Non redistribuiva l’equo compenso. Quasi chiuso l’IMAIE
Il Prefetto di Roma ordina la chiusura (scongiurata dal TAR) dell’istituto per la distribuzione dell’equo compenso a cantanti ed esecutori. Accumulava le quote, ma non le elargiva ai soci. Un modello simile – che ricalca quello della Siae – ha ancora senso nel ventunesimo secolo?
“Equo compenso”, chi era costui?
In due parole, l’equo compenso è una cifra che si paga ogni volta che si acquista un apparecchio di registrazione, un supporto tipo cd-r o dvd-r, un’audio o videocassetta, o anche una pellicola fotografica.
E’ riscosso nella presunzione che gli oggetti citati siano utilizzati per registrare o duplicare materiale protetto da diritti d’autore. La Siae si occupa di ripartirlo tra i suoi iscritti.
Una considerazione: ma se, nel momento in cui acquistiamo cento dvd, o un hd, o un masterizzatore, paghiamo un compenso che verrà rigirato agli autori e agli editori, perché scaricare o duplicare contenuti protetti da diritto d’autore deve essere vietato o sanzionato?
Delle due una: o non dobbiamo pagare l’equo compenso, che è un balzello imposto ingiustificatamente, ma non possiamo nemmeno scaricare film e canzoni, oppure lo paghiamo ma, allora, siamo liberi di registrare quello che vogliamo, per uso personale, si intende, e di procurarcelo come ci pare. Con questo, comunque, non vogliamo difendere il commercio clandestino di film, cd, giochi e software contraffatti (infatti abbiamo specificato che le copie devono essere per uso personale), perché qui entrano in ballo discorsi diversi, di educazione alla legalità.
Non tutti sanno è che esiste un ente morale, l’Imaie (Istituto Mutualistico per la tutela degli Artisti Interpreti ed Esecutori, nato nel 1977 per iniziativa di Cgil, Cisl e Uil); se la Siae si occupa di raccogliere i diritti connessi all’esecuzione di opere per conto dei loro autori ed editori, l’Imaie (vedremo il perché dell’imperfetto) raccoglieva il compenso sulle opere rappresentate o riprodotte per conto degli interpreti e degli esecutori.
Per fare un esempio: sull’esecuzione di una canzone la Siae interviene per conto dell’autore, l’Imaie per conto del cantante. L’ultimo, contestato, presidente dell’Imaie è Edoardo Vianello, popolare interprete di canzoni degli anni Sessanta e Settanta.
Il sette maggio il prefetto di Roma ha dichiarato estinto l’ente perché, a fronte di un imponente tesoro di diritti raccolti (quasi 120 milioni di euro), non ha mai provveduto alla loro ridistribuzione, anche a causa di regole poco chiare circa gli aventi diritto, tali da rendere questa operazione, di fatto, impraticabile.
Leggiamo di seguito alcune considerazioni scritte da Guido Scorza su Punto Informatico:
Ma c’è un altro dato nella relazione annuale del Presidente dell’IMAIE che fa riflettere: nell’intero 2007 i soggetti che hanno versato l’importo di quasi 30 milioni di euro di equo compenso sono stati solo 31 ovvero RAI, RTI, SKY e pochi altri. Vi sembra possibile che per incassare meno di 30 milioni di euro da 31 grandi imprese sia necessario spenderne 29 corrispondenti – stando al bilancio dell’IMAIE al 31 dicembre 2007 – ai costi di produzione dell’Istituto in relazione a tale esercizio?
Ancora un numero sul quale riflettere.
