Terminator Salvation, il quarto capitolo della saga

A 25 anni da Terminator esce il quarto sequel, con Christian Bale nei panni di John Connor e McG alla regia. Le prime recensioni dei blogger parlano di un film divertente e onesto, senza pretese

Il primo Terminator nel 1984 fu un evento per la cinematografia sci-fi: una pellicola low budget che costò meno di sei milioni e mezzo di dollari – una cifra irrisoria per l’industria cinematografica – e ne incassò 78 in tutto il mondo, trasformando l’ex body builder Arnold Schwarzenegger in un’icona e catapultando il regista esordiente James Cameron nel firmamento di Hollywood.

Un quarto di secolo dopo esce al cinema il capitolo numero quattro della saga dei cyborg, Terminator Salvation. Non ci sono più né Cameron -  impegnato nelle riprese di Avatar, il nuovo film con cui promette di rivoluzionare il modo stesso di concepire il cinema – né Schwarzy, ormai politico a tempo pieno e che di Hollywood è il governatore, insieme al resto della California.

Alla regia  c’è McG (al secolo Joseph McGinty Nichol) che ha all’attivo solo alcuni videoclip, lo zampino in The OC e un pugno di film (tra cui i due Charlie’s Angels); Christian Bale nè ei panni del protagonista  John Connor.

Suggerisce Your Gossips:

Christian Bale, che a quanto pare si sta prodigando in ritratti di supereroi o eroi visto che è l’ultimo ce ha indossato la maschera di Batman, diventa John Connor, capo della Resistenza contro quelle macchine che vorrebbero prendere il dominio dell’uomo.

Bale tra l’altro ha fatto molto discutere per il suo caratteraccio, dopo la sua scenata al direttore della fotografia che è inavvertitamente passato sul set durante una ripresa: la registrazione dell’accaduto è diventata un mp3 che ha scatenato la Rete. Racconta Screenweek:

la sfuriata di Christian Bale ha ovviamente fatto il giro del mondo e, nell’arco di una giornata, negli States se le sono inventate un po’ tutte per omaggiare una delle uscite più tragicomiche degli ultimi anni.

Telefilm Cult presenta il resto del ricchissimo cast:

In mezzo a tanti innesti, il ricorso a un cast tecnico di primo livello: score a tripla partitura di Danny Elfman, Gustavo Santaolalla e Thom Yorke, creature ed effetti speciali affidati ai tecnici della Stan Winston Studio (dal nome del celebre creatore del primo cyborg, scomparso durante la lavorazione), e un puzzle di paradossi temporali, sequenze pirotecniche e interni d’anima ricostruito dal montatore del ‘Titanic’ Conrad Buff.

Si rivedono Linda Hamilton – protagonista del primo indimenticato ‘Terminator’, qui voce narrante e filo diretto col passato, rievocato da alcuni flashback – e Arnold Schwarznegger, che ha acconsentito perche’ la sua faccia si saldasse “digitalmente” al nuovo T-800. Torna in scena Kyle Reese – padre di John Connor – a cui presta il volto Anton Yelchin.

Completano il cast Sam Worthington ed Helena Bonham Carter, in ruoli indecidibilmente sospesi tra Bene e Male. La confusione, l’ambiguita’ ontologica e morale, sembra il marchio distintivo del nuovo corso. Cyborg sempre piu’ umani e viceversa, alla maniera di “Blade Runner”. Unito al vecchio (anacronistico?) adagio sui limiti della scienza, che risale al mito di Frankeinstein e anche piu’ indietro.



Costato oltre 200 milioni di dollari, Terminator Salvation è il più dispendioso della saga, e si rivela il giocattolone roboante, secondo Comic Soon:

Al quarto capitolo della serie (probabile inizio di una nuova trilogia, sebbene i risultati al box-office non siano stati esaltanti), il mondo di John Connor fa un salto avanti nel tempo e ci porta in una landa desolata post apocalittica a metà strada tra Omaha Beach di Salvate il soldato Ryan e i deserti infuocati di Mad Max. La fotografia livida, desaturata e quasi in bianco e nero mostra un mondo devastato dall’olocausto nucleare dove le macchine hanno avuto il sopravvento sull’umanità. Un tripudio di rovine, di città devastate dalla furia della guerra, di macchine da guerra robotizzate di proporzioni mastodontiche sono gli ingredienti del minestrone ipertecnologico condito dal regista videoclipparo McG (”autore” di Charlie’s Angels, ma anche dei video di Korn e The Offspring) capace di costruire un gigantesco e stupefacente baraccone in cui dare fondo agli oltre 200 milioni di dollari di budget con effetti speciali di ogni tipo.

La prima ora del film è un toboga roboante di esplosioni, inseguimenti, inquadrature ai limiti dell’irrealizzabile (una su tutte il piano sequenza sul primo elicottero abbattuto), mentre la seconda parte deve necessariamente riprendere le fila della trama spazio/temporale tessuta in precedenza. Gli appassionati della serie si mettano però il cuore in pace, McG è un fenomeno di tecnica ma non è un regista come James Cameron. Terminator Salvation ha molti più muscoli dei suoi predecessori, ma non ha nulla delle epiche sfide vis-a-vis dei primi due capitoli, e neppure la tragica ironia del terzo episodio.

