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Progettazioni verdi per una vita a impatto zero

Dall’edilizia all’aeronautica, si fa strada il concetto di progettare con un occhi odi riguardo a ecologia e ambiente. L’esigenza di ridurre l’impatto verso l’ambiente è fortissima… e, in futuro, ne potranno giovare anche le nostre tasche

Progettazioni verdi per una vita a impatto zero

Mentre i singoli Paesi si orientano verso politiche di salvaguardia ambientale che impongono l’uso di materiali e tecnologie innovative eco-friendly, le scienze si applicano per darci tutti gli strumenti e adeguarci a una filosofia di sostenibilità.

Intanto alcuni Stati, aiutati dalle dimensioni ridotte, promettono di diventare a  impatto zero nel giro di pochi anni.

Liquida ha già affrontato il tema delle abitudini che possiamo tenere nel quotidiano, spiegando come curare la casa rispettando l’ambiente. Ma se i gesti di ogni giorno sono indispensabili, saranno le innovazioni tecnologiche che coinvolgono ogni aspetto della nostra vita a fare la differenza.

L’edilizia ha un ruolo fondamentale: di recente è stata data la notizia della prima casa a emissioni zero. La “casa attiva” (Active House) – è stata costruita in Danimarca, a Lystrup, vicino Aarhus. Onegreentech racconta:

Si tratta di un’abitazione con tecnologie innovative, completamente autosufficiente da un punto di vista energetico e che consta della possibilità di produrre energia in eccesso. A differenza delle cosiddette case passive, che grazie alla particolare forma dell’edificio (rivolta a sud) risparmiano già circa molta energia rispetto a una casa normale, la casa attiva addirittura produce un eccesso di energia ed è completamente ecologica (cioè ad emissioni zero). Ha però un grande difetto: il prezzo.

Costa infatti circa 570.000 euro, certo una somma molto elevata. L’energia elettrica che produrrà potrà essere venduta dai proprietari agli enti pubblici della zona ed, in circa 30 anni, i guadagni ottenuti dovrebbe coprire la somma pagata per l’acquisto. Inoltre, secondo i progettisti, quando la tecnologia e la tecnica di costruzione diventerà standard il suo prezzo non supererà quello di un normale trilocale.

In pratica, la parte del tetto a sud è coperta da pannelli solari e da cellule fotovoltaiche: l’energia assorbita dai primi sarà utilizzata per riscaldare la casa, mentre le seconde convertiranno l’energia in elettricità. Il computer controllerà le temperature interne ed esterne e automaticamente aprirà o chiuderà le finestre quando sarà necessario.

Riprende la notizia anche Progetto Nuova Energia, che riporta la dichiarazione dell’ideatrice della casa ecologica:

«Molte persone credono che se una cosa è ecologica, deve essere per forza complicata» afferma Rikke Lildholdt, project manager che ha ideato questa casa attiva. Invece secondo la progettista non vi è nulla di complesso: «Si tratta di vivere una vita confortevole in una casa che produce più energia di quella che usa» dichiara entusiasta la Lildholdt.

La “casa attiva” è il risultato di una nuova strada intrapresa dall’edilizia. Questo è il tema affrontato nel corso di NextBuilding, il convegno di apertura dell’expo di GreenBuilding, che ha avuto luogo a Verona, di cui racconta No-Miedo:

Stabili costruiti studiando accuratamente il microclima in cui vengono realizzati, che non hanno bisogno di climatizzazione, che sfruttano la circolazione naturale dell’aria per il raffrescamento e la luce del sole per l’illuminazione degli interni e che producono almeno tanta energia quanta ne consumano: dovranno essere così gli edifici che si costruiranno se vogliamo raggiungere gli obiettivi che abbiamo di fronte in quanto ad efficienza, uso delle rinnovabili e riduzione delle emissioni. Questo il messaggio lanciato dal convegno di apertura di GreenBuilding alla Solarexpo di Verona, dal titolo “NextBuilding. Advances in next-generation building technologies & design”.“Se l’edilizia esistente, un vero e proprio colabrodo dal punto di vista dell’efficienza energetica, è paragonabile ad giacimento energetico nascosto, pari a tutte le risorse italiane di gas naturale, la nuova edilizia – ha spiegato Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e Presidente di Exalto nell’introdurre l’incontro – è sul punto di spiccare un balzo in avanti verso la sostenibilità, guidata anche da nuove illuminate politiche introdotte a livello di Unione Europea ma anche a livello di singoli governi”.

