Ci siamo: è stata annunciata per il 19 giugno l’uscita in Italia di Coraline e la porta magica, il lungometraggio di Henry Selick – regista con Tim Burton di Nightmare Before Christmas e altri capolavori di stop motion – basato sul romanzo di Neil Gaiman.
Negli Stati Uniti ha già riscosso unanimi consensi e ottimi risultati al botteghino, che sarebbero stati probabilmente ancora migliori se – per una discutibile scelta – non fosse stato tolto dalle sale per fare spazio al film 3D dei Jonas Brothers, peraltro rivelatosi un flop.
Ad ogni modo il film ha consacrato definitivamente il talento di Henry Selick e fatto conoscere quello di Neil Gaiman a nuove schiere di fan. L’uscita della pellicola negli USA è stata preceduta da una campagna di viral marketing che ha utilizzato in maniera intelligente e arguta la Rete, anche coinvolgendo la blogosfera.
Era dicembre 2008 quando alcuni tra i blogger più seguiti in America si videro recapitare un pacco dal contenuto piuttosto insolito, come racconta Bloggokin:
Questa volta la promozione tocca i blogger americani, l’ASIFA (Animation Archive) ha realizzato a mano una serie di Mistery Box (quarantasei) ricche di materiale promozionale del film, foto, magliette, bottoni ed altro, le scatole sono tutte diverse e frutto di un vero e proprio lavoro artigianale, sono state recuperate da altre situazioni ed adattate per l’occasione dai volontari Michael e Brittany Woodside, Glenn Han e Danny Young (che potete vedere nel filmato sucessivo) e sono state inviate ad altrettanti bloggers, il dettagli e la storia delle scatole la trovate qui.
Un’attenzione particolare è stata riservata al sito ufficiale, che non si limita a fare semplicemente da vetrina per l’uscita del film, ma offre spunti di intrattenimento interessante, come scriveva a novembre Screenweek:
Una curiosità: il sito ufficiale del film (www.coraline.com) è bloccato da una serie di parole chiave legate alla storia, che portano a visualizzare spezzoni sempre diversi tratti dal film e dalla sua complessa realizzazione. Non sono facili da indovinare, specialmente per chi non conosce a fondo la complessità della trama. Ma noi possiamo fornirvene alcuni, quindi gustatevi i ricchi retroscena di questo film e se qualcuno di voi dovesse scoprire nuove chiavi d’accesso, fatecele sapere!
Le parole chiave sono:
… non vi rovineremmo mai il gusto di scoprirle da soli, ma se volete potete farlo leggendo il post per intero su Screenweek.
Molto del fascino di questo film è dato dall’aspetto visivo, merito anche fra gli altri di Jon Klassen, illustratore canadese che ha creato le scenografie. Dietro a un prodotto come Coraline si nasconde un’attenzione ai dettagli che può riservare scoperte davvero bizzarre. Noartri ci presenta la signora Althea Crome:
Althea Crome fa un lavoro davvero unico al mondo: questa simpatica signora dell’Indiana, negli Stati Uniti, è specializzata in maglioni in miniatura.
Ma fate attenzione: quando parlo di lavori a maglia minuscoli non mi riferisco a scarpine per neonati ed a maglioncini per cani; la signora Crome crea cardigan di taglia XXXS e guanti che starebbero larghi alla maggior parte delle bambole.
Usando i ferri da calza più piccoli del mondo, Althea Crome ha realizzato a mano tutti gli stupendi maglioni che compaiono in Coraline, il meraviglioso film animato in stop motion di prossima uscita in Italia; e così lo studio di produzione del lungometraggio ci offre un breve documentario che illustra le straordinarie capacità di questa appassionata del lavoro a maglia, che addirittura completa ogni capo aggiungendo una minuscola etichetta, ricami sottilissimi e bottoni microscopici.