Secondo la solita relazione annuale, gli artisti, interpreti ed esecutori che avrebbero dovuto beneficiare del riparto degli importi incassati a titolo di equo compenso ed i cui indirizzi avrebbero dovuto, pertanto essere recuperati, erano, nel 2007, 58.366 di cui ne sono stati individuati solo 1613. Un risultato assai poco lusinghiero per l’attività di un ente tanto ricco e costoso e, soprattutto, per poter continuare a credere che dal pagamento dell’equo compenso dipenda davvero il futuro della creatività e della cultura nel nostro Paese. D’altra parte, nei giorni scorsi, rispondendo alle domande di una giornalista di Altroconsumo, il Presidente della SIAE aveva candidamente riconosciuto che una percentuale del 50/60% degli artisti che si iscrivono alla sezione Musica della SIAE, a fine anno, incassano meno di quanto versano per iscriversi.
Forse ce n’è abbastanza perché sorga almeno il sospetto che la strada che si sta percorrendo non sia quella corretta e che occorra cambiar qualcosa e farlo in fretta, chiedendo, magari, aiuto proprio alla tecnologia che non è solo – come sembrano pensare in troppi – un’arma nelle mani della pirateria ma, anche e soprattutto, una preziosa alleata per la gestione dei diritti sulle creazioni intellettuali nella società dell’informazione.
Numeri che fanno riflettere sulla ragion d’essere di queste società di raccolta che, spesso, costano agli aventi diritto più di quanto rendano e, altrettanto spesso, distribuiscono quattrini soltanto ai soliti noti (case discografiche e società di produzione), e non alla gran massa di artisti e autori.
All’estinzione dell’ente ha fatto seguito la nomina, da parte del Tribunale di Roma, dei commissari liquidatori, come da lapidaria nota postata su Liberi lavoratori Imaie:
Il Presidente del Tribunale Ordinario di Roma, Dott. Paolo De Fiore, nomina commissari liquidatori dell’IMAIE l’Avvocato Giovanni Galoppi, cui attribuisce funzioni di impulso e coordinamento della struttura, il Prof. Enrico Laghi e l’Avvocato Giuseppe Tepedino.
Naturalmente il presidente dell’ente ha proposto ricorso al Tar contro il provvedimento del prefetto di Roma e ha organizzato una manifestazione da tenersi sotto la sede del tribunale amministrativo competente. Scrive Germana Bizzolari, sul blog La voce di Roma:
L’Imaie infatti è l’istituto che raccoglie e redistribuisce i diritti connessi allo sfruttamento delle opere audiovisive; è un’associazione privata che gestisce risorse private e non riceve finanziamenti dallo Stato. Malgrado questo, con un decreto prefettizio, il Governo ha dichiarato estinto l’Imaie, espropriando il patrimonio accumulato dagli artisti in questi anni. Mentre non riesce a privatizzare o a chiudere gli enti inutili pubblici (ad esempio le province) il Governo decide di espropriare e nazionalizzare un’associazione privata che non costa nulla allo Stato e che invece gestisce denaro che negli ultimi anni è servito anche a promuovere attività professionali e culturali.
Il Prefetto, che a nome del Governo ha liquidato l’Imaie, ha consultato “tutti” tranne gli artisti, che sono gli unici e veri proprietari dell’Istituto e del suo patrimonio; Edoardo Vianello ha quindi presentato un ricorso al Tar che verrà appunto esaminato Giovedì 21 Maggio.
La voce di Roma è, in qualche modo, l’unico a spendere parole a favore dell’ente; mentre assai severo è il già citato Liberi lavoratori Imaie, che sulla vicenda porta il punto di vista dei lavoratori dell’istituto, molto critici nei confronti della presidenza. Leggiamo così in una nota:
Oggi, 7 maggio 2009 il Direttore Generale IMAIE, presso la sala riunioni dell’Istituto, ha comunicato a tutto il personale IMAIE presente la decisione del Prefetto di Roma di estinguere l’Istituto.
Lei Presidente, non c’era. Non si è presentato. Non in ufficio, ma in quella sala.
Anche per l’atto finale ha evitato di guardarci negli occhi e di comunicarci che, per noi, del domani non vi è certezza.