Ecologiae scrive che le case ecologiche stanno arrivando anche in Italia, e le prime si trovano in Toscana:

20 appartamenti di 85 metri quadri l’uno a Follonica, provincia di Grosseto, che saranno completamente autonomi, nel senso che si produrranno energia da soli. Pubblicizzata come “casa a bolletta zero” per ovvi motivi economici, sarebbe più corretto chiamarla “casa ad emissioni zero“, dato che la bolletta è soltanto la mera conseguenza delle iniziative intraprese.

Uno dei posti “privilegiati” da cui controllare lo stato del clima ed esaminare le tendenze dell’ambiente è il Polo Sud: qui è stata costruita la prima stazione a impatto zero, in coerenza con i suoi scopi scientifici. Arte Cultura Recensioni scrive:

Per monitorare l’evoluzione del riscaldamento del nostro pianeta, è stata installata in Antartide la prima base scientifica ad emissioni zero: la Princess Elisabeth Station.
Dopo due anni di lavoro il governo olandese e la comunità di lingua francese del Belgio, sono riusciti nell’impresa di mettere in opera l’avveniristica base antartica.
Il progetto, avviato dalla IPF  (International Polar Foundation), è divenuto realtà grazie al sostegno di diversi partner, sia pubblici che privati.
Una centrale eolica ed un sistema all’avanguardia di smaltimento di rifiuti, consentiranno alla stazione antartica di non avere alcun impatto ambientale sul territorio.

Mondoecoblog riporta:

Realizzata dalla Fondazione Polare Internazionale di Alain Hubert, nelle intenzioni dei suoi operatori dimostrerà che anche nelle condizioni peggiori del pianeta è possibile condurre avanti una ricerca scientifica rispettosa dell’ ambiente. “La sfida del ventunesimo secolo è appena cominciata – ha detto Hubert ai giornalisti – per uno sviluppo sostenibile la questione fondamentale sarà come ottenere l’ energia necessaria. Questa stazione scientifica persa tra i ghiacci più isolati vuole dimostrare che siamo all’ altezza della sfida”.

La situazione così com’è si presenta in tutta la sua gravità, ed è necessario instaurare un circolo virtuoso he porti entro il 2050 ad azzerare le emissioni di CO2 del sistema elettrico. Se n’è parlato a Roma durante il convegno del Kyoto Club, di cui scrive Gefis Ecologia:

Nella produzione di energia elettrica entro il 2050 bisognerà mirare all’obiettivo di emissioni zero, se si vuole scongiurare una catastrofe ambientale. Lo ha detto Paolo Frankl, a capo dell’Unità per l’energia rinnovabile dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), parlando al convegno organizzato ieri a Roma dal Kyoto Club. Frankl ha fatto un quadro della situazione attuale e degli obiettivi a medio e lungo termine da raggiungere. Con un innalzamento di 6 gradi della temperatura del pianeta entro la fine del secolo, andremo incontro a una catastrofe ambientale se non si metterà in moto un ‘circolo virtuoso’ che tenda a portare a zero, per il 2050, le emissioni di CO2 della produzione di energia per il sistema elettrico, dove – ha spiegato – si può intervenire più facilmente che in altri settori come i trasporti o i cicli di trasformazione industriale.

L’obiettivo è stato posto dalla Eurelectric, l’unione delle aziende fornitrici di energia elettrica dei 27 paesi membri dell’Unione Europea. Come intendano farlo, lo racconta in modo estensivo La Perfetta Letizia:

Cosa fare allora? Difficile, se non impossibile, pensare di ridurre le forniture di energia, che anzi dovranno essere sempre più efficienti ed abbondanti. Più praticabile, invece, la strada che porta a migliorare dal punto di vista ambientale gli impianti tradizionali, ristrutturandoli secondo le più moderne tecnologie e migliorandone l’efficienza. Si pensa pertanto ad un’azione sinergica fatta di impianti di filtraggio e stoccaggio del carbonio emesso dalle centrali ed un sempre maggiore ricorso a fonti rinnovabili e pulite (tra queste ultime, però, viene annoverata anche l’energia nucleare, sulla quale abbiamo in più momenti espresso le nostre perplessità). Tutto ciò, in ogni caso, non potrà prescindere da un comportamento energetico più consapevole e razionale da parte di tutti i cittadini europei: se questo è facilmente ipotizzabile in paesi come la Svezia o la Germania, qualche dubbio si può avanzare per altre nazioni – tra le quali anche la Nostra – un tantino in ritardo un po’ su tutte le tabelle di marcia nel settore ambiente ed ecologia.

