Personal branding: quando la persona fa la differenza
L’immagine che si offre online è fondamentale nell’era dei social network: ciò che racconti, sei e fai è il modo in cui ti presenti al mondo. Si chiama Personal Branding e il marchio da promuovere sei tu
Chi cura un blog di successo, da tempo lo sa: per emergere nel gran numero di proposte che la Rete offre, bisogna “raccontare” qualcosa di unico, personale e con uno stile caratteristico.
Cercare di assomigliare ad altri non è mai vincente, anche quando si tratta di esempi ispiratori di grandequalità. Questo perché la reputazione online di un blog – e di una persona – si costruiscono con il tempo e ingredienti “naturali”: sincerità, accuratezza e stile.
Il nome tecnico per definire questo meccanismo per farsi conoscere, riconoscere e accreditare - che spesso ha riscontri positivi anche in termini professionali – è Personal Branding.
E’ TagliaBlog a spiegarci come nasce questa definizione:
La nascita del Personal Branding, secondo alcuni, risale ad un articolo di Tom Peters di una dozzina d’anni fa, The Brand Called You.
In realtà credo che l’“Era dell’Individuo” sia iniziata parecchi anni prima, anzi probabilmente fa parte da sempre della storia nell’uomo, e nel corso dei secoli ha preso la forma di varie correnti filofiche (come l’Individualismo o il Personalismo), giusto per citarne due diametralmente opposte).
Più avanti dà anche una sua personale definizione di cosa sia:
A mio parere, è qualcosa che costruisci giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, con grande fatica.
Lo costruisci offrendo agli altri qualcosa che nessuno è in grado di offrire, qualcosa di unico, di originale, di caratteristico.
Per farlo devi dare molto, gratuitamente, probabilmente per alcuni anni. Devi condividere tutto ciò che sai, anche le cose più preziose. Devi aiutare tante persone, donando loro consigli e parecchio del tuo tempo.
Non credo infatti che un Brand (personale o non personale), possa crearsi dal nulla in pochi giorni/settimane. Le persone hanno bisogno di parecchio tempo per fidarsi di te, per inquadrarti, per capire quanto vali, per decidere di seguirti.
Anche Valori Primi Lab offre delle informazioni utili a chi vuole saperne di più sull’argomento – specie in ottica di business:
Il personal branding è il processo attraverso il quale una persona si può posizionare sul mercato soprattutto nell’ambito della sua professione e carriera lavorativa.La sua concettualizzazione è stata per la prima volta elaborata da Tom Peters in un famoso articolo, The Brand Called You, nel 1997.
Il personal branding mira a posizionare gli individui in base al valore che offrono in un determinato mercato o ambito lavorativo. Conoscenze e know how specifici, competenze, esperienze, talenti, abilità, passioni e personalità vengono valorizzati per costruire una reputazione personale e una visibilità professionale soprattutto on line.
La presentazione “I am a personal brand” di Marieke Schoenmaker illustra come avviare il processo di analisi per definire il proprio brand personale.
Ma cosa significa Personal Branding nell’era dei social network? (fonte Internet Manager Blog):
Infatti la rivoluzione di tali sistemi è che il protagonista della comunicazione è l’individuo, i suoi pensieri, le sue foto, le sue skills professionali e così via.
Allo stesso modo in questi siti noi cerchiamo persone, le valutiamo, decidiamo di entrare in relazione con loro sulla base di come si presentano e per le stesse ragioni, magari, li assumiamo nella nostra azienda.Ecco che emerge in tutta la sua importanza il valore della presentazione che ciascuno sa dare di se stesso, con il medesimo criterio e la grande attenzione con cui un bravo marketing manager gestirebbe il proprio prodotto.
Non più nickname nei forum o identità parallele su Second Life: qui si mette la faccia, e non in senso metaforico visto che moltissimi siti richiedono obbligatoriamente l’inserimento di un’immagine del profilo.Per questo trovo ancora una volta che il web sta diventando sempre di più fatto di persone che come mai prima nella storia possono valorizzare se stesse davanti ad un pubblico potenzialmente illimitato.
Ecco perché ai loghi dell’industria si affianca un nuovo protagonista, la persona come brand, che interagisce e crea relazioni attraverso le quali cresce e si fa conoscere.
Su GiacomoBruno troviamo un interessante articolo di Luigi Centenaro (autore di un ebook e un volume cartaceo sull’argomento), che ci racconta come ha scritto il libro:
Allora ho deciso subito che questo libro lo avrei scritto in pieno stile Web2.0, con l’aiuto della mia rete. Per questo sono stato felice quando Tommaso Sorchiotti ha accettato di diventare co-autore: con la sua congruenza e immensa competenza sui Social Media (ed esperienza editoriale visto che è già autore del libro “Come si fa un Blog 2.0“).
Un libro anticrisi: l’obiettivo del libro è molto semplice: spiegare come utilizzare Internet per crearsi un Personal Brand ed aumentare le proprie possibilità di fare affari o di trovare lavoro.
