C’è chi li chiama clochard, chi barboni, chi senzatetto: tanti appellativi per descrivere una categoria di persone che vive per strada, che non ha un tetto.
Le strade sono sempre più popolate di clochard: uomini e donne, italiani e stranieri, di età diverse, con alle spalle storie differenti.
Gli ultimi dati parlano di circa 100.000 persone che, per scelta o necessità, occupano le strade delle città italiane. Una vera e propria emergenza sociale che non si può ignorare.
Pregiudizi e indifferenza li rendono invisibili, ma i clochard esistono e vanno aiutati. Sono le istituzioni, insieme alle associazioni volontarie, le prime a dover offrire aiuti e sostegno ai clochard, soprattutto quando le condizioni meteorologiche e gli atti di violenza compiuti da incivili mettono a serio rischio la loro vita.
Vediamo quali sono state le politiche di intervento in diverse città italiane (e non solo).
A Roma, come in altre località, è stato messo in atto il “piano anti freddo” che consiste nell’allestimento di strutture volte ad accogliere il maggior numero di senzatetto nei periodi dell’anno in cui il clima è più inclemente. Barboni online ce ne parla:
Oltre un migliaio di persone in difficoltà sono state accolte con coperte, cibo e bevande calde a Roma in tilt per una forte nevicata. I clochard vengono aiutati nelle 11 strutture comunali allestite per il “piano freddo”, nelle 8 stazioni metropolitane e nei centri aperti tutto l`anno, dedicati all`aiuto delle persone con disagio, come il centro Madre Teresa di Calcutta. Lo afferma l’assessore alle Politiche sociali del Comune, Sveva Belviso.
L’inverno è sicuramente la stagione più delicata e problematica.
Come ogni anno, anche Milano, ha varato il piano anti freddo, con l’aiuto dei volontari del Comitato provinciale di Milano della CRI, vivomilano descrive i servizi messi a disposizione dei clochard:
Un luogo riscaldato e aperto dalle 20.00 alle 06.00 del mattino successivo in cui i volontari e gli operatori della Croce Rossa offrono ai senza fissa dimora milanesi generi di conforto, bevande calde, coperte e lenzuola e la possibilità di riscaldarsi per alcune ore.
Un impegno a favore dei clochard che la Croce Rossa provinciale rinnova e amplia anche durante questi freddi mesi e che affianca al Punto Caldo Attendato di Milano, un Punto Caldo più piccolo a Monza.
Ammirevole iniziativa arriva da Rimini, in cui un hotel della città, ha ospitato per una settimana 200 senzatetto. Alimenta press ce ne parla:
Il primo anno che fu lanciata l’iniziativa fu nel 2006, ma la diffidenza era ancora tanta e i clochard ad usufruire l’ospitalità dell’hotel Rimini erano davvero pochi (8 ospiti). Però col tempo e col passaparola i senza tetto che ogni notte devono lottare con il freddo invernale sono aumentati, fino ad arrivare a duecento! Questo per loro è un regalo fantastico dove all’interno dell’albergo Rimini 3 stelle i clochard hanno potuto usufruire di tutti i servizi che solo in un sogno avrebbero potuto vedere.
Con estremo ordine e con atteggiamento rispettoso i senza tetto si sono alternati i posti letto durante la settimana senza creare nessun tipo di problema, perché il loro timore è stato quello di creare disturbo vista l’offerta dell’albergo generosissima!
Racconta l’albergatrice di Rimini che la prima notte un signore di mezza età durante il suo soggiorno, nel mezzo della notte ha pensato di portare le coperte a persone come lui che erano rimaste a dormire sotto il ponte.
Dall’Italia all’America. In questo scenario di solidarietà si inserisce anche New York, dove alcuni appartamenti di lusso sono stati destinati ai senzatetto della città, ma non sono mancate le polemiche, ce ne parla viagginewyork:
Secondo il Daily News, a causa del crollo del mercato immobiliare un intero condominio residenziale diventerà un vero e proprio rifugio per i senzatetto newyorkesi. I costruttori speravano di piazzare abbastanza bene sul mercato questi appartamenti di Brooklyn ma così non è stato, l’intero complesso residenziale è rimasto infatti invenduto.
Così sarà il comune di New York a pagare 2.600 dollari al mese per ogni appartamento. Non sono molto contenti però gli inquilini dei palazzi circostanti che speravano che questo bel complesso residenziale portasse ulteriore valore alla zona, hanno quindi fatto circolare una petizione affinché il progetto venga bloccato.
Critiche anche da parte dei sostenitori dei diritti homeless, secondo cui a città dovrebbe impegnarsi a trovare una sistemazione definitiva ai senzatetto e non soltanto temporanea.
Sempre da Milano arriva un’altra iniziativa di solidarietà, nata dalla collaborazione tra City Angels e Benesserecapelli. Di cosa si tratta? Ce lo spiega Blogmilano:
Chiamarli barboni, almeno nell’accezione letteraria del termine, non sarà più possibile. Con scadenza mensile, i City Angels offriranno gratis ai senzatetto un servizio attraverso il quale tagliare i capelli.
L’iniziativa nasce grazie alla collaborazione tra City Angels e Benesserecapelli, una catena di centri per la cura della capigliatura.
I senzatetto saranno selezionati tra coloro che vogliono cambiare vita e trovare un lavoro. “Spesso i clochard – dice Mario Furlan, fondatore degli Angels – vengono scartati dai posti di lavoro per il loro aspetto sciatto e trasandato”.
