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Abitudini che ritornano: il vuoto a rendere

Riecco una buona prassi che risparmia materiali ed energia, trasformando potenziali rifiuti in risorse anche economiche. Tant’è che qualcuno col vuoto a rendere ci si sta pagando anche i festeggiamenti del matrimonio

Abitudini che ritornano: il vuoto a rendere

Non c’è bisogno di andare molto lontano nel tempo per trovare qualcuno che si ricordi del vuoto a rendere.

Era un’abitudine quotidiana, sino a qualche decennio fa: il recipiente – in genere bottiglie di vetro e simili – una volta esaurito il liquido contenuto poteva essere reso al commerciante, in modo da poter essere nuovamente utilizzato.
In cambio si riavevano indietro i soldi della cauzione lasciata all’atto dell’acquisto (di solito una cifra in vecchei lire più o meno equivalente agli attuali cinque centesimi d’euro) .

Era un metodo efficiente e sostenibile ambientalmente che conveniva a tutti. In seguito è arrivata l’epoca del vuoto a perdere, con tutti i problemi del caso. Ma i tempi sembrano essere nuovamente cambiati, e l’idea semplice – ma efficace – del vuoto a rendere sembra prossima a tornare nelle nostre abitudini.

Spiega il blog di Adria:

Nel Nord Europa il vuoto a rendere è una pratica diffusissima e mai tramontata anche in seguito alla diffusione delle bottiglie usa e getta in Pet. In paesi come la Germania e l’Austria viene praticato non solo per le acque minerali, ma anche per birre, aranciate, succhi di frutta: l’utente è abituato a riportare indietro il vuoto direttamente al supermercato o al negozio di turno, dove riceve indietro la cauzione in denaro.

Un’abitudine, con evidenti vantaggi ambientali e produttivi, che adesso potrebbe essere recuperata anche in Italia.

Blogeko ricorda i vantaggi del vuoto a rendere:

Il vuoto a rendere è ecologico ed economico: fa risparmiare energia ed inquinamento rispetto al riciclaggio.

Non è poi nulla di rivoluzionario: trenta o quarant’anni fa il latte, ad esempio, si acquistava praticamente sempre e solo in bottiglie da riportare al negozio, pagando solo la prima volta qualche spicciolo per il contenitore: la cosiddetta cauzione. E a questo, più o meno, si vorrebbe ritornare.
[...]
I calcoli sui benefici ambientali del vuoto a rendere rispetto al riciclaggio del vetro vengono dall’Universita veneziana di Cà Foscari: già dopo due o tre riutilizzi della medesima bottiglia risultano ridotti il consumo di energia e le emissioni di gas serra. Va da sè che una bottiglia può avere vita molto più lunga.

Nel trevigiano è già attivo un progetto pilota, di cui scrive Soldiblog:

Il progetto Vetro Indietro
La proposta di legge prende le mosse da un progetto già attivo sul territorio trevigiano per il riciclaggio delle bottiglie di vetro. Si chiama “Vetro indietro” l’iniziativa che coinvolge più di 30 esercizi tra bar e ristoranti, ai quali sono stati consegnati, in base alle esigenze e alla disponibilità di spazi, contenitori carrellati della volumetria di 240 litri in numero variabile. Alla consegna del kit, i soggetti aderenti hanno sottoscritto un protocollo d’intesa nel quale sono descritte le finalità del progetto, la durata e gli impegni da mantenere dalle parti. Ogni contenitore per la raccolta è personalizzato con il logo dell’iniziativa e con un codice a barre identificativo che consente il monitoraggio della produzione dei singoli partecipanti.

Dal progetto pilota si è passati a una proposta di legge nazionale, affinché la pratica del vuoto a rendere diventi possibile su tutto il territorio italiano. Scrive Tutti Sostenibili:

Dopo un triennio di trattative e analisi che ha visto la stretta collaborazione di realtà come Italgrob, Fipe-Confcommercio, aziende leader nel settore della produzione di bevande – Sanpellegrino, Peroni e Pago – Savno, gestore dei servizi di igiene ambientale nel trevigiano, e Legambiente, riuniti nel Comitato Vetro Indietro e coadiuvati dal supporto scientifico dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, è giunto finalmente alla Camera dei Deputati sotto forma di proposta di legge, il progetto che prevede il recupero degli imballaggi in vetro nel circuito della ristorazione.

Mondo Eco riporta i commenti dei firmatari della proposta:

IL PROBLEMA DEI RIFIUTI
Il problema dei rifiuti è oggi una delle emergenze ambientali maggiormente sentite nel nostro Paese: l’impatto delle materie plastiche, soprattutto per quanto riguarda gli imballaggi usa e getta di alimenti e bevande, rappresenta una delle voci di inquinamento più rilevanti, mentre le bottiglie di vetro abbandonate sono spesso utilizzate come strumenti per atti vandalici” spiegano i firmatari della proposta di legge Mazzocchi e Gava.

100 Ambiente racconta i risultati della fase sperimentale:

Nella prima fase di ricognizione, il servizio ha prevesti una raccolta con frequenza settimanale degli imballaggi in vetro (CER 15 01 07), e cioè tutto il vetro a perdere prodotto (V.A.P.).
Nel periodo dal 1 agosto al 2 novembre sono stati rilevati n. 340 svuotamenti, per un peso complessivo rilevato all’impianto di destinazione pari a: 13.660 kg.

Al termine della fase operativa sperimentale, previsto per dicembre 2009, verrà valutata, anche attraverso un confronto con i dati di fornitura, l’effettiva riduzione in quantità di vetro ed il conseguente vantaggio economico e ambientale, quantificando la relativa riduzione in tariffa che verrebbe applicata nel caso di attivazione di un sistema di vuoto a rendere, ad incentivo dell’iniziativa.

