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E il tonno del Mediterraneo finì mangiato… sino all’estinzione

Con l’avvento della pesca industriale la specie è arrivata sull’orlo dell’estinzione. Ora si cerca di correre ai ripari, ma non è semplice, perché gli interessi della conservazione della specie si scontrano con quelli dell’industria e del profitto

E il tonno del Mediterraneo finì mangiato… sino all’estinzione

Ci sono alimenti che sono diventati quasi sinonimo di “cibo a basso costo che richiede un livello base di abilità per diventare commestibile”. Uno di questi è il tonno in scatola.

Il tonno che arriva sugli scaffali dei nostri supermercati è il pinna gialla dell’Atlantico, mentre i tonni rossi che nuotano nel Mediterraneo difficilmente finiscono nelle scatolette: solitamente prendono la via del Giappone, dove le loro carni pregiate sono valutate a peso d’oro.

Avremmo mai pensato di trovarci a parlare di estinzione per i tonni? Eppure è proprio quello che sta avvenendo per il tonno rosso del Mediterraneo.
La situazione è talmente grave che proprio in questi mesi viene dibattuto l’inserimento del tonno rosso nelle specie in via d’estinzione. Purtroppo il dibattito è tutt’altro che sereno: si scontrano nel ragioni dell’industria e del profitto, e le preoccupazioni di chi vive di pesca, col fatto che se non si agisce in fretta il tonno mediterraneo finirà, molto banalmente, per scomparire in via definitiva.

Dissapore spiega come si è potuti arrivare ad uno scenario così critico:

In 38 anni la specie atlantica è diminuita dell’84, 2%. La nostra, quella mediterranea, è lo stesso al collasso, tra il 1957 e il 2007 si è ridotta del 74,2 per cento. Gli esperti ritengono che entro 5 anni si arriverà a quota 90%: “avremo fatto fuori nove tonni su dieci”. Nel caso del tonno rosso mediterraneo, il grande colpevole è il Giappone, che compra tra l’80 e il 90 per cento di quello che viene venduto all’estero.

Come può farlo? Grazie a un trucco, l’allevamento. I tonni pescati in mare vengono fatti ingrassare in grandi gabbie e venduti come prodotti di allevamento aggirando le quote che stabilisce l’Unione europea. In pratica, preleviamo più di quello che è consentito.

Paolo Arena su Lipari Biz spiega come opporsi alle misure per la salvaguardia della specie rischia di essere un atteggiamento autolesionista:

Pare infatti che la popolazione di tonno, dati gli attuali livelli di pesca, potrebbe scomparire dai nostri mari entro il 2012. Dopo anni di annunci allarmanti sulla caduta verticale della popolazione di tonno, due ricerche indipendenti sull’argomento (una danese e una americana) confermano quello che già si intuiva da tempo. I dati sono preoccupanti. Nel giro di 50 anni la popolazioni di tonno si è ridotta ad un quarto, e la dimensione media degli adulti sarebbe diminuita del 50% dagli anni ’90. Infine il peso medio degli esemplari pescati sarebbe passato da 124 kg medi del 2001 a solo 65 kg per il 2008. La situazione è così drammatica che alcuni paesi (Monaco in testa) propongono addirittura di iscrivere il tonno rosso nella lista Cites delle specie a rischio, bloccandone di fatto ogni forma di commercializzazione. La posizione dell’Italia – Il nostro paese risulta l’unico a livello europeo (e sostanzialmente isolato a livello internazionale) a non accettare alcuna ulteriore riduzione delle quote di pescato. Preoccupati (per la decisione dell’Iccat, non per l’estinzione del tonno) sono i toni delle associazioni di categoria. In ambito regionale è l’assessore alla cooperazione Titti Bufardeci (Pdl) a chiarire la posizione siciliana: “siamo molto preoccupati per le decisioni che sono emerse sulla pesca del tonno rosso al vertice Iccat. Ci troviamo di fronte a una netta contrazione delle opportunità per i nostri pescatori”.
La domanda è: quali sarebbero le opportunità per i nostri pescatori se il tonno scomparisse?

