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Facebook vs Seppukoo (e gli altri): di chi è la tua vita online?

Il tema della privacy e della sempre maggiore invasività dei social network nella nostra vita ha suscitato accesi dibattiti. Ora due siti offrono la possibilità di “uccidere” i propri account 2.0. La cosa ha suscitato particolare apprezzamento da parte degli utenti, ma non da parte di Facebook…

Facebook vs Seppukoo (e gli altri): di chi è la tua vita online?

Da quanto in tempo abitate la Rete?

Se siete appena arrivati sul Web, le tracce della vostra presenza saranno poche e abbastanza controllabili. Ma se siete utenti di lungo corso è molto probabile che – col passare del tempo – abbiate lasciato una scia di account dimenticati, abbandonati, registrati per poi non essere mai usati. Questo in misura direttamente proporzionale al tempo passato online.

Altre volte, invece, è proprio tenere in vita un account a diventare faticoso quanto un lavoro e c’è chi decide che forse sarebbe meglio lasciarsi tutto alle spalle.

Tenere traccia di questa scia di dati personali diventa sempre più difficile. E’ proprio sul tema “di chi sono i miei dati?” vogliono far riflettere due progetti nati negli ultimi mesi, Seppukoo e The Web Suicide Machine, il cui arrivo non è passato inosservato agli occhi delle aziende di social networking, per cui i dati personali degli utenti sono merce preziosa.

Scrive Cafè Des Ignorants:

Il boom del social networking, si sa, è argomento di discussione accesa fin dai suoi albori. Schiere di social addicted contrapposte a nuclei di resistenti al fenomeno, animano uno dei dibattiti più accesi del nuovo millenio: social si o social no?

Questo film lo conosciamo bene ma il nuovo personaggio pronto ad entrare in scena è il pentito: un animo soffocato dagli aggiornamenti di stato, in perenne ansia da sharing e vittima della sindrome da Mi piace, che invoca una way out immediata. Ebbene, se tra di voi qualcuno si riconosce nei sintomi, sappia che oggi una soluzione c’è: suicide machine.

Il successo – nei pochi giorni in cui il servizio è stato disponibile prima di venire bloccato – è stato immediato, come nota Neapolis:

La “macchina per il suicidio virtuale”, che finora è stata utilizzata, secondo quanto affermano i responsabili, da 892 navigatori, 500 dei quali utenti di Facebook, eliminando 58.401 amicizie virtuali e cancellando più di 230 mila “cinguettii” da Twitter, ha replicato invitando gli utenti a sottoscrivere  una petizione per chiedere l’esclusione dalla black list di Internet.

Si, perché l’azienda di Zuckerberg ha provveduto a bloccare immediatamente l’applicazione indesiderata e a minacciare di passare alle vie legali. Riporta Downloadblog:

acclamato a furor di popolo come uno dei servizi web più interessanti del 2009, la Web 2.0 Suicide Machine – che consente di cancellare completamente i propri account dai social network più popolari – è stata “bannata” da Facebook.

Pare che in una nota (peraltro non pervenuta agli sviluppatori della Sucide Machine) il team di Facebook abbia lamentato una violazione dei propri termini sulla privacy in quanto il servizio terrebbe traccia di alcuni dati sensibili degli utenti: impugnando lo Statement of Rights and Responsibilities (SRR) l’azienda si riserva il diritto d’agire legalmente nell’immediato futuro.

L’autore del progetto difende la legittimità della propria idea, e soprattutto l’idea del diritto all’oblio, come fa notare B@rchilson:

Per sostenere il suo progetto, l’autore del sito ha scritto una sorta di manifesto: “Chiunque dovrebbe avere il diritto di disconnettersi. La connessione continua e l’esperienza sociale offerta dalle aziende 2.0 sono l’antitesi della libertà umana. Gli utenti sono intrappolati in una prigione ad alta risoluzione senza muri, accessibile ovunque da qualsiasi parte del mondo [...] Facebook & Co. presto avranno tutte le vostre informazioni e le vostre foto sui loro server per sempre!
Ma cosa fare una volta compiuto il suicidio? A venirci incontro è ancora l’autore del sito: “Provate a telefonare ai vostri amici, andate a fare una passeggiata in un parco oppure comprate una bottiglia di vino e ricominciate a gustarvi la vita. Pensate che alcuni utenti che hanno commesso il suicidio affermano che le loro vite sono migliorate di circa il 25%. E non preoccupatevi se all’inizio vi sentite un po’ vuoti, è una reazione normale che svanisce dopo 24-72 ore“.

