Dal mommyblogging al marketing, le mamme vanno di moda
Dai blog alle aziende le mamme sono un nuovo importante soggetto che si sta imponendo negli scenari. Mentre cresce il fenomeno del mommyblogging, il marketing dà attenzione alle blogger che si prefiggono un obiettivo ambizioso: cambiare alcune regole del mercato
Le mamme vanno di moda.
Vanno di moda su Internet: i blog tematici sono in continua crescita e la comunità del mommyblogging all’italiana si rafforza, grazie a eventi ad hoc e alla rete dei contatti che si crea.
Vanno di moda al supermercato: i prodotti per l’infanzia sono quelli che reggono di più alla crisi economica e il marketing si rivolge principalmente ai genitori e ai bambini.
Si tratta di un dato rilevabile da chi ha un occhio alla blogosfera; merita attenzione perché coinvolge il sociale, il culturale e si propone anche di cambiare le dinamiche nel rapporto con le aziende produttrici. E, cosa assai interessante, si tratta di un fenomeno che proprio nei blog ha trovato la sua spinta principale.
Blogmamma fa un’analisi del “movimento” di mamme blogger e della sua crescita negli ultimi mesi:
Le mamme blogger crescono e si moltiplicano. Dal primo punto della situazione fatto a dicembre 2008, il panorama delle blogging moms è alquanto mutato: pochi mesi nel virtuale sono un’eternità nella vita reale.
Sono infatti nati moltissimi nuovi blog di mamme negli ultimi mesi, ma soprattutto molti sono evoluti. Che cosa sta succedendo? Semplice, la presenza di Facebook e di vari social network, Mammacheclub ad esempio, ha catalizzato la presenza mammesca online, che per lo sfogo quotidiano si incontra in questi spazi e va sui blog per approfondire temi di interesse generale. In questo senso si può dire che i blog hanno un po’ perso la funzione di incontro e sfogo tra mamme.
Ma ad ogni cambiamento corrisponde un’evoluzione e il fenomeno dei blog, lungi dal tramontare si sta evolvendo, forse in un senso più maturo. Siamo in presenza di una nuova fase, forse il 2009 segna l’affermarsi delle mamme online, e l’evolversi dei blog mammeschi verso qualcosa di più di un semplice luogo di sfogo personale.
Desian, uno dei papà blogger più attivi, commenta ironicamente l’attenzione tributata alle colleghe femmine (ma i Media cominciano ad accorgersi anche dei padri che bloggano):
Loro sono le mamme-blogger.
Come i migliori surfisti, cavalcano l’onda del loro oceano internettico. E sono pure parecchie: decine, centinaia (migliaia?!); fanno lobby, chattano, si mandano msg in pvt, fanno rete e coaching, si ritrovano nei loro luoghi virtuali (hanno persino un blog-cafè) e in quelli reali (no geek, no party), aggregano idee e consumi, stili di vita.
Le aziende se le contendono a suon di raduni, convention, briefing; sono loro le protagoniste del marketing del futuro. Lo fanno.Tu, babbo, ti senti solo come una particella di sodio in una bottiglia d’acqua minerale. Fossi stato nel loro oceano, prima o poi qualcun altro come te avresti rischiato d’incontrarlo. Invece dentro una minerale si fa presto: che sei solo lo vedi subito.
Ecco, la rete sarà pure piena di blog tenuti da uometti e qualcuno di questi sarà anche padre, avrà dei figli, ma sul blog parlano di calcio (ma mai di figli o di paternità), di cellulari (ma mai di figli o di paternità), di html, css, ubuntu o template (ma mai…), di vespe piaggio (ma mai…), di poker pesca caccia mountain bike. Ma mai di figli o di paternità. Sembra quasi che l’argomento non li interessi.