Nei mesi scorsi l’Italia, insieme ad altri paesi dell’area mediterranea, si è opposta strenuamente a qualunque misura restrittiva. Leggiamo su Politicambiente:

Italia, Francia, Spagna, Grecia e Malta hanno fatto blocco, a Bruxelles, impedendo che si facesse un primo passo verso l’iscrizione del tonno rosso nella lista delle specie a rischio di estinzione per la quale viene vietato ogni tipo di commercio a livello internazionale.

Il Comitato dei 27 membri dell’Ue alla Convenzione dell’Onu sul commercio internazionale delle specie in estinzione (Cites), ha infatti deciso che è prematuro accogliere l’indicazione della Commissione europea del 9 settembre scorso, “di sostenere provvisoriamente la proposta del Principato di Monaco” secondo cui il tonno rosso dovrebbe rientrale tra le specie in pericolo.

Il Comitato Cites dell’Ue ritiene quindi che sia necessario attendere i nuovi dati scientifici sulla situazione delle risorse che saranno presentati nella riunione a novembre della Commissione internazionale per la conservazione dei tonni dell’Atlantico (Iccat), ossia l’organismo internazionale che decide la gestione delle risorse.

Oggiscienza spiega in che modo il divieto di commercio internazionale del tonno rosso potrebbe – si spera – scongiurarne la scomparsa:

I vantaggi di una simile decisione sarebbero evidenti. “Il problema del tonno rosso è il prezzo molto alto che il Giappone è disposto a pagare. Rimuovendo la pressione del mercato internazionale,” dice Jorge, “sottrarremmo la prima causa di collasso degli stock. In altre parole, l’inclusione del tonno rosso nell’Annesso I non mira a bloccare la pesca bensì a rimuoverlo dal commercio internazionale”.

‘‘Il tonno probabilmente rimarrebbe presente sul mercato locale, secondo quote di pesca decise dall’ICCAT (International Commission for the Conservation of Atlantic Tuna)”.  Dovrebbero invece sparire le grandi flotte che attualmente solcano il Mar Mediterraneo e l’Atlantico con il miraggio del business nipponico, le vere responsabili, secondo Jorge, dell’overfishing sulla specie. D’altro canto, il rischio di un aumento della pesca illegale, che è già ora un problema di non poco conto “dovrebbe essere rimosso da controlli severissimi da parte del Giappone sulla provenienza del tonno di importazione”.

Esiste però un altro rischio, ovvero che queste colossali flotte ipertecnologiche decidano di dedicare le proprie attenzioni ad un’altra specie, il tonno pinna gialla (Thunnus albacares). “A quel punto spetterebbe alle RFMOs (regional fisheries management organizations) e ai governi decidere le quote di pesca, sulla base delle stime scientifiche della popolazione”. Si rischierebbe però di spostare il problema, senza per altro risolverlo del tutto.

Qualche altro dettaglio su Papille Vagabonde:

1) riduzione delle quote di pesca nell’Atlantico e nel Mare Mediterraneo, per la prima volta sono state ridotte le quote di pesca da 30.000 a 13.500 tonnellate per il tonno rosso contro gli 8.500 proposti dal comitato scientifico.

2) riduzione del periodo di pesca dal 15 maggio al 15 giugno, nessun recupero dei giorni persi per maltempo

Molti sperano nell’interdizione della pesca questo non è avvenuto e dubitavo potesse avvenire, lo scopo è di ripopolare i mari del tonno rosso altrimenti da qui a trent’anni non avremo più tonno rosso da pescare, cosa mi ha colpito di più la totale indifferenza di Stati Uniti, Canada, Giappone secondo loro il problema non esiste, una totale mancanza di senso di responsabilità, come se le risorse illimitate o no, devono essere esclusivamente per loro, un atteggiamento che mi ha fatto molto arrabbiare e pensare!