Ma la reputazione online è tanto difficile da ottenere quanto facile da perdere: “dalle stelle alle stalle”, nell’era dei social network, è un proverbio più che mai attuale. Ecco cosa è successo, ad esempio, recentemente (fonte Womarketing):
In un gruppo su Facebook, 13 dipendenti della Virgin Atlantic hanno discusso circa alcune problematiche sulla sicurezza di alcuni aerei, oltre che offendendo i passeggeri della compagnia aerea. Questo scherzo gli è costato il posto di lavoro, per il semplice fatto di aver messo in cattiva luce la reputazione e l’immagine dell’azienda. Può capitare di parlare male della nostra azienda al bar, ma farlo sul web significa farlo publicamente.Vi domandate mai se quello che scrivete online può influire sulla vostra carriera lavorativa?
Non bisogna nemmeno credere che esista una ricetta univoca per tutti. Lo spiega bene Master New Media:
Capire che il successo online non è determinato solo dai template di Wordpress, dai widget Web 2.0, dall’avere migliaia di contatti su Twitter o dal riuscire a posizionare i tuoi annunci AdSense nel miglior modo possibile, può aiutarti più di quanto tu creda.
Ma realizzare che devi lavorare prima su “chi” vuoi essere e su come far capire ai tuoi lettori “chi” sei, è l’unica strada che porterà a un successo sostenibile a lungo termine.
Proprio come io ho inventato il mio alter ego Robin Good e il brand “Sharewood”, allo stesso modo anche tu puoi inventarti un ruolo, un brand personale che rifletta e che metta in luce gli aspetti migliori del tuo carattere e del tuo talento.
Se stai cercando le strade più efficaci per raggiungere il successo online, il mio consiglio è di creare un reale e indimenticabile “TE”. Assicurati che il tuo “TE” abbia una voce forte, caratteristica, un contesto che lo contraddistingua e un obiettivo chiaro. Se il tuo progetto sarà condotto con passione, allora puoi stare sicuro che qualcuno lo noterà.
Secondo Entra dentro il Web è come la vita e bisogna presentarsi in un certo modo per avere successo:
Nel web come nella vita devi considerare te stesso un marchio da proporre, da far assaggiare ai potenziali clienti, rendendoli soddisfatti affinché possano garantirti una qualche ricompensa (materiale, mentale, emotiva o spirituale).
In questa visione i tuoi clienti sono gli amici, i genitori, i figli, il partner, i colleghi, i concorrenti, i clienti effettivi ovvero la tua “rete sociale”.
Che tu lo voglia o no il “personal branding” è inevitabile quindi è meglio gestirlo consapevolmente ricordando sempre che la competitività è uguale alle cose che sai fare (qualità del prodotto “persona”) per le persone che conosci (diffusione del personal brand).
L’identità online, specie quando la presenza in Rete è massiccia, va tenuta sotto controllo per capire in che direzione si muove il nostro Personal Branding. Ci spiega come fare ScriviPerMe.com:
Nel blog dell’amico Luigi Centenaro, esperto di personal branding, leggo una interessante storia sulle tracce che ciascuno di noi lascia sul web. Un fiume di link, parole, commenti, opinioni, iscrizioni di cui non sempre siamo del tutto consapevoli, ma che possono servire per tracciare un ritratto abbastanza preciso delle nostre abitudini e delle nostre preferenze. Al contrario di quello che succede nel mondo reale, dove se vuoi puoi condurre una vita sufficientemente anonima, al riparo dalle curiosità altrui, avere una esistenza sul web non è mai un atto neutrale.
Un buon sistema per scoprire cosa sa di noi il web è collegarsi a Social Mention e scoprire il nostro Social Rank, in pratica la nostra autorità nella multiforme società del web. Oppure rispondere ad un brevissimo questionario su onlineidcalculator alla fine del quale è possibile sapere se si è digitally distinct o una totale nullità.
La ricerca può andare ancora più a fondo, nei meandri inesplorati della zona d’ombra che neanche google riesce a raggiungere, il deep-web, attraverso il motore di ricerca kosmix.com. E l’elenco potrebbe continuare, ma non è l’aspetto tecnologico di cui mi interessa parlarvi: molto più interessante, invece, è la possibilità di sfruttare la memoria elefantiaca della rete per ottenere una splendida immagine e una buona reputazione, da spendere nella vita personale o nel lavoro.
Senza pensare che aprire un blog o essere molto presenti sui vari Social Network possa risultare miracoloso, una cosa appare certa: mettere qualità, impegno e costanza nel promuovere il proprio lavoro o le proprie storie ha di sicuro un effetto positivo sull’immagine che il mondo avrà di te. Sia On che Off line!
Tag correlate: branding, Social Network, Luigi Centenaro
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I migliori contributi italiani del 2009 sul Personal Branding | Personal Branding Online says:
gennaio 14th, 2010 at 10:56[...] Personal branding: quando la persona fa la differenza [...]