Un altro segnala arriva da Napoli. Secondo i dati provenienti dalla comunità di Sant’Egidio, nella città campana ogni anno muoiono di stenti circa 20 clochard. Dato sconcertante e inaccettabile. Per questo, nasce Napoli dove, una guida ideata proprio per i senza tetto. Dove mangiare, dormire, lavarsi? Questi sono i principali ostacoli che devono affrontare ogni giorno i 1500 senza fissa dimora che vivono nel capoluogo partenopeo. Nella guida, oltre a una mappa, ci sarà un elenco delle strutture che in Campania operano a favore delle persone svantaggiate fornendo loro pasti, servizi igienici, posti in cui trascorrere la notte.
Paolo Chiariello nel suo blog ci parla di questa e di altre iniziative portate avanti in Campania:
La comunità di Sant’Egidio sta distribuendo una guida per i barboni con informazioni fondamentali come i luoghi dove poter mangiare, dormire o lavarsi, indirizzi di ambulatori, mense, centri di accoglienza.
Un barbone non è un criminale ma spesso è chi ha avuto un destino avverso … Ed è quello che vogliono dire alcuni napoletani illustri che si sono prestati gratuitamente a vestire i panni di clochard per un calendario il cui ricavato andrà ai veri disperati.
C’è poi nel Napoletano, a Torre Annunziata, un’iniziativa a dir poco originale… Il comune oltre ad aprire mense per clochard, organizzare mostre e un carnevale dedicato agli homeless, sponsorizza la nascita di una web tv per barboni e fatta da barboni..
Le iniziative a quanto pare non mancano, ma le difficoltà neppure. Un ostacolo riscontrato da associazioni umanitarie e volontari, è causato dalla resistenza opposta dagli stessi clochard agli aiuti messi a loro disposizione. Paura, timore, rassegnazione. Milano.blogosfere affronta questo aspetto delicato:
Molto spesso sono proprio loro, i volontari di Croce Rossa, City Angels o di altre associazioni umanitarie, a incontrare maggiori difficoltà con chi vive ai margini. Spesso infatti i clochard cittadini non vogliono essere aiutati, anche se fuori fa freddo e si gela, o piove, o nevica. Anche perchè molti di loro sono extracomunitari clandestini, e temono che nei dormitori vengano schedati e rispediti indietro.
E poco possono fare i volontari contro chi preferisce chiudersi nel sacco a pelo piuttosto che prendere una tazza di tè caldo o una coperta. A rischio sono maggiormente i malati psichici.
“Facciamo il possibile, ma ci sono “irriducibili” che rifiutano i dormitori, dove abbiamo posti disponibili per accogliere anche i clandestini”
L’assessore Moioli ha proposto un Tso, trattamento sanitario obbligatorio mentre l’opposizione chiede però un aiuto diverso per riscattare le condizioni di povertà e emarginazione.
Un’altra idea che si distingue senza dubbio per l’originalità, arriva da oltreoceano: clochard che producono energia pedalando. A Detroit, grazie alla Cass Community Social Services (organizzazione no profit), è stato aperto un rifugio per senza tetto molto particolare; Blogeko ci descrive la struttura:
La struttura è dotata di cyclette attraverso le quali gli homeless (si sono moltiplicati con la crisi negli Stati Uniti) generano energia elettrica.Il comunicato stampa della Cass Community Social Services non mette le cose nei termini di un do ut des del tipo: ti offro un tetto e un piatto caldo e tu te li guadagni generando l’energia elettrica. Non mette affatto le cose in questi termini, ma non posso fare a meno di pensare che sia almeno anche un po’ così. L’organizzazione non governativa di Detroit sottolinea piuttosto che le cyclette in grado di accumulare l’energia delle pedalate sono utili, oltre che all’ambiente, anche alla salute degli ospiti, spesso afflitti da diabete o malattie cardiache legate al peso eccessivo. Le cyclette sono dieci, affiancate da altre attrezzature proprie delle palestre tradizionali. Secondo le prime stime, se tutte quante verranno usate per quattro ore al giorno, nel corso di un anno produrranno energia elettrica pulita sufficiente a illuminare 36 caseper un mese, o tre case per 365 giorni.
Gli aiuti non arrivano solamente da organizzazioni no profit, ma anche dal design che si trasforma e diventa “social”.
Ci sono stati tentativi da parte di stilisti di moda che si sono dichiarati sensibili al problema dei senzatetto, ideando capi pensati alle esigenze di chi non possiede una casa; un esempio è 15 below, una giacca realizzata da un atetelier canadese che nasconde all’interno due ampie tasche nelle quali si possono infilare giornali appallottolati per difendersi dal freddo. Un’altra idea arriva invece da alcuni architetti italiani, che si sono definiti attenti al sociale, con la creazione di Wheely, un modulo abitativo per senza tetto a forma di ruota. Ce lo descrive designer blog:
The Wheely è una creazione che tenta di mettere il design al servizio del sociale: si tratta di un rifugio per senzatetto,impermeabile, resistente e mobile.
Come suggerisce il nome infatti, Wheely è estremamente facile da trasportare, come se si trattasse davvero di una ruota; una volta fermo e aperto, offre un riparo al suo possessore.
Wheely è realizzato con materiali completamente riciclati dallo studio Zo-Loft Architecture and Design.
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