E qualche giorno dopo ecco un altro post, con il quale il Comitato Liberi Lavoratori dell’Imaie risponde a una lettera che Edoardo Vianello ha inviato ai soci dell’ente e agli aventi diritto, ribattendone punto su punto le argomentazioni:
“Non intendo, infine, polemizzare sulla nota frattura tra l’Ufficio di Presidenza e quello della Direzione Affari Generali e Amministrativi, perché nutro grande rispetto per il personale dell’Istituto, anche se alcuni di loro non hanno manifestato però lo stesso fair play nei miei confronti. Ciò che non mi ha certamente aiutato a svolgere serenamente i miei compiti”.
Non intende polemizzare ma lo fa: effettivamente il Presidente ci ha dimostrato grande rispetto ignorando sistematicamente ogni nostro ruolo e competenza e discriminando i lavoratori non iscritti al sindacato dei suoi burattinai attraverso costanti iniziative di demansionamento anche mediante l’esternalizzazione delle attività. Chi da più di un anno non può “svolgere serenamente” i propri compiti sono i dipendenti del Dipartimento Affari Generali, del Dipartimento Amministrativo e, aggiungiamo, dell’Ufficio Sistemi Informativi e in generale, tutti quei dipendenti che anche indirettamente hanno subito il clima pesante ed assurdo che anche Lei ha contribuito a creare. Forse il Presidente avrebbe potuto svolgere meglio i suoi compiti, se si fosse avvalso della professionalità dei dipendenti IMAIE piuttosto che affidarsi ad una schiera di consulenti esterni che oltre a gravare sul bilancio dell’Istituto non ci sembra che abbiano prodotto risultati di cui si possa andar fieri. Infine non confondiamo il fair play con l’accondiscendenza.
“Chi sono invece quelli che hanno chiesto il commissariamento ed hanno ottenuto lo scioglimento, pur non avendo nessuno diritto statutario di chiedere l’estinzione dell’IMAIE? Tra le varie ipotesi circolate, tutte hanno un denominatore comune: tra i richiedenti non c’è nessun artista! Quale concreta libertà associativa ci può essere in un Paese nel quale si può sciogliere un ente sottraendogli bene e risorse, senza ascoltare la voce degli associati, che di quel patrimonio sono i legittimi proprietari?”
Caro Presidente, si chiama “Stato di Diritto”: chi commette illeciti viene punito. Oppure la Guardia di Finanza, la Procura della Repubblica, la Magistratura Civile e Penale, il Ministro dei Beni Culturali e Ambientali, il Ministro del Lavoro, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Prefetto di Roma che hanno decretato l’estinzione dell’IMAIE, hanno vissuto un’allucinazione collettiva? Ricordiamo a tutti che l’IMAIE gestisce i diritti di non meno di 60.000 soggetti, a fronte di circa 5.000 soci (più altri 2000 artisti che pur avendo diritto di associarsi sono tenuti in sospeso da più di un anno): pur ammettendo che circa 700 artisti difendano consapevolmente il suo operato, sottolineiamo che in percentuale rappresentano non più dell’1% di tutti gli Aventi Diritto, “che di quel patrimonio sono – appunto – i legittimi proprietari”.
Appare evidente una frattura tra l’ufficio di presidenza dell’ente e i dipendenti dello stesso – che, però, non sono i soli ad avere motivi di lamentela. Scrive infatti Benedetta Buccellato, su Associazione per il teatro italiano:
Un gruppo di delegati ha richiesto più volte, per iscritto, la convocazione di un’assemblea. Più volte la nostra richiesta è stata negata dalla Presidenza. Mai siamo riusciti, noi delegati, a confrontarci sui temi che riguardavano la crisi e la minacciata estinzione dell’Imaie. Nella relazione sull’estinzione dell’Istituto, il Prefetto ricorda tutte le ragioni del provvedimento: dal mancato perseguimento dello scopo statutario (la distribuzione dei diritti) alle truffe rese possibili dal regolamento per l’art.7, giudicato inadeguato e colpevolmente privo di controlli.