Anche secondo Kekkoz basta lasciare da parte grandi aspettative per godersi un buon action movie:

Dunque – posto che in questo film ciò che Cameron aveva messo sul piatto riguardo all’identità e sul destino dell’umanità nei primi due “episodi” della “saga” qui ve lo potete bellamente scordare e quindi vi consiglio di entrare in sala a cuor leggero e senza fare tanto i precisini né tantomeno i passatisti – dunque, dicevo, Terminator Salvation è un film sommariamente onesto. Meno ambizioso del terzo capitolo diretto da Jonathan Mostow, ma decisamente più riuscito. E’ un film WYSIWYG: What You See Is What You Get.

Ovvero, due ore abbondanti di clang clang clang: cosa volevate di più? In ogni caso, non sto riducendone i meriti: se la seconda ora è un po’ più ripetitiva della prima e nonostante l’allegra comparsa di una-certa-personcina-digitale (un momento che riesce a essere allo stesso tempo inquietante, ridicolo e irresistibile) svacca un pochetto, soprattutto quando si tratta di far funzionare i due risicatissimi personaggi femminili (questo è un film fallocentrico, fatevene una ragione), la prima ora è davvero formidabile – almeno sotto il profilo tecnico-tecnologico. E sotto il profilo del fottuto divertimento fine a se stesso.

McG è un cane, e lo si vede appena smette di fare clang clang ma grazie al cielo ci risparmia questo pensiero ricominciando a fare clang clang dopo una ventina di secondi. In quello, il suo mestiere lo fa con i controcazzi.

L’uso dei paradossi temporali, che è la caratteristica principale della serie, porta ad avvitamenti nella trama, come spiega Gianluca Arnone su Cinema & Tv:

Complicato riassumere snodi e inversioni di sceneggiatura di Terminator Salvation, quarto capitolo della cyborg saga inaugurata 25 anni fa da James Cameron. La difficoltà sta nel ricorso vertiginoso ai paradossi temporali, a causa dei quali personaggi appartenenti ad epoche diverse convivono in un presente acronico, l’ordine narrativo può subire torsioni, e il futuro (già accaduto) essere modificato dal passato. D’altra parte un universo simbolico fortemente codificato come quello del film permette anche ai non aficionados di non pendersi negli ingarbugliati meandri della trama.

Comunque si consiglia di ripassare o vedere almeno i primi due capitoli. Ad esempio, Umberto di Viditu dice:

La storia regge, se considerate però che parlando di viaggi nel tempo e paradossi a go-go, possa risultare alquanto misteriosa. Chiara infatti che non ha mai visto un Terminator non si è divertita, e ci ha capito poco.

Qui si è rispettata la linea temporale violata dal primo viaggio, dunque almeno la coerenza c’è. Un ripassino è fortemente consigliato dunque, almeno del primo episodio prima di andare al cinema per quest’ultimo atto.

Anche se, secondo Gabriele Niola di Dituttounblog, il film patisce del confronto impari con il passato:

La saga di Terminator non è fondata su androidi che inseguono umani per terminarli. E’ fondata sulla lotta tra due singole entità che cercano ognuno di dare una forma diversa al futuro del pianeta. Un futuro che è tanto più affascinante o inquietante quanto meno è mostrato.

Per questo il quarto capitolo, intitolato Terminator Salvation, tradisce la saga stessa, perché si sposta in quel futuro prima annunciato per mettere in mostra stavolta direttamente la guerra uomini/macchine e non le battaglie singole per evitarla. Il risultato è che manca quell’etica splendidamente western delle due entità contrapposte in un mondo che non comprende i loro valori e ci si sposta invece sul terreno del cinema d’azione più mainstream. E come film d’azione Terminator salvation non sarebbe nemmeno male. Se non avesse quel nome e non portasse sulle spalle il peso di quella saga!

Invece, secondo Eyes Wide Ciak, l’uso del presente tanto temuto nei capito precedenti è un aspetto positivo della pellicola:

Insomma è vero non c’è più Schwarzenegger, non c’è più quel senso di mistero per un futuro sconosciuto e ambiguo, ma c’è finalmente quel presente apocalittico sempre annunciato nei precedenti capitoli e mai mostrato: un futuro terribile, in cui la terra è devastata e bruciata e gli uomini sono costretti a vivere di nascosto come topi, in cui gli unici messaggi di speranza sono dati da una radio clandestina e l’umanità per salvarsi deve capire quali sono i suoi punti di forza ed usarli contro le macchine.

Grandi temi nascosti in una quantità enorme di spettacolarità, divertimento e azione.

I nuovi autori e il regista McG sono riusciti nell’impresa quasi impossibile di creare un blockbuster con un’anima.

In conclusione Freddy Nietzsche lo consiglia, pur con qualche ma:

A differenza del terzo capitolo, Terminato Salvation è un film credibile, sia in sé che come parte della saga. Questa credibilità vale però più per la cupa atmosfera di fondo e per i personaggi, che non per una particolare cura nella logica di quello che succede. Ovvero: se ci mettiamo a fare i rompini, c’è un sacco di roba che non sta in piedi. Christian Bale è ottimo, come sempre; Worthington funziona, ma la parte è un po’ quadrata. L’atmosfera generale del film è molto metallica, così come metallici sono i robottoni che le danno di santa ragione agli umani. Tutto quell’hitech del secondo capitolo scompare, e si torna alle macchine, versioni bellicose e supermoderne degli attuali trattori. Alcune scene d’azione sono pazzesche, e in genere la storia si segue volentieri. Non ci sono trovate incredibili, né cadute di gusto insopportabili. La colonna sonora, di Danny Elfman, non è indimenticabile.

Tag correlate: Christian Bale, John Connor, Terminator SalvationTerminator, McG, Arnold Schwarzenegger, James Cameron, cinema, Hollywood, sci-fi,

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