Zio Geek entra nei dettagli tecnici della faccenda:

Il servizio infatti vanta una media di 52 minuti contro le 9 ore e 35 minuti impiegati da un utente standard ad eseguire tutte le operazioni necessarie per cancellarsi l’account, (statistica su un campione di 1000 account Facebook).

Web 2.0 Suicide machine tecnicamente funziona grazie a un  server Linux ottimizzato con Apache2 e utilizzo del  modulo Python. Dei vari script ottimizzati realizzeranno in automatico la procedura di cancellazione.
Ogni utente può vedere la sua “azione suicida” in tempo reale tramite una sessione VNC  a desktop remoto, presente sul sito tramite un applet in flash resa visibile dal browser dell’utente.

Mentre Comunicazione Digitale pone una domanda: di chi è la responsabilità, delle persone o dello strumento?

In pochissimi giorni si è verificata un’ecatombe che ha spaventato Facebook. Erano troppi 500 profili cancellati e 50 mila amici disattivati perché la cosa passasse inosservata. Così l’accesso al sito “suicida” è stato bloccato, intimando ai proprietari di smetterla con queste attività “antisociali” e dando loro un ultimatum di 3 giorni per comunicare le loro intenzioni. Sul sito sono così apparse le cifre del conto alla rovescia.

Ecco la presentazione video (in inglese) di Suicide Machine. Ma chiediamoci: è il mezzo il problema, o l’uso che se ne fa?

Agemobile ricorda come, nonostante i proclami di principio di Facebook sulla tutela dei dati personali dei propri utenti, la politica in tema di privacy del social network non è sempre stata improntata a una cristallina trasparenza:

Al di là del metodo usato, via The Suicide Machine o con gli strumenti di Facebook ricordiamo sempre che:

Dalle FAQ di Facebook: “Facebook and Co. are going to hold all your informations and pictures on their servers forever! We still hope that by removing your contact details and friend connections one-by-one, your data is being cached out from their backup servers. This can happen after days, weeks, months, or even years. So merely deactivating the account is just not enough!“. Detto in altri termini, quello che immettiamo in rete può restare in rete anche per sempre e cancellare l’account non basta.

Anche Giornalettismo riflette sulla lunga vita dei dati immessi nei social network, la cui permanenza supera spesso quella degli account a cui erano collegati:

È vero: in teoria ci si può togliere di mezzo anche su fb, senza ricorrere ad applicazioni di dubbia natura ospitate su siti esterni. Ed è pure possibile che chiedendo agli utenti di inserire sul proprio sito i dati con i quali ci si logga sul SN, per dare inizio alla cancellazione automatica, la Suicide Machine possa farsi troppo i fatti di altre persone, ma è altrettanto plausibile- come suggerito da un rappresentarte della SM, tale Gordan Savivic - che, essendo concretamente gli utenti a spendere i propri dati in cambio del servizio, la responsabilità sia soprattutto loro. [...] Questa l’esatta e simpatica denominazione. È una situazione controversa che però ci dà modo di riflettere su quanto noi utenti iscritti ai SN dobbiamo evidentemente essere preziosi per essi. Qualcuno di voi avrà di certo notato come negli ultimi mesi l’opzione cancella profilo sia stata sostituita da quella “sospendilo“. Apparentemente così è. La si trova nella pagina relativa alle “impostazioni account”. Sarà esperienza comunque che basta ricollegarsi una volta, due minuti dopo essersi sospesi, per riattivarsi. Lo stesso accade se ci si cancella. Perché, se pur nascosta, la pagina dalla quale è ancora possibile dare inizio ad un processo di cancellazione totale dei propri dati dal SN esiste ancora.

A finire nella blacklist di Facebook anche un progetto tutto italiano, di cui racconta Ninja Marketing:

Il sito Seppukoo.com porta il rituale suicida nel mondo del web 2.0, mettendo a disposizione una soluzione estrema per chi è stanco di Facebook, dell’invasione della privacy e di tutte le altre situazioni sgradevoli che vengono in mente quando si parla del social network che più degli altri ha cambiato il nostro modo di coltivare (e subire) le relazioni.