O non li tocchi.Certo, qualche blogomamma gentile e premurosa ogni tanto passa, s’affaccia, dà un’occhiatina al tuo blog. Magari ti lascia anche due righe ma è un po’ come confortare Manny, il mammuth di L’era glaciale: “coraggio, non sei in via d’estinzione”. Mah, veramente io ero appena arrivato…
Perché loro, le blogomamme, sono corteggiatissime dai mass media: i grandi giornali le intervistano, le riviste le citano come guru, a teatro fanno il tutto esaurito (pure alle repliche), fioccano i libri. Da qualche giorno (vedi i loghi spuntare come funghi nei loro blog) hanno persino il loro MamCamp con un widget fantasmagorico e fiammeggiante. Si vede che c’è dietro un graphic designer. E davanti, sconfinati campi di celebrità virtuale. E materiale, come diceva il vecchio.
Marilde Trinchero, autrice del libro La solitudine delle madri racconta su La solitudine delle madri come ha conosciuto le mamme blogger:
Ho scoperto le mamme blogger nel 2006, durante la scrittura del libro. Mi piacque molto il loro modo di raccontare la maternità e continuai a seguirle costantemente, pur non commentando mai. Mi spiaceva palesarmi e poi sparire. Il libro richiedeva tempo e dovevo per forza di cose fare delle scelte. Dunque leggevo e apprezzavo. Silente. Qualcuna l’ho contattata via mail, per chiedere informazioni in merito ai corsi pre e post parto della zona o per esprimere il mio apprezzamento per qualcosa che aveva scritto. Sono stati scambi molto piacevoli e utili per avere una visione più ampia sulla maternità. Poi, ogni tanto, ho iniziato a commentare. Inizialmente con il pudore di chi teme di invadere un campo altrui, poiché pur essendo anch’io madre, i miei figli hanno quell’età in cui è probabile che io non tardi a diventare nonna. E ovviamente la mia quotidianità è diversa da quella di chi è alle prese con bambini piccoli. Tuttavia il loro linguaggio, il vostro linguaggio, mi piaceva molto e – in ritardo di un po’ di lustri-, ho iniziato a sentire l’appartenenza a un gruppo di persone che diceva cose affini alle mie in merito a un determinato argomento. Cosa non così consueta per me, e oltremodo apprezzata. Iniziai a parlare delle mamme blogger suggerendone la lettura ogni qualvolta ne avevo occasione. Un giorno feci un intervento in una radio e mi capitò di consigliare di usufruire della rete, per- dissi- “la capacità che hanno le mamme blogger di raccontare la maternità sfrondandola dai luoghi comuni”.
Itmom – mamma blogger per eccellenza – stila un vero e proprio identikit di chi ha fatto della Rete un patrimonio per uscire dall’isolamento dovuto al parto e per ritrovare un’identità, spesso anche professionale, fuori dalla famiglia:
Identikit della mamma blogger in vacanza:
- si sveglia presto, prima dei figli per postare sul blog e poter rispondere ai commenti in modo da avere la mattinata libera;
- corre in spiaggia con i figli, fa tutto quel che deve fare, ma nello stesso tempo studia, scruta i vicini di ombrellone a caccia di spunti per ‘il post di domani’;
- il bagnino viene studiato, guardato, osservato non con sguardo concupiscente (anche se lui ne è convinto) bensì sempre con lo scopo di avere un personaggio da descrivere nel blog;
- torna a casa e spera ardentemente nel sonnellino postprandiale dei figli per poter navigare in pace;
- legge voracemente tutti i blog delle mammebloggers per non sentirsi esclusa e lascia commenti a iosa sempre per lo stesso motivo;
- ha sempre l’aria leggermente distratta, e suscita preoccupazione nei familiari e amici, che pensano abbia qualche tresca extraconiugale: gli ignari non sanno che la sua tresca è esclusivamente con un laptop e il suo collegamento veloce (non sempre);
- non vede l’ora di rientrare in città, nonostante ami le vacanze, per riappropriarsi del proprio tempo, libero di postare in santa pace!