L’Italia, come dicevamo, dopo essersi opposta strenuamente al blocco, nelle ultime riunioni ha finalmente deciso di sostenere l’iniziativa. Greenme riporta la posizione del ministro Stefania Prestigiacomo:

A spiegare le ragioni della scelta del suo dicastero è stato il ministro Stefania Prestigiacomo, affermando che solo con l’inserimento del tonno rosso tra le specie protetteverrà sbloccata in sede europea “la situazione di minoranza di blocco che impediva l’intervento a tutela della specie”. La pesca industriale del tonno rosso, ha ricordato il ministro, “ha causato una fortissima riduzione degli esemplari di questa specie“. Motivo per cui – ha continuato – “è necessario un intervento incisivo per evitare la pesca indiscriminata anche nel mediterraneo“. “Le nuove tecniche di pesca intensiva, estranee alle tradizioni della nostra marineria hanno infranto un secolare equilibrio che aveva consentito di non intaccare l’entità numerica di questa specie. Oggi il tonno rosso è a rischio e non si può più attendere”, ha concluso l’esponente del governo.

Tuttavia il Giappone, principale acquirente delle carni di tonno rosso, non vede affatto di buon occhio l’iniziativa. Spiega Finanza Live:

Il Giappone boccia la proposta della Commissione Europea di vietare il commercio internazionale di tonno rosso pescato nell’Atlantico e nel Mediterraneo. Secondo quanto riportato dal quotidiano economico Nikkei, Takahiro Sasaki, segretario parlamentare alle risorse agricole, forestali e ittiche del governo nipponico, ha avuto un colloquio personale a Bruxelles con Elena Espinosa, ministro dell’Ambiente spagnolo, in quanto al momento a Madrid,  tocca il turno della presidenza Ue. Sempre secondo Nikkei, il governo di Tokyo, qualora fosse approvato il bando al commercio del tonno rosso, presentando una domanda al Cites entro tre mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, potrà continuare a importare il pesce in questione.

In attesa che le istituzioni ed i governi prendano una decisione, nascono una serie di iniziative spontanee per ridurre il consumo della specie a rischio. Ecozoom Tv segnala l’esempio di Relais et Chateaux:

I vacanzieri del lusso sono avvisati: se cercheranno ristoro in uno dei 475 ristoranti e alloggi ‘Relais et Chateaux‘ dal 1 gennaio non potranno più gustare il tonno rosso.

Il motivo? Sta sparendo dai nostri mari, e gli chef si sono messi in prima fila per tutelarlo.

160 grandi chef, attivi in tutti i 5 continenti, hanno abbracciato questa scelta ecosostenibile, seguendo la proposta lanciata da Olivier Roellinger, chef con le sue proposte a base crostacei ha contribuito al mito della Bretagna quale meta per turisti gourmand.

La decisione di tutelare il tonno rosso, mettendolo al bando dalle tavole più chic del mondo, è stata presa all’unanimità, nell’ultimo congresso dell’associazione alberghiera Relais et Chateaux.

Lo chef Roellinger spiega: ”In 20 anni, l’80% degli stock di tonno sono scomparsi. Occorre poi sapere che i tonni, una volta catturati, sono nutriti con farina di pesce. E per ottenere un chilogrammo di tonno, occorre pescare 15 esemplari, sovente pescati senza regole da battelli che con le reti a strascico ’spazzano’ e rovinano la pesca locale sulle coste delSenegal e dell’America del Sud. Se non diventiamo proattivi, non ci sara’ piu’ pesce da cucinare”.

Ma la scelta degli chef ecosostenibili non si ferma qui: oltre a non cucinare più il tonno rosso, si sono impegnati ad eliminare dai menu anche tutte le specie pescate nei periodi di fermo, con grave danno per la riproduzione. ‘

Mentre governi e istituzioni spingono sull’argomento del salvaguardare gli stock di pesce in nome della pesca, Science Backstage ricorda che la questione va molto al di là dell’esistenza dell’industria del pesce e dei suoi sbocchi alimentari:

Di pesci, recentemente, ha parlatoLuigi Gallo prima riguardo la pesca intensiva, che ha due effetti che camminano a braccetto (la diminuzione del pesce disponibile e una selezione stessa della tipologia di pesci, che diminuiscono in dimensioni), quindi riguardo al rischio di estinzione del tonno.

