Parchi letterari: viaggiare sulle orme dei libri
Perché nelle prossime vacanze non visitare uno dei parchi letterari della penisola? Un modo diverso di avvicinarsi a libri e lettura, per scoprire i luoghi che hanno ispirato le opere più importanti della nostra letteratura
Ci sono molti modi di vivere il proprio rapporto con un libro o un autore.
Ovviamente tutto comincia da soli in poltrona – o sul divano, o sul letto, o qualunque altro posto in cui siate soliti leggere. Ma a un certo punto la relazione con un romanzo può andare oltre la poltrona e le pareti di casa. Per questo sono nati i parchi letterari.
Un parco letterario è una parte di territorio legato alla vita e alle opere di uno scrittore: un modo diverso per attraversare i luoghi in cui le opere sono nate o per visitare le località in cui sono ambientate.
I primi parchi letterari sono nati intorno agli anni Novanta, ma al giorno d’oggi sono diffusi un po’ in tutta Italia, più o meno noti, più o meno funzionanti.
Pourparler fa un confronto impietoso tra le case museo e i parchi letterari italiani e analoghe istituzioni all’estero:
Provate a consultare il sito del John Steinbeck Center di Salinas in California, tra festival, mostre, servizi multimediali, persino ristoranti e hotel annessi (con un organigramma ben chiaro, il che non guasta). Oppure, per tornare a una dimensione più intima, fate due passi a Montagnola (Lugano) per vedere che cosa propone la casa Camuzzi in cui abitò Hermann Hesse o, sempre restando in Svizzera, al Centro interdisciplinare Dürrenmatt di Neuchâtel, al quale ha collaborato l’ architetto Mario Botta. [...]
Ci sono, è vero, i Parchi letterari, nati nel ‘ 92 da un’ idea di Stanislao Nievo e tenuti in vita dalla Fondazione Ippolito Nievo di Roma, che negli anni ha creato una vera e propria rete in diverse regioni italiane. Leggere, come si legge nel sito parchiletterari.com, che «oggi costituiscono la più interessante realtà di turismo culturale italiano che si affaccia all’ Europa», suona un po’ enfatico. Dovrebbero funzionare così: si individua un territorio che ha significato qualcosa nella vita di un autore o ispirato la sua opera e si disegnano dei «viaggi sentimentali» proponendo visite guidate per singoli, comitive e scolaresche. Altri scopi istituzionali: «realizzare attività culturali continuative», «diventare punto di riferimento» a livello locale, rivolgersi alla scuola con programmi sulla letteratura, le arti visive e lo spettacolo, promuovere studi, ricerche e convegni. Tutto questo dopo aver sottoscritto una convenzione con la Fondazione Nievo, che concede il marchio chiedendo in cambio 2.500 euro l’ anno. Risultato: oggi i Parchi letterari italiani sono, sulla carta, una ventina, ma quelli che realmente funzionano si possono contare sulle dita di una sola mano, per ammissione stessa della Fondazione che promette una riorganizzazione imminente. Tocca però ai singoli parchi raccogliere il necessario per tirare avanti. Quel marchio dovrebbe essere una garanzia per gli enti pubblici, ma spesso e volentieri sono le piccole associazioni a dover gestire le poche iniziative (in genere limitate ai «viaggi sentimentali»), senza poter contare su molto altro.
Vediamo qualcuno dei parchi che fanno parte della rete Ben tre li troviamo in Sicilia, dedicati rispettivamente a Salvatore Quasimodo, Tomasi di Lampedusa e Giovanni Verga. Ce ne parla Voiaganto:
Il Parco Letterario Salvatore Quasimodo ha due luoghi centrali: Modica, con la casa natale del poeta, e la Torre Saracena di Roccalumena. Alla città fanno riferimento brani di prosa, (il più noto è “Saluto a Modica”) e poesie ispirate soprattutto al tipo di vegetazione – carrubo e olivo – quali “La lunga notte”, “Vicolo”, “Lamento per il sud”. La casa natale, in via Posterla, è ancora intatta, memoria perenne dell’autore. Ma ciò che rende Modica così unica e affascinante è, prima di tutto, l’aspetto barocco. Il centro storico abbonda di chiese e di palazzi dalla splendida architettura e anche di pittoreschi vicoletti e stradine dove si allineano vecchie botteghe artigiane. Vicino a Taormina, la Torre Saracena di Roccalumera, utilizzata in epoca medievale per la difesa delle coste dagli assalti dei pirati saraceni, ha ispirato la poesia “vicino a una Torre Saracena…” e costituisce l’elemento principale del Parco nel paese jonico.
Il Parco Letterario Giovanni Verga consente al viaggiatore di assaporare il piacere di riscoprire alcuni angoli della Sicilia rivisitati dallo sguardo e dalla penna del grande autore verista. Il progetto vanta una peculiarità culturale che nella sua specificità coinvolge tutte “le terre” dello scrittore. I luoghi coinvolti abbracciano una vasta area: dall’entroterra delle “terre di Vizzini”, circondate dall’altipiano degli Iblei, alla piana di Catania; dalle falde dell’Etna alla mitica riviera dei Ciclopi per rivivere l’epopea de I Malavoglia nel borgo di Aci Trezza.
A Carlo Levi, l’autore di Cristo si è fermato a Eboli, è invece intitolato l’omonimo parco in Lucania, di cui ci racconta Basilicata Travel:
Nella Lucania “senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre” è nato, a metà degli anni Trenta del secolo scorso, quello che Rocco Scotellaro definirà, tempo dopo, “il più appassionante e crudele memoriale” dei paesi di Basilicata, per dirla con Giuseppe Lupo”un ritratto-paradigma della terra refrattaria ai mutamenti del luogo lontano dalla storia, della landa immobile“.