Il concetto di base è molto semplice. Basta collegarsi al sito, inserire le proprie credenziali di accesso a Facebook, customizzare la propria “memorial page” che sostituirà il vostro profilo e scegliere un ultimo messaggio da inviare ai propri (ex) contatti. Una volta fatta partire la procedura, Seppukoo invierà il vostro messaggio d’addio a tutti i vostri amici e creerà la vostra memorial page.

Ma non è fintia qui, perchè da quel momento inizia la gara! Per ogni vostro amico che, folgorato sulla via del suicidio digitale, decide di seguire le vostre orme, accumulerete dei punti che vi faranno avanzare nel Seppukoo Rank in una gara al titolo di Jim Jones dell’era dei social network.

In realtà il tutto è molto meno estremo di quanto sembri, in quanto il profilo viene solo disattivato e basta effettuare di nuovo il login su Facebook per ritornare a giocare a Farmville e taggare foto come se nulla fosse accaduto.

Simone Arcagni su Postcinema ne ha parlato con Simona Lodi, una delle responsabili di Piemonte Share Festival, all’interno del quale Seppukoo è stato presentato:

- Hai privilegiato un tipo di atteggiamento artistico nello scegliere le opere e gli artisti?

Per la mostra l’approccio è stato un altro: gli artisti possono essere una fonte alternativa di conoscenze sull’economia?
Partendo dal progetto speciale per Share Festival 2009 di Salvatore Iaconesi Squatting Supermarkets, dove è narrata l’evoluzione del nostro quotidiano attraverso lo shopping aumentato, è nata l’occasione per la mostra Market Forces. Sono stati coinvolto artisti che hanno lavori che hanno attinenza con il marketing, l’e-commerce, la comunicazione commerciale. Opere scherzose e paradossali che spesso usano il supermercato, anche in versione e-commerce, come luogo privilegiato. In questo contesto tematico il supermercato è spazio dell’azione migliore e tempio indiscusso della nostra identità di consumatori, che gli artisti sovvertono e trasformano in campo d’azione artistico, molto spesso attivista. Il supermercato, che è il luogo rappresentativo per eccellenza delle dinamiche sociali e scenario o meglio non-scenario delle nostre vite, dà la possibilità di visualizzare gli aspetti astratti delle forze economiche.
Gli artisti scelti in un modo o nell’altro fanno cultur jamming , cioè “sabotaggio culturale”, che è una pratica contemporanea che mira alla contestazione dell’invasività dei messaggi pubblicitari veicolati dai mass media nella costruzione dell’immaginario della mente umana. [...] mentre il collettivo italiano Les Liens Invisibles progetta per Share Festival un’operazione di viralmarketing spingendo gli utenti di facebook al suicidio, un Seppukoo versione socialnetwork. Così come le strategie di marketing virale sono state sfruttate dalle industrie dei media per creare profitto connettendo persone di tutto il mondo, Seppukoo vuole sovvertire questo meccanismo al fine di ripensare l’idea stessa di social network, rispondendo alla domanda retorica: “che cosa succede a un utente quando il suo profilo, account o avatar si suicida?”

Artsblog ci racconta qualcosa di più su questa operazione, partita come un progetto di natura artistica:

Seppukoo.com è l’ultima operazione artistica del collettivo Les Liens Invisibles. Mutuando il termine dalla tradisione giapponese, fare seppukoo significa commettere un suicidio rituale anticamente riservato ai samurai che preferivano togliersi la vita con onore, una volta caduti nelle mani del nemico. Ma nella sua versione contemporanea, con un piglio ironico e irriverente alle dinamiche delle nostre identità virtuali e delle relazioni sociali online, il seppukoo sbarca su Facebook.

Partecipando al progetto, infatti, potrete suicidare il vostro profilo personale e tentare di coinvolgere i vostri amici: chi vi seguirebbe? Intanto, da quando Seppukoo è stato lanciato al Piemonte Share Festival 09, sono oltre 15.000 gli utenti che una scelta la hanno fatta e che sono passati virtualmente a miglior vita…

Voglio però spendere due parole in più su questa interessante e complessa operazione, partita circa 11 mesi fa.

Il primo passo de Les Liens Invisibles è stato creare una serie di profili fittizi su Facebook, scegliendoli fra i più famosi suicidi della storia: Cleopatra, Guy Debord, Kurt Cobain, Jim Morrison, Virginia Woolf, Elliott Smith e l’immancabile Luther Blisset che il seppukoo lo aveva già commesso anni fa a conclusione del suo intenso piano quinquennale. Questi personaggi sono diventati i Testimonial dell’operazione, spargendo il contagio fra i loro “amici”.