Anche in aeronautica si studiano modi per arrivare a emissioni zero, attraverso biocarburanti e un aereo a energia solare. Travelnostop:

L’aereo a energia solare si prepara al decollo: niente inquinamento, ma per ora è solo un prototipo che farà presto i primi voli di test con l’obiettivo di fare un intero giro del mondo nel 2011. Intanto con i biocarburanti ricavati dalle alghe si lavora al prossimo passo avanti nella riduzione dell’impatto ambientale del traffico aereo. La Iata si muove così verso l’ambizioso progetto di aerei a emissioni zero. “Ci crediamo, sarà possibile entro 50 anni”, dice l’ad e direttore generale, Giovanni Bisignani che ha ribadito l’impegno per l’ambiente dell’associazione inaugurando, all’aeroporto di Fiumicino, una mostra itinerante su progetti e risultati dei progetti della Iata per l’ambiente.

Per il futuro prossimo, quella sui biocarburanti è la scommessa “più promettente”: possono ridurre le emissioni di anidride carbonica “fino al 60%”. La Iata punta a “usare il 10% di carburanti alternativi” entro il 2017: sono già decollati in volo di prova jet di Air New Zealand e Continental, e presto anche della Japan Airlines. Quanto al sole, il prototipo della Solar Impulse farà presto, al massimo entro l’anno, i primi voli di prova. Si punta a far volare un aereo solare con 100 passeggeri a bordo entro 40 anni. Ma un buon taglio delle emissioni può arrivare anche da decolli e atterraggi più efficienti. Eppure gli aeroporti pronti sono ancora pochi: meno di 50 in Europa, ma presto lo sarà anche Fiumicino.

E intanto ci sono interi Stati che intendono diventare integralmente ecocompatibili. Quello più vicino a noi è il Vaticano, come racconta Mario Delfino di Parole Verdi:

Diventerà uno Stato ad emissioni zero, il Vaticano.
Anche grazie all’installazione di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica (circa 315.000 kWh annui) che coprirà l’edificio che ospita l’aula Paolo VI o Aula Nervi.
Sarà installato anche un impianto di pannelli solari termici, per la generazione di acqua calda.

Una promessa ambiziosa la fa anche il Presidente delle Maldive, che entro dieci anni vuole farne la prima nazione a impatto zero. Il presidente Mohamed Nasheed ha fatto dell’ecologia la sua priorità assoluta, perché l’aumento del livello del mare minaccia di inondare e distruggere i 1200 atolli, mettendo a  repentaglio la vita dei suoi 1200 atolli e i suoi 380mila cittadini. Economia e Ambiente:

L’aumento del livello del mare minaccia infatti di inondare la terra ferma a causa dei cambiamenti climatici. Ora il presidente ha annunciato un piano per eliminare l’uso di carburanti fossili. Auto e barche a diesel saranno sostituite con quelle elettriche. Lo stesso è previsto per il riscaldamento e l’alimentazione di abitazioni e imprese. Un piano da 110 milioni di dollari all’anno, per dieci anni.

«Il livello di riscaldamento ed il relativo livello del mare potrebbe inondare le Maldive a causa del cambiamento climatico dovuto alle attività umane», ha spiegato il presidente in una intervista con l’Observer. «Se il mondo non può salvare le Maldive oggi, potrebbe essere troppo tardi per salvare anche Londra, New York ed Hong Kong domani», aggiunge Nasheed.«Ammetto – ha concluso – che installare pannelli solari e turbine a vento non è economicamente conveniente. Ma quando ho letto i rapporti scientifici da Copenaghen, so che vi è una sola scelta. Vivere ecologicamente potrebbe costare caro, ma sarebbe anche più oneroso non farlo: ci costerebbe la Terra».

Tag correlate: emissioni zero, energia, tecnologie innovative, clima, impatto zero, ambiente, ecologia, salvaguardia ambientale, sostenibilità, edilizia, aeronautica, Maldive

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  1. Tendenze: Una Vita a Impatto Zero « mauro donatelli :: appunti dati idee prospettive. says:

    [...] 14 Giugno, 2009 · Nessun Commento Dall’edilizia all’aeronautica, si fa strada il concetto di progettare con un occhi odi riguardo a ecologia e ambiente. L’esigenza di ridurre l’impatto verso l’ambiente è fortissima…Mentre i singoli Paesi si orientano verso politiche di salvaguardia ambientale che impongono l’uso di materiali e tecnologie innovative eco-friendly, le scienze si applicano per darci tutti gli strumenti e adeguarci a una filosofia di sostenibilità. articolo di Liquida Magazine [...]

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