Guatemala, la protesta è 2.0
Il video shock su YouTube registrato dalla vittima di un assassinio scatena la protesta in Guatemala. E il movimento del dissenso trova la sua forza nel Web 2.0
Il Guatemala sta vivendo giorni di forte tensione, di instabilità politica e di vivace protesta.
A provocare tutto ciò è stato il Web 2.0.
Youtube, Twitter, Facebook, Ustream, tutte parole improvvisamente finite all’ordine del giorno per una popolazione che sembra essersi stufata definitivamente di un’amministrazione corrotta e di una stampa quasi completamente imbavagliata.
Ad accendere la miccia è stato l’assassinio di un avvocato, Rodrigo Rosenberg.
Rosenberg aveva avuto come suoi ultimi clienti l’imprenditore guatemalteco Khalid Musa e sua figlia Marjorie. Musa era stato chiamato a far parte del consiglio d’amministrazione della Banrural, una delle banche principali dello stato, ma da questa posizione ha potuto rilevare un buon numero di affari decisamente sporchi e non ha voluto – né potuto – restare in silenzio: si andava dal riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico al dirottamento di fondi pubblici per finanziare la campagna elettorale della moglie del presidente del Guatemala Alvaro Colom, Sandra Torres de Colom, intenzionata a candidarsi alle prossime elezioni seguendo il modello già inaugurato dai Kirchner in Argentina.
Khalid Musa era pronto a denunciare questi fatti pubblicamente, ma il 14 marzo è stato assassinato da ignoti. Sua figlia Marjorie è stata freddata insieme a lui, colpevole soltanto di trovarsi in quel momento in sua compagnia.
Rodrigo Rosenberg era stato, nel frattempo, assunto da Musa come avvocato difensore. Dopo la morte dell’imprenditore, tutti i documenti che provavano l’autenticità delle accuse di Musa erano rimaste nelle mani dell’avvocato, insieme ai risultati di ulteriori indagini portate a capo da quest’ultimo.
Naturale quindi che anche Rosenberg si sentisse minacciato, sapendo di avere fra le mani materiale che poteva tranquillamente esporre tutta la corruzione insita nel governo del Guatemala.
Quest’ultimo 10 di Maggio anche Rosenberg, di 47 anni, padre di 4 figli, è stato assassinato.
Il suo omicidio avrebbe potuto essere ignorata dai media locali tanto quanto lo erano state le morti di Khalid Musa e di sua figlia, ma questa volta c’è stata una piccola – grandissima – differenza.
Rosenberg conosceva bene i rischi che correva, per cui aveva registrato prima della sua morte un filmato da diffondere appunto in caso di assassinio, in cui rivelava tutti i dettagli del caso a cui stava lavorando e spiegava perché fosse così grave la situazione del suo paese. Il blog VoicePopuli ci racconta alcune prime conseguenze:
Il video è stato inizialmente diffuso al suo funerale per poi essere reso pubblico da alcuni mezzi di comunicazione locali. Da Colom, per il momento, nessuna risposta ufficiale. Ma il suo portavoce Fernando Barillas ha parlato di una “cospirazione” che mira a destabilizzare il Paese e ha precisato che il capo di Stato ha già sollecitato la collaborazione nell’indagine della Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala, sostenuta dall’Onu.
Sulla pagina internet del governo, inoltre, si respinge “qualsiasi accusa giunta attraverso registrazioni o dichiarazioni scritte che si stanno distribuendo attraverso i mezzi di comunicazione con l’evidente intenzione di creare una crisi politica”.
Oltre a venire spedito alla stampa, il videomessaggio è stato anche caricato su YouTube, ed è stata questa la vera mossa decisiva.
Un video postumo che inizia con le parole “se state ascoltando o leggendo questo messaggio vuol dire che sono stato assassinato dal presidente Alvaro Colom” non poteva certo passare inosservato e si è presto diffuso in maniera virale.