Un libro destinato ad avere importante fortuna critica e vasta eco i internazionale, da cui, nel 1979, il regista italiano Francesco Rosi trasse l’omonimo lungometraggio interpretato da Gian Maria Volontè e Lea Massari.
Ambientato tra Aliano e Grassano, che Levi aveva definito “la piccola Gerusalemme”, il libro di Carlo Levi racconta “come in un viaggio al principio del tempo la scoperta di una diversa civiltà”.
Quella dei contadini del Mezzogiorno, fuori della “storia” e dalla “ragione progressiva” ma dotati di antichissima sapienza e paziente dolore. Una civiltà che il pittore – poeta d’origine piemontese imparò ad amare al punto che, proprio ad Aliano, volle essere sepolto.
La sua interpretazione dell’immobilismo contadino, se ha assicurato un elevato profilo culturale a un intero filone del meridionalismo lucano, ha finito però per fissarsi in uno stereotipo interpretativo che tende ad attardarsi in un clichè.
Ma i parchi letterari possono anche essere l’occasione per valorizzare l’opera e la vita di scrittori meno noti, ma non per questo meno significativi. E’ il caso di Isabella Morra, poetessa dall’esistenza breve e travagliata ,che come unico ricordo di sè ha lasciato versi bellissimi, come scrive Mondo del Gusto:
Siamo nella prima metà del XVI sec., ai tempi di Francesco I e Carlo V. Giovan Michele Morra, signore di Favale (l’attuale Valsinni), sceglie la causa della Francia ed è costretto a rifugiarsi a Parigi. Il Castello dei Morra domina il centro abitato di Valsinni… “Suggestivo nell’architettura e imponente nella pienezza delle forme, classico nella fuga dei merli e delle feritoie” così lo descrive Benedetto Croce.
Sotto, nella valle scorre il “torbido Siri” che la fanciulla scruta cercando invano di individuare “il legno paterno”, nella speranza di comprensione. La sua anima sensibile, formata con la lettura dei classici, vive l’emarginazione e la solitudine dei luoghi, la rozzezza dei fratelli quando, all’improvviso, nella sua esistenza appare la figura – più sognata che reale – del poeta spagnolo Diego Sandoval de Castro, signore della Bollita.
Ecco da dove nascono le rime di Isabella, poetessa delicata i cui versi ci ricordano, per molti aspetti, quelli del Leopardi. La sua fine precoce (viene uccisa non ancora trentenne dai fratelli per lavare un’onta mai perpetuata) venne dettagliatamente studiata da Benedetto Croce che fu affascinato della storia triste e dal poetare delicato.
Ma ci sono anche parchi letterari pensati per i più piccoli, per avvicinarsi ai libri in maniera meno usuale e senza le forzature del “dover leggere” anziché “voler leggere” che spesso li allontanano definitivamente dalla lettura. Un parco storico è quello dedicato a Pinocchio, a metà tra il parco letterario, il parco dei divertimenti e il museo en plein air, come spiega Turismo in Toscana:
Il Parco di Pinocchio, inaugurato nel 1956, non è un consueto parco di divertimento, ma piuttosto la preziosa creazione collettiva di artisti di grande personalità.
Il Percorso letterario, scandito da mosaici, edifici e sculture immerse nel verde, nasce grazie all’ unione fra arte e ambiente: l’andamento è tortuoso, la folta vegetazione fa sì che ogni tappa giunga sorprendente e inaspettata, le piante stesse contribuiscono a creare l’atmosfera e gli episodi del racconto delle Avventure di Pinocchio.
Il Parco stesso è un luogo di attività culturali sempre rinnovate ma mai dimentiche delle proprie radici: mostre d’arte e d’illustrazioni ispirate alla lettura per ragazzi e alla Storia di Pinocchio, laboratori di creazione burattini, spettacoli di burattini, marionette e cantastorie arricchiscono secondo la stagione, la visita del Parco.
E’ dedicato invece a Gianni Rodari – rimpianto scrittore per bambini il cui talento sapeva parlare anche ai grandi – il Parco della fantasia a Omegna. Ce ne parla Laghi d’Italia:
Il comune di Omegna ricorda con affetto il suo cittadino, e non lo fa con un monumento messo al centro di una piazza, bensì con il Parco della Fantasia “Gianni Rodari”, parco tematico, letterario e soprattutto didattico, dedicato a tutti i bambini. Qui i piccoli visitatori potranno conoscere e imparare il cosiddetto “Metodo della fantasia” di Rodari. Non ci si deve aspettare il classico Luna Park, ma piuttosto una struttura che si inserisce con rispetto nel territorio del lungolago. Un percorso pedonale segue il corso del canale Nigoglia, e porta negli atelier che si trovano in una ex-acciaieria, recuperata e resa alla città come spazio pubblico. Non mancano i laboratori all’aria aperta, per la bella stagione, quando si organizzano percorsi formativi nella natura. L’idea è interessante, sia per i bambini delle scuole elementari, ma anche per chi si occupa del mondo infantile: docenti, pedagogisti etc., e in generale per chi opera nel settore turistico.
Con le vacanze che si avvicinano e un libro da mettere in valigia, la prospettiva di vedere i luoghi che lo hanno ispirato potrebbe essere un ottimo spunto da cui cominciare a progettare la destinazione del prossimo viaggio.
Tag correlate: letture, libri, parchi, Salvatore Quasimodo, Tomasi di Lampedusa, Giovanni Verga, Gianni Rodari
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Parchi letterari: viaggiare sulle orme dei libri | Liquida magazine says:
giugno 18th, 2009 at 12:37[...] Link articolo originale: Parchi letterari: viaggiare sulle orme dei libri | Liquida magazine [...]




