rubrica Scenari: un viaggio tra giornalisti minacciati, che parte dalla Campania per arrivare fino in Cina, passando per l’Afghanistan e l’Iran, a dimostrazione di come le vicende di Sayed Parwez Kambaksh, condannato per aver difeso i diritti delle donne o Roxana Saberi, sospettata di spionaggio, non siano distanti da noi. Solo un avverbio ci divide.

Per concludere, dopo aver segnalato la divertente vignetta proposta da Chokohama Cemetery, troviamo doveroso riportare le citazioni con cui Cronache da Absurdia ha voluto commentare la notizia. Citazioni da un autore che di censura e libertà di stampa sapeva il fatto suo:

Nel suo saggio intitolato “The prevention of literature”, George Orwell scrive che “la libertà di stampa, posto che tale espressione voglia effettivamente dire qualcosa, significa innanzitutto libertà di criticare e di opporsi”.

“Ad ostacolare la libertà di stampa sono la concentrazione della stampa stessa nelle mani di pochi ricchi, il monopolio della radio e della televisione, e la scarsa propensione del pubblico a spendere soldi in libri”. (…)

Al termine del suo saggio, Orwell ritiene opportuno puntualizzare che “in Inghilterra i nemici più acerrimi della verità, e quindi della libertà di pensiero, sono i signori della stampa, i magnati dell’industria cinematografica e i burocrati”, ma è “l’indebolimento del desiderio di libertà negli stessi intellettuali a costituire il sintomo più preoccupante di tutti”.

“Una società diviene totalitaria quando la sua struttura è manifestamente artificiale, e ciò si verifica nel momento in cui la classe dirigente di un dato Paese ha ormai perso la propria funzione, ma si ostina ad aggrapparsi al potere per mezzo della forza o dell’inganno”.

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Post pubblicato da: Robin Luis Fernandez il 15 maggio 2009 - 103 posts su Liquida magazine.

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1 Commenti a questo articolo

  1. renzo says:

    Io non capisco perche’si solleva ora il problema della riclassificazione dell’Italia da parte di freedom house.
    Questa societa’ ci aveva gia’ classificati “parzialmente liberi” nel
    2006.
    Perche’ si solleva ora il problema?
    Qualcuno puo’ entrare in maggiori dettagli.

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