Dalle ispezioni della Guardia di Finanza a quelle della Polizia postale, dagli avvisi di garanzia che hanno raggiunto persone esterne e interne all’istituto alle numerose irregolarità compiute dall’odierna Presidenza, fino alla sospensione di tutti i consiglieri dell’audiovisivo, eletti in maniera irregolare in un’assemblea indetta irregolarmente. Il Prefetto enumera tutta una serie di inefficienze, di reati presunti, di irregolarità, di legittimi dubbi sulla regolare gestione dell’Istituto.
Come ho avuto modo di dire al Presidente Vianello, nel corso della riunione di ieri pomeriggio, anche l’assemblea dei soci convocata al Teatro Italia per le 18,30 è il frutto di un’amministrazione che considera le regole, lo statuto e il codice civile degli inutili orpelli, degli impedimenti da scavalcare con disinvoltura. Era evidente che l’assemblea dei soci del Teatro Italia non poteva essere tale e, infatti, si è trasformata in una riunione a pagamento prima della quale è stato fatto firmare, a scatola chiusa, un documento che si oppone all’estinzione.
A cura e a firma di chi? Di quello stesso Presidente che viene citato nel procedimento come uno dei responsabili dell’estinzione stessa. Di quel Presidente che, dimettendosi già da qualche mese, azzerando così la dirigenza dell’Istituto, avrebbe potuto evitarne la liquidazione. Nella proposta del Presidente Vianello è invece presente l’azzeramento di tutti gli altri organi collegiali, compresa l’assemblea dei delegati dei soci, meno che di se stesso.
Le motivazioni addotte per la chiusura dell’istituto, quindi, appaiono basate più su irregolarità amministrative e mancato perseguimento degli obblighi statutari, come già scritto, che sul desiderio di espropriare gli artisti dei loro compensi. Vedremo come si pronuncerà il Tribunale Amministrativo del Lazio, chiamato in causa, e come evolverà la vicenda.
Resta il fatto che un modello di retribuzione di artisti e autori basato sull’operato delle società di raccolta appariva forse adeguato nel 1882, anno in cui fu fondata la Siae (e nel primo consiglio di amministrazione della Società sedevano personaggi del calibro di Edmondo De Amicis, Francesco De Sanctis, Giosuè Carducci e Giuseppe Verdi); sicuramente, però, mostra la corda nel ventunesimo secolo, non riuscendo a capire le possibilità di retribuzione delle opere artistiche offerte dai nuovi media.
In Italia siamo ancora ai bollini.
La saga non è chiusa, comunque, perché il 22 maggio scorso il TAR del Lazio ha bloccato il provvedimento di chiusura, consentendo quindi all’IMAIE di continuare le proprie attività. Rimane da capire che fine farò il suo tesoretto e – appunto – quanto senso abbiano istituti di questo tipo, ormai.
Tag correlate: Siae, Edoardo Vianello, cd, dvd


maggio 25th, 2009 at 14:44
Ma il procedimento di estinzione non è stato bloccato dal tar? -link-
maggio 25th, 2009 at 17:02
Sì hai perfettamente ragione Pelodia. Detto fatto, update eseguito.
maggio 25th, 2009 at 21:28
Si confermo ke è stato bloccato dal TAR……..ma ora inizierà la vera sagra dei ricorsi e contro ricorsi, vi informo che eranostati nominati anche 3 commissari e vi pare che resteranno li a guardare che l’IMAIE ricomincia da capo??????? Staremo a vedere.
maggio 26th, 2009 at 14:31
C.V.D. – Come Volevasi Dimostrare!
ottobre 26th, 2009 at 12:16
Informazioni e documenti su quello che è successo all’ IMAIE e quello che sarà il futuro del diritto connesso in Italia su:
http://www.cllaie.it