Alcune mamme blogger, grazie alla vulcanica Flavia di Vere Mamme, hanno recentemente organizzato un incontro con Barilla per confrontarsi con l’azienda e fare direttamente proposte che possano essere utili a tutti. In vero stile “marketing conversazionale”, ci si è seduti intorno a un tavolo. Leggiamo cosa scrive in merito Piattini Cinesi:
L’incontro era con il gruppo del digital marketing, ovvero i “giovanotti” assunti appositamente per occuparsi della promozione su internet (detto così sembra riduttivo, ma vuol dire tutto quello che ruota intorno al web 2.0, che è tanto) ed il fatto che un’azienda di questi tempi assuma un’intera squadra per occuparsi di un progetto innovativo è già un fatto positivo.
L’ambiente era simpatico e rilassato, e Piattins non ha potuto fare a meno di chiedersi se gli esperti dimarketing sono sempre così solari oppure le aziende li scelgono ad hoc in base al settore di competenza: nel loro caso la scelta di un papà circa quarantenne blogger e col piercing sembrava quasi studiata a tavolino, ma riflettendoci è chiaro che la comunità del web trova proprio nell’esperienza della condivisione digitale la propria identità, e quindi che ci si somigli o che almeno ci si riconosca è naturale (e in fondo anche incoraggiante).
Seduti intorno al tavolo ipermoderno di una vecchia cascina ristrutturata le blogger e la squadra del digitalmarketing si sono reciprocamente presentati.
Le blogger l’hanno fatto sia individualmente che come gruppo, perché in Barilla ci sono andate anche come gruppo, e dopo essersi incontrate precedentemente a Milano, tra di loro, per discutere di un progetto comune e stilare un manifesto di intenti, che è allo stesso tempo un elenco di valori comuni in cui riconoscersi e un elenco di “tesi” o “richieste” che rappresenteranno un codice di comportamento per quelle aziende che vorranno collaborare con loro.
Per farlo, a Milano, si erano raccontate in poche battute i loro sentimenti di amore, fiducia o repulsione rispetto ai valori espressi da alcune marche.
Piattins, per esempio, ha raccontato di quanto l’avesse infastidita la pubblicità dei Piccolini di Barilla, nella quale una mamma doveva interrompere il suo lavoro al computer per preparare il pranzo ai figli.
Ecco come precedentemente, su Vere Mamme, si spiegava il senso dell’appuntamento:
Avevo parlato di un’azienda che si sta aprendo al marketing della conversazione. A seguito di quel post sono nati dei contatti utili e proficui, e così oggi abbiamo presentato la nostra ideaPowered by People addirittura ai signori e alle signore di Barilla (Mulino Bianco). Eravamo una decina didonne-(esito a dire “solo” mamme, perchè è chiaro che le nostre identità sono molto più varie e complesse)-blogger, e siamo state ospitate con semplicità e gentilezza nelle “cucine creative” della sede di Parma. (Silvia, nominata sul campo reporter ufficiale, ha appena pubblicato le foto dell’incontro).
La particolarità di questo evento sta proprio nel fatto che siamo state noi ad andare là, noi a raccontare chi siamo, noi a lanciare spunti e proposte. Vuol dire che un primo importante passo (una cosa del genere non sarebbe stata immaginabile fino a poco tempo fa) è stato compiuto, e spero molti altri seguiranno. Gli sviluppi sono tutti da esplorare insieme. Insomma mi sento molto pioniera, e voi?
È seguita una discussione divertente, coinvolgente, a momenti esilarante (e del resto non potete metterci tutte intorno a un tavolo senza aspettarvelo…), sicuramente aperta e onesta da entrambe le parti.
Alcuni punti fondamentali che sono emersi:
vorremmo essere coinvolte, sempre di più, nelle iniziative che ci riguardano, siano prodotti, promozioni o comunicazione. In un dialogo paritario, che stimoli la nostra creatività e il nostro interesse, perchè abbiamo molto da raccontare. Ma perchè questo dialogo funzioni, è opportuno stabilire delle regole e rispettare i reciproci territori. E poi, le critiche costruttive sono molto più difficili di quelle distruttive, quindi occorre fare uno sforzo in più (questo è vero non solo quando si parla di/con aziende, ma un po’ in generale).