Fili e bottoni sono autentici protagonisti di questo film, come fa notare anche Luca Boschi su Cartoonist Globale:
Tanto di cappello a Neil Gaiman per essersi inventato (con la sua crew di assistenti e consiglieri) questo video insolito nel quale parla della più grande invenzione di tutti i tempi, lo humble button.
Si tratta di una trovata intelligente per promuovere l’uscita del suo film Coraline
In contemporanea col film è tornato d’attualità anche il booktrailer del romanzo, di cui scrive Geek Advertising:
mentre i film usano lo stesso linguaggio dei propri trailer, i libri usano un linguaggio diverso, quello della parola. Ed ecco allora che un book trailer ha la possibilità di far esplodere il potenziale visionario della parola stessa, della storia, delle emozioni. Da ex traduttore, mi intriga questa traduzione della parola in immagine, e della storia in immagine in movimento. Robert McKee considera qualunque forma di narrazione – scritta, parlata, recitata, su pellicola – unificabile sotto la macro-categoria di Storia. Forse ha ragione; e forse è per questo che ibridare la parola con l’immagine in movimento può diventare tanto emozionante e tanto virale.
Prendete uno degli ultimi esempi: il book trailer di Coraline dell’immenso Neil Gaiman. Ve lo inserisco qui sotto: concedetegli una visione, non ve ne pentirete.
Cineblog ci porta dietro le quinte di questo film così complesso dal punto di vista tecnico, girato in stop motion, con un’innovativa tecnica stereoscopica pensata per la visione nei cinema 3d:
Un film in stop-motion non è uno scherzo. E Coraline rientra tra questi. Girare una storia con questa tecnica di animazione significa avere un’incredibile pazienza: prima per creare le scene ed i pupazzini, poi per modificare le varie facce con le diverse espressioni e i corpi con gli abiti, e poi per gli animatori che devono spostare in modo millimetrico i “protagonisti del film” in modo da avere un fotogramma che unito uno all’altro forma una sequenza. Il concetto è quello dell’animazione classica, solo che qui si applica alla terza dimensione poiché i pupazzetti sono reali, concreti.
Oggi vi portiamo sul set di Coraline e la porta magica, diretto da Henry Selick che già ci ha regalato perle come Nightmare Before Christmas. Il film uscirà nelle nostre sale il 3 luglio, in alcuni cinema anche in 3d così l’effetto dei pupazzini e della scenografia saranno veramente speciali!
Non mancano forme di merchandising decisamente particolari legate all’uscita del film , come le Nike Coraline Dunk, su GoodLook:
Quelle che vi presentiamo sono le Nike Coraline Dunk: in edizione limitata, con dettagli che richiamano la natura dark del film e riferimenti ai personaggi. Le sneakers sono infatti dotate di topi ferma lacci (disegnati dal regista del film Henry Selick) e code sul tallone, e il tweed beige e grigio pare rattoppato alla bell’e meglio (in realt è cucito a mano, rendendo unico ogni paio) sul camoscio giallo canarino della tomaia. Swoosh e dettagli in pelle verde oliva e, per completare il tutto, suola glow in the dark.
Alcuni blogger hanno visto il film in anteprima e ci raccontano le loro impressioni. Cominciamo con Badtaste:
Perché tutti i cartoni animati non possono essere come Coraline? Domanda oziosa e probabilmente senza risposta. Si potrebbe dire che il mercato non è favorevole a prodotti di questo tipo e vuole soltanto buffi animaletti parlanti e fracassoni. In parte è vero e in effetti certi incassi di prodotti animati sono sconfortanti. Eppure, una pellicola come Coraline e la porta magica dimostra che c’è bisogno, oltre che di produttori coraggiosi, anche di grandi autori personali.
E chi meglio allora di Henry Selick, autore di Nightmare Before CHristmas, uno dei primissimi (se non il primo) cartone veramente adulto ad apparire sulla scena?[...]
