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Viviane Reding interpella Obama: “Internet agli internauti”

Nessun vincolo territoriale per l’ICANN e una conferenza G12 annuale per la governance di Internet. Ecco cosa ha in mente il Commissario Reding per il futuro della Rete e per tutelarne la libertà. Ma non tutti sono sicuri della bontà di questo piano

Viviane Reding interpella Obama: “Internet agli internauti”

Decisamente un periodo di superlavoro per la signora Viviane Reding, cittadina lussemburghese e Commissario dell’Unione Europea per la Società dell’Informazione e i Media.

In questi ultimi tempi si è trovata, infatti, di fronte alla dottrina Sarkozy, quella che prevede il distacco da Internet dell’utente colto per più di tre volte a scaricare o condividere materiali protetti da copyright.
Una norma, quella varata dal Parlamento francese, molto contestata per le gravi implicazioni e le implicite violazioni della privacy (oltre che della libertà della Rete) che comporta.

Quomedia riporta una sua dichiarazione in proposito:

II commissario europeo per le nuove tecnologie, Viviane Reding, ha fatto sapere che nel progetto di legge Hadopi non c’è nulla che contraddica il diritto europeo, anche se lei stessa non apprezza molto la direzione che la Francia sta assumendo nella gestione della pirateria online: “Ciò che io posso non amare politicamente, non è sempre illegale”, ha fatto sapere il commissario tramite il suo portavoce Martin Selmayr.

Ci sono probabilmente dei problemi con l’Hadopi riguardo al diritto nazionale, ma sta alla giustizia francese decidere. Non ho alcuna indicazione da dare in riferimento a violazioni del diritto comunitario europeo e non vedo nulla di legale nell’emendamento 138 per modificare questa situazione”, ha poi aggiunto il commissario europeo.

L’emendamento 138 sancisce il diritto fondamentale degli internauti alla non restrizione ‘senza decisione delle autorità giudiziarie’ ed è stato reintrodotto dai deputati europei al momento della seconda lettura del progetto di riforma delle telecomunicazioni.

In sostanza non è possibile appellarsi all’emendamento 138 del pacchetto Telecom approvato dal Parlamento europeo per controbattere la normativa francese.

Sempre la Reding, di recente, ha espresso la sua opinione circa il commercio elettronico e la necessità che i cittadini europei debbano godere di uguali diritti e doveri in tutti i paesi dell’Unione, come scrive faetolibera su Nghiocc l liscji:

Ma non è tutto: fra le proposte dell’Ue vi è quella che auspica la creazione di un “mercato unico” sul web, uniformando a livello europeo l’accesso a prodotti e servizi tra i vari stati, a condizioni commerciali euque. Così, acquistare un prodotto o anche un bene immateriale su un sito italiano o di un altro paese membro non avrebbe alcuna differenza, garantendo in ogni caso la massima trasparenza al momento dell’acquisto. È quanto ha affermato il Commissario europeo per la Società dell’Informazione e dei media, Viviane Reding: «All’interno dell’UE, i diritti dei consumatori online non dovrebbero dipendere dalla sede di una società o di un sito web. Le frontiere nazionali non dovrebbero più complicare la vita dei consumatori europei che decidono di acquistare un libro online o di scaricare una canzone da Internet». E aggiunge: «Nonostante i progressi compiuti, dobbiamo garantire che anche sul web vi sia un mercato unico per i cittadini e per le imprese». Oltre alla guida per chi fa shopping online, il commissario Reding e quello alla Protezione dei consumatori Maglena Kuneva, hanno inoltre annunciato le prossime azioni per rendere la vita degli utenti del web più sicura: misure restrittive sullo spam, che vede l’Italia al primo posto in Europa per diffusione, l’abbattimento delle barriere nazionali al commercio di file musicali grazie all’introduzione di una licenza europea e infine un’armonizzazione delle regole per le copie di prodotti coperti da copyright, che attualmente sono diverse da Stato a Stato.

Poteva mancare qualcosa che riguardasse l’Italia? Certo che no, ed ecco che la nostra Viviane bacchetta il Bel Paese perché non ha ancora reso disponibile il servizio che permette di individuare chi chiama dal telefono cellulare il numero unico europeo di emergenza (il 112), come possiamo leggere sul blog Truffe in rete e tutela consumatori:

Servizio 112. L’Italia rischia una multa dall’Ue per non aver ancora reso disponibile a tutti il servizio che permette di individuare chi chiama da un telefono cellulare il 112, il numero europeo per le emergenze. La Commissione ha inviato alle autorità italiane una lettera di «avviso formale» in cui si chiede di adeguarsi al più presto alla normativa europea e alla sentenza della Corte Ue di giustizia del gennaio scorso. Pena un nuovo ricorso alla Corte Ue, che stavolta porterebbe infliggere al nostro Paese una pesante sanzione. «La fornitura del servizio in questione – dice la commissaria Ue alle Tlc, Viviane Reding – è cruciale per l’effettivo funzionamento del numero unico europeo per le emergenze. La maggior parte degli Stati membri lo ha già introdotto e non c’è alcuna ragione perché l’Italia non possa attuare questo servizio davvero vitale per i suoi cittadini».