Oltre all’indubbio effetto shock, il filmato ha saputo informare sulla corruzione di stato, in un momento assai difficile per la libertà di stampa del Paese centroamericano. Proprio per questo, come ci spiega Amisnet, la denuncia di Rosenberg ha avuto un effetto ancora più forte del previsto:
A far parlare molto in questi giorni è anche il sistema di diffusione della notizia: un video in cui si annuncia la possibilità di un omicidio. “Ciò che io temo, come comunicatore, è che questo possa essere un nuovo metodo per incidere sull’opinione pubblica” dichiara Martin Iglesias, dell’osservatorio Selvas.org. “E’ un primo caso di sovversione di tipo mediatico, diverso da quello dei kamikaze che registrano il loro annuncio di sacrificio. Questo era un annuncio di responsabilità in differita”.
Nel video, oltre a spiegare punto per punto le responsabilità del presidente, della first lady, del segretario di stato e del suo assistente oltre alla Banrural stessa, Rosenberg chiama a raccolta il popolo guatemalteco invitandolo a ribellarsi alla corruzione e alla violenza, chiedendo le dimissioni del presidente.
L’appello è stato raccolto e sono state organizzate numerose manifestazioni, l’ultima delle quali ha contato la partecipazione di oltre 50.000 cittadini. E tutto questo, segno visibilissimo dei tempi in cui viviamo, è stato organizzato attraverso la Rete grazie a gruppi su Facebook o siti come quello segnalato da Sottoosservazione:
Fuera Colom. Lo scandalo si dilaga e tra la gente comincia a montare rabbia e voglia di reagire. Nasce una movimento di raccolta firme che intende spodestare i Colom dal potere e si rafforza un sito internet Fueracolom.com che intende ospitare i commenti di chi, liberamente, sente il dovere di dire no a questo potere fuori controllo, “che tanto male sta facendo alla povera Guatemala”, per usare le parole di un guatemalteco che interviene sul sito. Si tratta di uno spazio che, nei limiti del possibile e della legge, intende far riflettere i cittadini e coordinarli in iniziative e movimenti di massa che costringano “il corrotto Colom alla resa”. E poprio leggendo gli interventi su questo spazio si intuisce che Rosenberg non è né il primo né l’ultimo a dirsi vittima di loschi regolamenti di conti e complotti.
E l’impatto del Web 2.0 sulla politica locale non si ferma certo qui: contrastando il silenzio delle tv nazionali, le proteste sono state videotrasmesse in live streaming attraverso Ustream.tv, mentre tutti i preparativi e lo svolgimento della protesta sono stati ampiamente descritti in tempo reale dagli utenti di Twitter.
E proprio riguardo a questa famosa piattaforma di microblogging ci è arrivata un’altra news sorprendente: il caso di Jean Anleu, utente di Twitter noto come Jeanfer, che lo scorso 15 maggio a causa di un solo messaggio di 96 caratteri è stato incarcerato e multato per 6.500 dollari. L’accusa è di aver scatenato un’ondata di “panico finanziario”.
Si tratta della prima volta in America Latina che una persona viene arrestata per un post su Twitter. TheBlogTV ci fornisce i dettagli, oltre ad alcune riflessioni sulla libertà d’espressione:
Il suo messaggio diceva “Ritirate i soldi da Banrural, per distruggere la banca dei corrotti” ed era taggato con l’hashtag #escandalogt, in riferimento all’omicidio dell’avvocato Rosenberg.
Questo gesto è costato molto al suo autore, che evidentemente doveva essere messo a tacere, come molti all’interno di questa vicenda.
Noi decidiamo di continuare a non tacere la vicenda e ad usare la forza del mezzo con cui lavoriamo, internet, per diffondere e parlare di questi gesti. La libertà d’espressione è sempre stata attaccata nel corso della storia, ma come si può pensare oggi di togliere la parola a milioni di utenti, in uno spazio virtuale?