Se commettete seppukoo, alla vostra lista di contatti arriverà un curioso messaggio in vostra commemorazione, spiegando loro che siete “passati a miglior vita”.

Ma non c’è da preoccuparsi: resuscitare è semplicissimo, basta richiederlo e un’apposita procedura vi restituirà il vostro profilo intatto.

Les Liens Invisibles riflettono su un tema di scottente attualità: esattamente come le strategie di viral marketing sono sfruttate dai media corporate per trarne profitto connettendo globalmente gli utenti, Seppukoo intende sovvertire il meccanismo “disconnettendo le persone e trasformando il suicidio indivisuale in un’esperienza socialmente eccitante“.

Ma c’è anche una sottile riflessione che riguarda la nostra vita artificiale. Nel mondo fisico il suicidio è la volontà di un individuo di scomparire. Facebook, in realtà, non “prevede” questa possibilità, limitandosi a disattivare i nostri account. Ciò significa, in sostanza, che le informazioni riguardanti noi e i nostri amici verranno preservate “per sempre” negli immortali database di Facebook…

Eppure questo progetto artistico va a toccare un tema particolarmente sensibile, di questi tempi, su cui riflette Paolo Ratto:

E’ un pò di tempo che rifletto sul “Rigetto da Social Network” e la decisione di abbandonare Facebook dopo 2 anni, presa ieri da una cara amica, mi ha portato a scrivere questo post.

Diverse sembrano le motivazioni che portano al rifiuto dellla cosiddetta vita digitale. L’Unità di recente ha pubblicato un articolo in cui rivela che la fascia di età 15-25 starebbe lentamente snobbando Facebook perchè ormai invaso dai fratelli più grandi, dai genitrori e dagli insegnanti.
Sicuramente la pervasività dello strumento e la mancanza di privacy (soprattutto se non vengono settate al meglio le specifiche impostazioni) sono le cause principali a cui si può imputare l’allontanamento da Facebook e simili.

Noantri fa notare come la massiccia diffusione di Facebook abbia portato a un vero e proprio cambiamento di costumi:

Sono sicura di parlare per molti di voi quando sostengo che quest’anno sono state più numerose le persone che ci hanno taggato in una cartolina di auguri natalizi su Facebook, che quelle che ci hanno detto “Buon Natale” di persona.

E quanti di voi negli scorsi mesi si sono ritrovati inondati di auguri  virtuali di compleanno  e non hanno ricevuto  nemmeno un regalo?

E in un’eterna rincorsa a “chi controlla i controllori?” Internet Marketing Experience avanza dei dubbi sull’uso dei dati raccolti dai due siti:

L’unico problema, decisamente non trascurabile, riguarda il fatto che per effettuare questo “suicidio assistito” occorre fornire al gestore della suicide machine i dati che permettono l’accesso ai vari social network; in sostanza, nulla garantisce che il profilo non venga copiato prima di essere distrutto, oppure che venga semplicemente spostato su pagine irraggiungibili dal titolare in attesa di futuri utilizzi illeciti.

[...] I gestori della ‘macchina per il suicidio virtuale’ hanno risposto lanciando una petizione per chiedere l’esclusione del suo indirizzo Internet dai siti banditi.

Chi avrà la meglio? Facebook o le sue controparti? Les Liens Invisibles, il gruppo artistico dietro Seppukoo, attraverso il proprio legale ha comunicato che non intende recedere dalle proprie posizioni. Nel frattempo le domande sulla privacy, che prima interessavano una ristretta fetta di popolazione attenta al tema, sono diventate di attualità anche nelle vite degli utenti meno smaliziati del popolare social network.

Tag correlate: Zuckerberg, Web, Facebook, social network, privacy

Post pubblicato da: il 28 gennaio 2010 - 261 posts su Liquida magazine.

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1 Commenti a questo articolo

  1. masoni mauro says:

    In modo del tutto arbitrario “Facebook” ha oscurato la mia pagina ove erano stati condivisi svariati documenti in un primo momento accettati. Trattano un fattto particolare e grave ed ho ritenuto opportuno dare al tutto la più ampia eco possibile. La controparte (responsabile di delitti) vuole il silenzio e “Facebook da che parte stà ?
    Quello che ho scritto lo si può provare in modo “Oggettivo” quindi non temo ritorsioni di sorta, si tratta di “Gridare” la Verità. Grazie e buona giornata a tutti! Masoni Mauro

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