Capitolo 3D. Si è detto che questo è il primo esempio di 3D maturo. Concordo completamente. Ora, non c’è dubbio che un film intelligente come Coraline possa essere goduto anche con una proiezione normale. Ma, se vi è possibile, cercate assolutamente di vederlo nel formato per cui è stato concepito. Qui il mezzo non viene utilizzato per gettarvi qualche oggetto di fronte agli occhi e far ridere i bambini, ma per fornire una maggiore dimensionalità, anche e soprattutto espressiva. Basti pensare al modo in cui il tunnel si allarga o a quando vediamo le gocce di pioggia sulla finestra. Insomma, non è più un gioco, ma una forma d’arte.
Torniamo nuovamente su Screenweek:
A mio parere Coraline è un film meraviglioso, una trasposizione riuscitissima del modo interessante e classico di raccontare di Gaiman e al tempo stesso un film toccante e raffinato, capace anche di sfruttare con sobrietà ed efficacia il 3D.
Ci sono davvero molte cose in Coraline. Gli amanti di Miyazaki non potranno non notare i molti punti di contatto con La Città Incantata: c’è una bambina sradicata dal luogo dove viveva che affronta la transizione da un contesto sociale da un altro, ci sono i genitori catturati, un gioco per ritrovarli e soprattutto il tema fondamentale dell’affermazione della propria individualità come momento fondamentale di crescita personale. A differenza di Miyazaki però Gaiman/Selick affrontano questo tema su un impianto tipicamente occidentale.Proprio quest’ultima cosa, cioè la necessità di trovare e riconoscere il proprio specifico e la propria unicità è forse il tema più interessante. Se La Città Incantata parlava di questo attraverso la metafora del nome della protagonista (rubato, cercato e poi ritrovato) in Coraline sono molti altri elementi a parlarcene: sono i capelli tinti di blu per farsi notare e sono i guanti che la mamma non vuole comprargli (elemento che sembra trascurabile nella trama ma che non lo è assolutamente come si vedrà a storia finita) a parlarci del desiderio di non essere omologata con una raffinatezza e al tempo stesso una forza degna delle migliori cause.
Un’ultima grossa differenza con il cinema e la poetica di Tim Burton riguardo la contrapposizione tra il mondo patinato borghese e quello dark malinconico è che, sebbene anche per Selick e Gaiman il mondo dei vivi è grigio mentre quello fantastico è coloratissimio, qui il grigio non è necessariamente bene in sè e ciò che sembra pastelloso e caramelloso non è male in sè, ma in quanto nasconde il grigio.
Cioè Edward Mani di Forbice trovava che il male è nel perbenismo dei pratini all’inglese e delle mura rosa non nel gotico e grigio castello da cui viene che anzi era un’alcova d’amore paterno. Qui invece il male è sempre il grigiore che è sotto la patina di luminosità, non lo sono quindi le pastellosità in sè.
Director’s cup riflette sulla diversità dell’universo estetico creato per il film e per il romanzo, apprezzandoli entrambi:
Mentre scorrono le immagini capisci che questa fiaba dark poteva essere adattata solo in stop-motion (ma con tanta, tanta CG e meglio ancora se gustato in 3D!). Allo stesso tempo, però – ma questo vale solo per chi conosce l’opera originale – storci il naso davanti ad un’interpretazione così lontana da quella di Dave McKean.
Se infatti la storia subisce alcune variazioni per favorirne la scorrevolezza, è chiaro che l’azzardo, qui, è soprattutto visivo.
Che sia per motivi puramente pratici o che si tratti di una scelta stilistica di Selick, le creature di Gaiman così ben dipinte dall’inconfondibile mano di McKean cedono il posto ad un’estetica decisamente più morbida e…pupazzosa.
Il risultato finale ha però una sua forza e una sua coerenza, calzando bene a quella particolare resa propria della stop-motion.
Insomma, non ci rimane che aspettare il 19 giugno.
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