Forse è questo un grande punto di forza della virtualità e forse è su questo che bisogna puntare per pensare di immaginare che la collettivitá, attraverso il virtuale, possa incidere nella realtà.
Il tentativo di mettere a tacere la protesta con l’arresto di Anleu ha però avuto l’effetto opposto: la notizia ha fatto sì che il popolo del Web ridiffondesse lo stesso messaggio più e più volte, rendendolo ancora più visibile.
E’ quello che in Rete viene definito “effetto Streisand”: il tentativo di rimuovere determinato materiale dal Web causa una reazione a catena che lo rende ancora più visibile . In questo caso, come ci spiega Rotta a Sud Ovest, le conseguenze possono farsi sentire sull’intero assetto economico del paese:
Lo scandalo sta avendo anche conseguenze economiche: molti correntisti stanno ritirando il proprio denaro dal Banrural e l’immagine del Paese è a pezzi, tanto che secondo l’analista Gustavo Porras, consultato dal quotidiano guatemalteco La hora, l’instabilità politica di questo momento potrebbe spingere “le imprese che studiano il rischio Paese ad abbassare il rating del Guatemala, sul quale si basa la condotta degli investimenti”.
Fortunatamente per il povero Anleu, l’improvvisa fama ha anche generato una raccolta di fondi spontanea da parte degli utenti della Rete, con cui ha potuto pagare la cauzione e ottenere almeno gli arresti domiciliari.
Nel frattempo in Guatemala le proteste continuano, e con esse le mobilitazioni online. E’ di un paio di giorni fa la notizia dell’arresto (e della successiva scarcerazione) di un venditore ambulante che per le vie della capitale vendeva copie in dvd del messaggio postumo di Rodrigo Rosenberg.
Il dissenso 2.0 è talmente capillare e spersonalizzato che le forze dell’ordine non sanno letteralmente più come reagire. Possibile che stiamo assistendo al primo esempio al mondo di rivoluzione 2.0? In attesa di conoscere il seguito di queste vicende vale la pena di rivedersi il video di Rosenberg (con sottotitoli in inglese) anche per le ragioni spiegate da TheBlogTV:
Vi inviterei poi a vedere il video in ogni caso, anche se non conoscete (come me) una parola di spagnolo: non capita tutti i giorni di ascoltare la vera voce di un eroe. Rodrigo Rosenberg Marzano aveva 47 anni.
ringrazio Rossella per la traduzione.
“Buona sera il mio nome Rodrigo Rosember Marzano se in questo momento
state vedendo questo video è perchè sono morto[...]
questa è una storia vista milione di volte ed è il momento di parlarne…[...]
I miei figli non staranno meglio per questo, ma forse il mio paese si..[...]
Mister Khalil Musa e sua figlia Marjorie Musa furono uccisi perchè non potevano essere utili nelli affari sporchi fra “ladroni”, perchè erano guatemaltechi per bene! E’ per questo che sono stati assassinati…[...]
Per far sembrare che non fosse una cosa personale, con Mister Khalil hanno deciso di uccidere, anche la figlia, solo perchè tutti i giorni Marjorie Musa portava suo padre a pranzare a casa: si decide che quindi la cosa migliore sia ucciderli nello stesso momento proprio quando insieme tornano a casa per il pranzo..[...]
Io , Rodrigo Rosenberg Marzano, sono stato uccido da Gustavo Alejos e Gregorio Valdez, con l’approvazione di mister Alvaro Colon (Presidente del Guatemala), e Sandra de Colon (la moglie n.d.r.) perchè ho difeso fino alla fine due buonissimi guatemaltechi. Saró un numero di statistica in piú, ma arriverá un momento in cui queste persone pagheranno davanti alla legge.[...]
Non possiamo permettere che Guatamela continui ad essere nelle mani di
queste persone.[...]
Lascio la mia testimonianza su cose che NON SONO supposizioni.

