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Balene, continua lo scontro tra cacciatori e attivisti

Ogni inverno le navi baleniere escono a caccia di balene, contrastate dalle imbarcazioni dell’associazione Sea Shepard. L’ultima stagione di questo scontro ha portato a episodi degni di una vera e propria guerra

Balene, continua lo scontro tra cacciatori e attivisti

Anno dopo anno, nonostante il pericolo di estinzione della specie e la moratoria internazionale attiva dal 1986, continua la caccia alle balene.
E, come ogni anno, all’uscita dai porti delle baleniere giapponesi - il Giappone infatti è in prima linea nella caccia alla balene per fini commerciali effettuata usufruendo dei permessi per la ricerca scientifica – l’associazione Sea Sheperd si attiva per contrastare i cacciatori con azioni incruente di disturbo.

Quest’anno, però, lo scontro ha portato a un crescendo di tensione che è culminato in un episodio dai contorni inquietanti: lo speronamento dell’imbarcazione degli ambientalisti da parte di una nave baleniera giapponese.

E tutto questo nonostante il fatto che – come ci ricorda Blogekoanche in Giappone la carne di balena stia vivendo un  grosso calo di popolarità:

La flotta giapponese è salpata oggi con l’obiettivo diuccidere 985 balene nell’oceano che circonda l’Antartide. Lo fa in nome della “ricerca scientifica”, concetto di cui il Giappone dà un’interpretazione quanto meno originale.

La nave baleniera ammiraglia Nisshin Maru e le più piccole navi baleniere Yushin Maru 2 e 3 hanno lasciato poche ore fa il porto giapponese di Innoshima. La loro attività si protrarrà, è previsto, per cinque mesi.

L’annuncio viene da Greenpeace che ormai, abbandonato il contrasto alla flotta baleniera, insiste soprattutto presso l’opinione pubblica giapponese sui costi della caccia alle balene. Costerà quest’anno ai contribuenti 8,8 milioni di dollari Usa, ha calcolato.

Ma la carne di balena sempre meno incontra il gusto dei giapponesi; per smerciarla i supermercati si affidano alle offerte speciali.

Grandi speranze venivano riposte nella campagna di contrasto di quest’anno, per via di un nuovo strumento a disposizione di Sea Shepard, come scriveva Modus:

Si chiama Ady Gil ed è la nuova arma degli ecologisti australiani contro le baleniere della Sea Shepherd Conservation Society. Interamente realizzato in kevlar e carbonio, questo trimarano ultraveloce avrà il compito di braccare quelle imbarcazioni giapponesi che praticano la caccia alle balene sotto le mentite spoglie di navi oceanografiche.

Capace di raggiungere i 50 nodi (circa 93 chilometri orari) l’Ady Gil entrerà in azione dal mese prossimo in coincidenza con l’inizio della stagione di caccia dei cetacei.
Paul Watson, direttore della campagna anti-baleniere, ha indicato come obiettivo operativo quello di impedire l’utilizzo degli arpioni, in modo tale da rendere i pescherecci nipponici incapaci di offendere.

Ma cosa è Sea Shepard, l’associazione che da anni impedisce che il numero di balene uccise aumenti ancora? Spiega Tortuga Island:

chi sono gli Sea Shepherd ?

Sono un’organizzazione no-profit di uomini e donne che si battono per la difesa di balene, delfini, foche, tartarughe, etc. Meno famosa di Greenpeace, la Sea Shepherd nasce da una sua costola a causa della progressiva ed eccessiva burocratizzazione del Gigante Verde. Paul Watson, il fondatore di Sea Shepherd ma già un attivissimo membro di Greenpeace, ha l’azione nel sangue e non poteva più sopportare l’asfissiante stasi di un’organizzazione ormai inspessita e goffa. Pastori del mare, è questa la traduzione letterale del loro nome, e nella loro bandiera  si può notare il pastorale e il tridente di nettuno.

Ma proprio l’Ady Gil, fiore all’occhiello della flotte impegnata nella campagna per la salvaguardia , è stata l’oggetto di quello che – a detta dei testimoni e dei molti che hanno visto e commentato il video – sembra un vero e proprio attacco. Scrive Yacht&Sail:

EarthRace rinominato poco tempo fa Ady Gil, era impegnato assieme ad altre due unità della Sea Shepherd Conservation Society nelle consuete azioni di disturbo nella cattura dei cetacei, una manovra improvvisa dei giapponesi ha troncato un paio di metri della prua del trimarano di carbonio e per di più ha anche evitato di rispondere alle chiamate di soccorso.

I capitani della altre due navi si sono diretti sul posto per salare i naufraghi ma si dichiarano sconcertati dall’accaduto, tutti sappiamo che fare certe cose comporta dei rischi ma una nave di qualche-mila tonnellata che sperona volontariamente un’imbarcazione di 70 piedi di carbonio è davvero un atto vile.

Commenta Ecologiae:

Né il kevlar rinforzato, né la vernice anti-radar sono state sufficienti a proteggere iltrimarano Ady Gil da ciò che nel gergo marinaresco si chiama “un attacco non provocato“, quando cioè la nave giapponese Shonan Maru n. 2 ha “deliberatamente speronato e provocato danni catastrofici”.