Ma l’infaticabile Commissario Reding trova tempo da dedicare anche a un’altra questione che le sta a cuore e decide di rivolgersi direttamente al Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.
Qual è l’oggetto del contendere, in questo caso? Niente meno che Internet
. Scrive Claudio Leonardi, su PcWorld:

Su Internet è intervenuta oggi anche il commissario europeo per la Società e i Media, Viviane Reding, perché non c’è solo il parlamento d’Europa a fine mandato. Il 30 settembre, infatti, scadrà l’accordo tra l’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), la massima autorità nella gestione dei nomi di dominio del web, e il Dipartimento del commercio statunitense. La Reding ha chiesto, in un intervento in video sul suo blog, che l’ICANN, che ha sede attualmente in California, si svincoli da qualunque legame territoriale, per diventare un organo privato e indipendente. La proposta del commissario europeo è stata indirizzata in particolare al Presidente USA, Barack Obama, e prevede una un incontro annuale dei rappresentanti di tutti i continenti, e si configuri come un “G12 per la governance di internet”. Questo vertice internazionale dovrebbe per discutere delle improrogabili modifiche da apportare alla regolamentazione della rete. Ad esso prenderebbero parte due rappresentanti di America del Nord, America del Sud, Europa e Africa, tre rappresentanti di Asia e Australia e il presidente dell’Icann come membro non votante.

La proposta non si limita a questo, come scrive Francesca Mancuso su Pubblica amministrazione:

Anche gli utenti saranno chiamati ad esprimere il proprio parere in merito. Nelle prossime settimane, infatti, la Commissione europea avvierà una serie di consultazioni pubbliche per valutare eventuali proposte alla luce di quanto ha affermato Viviane Reding. Intanto la Commissione europea domani terrà un incontro pubblico a Bruxelles per discutere sulla questione della governance futura di Internet.

«Credo che il Presidente Obama avrà il coraggio, la saggezza e il rispetto nei confronti della natura globale di Internet per aprire la strada nel mese di settembre a una nuova forma di governance per la Rete più trasparente, democratica, multilaterale e responsabile. Questo è il tempo di agire. E l’Europa sarà pronta a supportare gli impegni del Presidente Obama» ha concluso Viviane Reding, che spera «in una forma di governance di Internet nuova, più responsabile, più trasparente, più democratica e più multilaterale».

L’iniziativa, tuttavia, non sembra incontrare l’entusiastica approvazione del popolo della Rete, almeno in Italia; Domini.it manifesta, infatti, qualche perplessità:

Nonostante gli Stati Uniti siano stati gli ideatori ed i fondatori di tutti i progetti che hanno portato alla rete com’è attualmente ogni giorno che passa molte altre nazioni fanno passi avanti nella propria connettività e la percentuale di webcitizen statunitensi diventa sempre più piccola.

La proposta parla di un G12 per il “Governo di Internet”, ma non sarà facile trovare un sistema equo per determinare i delegati rappresentati. Se è certo che gli Stati Uniti abbiano troppo potere sulla rete è anche vero che questa proposta potrebbe far cascare facilmente il controllo di Internet in mano a politici senza alcuna conoscenza reale della rete.

E Mario Todeschini Lalli, su Giornalismo d’altri, critica la proposta della Reding, ritenendo che non sia poi così vantaggiosa per la libertà e la neutralità di Internet:

Quando una presunta democrazia formale rischia di essere peggio, assai peggio di un dispotismo illuminato? Per esempio su internet, se – seguendo i suggerimenti della Commissaria europea per la Società dell’informazione, Viviane Reding – si sottrarrà al governo americano il controllo formale sull’organismo che finora ha gestito la creazione degli “indirizzi” della rete (decide, per esempio, quali tipi di suffissi web creare “.com”, “.net”, ecc.). Col risultato di ritrovarcelo gestito da un comitato internazionale di rappresentanti governativi — non necessariamente tra i più “friendly” nei confronti della rete.

E prosegue così:

La filosofia che esprime è infatti, sostanzialmente, una filosofia di “controllo” e di controllo governativo. Ecco che cosa scrive in proposito (mia traduzione dall’inglese, non ho trovato la traduzione ufficiale in italiano: mia l’evidenziazione):

“Mentre la gestione quotidiana di internet dovrebbe essere lasciata alle decisioni indipendenti dell’ICANN e della comunità internet globale, dovrebbe esserci un forum multilaterale disponibile per i governi per discutere questioni di linea politica generale concernenti la governance di internet (general internet governance policy issues). Ritengo che nella maggior parte dei casi l’esperienza dell’ICANN, la pressione delle forze di mercato, come anche il diritto e i principi internazionali saranno sufficienti a contribuire alla risoluzione di questioni relative alla governance di internet. Ma ci saranno anche dei casi nei quali sarà necessario un coordinamente rapido ed efficiente tra governi. Un esempio sono le minacce alla stabilità, alla sicurezza e all’apertura di internet, dato che quasi sempre queste questioni hanno una dimensione globale.

“So che molti soggetti interessati pensano che l’ONU sia il giusto candidato per questo lavoro. Personalmente ritengo che poiché le decisioni sulla governance di internet la maggior parte delle volte devono essere prese rapidamente ed efficientemente, noi avremo bisogno di trovare un forum internazionale meno formale. Propongo di creare un ‘G12 per la governance di internet’, un gruppo informale di rappresentanti dei governi che si riunisca almeno due volte l’anno e possa, se appropriato, fare delle raccomandazioni all’ICANN a maggioranza”.

La cosa paradossale è che la Reding propone questa struttura in nome di una battaglia antimonopolistica e libertaria – memore forse delle pressioni di certa destra americana sul proprio governo perché non fosse consentita la creazione del dominio .xxx” per i siti porno: “A chi deve rispondere l’ICANN? (…) Chi deve sincerarsi che l’ICANN lavori solo per la libertà globale di internet e non si presti mai a censure o alla repressione delle idee?”.

Forse il rappresentante del governo cinese nel “G12″?

La domanda finale è maliziosa anziché no; se occorre ripensare il ruolo di Icann, forse la strada proposta dalla Reding non è la migliore. Aspettiamo la mossa di Obama.

Tag correlate: Internet, Unione Europea, Obama, dottrina Sarkozy, Viviane Reding

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