Questi due articoli rappresentano in maniera molto semplice e diretta l’azione dell’uomo sull’ambiente: l’impatto della nostra specie sul pianeta è ritenuto importante, sufficiente a modificare l’ambiente circostante, sia con cambiamenti climatici (locali o globali che siano), sia con l’inquinamento (e quindi un peggioramento delle condizioni di salute). Due ricercatori statunitensi hanno dimostrato che anche gli abitanti marini di più piccole dimensioni hanno un impatto non trascurabile sull’oceano: a questo punto, se animali di piccola taglia riescono a influenzare il loro ambiente, è illusorio pensare che la stessa cosa non faccia l’uomo.

Blogeko però vedere nella decisione di rimandare all’inverno 2010 il divieto del commercio internazionale del tonno rosso come una “polpetta avvelenata“, e spiega perché:

La Commissione Europea propone che l’Ue appoggi la proposta di vietare il commercio internazionale del tonno rosso del Mediterraneo per evitare ilcollasso degli stock, ma chiede ancora un anno di tempo per pescare. E’ una polpetta avvelenata.
L’80% del tonno rosso va in Giappone sotto forma di surgelato. Lungamente conservabile. L’ultima stagione di pesca prima di un periodo di vacche magre (e del conseguente rialzo dei prezzi) sarà un’occasione per fare scorte molto abbondanti.

Il pericolo più probabile di fronte ad un simile divieto è il dilagare della pesca illegale. Tanto che a difendere i tonni rossi arriverà anche Sea Shepherd, l’organizzazione che da anni si batte – e non in senso figurato – contro la caccia alle balene. Leggiamo sempre su Blogeko:

Gli eco-pirati dell’associazione Sea Shepherd hanno annunciato che invieranno nel Mediterraneo le loro navi per opporsi alla pesca illegale del tonno rosso.
[…] Mettono l’accento sulla pesca illegale dovuta alla passione dei giapponesi per la carne di tonno. Esso infatti viene esportato per il 90%: quello delle scatolette che riempiono i supermercati di solito è tonno del Pacifico, meno pregiato e ancora relativamente abbondante.
Man mano che i tonni del Mediterraneo diventano più rari, scrive l’associazione nel comunicato stampa che annuncia la prossima spedizione nel Mediterraneo, i prezzi aumentano e la pesca diventa un affare sempre più lucroso.

Eppure c’è chi non crede all’urgenza del provvedimento, ed è l’assessore siciliano Titti Bufardeci. Ecoblog riporta le sue parole:

Quel qualcuno si chiama Titti di nome e Bufardeci di cognome. Titti, per chi abitasse sopra lo stretto, sta per Giambattista. Sto parlando dell’assessore regionale siciliano alla Pesca che oggi ha dichiarato “abbiamo i fondi per superare la crisi del tonno rosso”.

Che bello, salviamo il tonno rosso dall’estinzione! No, al contrario… i fondi servono per aiutare i pescatori a farlo fuori. Già, perchè alla storia dell’estinzione del tonno rosso Bufardeci non ci crede affatto: il pesce sta sott’acqua e non si vede, i pescatori stanno a galla, si vedono e votano. E sono sensibilissimi agli aiuti di Stato.

E proprio sulla questione degli aiuti alla pesca si sofferma 100 Ambiente, facendo notare i paradossi e le contraddizioni dello scenario e della posizione dell’Unione Europea:

Da una parte si fa portavoce degli appelli del mondo scientifico per ridurre drasticamente la pesca al tonno rosso, dall’altra finanzia a piene mani le flotte pescherecce. Ecco dunque le contraddizioni dell’Unione europea.