L’emittente ABC è riuscita a procurarsi il video che mostra come i balenieri giapponesi hanno continuato a sparare i cannoni ad acqua sull’equipaggio dell’Ady Gil, anche dopo aver speronato e distrutto la prua della nave, rischiando anche di far morire annegati gli attivisti. Immediatamente il video è stato caricato su You Tube, e le crude immagini sono riproposte alla fine dell’articolo.
Secondo il capitano di un’altra imbarcazione nella zona al momento, la nave giapponese ha letteralmente “strappato” circa 2,5 metri di prua dell’Ady Gil. Per fortuna l’uomo è riuscito anche a salvare i 6 uomini a bordo del trimarano da una situazione molto pericolosa.

Quella tra i balenieri e gli attivisti assume i contorni di una vera e propria guerra, come ricorda Paoblog:

I giapponesi hanno accusato a loro volta i militanti di Sea Shepherd, cinque neozelandesi e un olandese, di aver tentato di ostacolare le eliche della loro barca con una fune e di aver utilizzato un «indicatore laser verde» in direzione dell’equipaggio.

Il governo australiano, retto dal premier progressista Kevin Rudd, viene invece incalzato dall’opposizione conservatrice che in passato aveva preso posizione contro la caccia alle balene autorizzata dal Giappone: il primo ministro è accusato di tenere un atteggiamento troppo morbido nei confronti di Tokyo per evitare di danneggiare i rapporti commerciali tra le due nazioni.
Non solo: stando alla denuncia presentata da alcuni membri dell’opposizione, dal territorio australiano sarebbero partiti aerei spia giapponesi la cui missione era sorvegliare dall’alto i movimenti delle navi ambientaliste per mettere in allerta le baleniere su eventuali incontri ravvicinati.
[…] Una vera e propria guerra di posizione documentata anche da una serie tv – «Whale Wars» – trasmessa da Animal Planet (da quest’anno anche in Italia) e che negli Usa è uno dei programmi più seguiti della tv via cavo.

L’Istituto responsabile delle navi – che si avvalgono per la propria caccia, come ricordiamo, dei permessi speciali per la ricerca scientifica – offre una propria versione dei fatti che lascia spazio a moltissimi dubbi secondo Oca Sapiens:

Poi l’Istituto accusa Sea Shepherd d’aver lasciato affondare il trimarano:

Navi da ricerca (sic) giapponesi che monitorano la zona hanno confermato che una sostanza oleosa, ritenuta essere carburante, sta uscendo dall’Ady Gil e continua a spargersi sulla superficie del mare, suscitando la preoccupazione che Sea Shepherd stia inquinanto volutamente l’ambiente antartico.
.
L’Ady Gil andava a biodiesel, il quale è stato pompato via. Anche se inquinasse (senti chi parla), la responsabilità sarebbe della Shonan M.: non ha prestato i dovuti soccorsi[...]

Il com. stampa dell’istituto “di ricerca” è assurdo, dice Sea Shepherd. Aggiunge un’informazione che interesserà le autorità neozelandesi e australiane:
Il 5 gennaio la petroliera giapponese Hiyo Maru ha rifornito la Nisshin Maru - ammiraglia delle navi macello, 8 mila tonn. - oltre i 60 gradi di latitudine, in violazione del Trattato antartico che vieta rifornimenti nella zona, al largo di Commonwealth Bay a sole quindici miglia di una colonia di pinguini Adelia.

Paul Watson (responsabile della campagna) fa notare la gravità dell’accaduto, come riporta Informati Subito:

«Le baleniere giapponesi si sono macchiate di un’escalation molto violenta del conflitto» ha dichiarato Paul Watson, responsabile della campagna condotta annualmente dall’associazione Sea Shepherd. La distruzione dell’Ady Gil rappresenta «una perdita sostanziale per la nostra organizzazione», ha affermato Watson, che ha quantificato la perdita economica in circa due milioni di dollari.

Green Me ricorda come già negli scorsi mesi al governo australiano siano state ricordate le promesse elettorali in merito alla protezione dei cetacei:

Dave “Rasta”Rastovich, co-fondatore del gruppo “Surfers for Cetaceans”, (tra i 300 invitati quest’anno al Summit promosso da Al Gore ”The climate project”), ha esortato l’opinione pubblica australiana a fare pressione al primo ministro Kevin Rudded al ministro dell’ambiente Peter Garrett, i quali, in campagna elettorale, avevano manifestato la volontà di salvaguardare il santuario delle balene dei mari del sud, teatro di una caccia selvaggia ad opera delle baleniere giapponesi.

“Ad oggi”, dice Rasta,”l’impegno assunto dai due politici nei confronti della nostra battaglia non è stato mantenuto e abbiamo esortato ogni australiano, la maggior parte purtroppo non ancora al corrente della situazione, a richiedere al proprio governo il mantenimento delle promesse elettorali e soprattutto un intervento immediato”.

Le notizie degli ultimi giorni sono solo un episodio nello scontro tra gli interessi commerciali della caccia alle balene e il tentativo di salvaguardare quello che resta di una specie minacciata dall’estinzione. Uno scontro di cui non sembra vedersi, almeno per il momento, la fine.

Tag correlate: Sea Sheperd, balene, Giappone, Ady Gil, Paul Watson

Post pubblicato da: il 27 gennaio 2010 - 261 posts su Liquida magazine.

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1 Commenti a questo articolo

  1. rosario says:

    voglio aiutare sea sheppard nella lotta contro le baleniere

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