Sperando che l’iniziativa possa diventare spesso attiva in tutta Italia, Fiori e Foglie ci ricorda che altrove c’è chi, con i vuoti a rendere, ci si sta pagando il matrimonio:

Questa in poche parole la sfida di Andrea Parrish e Peter Geyer: pagare il giorno del sì con i soldi guadagnati raccogliendo 400mila lattine da riciclare, per un totale di quasi 5 tonnellate. C’è anche un timing: le nozze infatti sono state fissate per il 31 luglio 2010. Pazzia? Forse.

Niente stilisti famosi, niente accessori modaioli per questi due ragazzi di Spokane, nello stato di Washington: al brillio di un matrimonio “in”, la coppia ecologista contrappone il luccichio dell’alluminio da riciclo. E sul web si è scatenata la gara ad aiutare Peter e Andrea nel loro sogno di una cerimonia totalmente “ecosostenibile”.

In Piemonte invece è stata presentata Ecobank, che anziché fare da distributore di lattine, le raccoglie. come spiega Ecoblog:

Si tratta di un sistema evoluto che raccoglie e differenzia per composizione e colore, bottiglie di plastica vuote, non schiacciate e provviste di etichetta e lattine, anche queste vuote e non schiacciate di alluminio e acciaio. Come compenso si riceveranno dei buoni sconto in base al numero di oggetti inseriti da spendere in negozi e supermercati convenzionati della zona. Sarà anche disponibile una card magnetica per accumulare il credito e spenderlo successivamente. Il sistema, sperimentato già nello scorso trimestre, ha dato importanti risultati con la raccolta di oltre 500.000 imballaggi. Tutto questo oltre a soddisfare il cliente ed abituarlo a differenziare i rifiuti, agevola ed abbatte notevolmente i costi della raccolta da parte dell’azienda che se ne occupa, visto che il materiale viene da subito differenziato e compattato per tipologia in contenitori interrati.

I risultati finora sono incoraggianti, come One Green Tech:

Sperimentato nelle città di Alessandria e Valenza, in pochi mesi ha ottenuto risultati più che soddisfacenti con il conferimento di oltre 500.000 imballaggi.

A fine ottobre è stato presentato presso la fiera Ecomondo 2009 come uno dei prodotti di punta di EPT Engineering & Consulting SpA e Tradingenia SRL, entrambe aziende di Bolzano, l’una specializzata in consulenza nella gestione integrata del ciclo dei rifiuti, l’altra incaricata della commercializzazione.

Un impianto Ecobank permette il riciclaggio attraverso il meccanismo del vuoto a rendere nel quale il cittadino che deposita il rifiuto nell’apposita stazione riceve in cambio un bonus per acquisti in negozi convenzionati.

A Niscemi, un paese in provincia di Caltanissetta, invece di affidarsi a distributori e macchinari ha aperto un vero e proprio negozio, il primo negozio in cui coi vuoti si fa la spesa. Ci racconta tutto Green Me:

Nella bottega inaugurata dalla coperativa siciliana Liberambiente, infatti, i cittadini possono vendere o barattare con beni di consumo di prima necessità, i rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. Si tratta, come il nome lascia intendere, del primo Ecopunto d’Italia, un esempio di business verde tutto da replicare.

[...]Ecopunto però va oltre perché mai nessuno aveva pensato di aprire un vero e proprio negozio in cui, senza l’ausilio di macchinari o distributori, rendesse così tangibile e alla portata di tutti, la convenienza generata dal riciclaggio dei rifiuti.

[...]

Un centro come l´ecopunto – continuano Mario Meli e Salvatore Vasques, membri anch’essi di Liberambiente, nella dichiarazione rilasciata a Repubblicarappresenta a nostro avviso una forma di controllo democratico della gestione dei rifiuti. In pratica, se il rifiuto viene inteso come un valore da scambiare con generi di prima necessità o con denaro – continuano – è più facile fare responsabilizzare i cittadini. E magari, far comprendere che attraverso il riciclo è possibile ottenere un risparmio energetico che va a beneficio di tutta la comunità e una riduzione dell´inquinamento“.

Ma come funziona in pratica un Ecopunto?

Esattamente come le tessere fedeltà di supermercati e negozi, la conversione dei rifiuti è fissata con una raccolta punti in base al tipo di materiale riciclato:

  • 100 gr di carta e ferro = 1 punto

  • 100 gr di plastica = 3 punti

  • 100 gr di alluminio e lattine = 5 punti

Raggiunti i 70 punti si ha già diritto a ricevere, ad esempio, mezzo chilo di pasta o 25 centesimi (ma anche ceci, lenticchie, riso, fagioli, ecc..)

Il filo conduttore di questi progetti sta nel cambiamento di prospettiva nei confronti dei cosiddetti rifiuti: non più scarti da gettare e dimenticare, il cui smaltimento è esclusivamente un problema, ma risorsa che può essere ancora utile molte e molte volte.

Tag correlate: Ecobank, riciclaggio, raccolta differenziata, detersivi alla spina

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  1. Meglio riutilizzare che riciclare | enoiche illusioni says:

    [...] Il vuoto a rendere dovrebbe essere il futuro. Ed è anche il passato. Tutto torna. Scritto da Jacopo Cossater | Pubblicato in Parlo da solo | Tag: Bottiglie di vetro, Riciclo, Riutilizzo | Commenta « Il grechetto di Milziade Antano [...]

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