La scandalosa notizia esplode a seguito di una interrogazione parlamentare fatta dall’eurodeputato Verde Raül Romeva i Rueda al Commissario per la Pesca, il maltese Joe Borg. Secondo la risposta fornita ufficialmente dalla Commissione, dal 2000 al 2008 un totale di 34,5 milioni di euro è stato destinato dalla UE al finanziamento delle flotte pescherecce impegnate nella pesca al tonno rosso.

La Spagna è il paese che ha ricevuto i maggiori sussidi (quasi il 50% del totale), seguita da Francia e Italia. Tra gli altri paesi beneficiari, Cipro, Malta e la Grecia.

23 milioni di euro sono stati destinati alla costruzione di nuove navi, incluse le piu’ moderne, in grado di sbarcare ogni volta 100 tonnellate di pescate. 10,5 milioni sono finiti ad ammodernare la flotta esistente, accrescendo la sua capacita’ di individuare e catturare i tonni. Solo 1 milione di euro è stato destinato per la “rottamazione” di navi da pesca, appartenenti a piccoli pescatori impegnati in operazioni limitate di pesca.

La sovra capacità della flotta peschereccia europea è una delle cause che hanno portato all’eccesso di pressione sugli stock di tonno rosso, portando la specie – a detta degli scienziati – alle soglie dell’estinzione economica se non si assumono immediatamente provvedimenti draconiani. La situazione attuale, risultante da questi generosi aiuti europei, è che la capacità di pesca al tonno rosso della flotta europea ammonta al momento a quasi 22.000 tonnellate/anno, contro un tetto al prelievo – ritenuto ancora eccessivo dagli scienziati – di 12.400 tonnellate/anno.

[…] Il paradosso finale è che dopo avere investito decine di milioni di euro di soldi pubblici per potenziale le flotte che hanno portato alle soglie dell’estinzione il tonno rosso, la UE ha ora deciso di finanziare il “depotenziamento” di queste flotte. Cosi’ dopo aver regalato soldi pubblici ai predoni del mare per armarli, adesso gliene si regalano degli altri per disarmarli.

Il fatto che il tonno del Mediterraneo sia quello maggiormente minacciato di estinzione non significa che i pinna gialla che troviamo nelle scatolette siano del tutto al sicuro. Anche per i tonni atlantici, come per molte altre specie di pesci, l’eccessiva pressione della pesca industriale è un rischio concreto. Tanto che Greenpeace ha stilato una classifica delle diverse marche, per aiutare i consumatori a scegliere in maniera più consapevole cosa mangiare. Scrive Ecoblog:

Greenpeace difende il tonno rosso dall’estinzione pubblicando una classifica, la Rompiscatole, particolarmente utile, per imparare ad acquistare scatolette di tonno prodotte secondo un criterio di pesca sostenibile. La classifica è disponibile sul sito tonnointrappola, che per ogni marchio fornisce la scheda di rilevazione e qui in pdf.

Spiega Greenpeace:

Abbiamo valutato 14 dei marchi di tonno in scatola più famosi in Italia e ben 11 finiscono “in rosso” perché non sono in grado di garantire la sostenibilità del proprio prodotto. Zero in pagella per MareAperto STAR, Consorcio e Nostromo. Meglio per Coop, ASdoMar e Mare Blu!

Greenpeace ha inviato alle aziende un questionario in cui, appunto, richiedeva informazioni sui metodi di pesca adottati o tollerati e sulle qualità di tonno usate per conoscere l’effettiva sostenibilità del prodotto.

La prossima conferenza Cities è in programma dal 13 al 25 marzo a Doha, nel Qatar, e deciderà la sorte del tonno rosso. Sapremo se avranno avuto la meglio le ragioni dell’industria e se i tonni nel Mediterraneo diventeranno un ricordo del passato, o se ci sarà ancora speranza di vederli solcare i nostri mari.

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Post pubblicato da: il 10 marzo 2010 - 261 posts su Liquida magazine.

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1 Commenti a questo articolo

  1. carlo says:

    per sapere che fine faranno i tonni, basta leggere il libro ” il merluzzo”, che descrive la storia dell’estinzione di questo pesce, e come fino all’ultimo le lobbies dei pescatori hanno negato l’evidenza.

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