Ed ecco come – dall’altra parte della barricata – su Intranos si racconta il punto di vista dell’esperto di marketing:
Dove sbagliano oggi le aziende, nel tentativo di ingaggiare il consumatore?
- non sono aperte all’interattività; tendono a parlare e a non ascoltare, a dire e non a coinvolgersi. Rimangono quindi sempre sulla montagna, senza riuscire a scendere. Penso sia un problema di paura elazionale. Le aziende sono 30 anni che comunicano solo con un linguaggio ed una modalità. Cambiare è difficile e gettarsi nell’ignoto è sempre pericoloso
- sono interessate solo ad avere un post da parte del blogger, conoscere i numeri del blog e capire il ritorno immediato. Poco interessa il parere (l’importante è che sia positivo). Ma allora perché chiamarle? Non basterebbe fare una bella pubblicità tabellare?
- Tante agenzie di PR online probabilmente cavalcano l’onda della comunicazione 2.0 e convincono le aziende a operazioni che non sono in grado di gestire direttamente, cercando di adattare le aspettative di risultati misurabili secondo i parametri classici da parte delle aziende con la richiesta di relazione diretta da parte dei blogger
Che il marketing sia molto attento alle mamme che scrivono blog lo dimostra la quantità di post pubblicati negli ultimi mesi dalle stesse blogger che ragionano sul tema. Ecco il punto di vista di Mamma in corriera sul buzz marketing:
Ma il buzz marketing funziona?
Alcune sere dopo la presentazione, ho avuto modo di vedere di nuovo qualcuna delle mamme blogger presenti. Alcune di loro erano “stupite” della mail di recall ricevuta dall’agenzia promotrice dell’evento, che chiedeva (anche se con modi molto soft) di scrivere un post sull’argomento.Ne ho dedotto alcune cose:
1) Molte delle presenti non erano consapevoli di essere state invitate ad un evento promozionale. Chiediamoci allora come rendere chiaro che, se come azienda ti parlo di un mio prodotto e ti invito a cena, ho un obiettivo preciso, che è quello che poi tu parli di me;
2) Alla scarsa consapevolezza si è aggiunta l’osservazione che l’argomento trattato durante la serata non era coerente con la “politica editoriale” dei vari blog. La mia sensazione, rispetto a questo punto, è stata che siano stati scelti dei blog sulla base della loro popolarità, e non anche in base alla loro reale capacità/possibilità di effettuare un’apertura commerciale come quella che era nella testa dell’azienda. Se davvero è stato così, forse c’è stato un modo un po’ ingenuo di reclutare il pubblico: su una base quantitativa (in base cioè al numero di contatti “in target” raggiungibili) e non qualitativa (in base alle specificità del singolo blog, in termini di argomenti trattati, spazio dato alla conversazione sui brand, e indicatori di questo genere). In altre parole, con criteri vecchi applicati ad un modello nuovo di comunicazione. Magari la prossima volta pensiamo un po’ meno al target e un po’ di più alla conversazione: i risultati non potranno che giovarsene;
3) Il marketing è una disciplina pochissimo amata dai consumatori. I quali si sentono manipolati. E quindi, se possono, evitano di entrarci dentro e di sporcarsi le mani. Brutto affare. Il kotlerismo ha mietuto un sacco di vittime, ed ora eccoci qua, in un campo di battaglia farcito di risentimento. Forse che coloro che sono stati trattati da bersagli ora sono stufi di essere tali e intendono tenersi molto stretti i loro spazi di espressione privata? Beh, come dar loro torto.C’è ancora molto da imparare, come dicevo. È sempre bello scoprire che qualcuno ha voglia di farlo.
Nel frattempo la comunità delle mamme blogger continua a crescere, si autodefinisce e proclama appuntamenti. Così dopo il Mam del 23 maggio, è atteso a Milano – per il 13 giugno il MomCamp.
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